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Noli me tangere
1438-1446 circa

uesto
splendido affresco si trova nel Convento di San Marco a Firenze. Dipinto
dal Beato Angelico intorno al 1440, rappresenta il momento in cui Gesù
appare a Maria Maddalena, dopo la Risurrezione.
Beato Angelico era un frate che aveva scelto l’ordine dei Domenicani
osservanti e seguiva la Regola originale di completa povertà.
Anche ad uno sguardo veloce appare subito la delicatezza della scena che
fa intuire una personalità ricca di spirito di contemplazione.
Nella Lettera del Papa Giovanni Paolo II agli artisti del 1999 leggiamo
“L'artista, quando plasma un capolavoro, non soltanto chiama in vita la
sua opera, ma per mezzo di essa, in un certo modo, svela anche la
propria personalità ….Modello eloquente di una contemplazione estetica
che si sublima nella fede sono, ad esempio, le opere del Beato
Angelico”.
Sappiamo bene che tutte le antiche icone venivano dipinte da monaci, che
facevano settimane di digiuno e preghiera prima di avvicinarsi ad una
tavola per la pittura. Inoltre Fra Angelico aveva esercitato l’arte della
miniatura dei manoscritti e aveva quindi sviluppato la precisione e la
conoscenza dei colori. I suoi affreschi sono pieni di una luce
beatissima che passa dal bianco all’oro, fino a liquefarsi nello sguardo
di chi contempla. Il rosso arancio dell’abito della Maddalena si coagula
nel nimbo del Signore risorto che si volge a guardarla con la tenerezza
di un Padre.
Le due figure sono come poggiate sul prato. Gli alberi e lo sfondo sono
definiti con una tale precisione e finitezza e il verde fa da padrone
con una infinita varietà di toni.
Gesù dice alla Maddalena: “Non toccarmi,(tradotto di recente con non mi
trattenere), perché non sono ancora asceso al Padre, ma ora va’ dai miei
discepoli e di’ loro: Ascendo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio
vostro.”
Non è un rifiuto, ne un allontanamento, ma un invito a passare dalla
carne allo Spirito, a saltare il guado che ci separa dalla materia per
scorgere quella luce inaccessibile che nessun uomo può toccare e vedere
ma solo adorare con gli occhi della Fede.
«Si vedono le due mani della Maddalena e la mano di Gesù che frena: che
è l’immagine che abbiamo sempre dato del possesso verginale, che tende
alla totalità. Ma fino a quando questo tendere alla totalità è a una
spanna dal muso dell’altro, veramente si possiede, molto di più che
neanche se ci si avventasse sul muso» (L.Giussani, Il tempo e il
tempio).
Sono mani che si alzano non per possedere ma per parlare, non per
prendere ma per accarezzare. Passa così dalla mano di Gesù risorto alle
mani della Maddalena una tensione che diventa palpabile, come un lampo
tra il tempo e l’eternità. L’attesa diventa così movimento; Maria corre
dai discepoli e racconta, loro ascoltano e attendono, lo Spirito Santo
scende e con un fuoco purificatore li conferma.
Nasce così l’evangelizzazione luogo dell’annuncio della Parola che
redime, del passaggio della Grazia che salva.
Lucia Raiola
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