Regina Mundi >> Il Vangelo secondo Marco catechesi di padre Diego Sorbello OFM

Il Vangelo secondo Marco







Santo Rosario On Line
Santo Rosario on Line - clicca sul banner per pregarlo subito




Il portavoce di Pietro

Preghiera per l'Italia partire dal II secolo, la tradizione della chiesa primitiva attribuisce la composizione del secondo Vangelo a Marco, chiamandolo "interprete di Pietro" ed affermando che "scrisse con esattezza, ma non in ordine, tutto quello che ricordava delle parole e delle azioni del Signore".

Che cosa dice di Marco la Sacra Scrittura?
Una rapida scorsa ci permete di concludere che l'evangelista era legato alla Chiesa primitiva, al cui interno aveva appreso ciò che veniva tramandato dagli apostoli Pietro e Paolo.
- Sua madre ospitava in casa sua la comunità di Gerusalemme.
- Il suo nome completo era Giovanni Marco.
- Lo troviamo insieme a suo cugino Barbaba e all'apostolo Paolo durante il primo viagio missionario di quest'ultimo.
- La sua decisione di tornare a Gerusalemme provoca un dissenso fra Paolo e Barnaba.
- Lo vediamo di nuovo a Cirpo, dove accompagna il cugino. E' probabile che prenda coscienza durante questo viaggio di essere chiamato alla missione fra i pagani.
- Le lettere a Filemone e ai Colossesi lo presentano di nuovo insieme a Paolo, presumibimente durante la prigionia romana dell'apostolo. Non c'è traccia del contrasto di un tempo: troviamo solo un sincero riconoscimento da parte di Paolo, che vede in Marco un compagno "utile per il ministero".
- Lavora anche con Pietro. Lo sappiamo dai saluti dell'apostolo al termine della sua prima lettera, scritta da Roma.

Il Vangelo secondo Marco

Cristiani perseguitati

Il Vangelo di Marco è stato scritto per i cristiani che vengono dal paganesimo e non conoscono le consuetudini e le tradizioni giudaiche: Marco si sofferma spesso a dare spiegazioni. Usa parole che difficilmente potrebbero essere capite da chi non fosse romano: centurione (ufficiale dell'esercito), speculator (guarda), quadrante (moneta), legione (circa 6.000 uomini). Traduce invece tutte le espressioni che riporta nella sua lingua materna, l'aramaico: Boanèrghes (figli del tuono); effatà (apriti); Abbà (Padre); talità kum (fanciulla, alzati); e così via.
La trama del Vangelo di Marco presuppone inoltre un'esperienza missionaria abbastanza dura in mezzo ai pagani. Nel testo troviamo insegnamenti che sembrano rivolti a confortare cristiani perseguitati.
Si può avanzare l'ipotesi che il Vangelo di Marco sia stato composto a Roma, subito dopo la morte di Pietro e durante la persecuzione di Nerone. In tal caso risalirebbe agli anni 64-70 d.C.

 

Un giudeo che scrive in greco

Oggi quasi tutti gli studiosi ritengono che il Vangelo di Marco sia il primo tra i Vangeli canonici ad essere stato messo per iscritto.
Marco è giudeo. Ha esperienza di missione in terra pagana, ma la sua mentalità è semitica. La sua lingua è l'aramaico. Ha imparato il greco e lo usa in maniera un po' faticosa, senza eleganza. Non ha frequentato le scuole. Quest'uomo scrive di Gesù.
Il suo vocabolario è povero, e si vede che le frasi sono costruite con una certa difficoltà. Vivace, popolare, concreto e suggestivo, in diverse occasioni il suo linguaggio diventa monotono, schematico e scarno. Questo indica probabilmente che l'evangelista si è servito di tradizioni precedenti (discorsi, parabole).
Marco non ha la capacità di osservare i fatti e di ascoltare gli insegnamenti. Nel suo Vangelo trasmette ciò che maggiorìmente l'ha colpito del messaggio ricevuto.

 

Gesù, Cristo e Figlio di Dio

Marco presenta un'immagine sconcertante del Cristo.
Gesù si stupisce, si commuove, va in collera. Volge lo scuardo alle persone ora con tristezza, ora con amore o con tenerezza. Osserva in silenzio, ascolta, fa domande con bonarietà o con indignazione, lungo le strade o nelle piazze, in casa o attraversando il lago. Prega il Padre, sceglie i suoi discepoli, li istruisce, il li invia in missione, si ritira con loro a riposare. Discute, insegna, guarisce. Comanda con autorità. Impone il silenzio sulla sua persona.
Il figlio del carpentiere entra in contatto con diversi gruppi umani: la sua famiglia, i peccatori, gli ammalati, gli indemoniati...
L'evangelista riferisce con implacabile oggettività le reazioni provocate da questi incontri. Ci sono l'ammirazione e l'entusiasmo delle folle. C'è la generosità di coloro che decidono di seguirlo. Ci sono dubi e diffidenze. Ci sono invidia e odio che si traducono in complotti e manovre per toglierlo di mezzo. Ci sono gli insulti dei parenti e dei capi del popolo che temono l'intertvento dei romani. C'è infine una scoraggiante e persistente chiusura dei discepoli, che non arrivano a capire chi è Gesù.
Questo è il dramma che Marco racconta nel suo "Vangelo".
Si tratta della "buona notizia" di Gesù, Cristo e Figlio di Dio, che sale a Gerusalemme per concludere con la morte la missione ricevuta dal Padre.
Il Padre sa chi è Gesù, e lo dichiara nel battesimo e nella trasfigurazione. Anche i demòni lo sanno, ma Gesù non permette che lo dicano. Gli uomini si interrogano: chi può essere quell'uomo a cui obbediscono il vento, le acque, gli spiriti immondi, la malattia e la morte? Pietro dà la risposta: Tu sei il Messia. Per poter fare questa affermazione ha dovuto essere illuminato dal Padre. Ma sul titolo di Messia continua a pesare la consegna del silenzio. Il Maestro è molto deciso: non bisogna ancora rivelarlo. Perchè questo segreto? Perchè prima devono inesorabilmente cadere i sogni di gloria e di grandezza, la sete di potere, il desiderio di professare la fede in Gesù senza condividere la sua vita: è impossibile partecipare al suo destino di gloria senza passare attraverso la croce. I discepoli che seguono Gesù lungo la strada che porta a Gerusalemme, non hanno ancora realizzato che dovranno accettare l'orrore di vederlo corcifisso.
Quando non rimane più la minima possibilità di confidare nella forza umana, interviene la potenza di Dio. Un terremoto annuncia la nascita di un mondo nuovo. La salvezza arriverà fino ai confini del mondo. Il primo segno è rappresentato dal centurione pagano che esprime con la massima limpidezza la fede cristiana: "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!".
Verrà il momento in cui Gesù stesso solleverà il velo che nasconde la sua persona. "Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto?", gli chiederà solennemente il sommo sacerdote. Allora Gesù risponderà: "Io lo sono!".
 
 

Padre Diego Sorbello di padre Diego Sorbello
O.F.M.Cap.





  
Consiglia ad un amico questa pagina Aggiungi ai preferiti Scrivi un commento, questo rimarrà riservato Segnala su Facebook, Tweeter ed altri...
Invia ad un amico | Metti nei preferiti | Lascia un commento | Condividi su Facebook, Tweeter, ecc...


_____________________________ Regina Mundi - Il Vangelo secondo Marco