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Ave, Maria, piena di grazia (Lc 1,28).

on queste parole l’Arcangelo Gabriele saluta, in nome di Dio, Maria,
umile, semplice, fanciulla di Nazareth, sulla quale l’Altissimo si è
degnato posare lo sguardo, trovandovi la sua compiacenza.
Gli esegeti, oggi, preferiscono tradurre queste parole utilizzando le
parole degli antichi profeti che annunziavano ormai prossimi i tempi
messianici, i tempi della salvezza: “Rallegrati, piena di grazia, il
Signore è con te” ( Lc 1, 28). Da quel giorno un oceano di benedizioni
si è riversato sulla terra. Il nome nuovo di Maria è Piena di grazia.
Lontano da ogni curiosità fuori luogo, illuminato solo dalla luce
celeste, si svolge l’incontro dell’Arcangelo con Maria che congiunge
definitivamente il cielo e la terra. Dio vuol tornare a “passeggiare” (Gen
3,8) sulla terra, dialogando amichevolmente con l’uomo, creato a sua
immagine e somiglianza e suo capolavoro.
Questo saluto fa’ di Maria, l’Annunciata, per eccellenza, la donna che
con il suo Sì, cioè, con la sua totale disponibilità rende possibile il
più grande progetto di Dio, di capitale importanza per tutta l’umanità,
progetto pensato da tutta l’eternità e portato a compimento nella
pienezza dei tempi.
Questo piano contempla nientemeno che l’Incarnazione del Figlio di Dio.
Rivestendosi di umanità l’Unigenito Figlio di Dio porta a compimento
questo ardito progetto che resta imperscrutabile a mente umana: profondo
mistero. Egli perdona amorosamente all’uomo ogni debito, si fa Egli
stesso creatura offrendo, nel contempo all’umanità, un esempio da
imitare: è la sua sublime dignità. D’ora in poi, chi lo vorrà, potrà
vivere una vita come il Figlio di Dio l’ha vissuta sulla terra. Dentro
l’uomo ci sarà una forza nuova, una nuova capacità. Nel suo cuore
abiterà lo Spirito Santo che gli permetterà di vivere in maniera degna
di Dio. Come Gesù ha vissuto la vita umana senza perdere la dignità di
Dio, così sarà possibile all’uomo vivere “da Dio” rimanendo pienamente
uomo.
Questo perché Dio non vuol perdere nulla di quanto ha creato e, anzi,
vuol recuperare, restaurare quanto, per qualunque motivo, si è potuto
allontanare dal suo progetto iniziale.
La festa dell’Annunciazione, in coincidenza con la primavera della
natura, esprime il risveglio dello spirito. Comincia una nuova umanità.
Nuova per lo spirito che viene immesso nelle vene, nella mente e nel
cuore di ogni creatura umana.
Il cielo che si apre sull’umanità, raggiunta nel cuore dalla presenza di
Gesù, mai più si chiuderà e diventerà per tutti la casa che uno desidera
abitare. Un progetto che trova in Maria l’inizio umano: in Lei il Figlio
di Dio diventa uomo. Lei è il roveto che arde ma che non si consuma (Es
3, 2) o per usare le parole del poeta Dante: “Nel ventre tuo si raccese
l’amore,/ per lo cui caldo ne l’eterna pace / così è germinato questo
fiore”.
Anche dopo questa sublime realizzazione, Maria resta la ragazza di
prima, una semplice creatura, tutta disponibile a Dio. Ella, abitata da
Dio,vive in funzione di Dio e del suo progetto, un evento straordinario
che la proietta in una posizione unica: è la Madre di Dio. Questa la sua
vera grandezza.
Per questa ragione Dio vuole che l’umanità intera le sia debitrice: è
Lei che ha fatto in modo che Gesù si facesse nostro fratello.
Dinanzi a questo mistero di salvezza siamo invitati a fare in modo che
quello di Maria diventi nostro abituale atteggiamento. Qual figlio non
dovrà avere in sé le fattezze della propria madre, di Lei che non ha
dubitato minimamente a dare il suo pieno assenso a Dio con un Sì totale
e definitivo?
Senza alcun rimpianto, totalmente compresa del grande dono, con la luce
interiore dello Spirito Santo, Maria ha detto il suo Sì, lungo tutto una
vita, che ha reso possibile la realizzazione del progetto tutto di Dio
ma che prevedeva per la sua realizzazione anche il contributo di ogni
creatura.
L’annunciazione a Maria, mistero in sé completo, si prolunga nel tempo e
raggiunge noi. In Maria l’Angelo del Signore continuamente si rivolge a
noi per dirci: Rallegrati, il Signore è con te.
Dando, come Maria il nostro Sì incondizionato, fin da quaggiù possiamo
essere abitatori del cielo. Possiamo vedere cose e avvenimenti sotto una
luce diversa, perché realmente la nostra è una storia di salvezza.
Leggiamo nel Vangelo che terminato l’incontro “l’angelo partì da lei” (Lc
1, 38). Un vuoto incolmabile? No. Lo stesso Vangelo ci rassicura: “il
Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, a mettere
tra noi la sua tenda” (Gv 1, 14). Essa è il segno della permanente
presenza del Salvatore, annunciato a Maria.
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