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CENA IN EMMAUS

di Michelangelo Merisi detto il "Caravaggio"(1571?-1610)
(Londra,National Gallery)







el Vangelo secondo Luca e in quello di Marco viene narrato l'incontro tra i due discepoli e il Cristo,dopo la Resurrezione.
Il dipinto che Caravaggio realizzò nel 1601 ci riporta la scena in un'interpretazione originale ed efficace.
Il personaggio in piedi accanto a Gesù è l'oste, un uomo dedito al proprio mestiere, attento solo a soddisfare i clienti che stanno consumando la cena.
Nessuna emozione lo tocca, in quanto gli preme solo compiere al meglio il servizio.
I due discepoli invece al momento dello spezzare il pane Lo riconoscono e manifestano sgomento e meraviglia tali da farli sobbalzare sulle sedie.
Il primo a destra allarga le braccia per lo stupore: è un pellegrino, come denota la conchiglia appuntata sul petto e ha la fortuna di incontrare il Risorto. Non gli par vero, dopo aver percorso tanta strada, di essere ora di fronte a Gesù, di poter vederlo e interloquire con Lui.
Anche il discepolo di sinistra scatta in avanti, si appoggia ai braccioli come per alzarsi dalla seggiola.
E' un momento unico, di gioia e sorpresa aver scoperto nel viandante che li accompagna la presenza del Maestro.
Il protagonista della scena, Gesù che appare ai discepoli in Emmaus, è presentato come un uomo dalla fisionomia giovanile e ciò per interpretare il versetto evangelico che dice:"...apparve loro in altra forma".
Nel quadro la luce converge su di lui e sulla tavola imbandita, con il pane, la frutta, il pollo e il vino.
Con il pane e il vino la locanda di Emmaus si trasforma in un altare, dove si celebra il sacrificio eucaristico.
E' una scena che però dura solo alcuni istanti, perchè a breve Gesù scomparirà.
I discepoli avevano visto questo viandante, lo avevano ascoltato, avevano conversato con Lui e solo ora lo riconoscono: quella luce sulla scena centrale è la luce che illumina l'intelletto che dà certezza e infonde speranza.
E' nella condivisione del cibo, nello stare uniti in fraternità e nella preghiera che ancor oggi si fa presente Lui, come ha promesso.
Sedere a tavola con un estraneo non è sempre facile, perchè la diffidenza e la paura attraversano a volte le relazioni umane: lo sconosciuto è percepito come un pericolo, un possibile ostacolo.
Invece sull'esempio dei discepoli dovremmo alimentare la fiducia, affrontare il rischio di aprirci agli altri, in forma disinteressata.
In un mondo cosmopolita, dove i popoli migrano, al cristiano spetta il compito di testimoniare i valori evangelici della solidarietà e dell'accoglienza e dopo essersi cibato dell'Eucarestia, non può restare insensibile verso il prossimo.
La comunione con Cristo lo porta a vedere nell'emarginato, nello straniero e nel debole la presenza del fratello, a fianco del quale incamminarsi verso l'eternità.
E' una metafora meravigliosa la presenza dell'oste nel dipinto del Caravaggio, peraltro non menzionato nei Vangeli, un personaggio impassibile, incapace di emozioni, come sembra dal portamento immobile.
I discepoli di Gesù non stanno fermi , perchè la testimonianza di Cristo dilata il cuore e lo rende capace di slanci di altruismo, di generosità e disponibilità d'animo, per operare sempre e dovunque il bene, anche se ciò costa sacrificio.


Marcellino Campara e Ines Zanini

  
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