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La Madonna del Roseto


Madonna del Roseto
"Madonna del Roseto" di Stefano da Verona o da Zevio (1374 c.-1440)
Tavola, cm. 63,5 x 42,2 - Museo di Castelvecchio (Vr) - Particolare



mmirando al Museo di Castelvecchio di Verona "La Madonna del Roseto ", dipinta verso il 1420 da Stefano da Verona, vien da pensare in questi giorni al gaudio del Natale ormai vicino. L'ordinata siepe di rose è un prezioso trono regale che accoglie Maria con il Bambino. E' un giardino-paradiso, mistico "hortus conclusus", visto dall'alto, come se planasse tra cielo e terra. Innumerevoli rose rosse e bianche, a rappresentare l'amore e la purezza, sono entrambi messaggi mariani che richiamano l'iconografia transalpina, di certo matrice di formazione e di ispirazione del pittore veronese. Anche il viso della Vergine, bionda e dai tratti gotici, mostra uno sguardo orientato al basso, in atteggiamento di profonda riflessione. Il Bambino nudo è adagiato sopra un panno giallo oro, sulle ginocchia. Quale semplicità e naturalezza, aggrappato con una mano al mantello della Madre, con un dito dell'altra in bocca! Rassicurato dalla presenza protettrice, può sporgersi ad osservare la situazione sottostante, incuriosito, ammirato, quasi un po' impaurito. Lo attorniano fiori, uccelli e angeli, un'armonia canora e una fragranza odorosa che emanando dal creato fa un tutt'uno con le figure celestiali. Quell'intenso profumo di rose, richiama ai fedeli contemporanei il ricordo dei miracoli di S. Padre Pio, mentre le rose rosse la Madonna di Lourdes e quelle bianche Fatima.
Attraverso l'Arte si innalza al Creatore un inno profondo capace di attraversare i secoli e di toccare il cuore degli uomini. Non saranno stati diversi da questi gli Angeli che a Betlemme annunciarono ai pastori "Gloria a Dio..."! Se però Maria campeggia sulla scena, il centro del dipinto è occupato dal Bambino, un bimbo appena nato, un richiamo diretto al Natale. E nell'immagine di una creatura si racchiude tutto il piano della salvezza: un disegno d'Amore infinito offerto all'umanità gratuitamente, al di fuori e al di sopra di ogni diritto. Ma proprio perchè è un bambino, l'adesione a questo progetto richiede un sì totale da parte nostra.
Essere cristiani significa vivere alla Sua presenza, testimoniando costantemente il Vangelo, in ogni ora del giorno e della notte, in ogni circostanza. Se il bambino chiama, la madre è sempre vigile e disponibile, pronta a soddisfare i suoi bisogni.
Allo stesso modo Gesù Bambino è il simbolo di quell'Amore salvifico destinato a tutti" gli uomini di buona volontà". Con l'annuncio di questa verità, portato ai giovani del nostro tempo, il mondo potrà vedere con occhi nuovi la bellezza del Creato, di cui l'Arte Sacra è veicolo privilegiato, perchè parla la lingua dell' emozione estetica, mediatrice tra Dio e gli uomini.Se Amore è carità, donazione, il Salvatore è un grande esempio da proporre ai ragazzi d'oggi, per guidare esperienze di altruismo che arricchiscono il cuore di gioia.

Marcellino Campara e Ines Zanini



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