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Meditazione | Caro Dolce Gesù






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Caro Dolce Gesù
grazie per le parole di comprensione e di perdono che urli dall’alto della croce al culmine
della tua passione:
«Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». (Lc, 23, 34)

“Urlo” che si ripercuote nell’intero universo come un “rumore di fondo”, come un “big
bang d’Amore”, capace di penetrare in ogni cosa, capace di penetrare nel Cuore del Padre e nei cuori di tutti gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo.
Con quelle parole tu abbracci tutti gli uomini che prendono parte, in qualche modo, al dramma della tua passione e morte. Tu, che con il tuo sguardo d’amore sai scrutare nel cuore di ognuno, vedi che praticamente tutti i comprotagonisti di quel dramma di allora, così come di tutte le vicende della storia umana di oggi e di
sempre, sono spiritualmente ciechi, che non si rendono conto di essere divenuti compartecipi del più grande dei sacrifici che si sia mai svolto sull’altare dell’Universo, su quel basso monte che è il Golgota, su quel trono regale che è la Croce Santa.
Così, alcune delle “comparse” di allora erano accecate dall’odio, altre erano “passanti” curiosi che, trovandosi presenti sulla scena, si lasciarono attrarre dal dramma-spettacolo dell’Uomo della Croce, altre, ancora, erano pie donne che piangevano su di Te, quasi tu fossi un loro figlio condannato ingiustamente a morte, altre, infine, erano funzionari ed esecutori di ordini ricevuti, come i soldati romani.
Se questi uomini e donne si fossero resi conto di quanto grande è il Sacrificio di cui erano spettatori, e di chi è il Sommo Sacerdote e Vittima di tale sacrificio non potrebbero non aver preso posizione o per Te o contro di Te. Invece erano lì, in sospeso, ciechi o con la vista annebbiata, incapaci di percepire la luce che quel sacrificio sprigionava tutt’intorno, e, pertanto, erano uomini che “non sanno quello che fanno”.
Noi sappiamo, o Gesù, Figlio Unigenito del Padre, che tu vuoi attrarre tutti a te, abbracciare tutti, consegnare tutti al Padre, trasformandoci, attraverso il tuo Amore, in offerte gradite, senza violare la libertà di alcuno; che tu desideri che ognuno, nonostante la cecità o la vista annebbiata, percepisca il soave profumo di quel tuo Sangue versato per tutti gli uomini, di quelle gocce d’acqua che dal tuo Cuore aperto inondano e lavano la
Terra.
L’Amore chiede amore, non fa violenza a nessuno, non si chiude mai in se stesso, attende paziente la risposta dell’altro.
O Gesù, elevato sull’altare della croce con quelle tue braccia aperte fra terra e cielo, tu sei l’Alfa e l’Omega, il Dio che racchiude in sé l’umanità piena e la divinità una e trina, il Dio “povero” che unisce la fragilità umana con l’onnipotenza divina, il Re e il suddito, il Sacerdote che offre se stesso come vittima sacrificale, mettendosi totalmente nelle mani dei suoi “concelebranti”; che, per il fatto stesso di essere compartecipi del sacrificio, acquisiscono la dignità di sacerdoti e di re; ma così come “non sanno quello che fanno”, neppure sanno quello che sono o che possono diventare.
O Maria, tu, unica, sai veramente quello che fai, quello che sei, anche tu vittima sacrificale in intima comunione con il Figlio, sola pienamente “vivente” in completa armonia con il Padre e il Figlio, perfetta orante e perfetta concelebrante, e per questo proclamata e consacrata Madre Universale, così come Dio è Padre. O Madre di Gesù e Madre nostra, rigeneraci attraverso il tuo Figlio prediletto che hai saputo portare in te in ogni momento, prima in corpo e anima e poi nello Spirito, che continui a portare Gesù e a portarci Gesù.
Solo tu puoi compiere il miracolo di renderci simili a Lui, di diventare veramente coscienti di quanto è grande la “celebrazione” della nostra vita se noi la viviamo in comunione con Te e con il Tuo Figlio Gesù. Di quanto vale la pena di essere concelebranti ardenti di quel sacrificio del Figlio di Dio Padre e Tuo, che si rinnova continuamente su tutta la Terra, che continua a rinnovare la Terra. Di come ogni frammento di esistenza possa essere e diventare un piccolo passo verso il trono regale del Figlio, calice in cui gustare quel sangue
vivificante.
Madre aiutaci ad essere vivi, veramente vivi, a crescere nella vita. Lo sappiamo che se vogliamo essere pienamente figli non possiamo non crescere nella vita, non possiamo non crescere nell’amore. Ma tu o Madre accompagnaci per mano come dei piccoli bambini, facci gustare la tenerezza tua e del Padre, aiutaci ora e sempre a percorrere la via verso il Regno.
Che questa Pasqua sia per tutti risorgere con il Figlio che continua ad aprirci la via verso la vita nuova, donandosi interamente a tutti e a ciascuno di noi, che sia anche per noi rinascere attraverso di Te o Madre come fratelli del Figlio e figli del Padre.

Così sia

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Ugo Sauro di Ugo Sauro,
professore universitario di geografia fisica in pensione, amante della natura


  
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