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L'ultima cena


L'Ultima cena di Pelippe de Champagne
L'ultima cena di Philippe de Champagne
1652 - Museo del Louvre, Parigi



'immagine dell'ultima cena, con i discepoli seduti attorno al Cristo che alla vigilia della Passione riunisce i "suoi",evoca nel credente molteplici riflessioni.
E' il Maestro intento a predisporre quasi un testamento da consegnare ai testimoni, il dono incommensurabile del Suo Corpo e del Suo Sangue.
In questo momento Gesù è la guida, il fratello preoccupato di lasciare un segno tangibile, affinchè la Sua presenza diventi l'alimento spirituale di ogni cristiano,ogni giorno, tutti i giorni.
E' appunto il pane, il pane quotidiano ad esprimere la portata del messaggio, cibo indispensabile alla vita.
Il Salvatore lo benedice tra gli sguardi sorpresi e un pò confusi degli astanti che sembrano chiedersi reciprocamente delle conferme e delle spiegazioni.
Con i gesti delle mani, atteggiate in diversi movimenti, i discepoli sottolineano l'imbarazzo del cuore e l'avvicinarsi del congedo da Cristo, da quel Maestro e Amico dal quale hanno ricevuto il dono di un Amore incondizionato.
La tovaglia della tavola è linda, come si conviene ad un banchetto, ma i commensali non occupano tutto lo spazio, ci sono dei posti vuoti.
Forse Gesù aspetta anche noi, ognuno di noi è chiamato per nome, è l'invitato speciale della cui presenza deriverà la completezza della Festa.
Ma non tutti i presenti sono partecipi allo stesso modo: vediamo sulla sinistra Giuda Iscariota, seduto con supponenza, con le gambe slanciate in avanti, il gomito sulla tavola, una mano sul fianco quasi in un atteggiamento di sfida, sottolineato dal sacchetto di monete, tenuto in bella mostra.
Come stride questo personaggio nell'insieme della scena! Un individuo materialista, sadico e traditore, in un consesso di alta spiritualità e commozione!
Eppure è una figura emblematica dell'umanità, in cui l'edonismo, il lusso e i beni terreni sembrano talvolta occupare la mente e il cuore a tempo pieno.
Non c'e' più tempo per pregare, manca il tempo per ascoltare o per fare qualche cosa di bene.
L'egoismo e la ricerca della felicità personale riempiono le giornate, ma non il cuore. La corsa sfrenata verso obiettivi effimeri si dimostra ben presto come un fuoco fatuo, un'illusione.
Nell'ultima cena Gesù che aveva amato tutti nella sua vita terrena, mostra l'eternità dell'Amore e lo fa nella condivisione.
Come sarebbe bello riuscire a mettere in pratica questo precetto e scoprire quanta ricchezza spirituale ed umana deriva dai gesti di ascolto, di carità, di solidarietà e altruismo.
Non occorre inseguire grandi progetti, incamminarsi verso mete lontane: basta guardarsi vicino, dar sollievo ad un bisognoso, soccorrere un anziano, ascoltare una persona affranta, per testimoniare nelle azioni di ogni giorno l'Amore gratuito che Gesù ci ha lasciato, quando ha spezzato il Pane tra gli uomini di Galilea nell'Ultima Cena.
                                                                                   
 

Marcellino Campara e Ines Zanini



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