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Rogazione di Asiago


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Il giorno di San Marco,
prima ancora dell’alba,
nessuno ci svegliava.

La voce della mamma:
Su, svelti, figli miei,
ci sono le “rogazioni”

Il “Vicario” è già uscito
e insieme ai chierichetti
va verso le campagne.

E’ primavera.
I ciliegi fioriti
profumavano l’aria,
e i primi cinguettii
intonavano il canto
per questa processione
che pian piano cresceva.

Guidata dalla Croce,
la fila della gente
andava in mezzo al grano
carezzato dal vento.

Alla prima “fermata”
il prete, con la croce
alzata a benedire,
rivolto ai quattro venti
intonava:
"A fulgure et tempestate"( dalle folgori e dalla tempesta)
a terra inginocchiati
rispondevano tutti:
"Libera nos Domine"( Liberaci Signore),
e lo sguardo d'ognuno
andava verso il campo
seminato con grano.

Poi,
altre implorazioni (rogazioni):
"A peste, fame et bello" (dalle malattie, dalla fame e dalla guerra)
….. e la gente
"Libera nos Domine".
"Ut pacem nobis dones".
"Te rogamus audi nos. (Ti preghiamo ascoltaci)
« Ut fructus terrae dare et conservare digneris »
“te rogamus, audi nos."

E così, a ogni fermata,
con fraseggiar latino
che tutti capivamo,
si implorava il Signore
per una buona annata.


Maria Caterina Muggianu


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