Dodicesima Rosa: seconda decina - Il Segreto Meraviglioso del Santo Rosario - Luigi Maria Grignon de Monfort
 

Dodicesima Rosa: seconda decina - Il Segreto Meraviglioso del Santo Rosario

Il Santo Rosario

Seconda Decina: Eccelleza del Santo Rosario nelle preghiere che lo compongono
XII Rosa

36. Il Padre nostro o Orazione domenicale trae tutta la sua eccellenza dall'autore che non è un qualunque uomo, non è un angelo, ma è il Re degli angeli e degli uomini, Gesù Cristo. «Era necessario — dice san Cipriano — che chi veniva come Salvatore a darci la vita della grazia, ci insegnasse anche come celeste Maestro il modo di pregare». La sapienza del divino Maestro appare luminosa nell'ordine, nella forza e nella chiarezza di questa divina preghiera, che è breve, ma ricca di insegnamenti, è accessibile ai semplici mentre è colma di misteri per i dotti.
Il Padre nostro contiene tutti i nostri doveri verso Dio, gli atti di tutte le virtù e la richiesta per ogni nostro bisogno spirituale e materiale. «È il compendio del Vangelo» — dice Tertulliano. «Supera tutti i desideri dei santi» — dice Tommaso da Kempis — e contiene in breve tutte le soavi aspirazioni dei salmi e dei cantici; chiede tutto ciò che è necessario a noi, loda Dio in modo eccellente ed eleva l'anima dalla terra al cielo e l'unisce strettamente a Dio.
37. San Giovanni Crisostomo dice che chi non prega come ha pregato ed insegnato il divino Maestro, non è suo discepolo. Dio Padre gradisce di essere invocato non con preghiere formulate dalla sapienza umana, ma con quella insegnataci da suo Figlio.
Dobbiamo recitare l'Orazione domenicale con la certezza che l'eterno Padre la esaudirà, perché è la preghiera del Figlio che sempre egli esaudisce, e che noi siamo sue membra. Potrebbe infatti un Padre così buono rifiutare una richiesta ben concepita e appoggiata sui meriti e sulla presentazione di un così degno Figlio? Sant'Agostino assicura che il Padre nostro recitato bene cancella le colpe veniali. Il giusto cade sette volte al giorno, ma con le sette domande contenute nell'Orazione domenicale egli può rialzarsi dalle sue cadute e fortificarsi contro i suoi nemici.
Questa preghiera è breve e facile, affinché fragili e soggetti come siamo a tante miserie, ci sia possibile recitarla più spesso e con più devozione e quindi ricevere più presto l'aiuto desiderato.
38. Disingannatevi dunque, anime devote che trascurate l'orazione composta dal Figlio di Dio e da lui ordinata a tutti i fedeli. Voi stimate solo le preghiere composte dagli uomini, come se l'uomo, anche il più illuminato, sapesse meglio di Gesù Cristo come dobbiamo pregare. Voi cercate nei libri degli uomini il modo di lodare e pregare Dio quasi vi vergognaste di usare il metodo prescrittoci dallo stesso suo Figlio. Voi siete persuasi che le preghiere contenute nei libri sono per i sapienti, e per i ricchi, mentre il Rosario è buono soltanto per le donne, i bambini e la gente del popolo, come se le preghiere che leggete fossero più belle e più gradite a Dio di quelle contenute nell'Orazione domenicale! Lasciar da parte la preghiera raccomandata da Gesù Cristo per servirsi di preghiere composte dagli uomini è pericolosa tentazione!
Non disapproviamo le preghiere composte dai santi per eccitare i fedeli a lodare Dio, ma non possiamo ammettere che siano preferite a quella uscita dalla bocca della Sapienza incarnata, che si lasci la sorgente per mettersi in cerca di ruscelli, che si sdegni l'acqua limpida per bere quella torbida. Sì, perché insomma il Rosario, che si compone dell'Orazione domenicale e del Saluto angelico, è quest'acqua limpida e perenne che sgorga dalla sorgente della grazia, mentre le altre preghiere cercate qua e là nei libri, sono i rivoli che da essa scaturiscono.
39. Possiamo chiamare felice chi recita la preghiera insegnata dal Signore, meditandone attentamente ogni parola. Vi troverà tutto ciò di cui ha bisogno e tutto quanto può desiderare. Con questa meravigliosa preghiera prima di tutto ci cattiviamo il cuore di Dio invocandolo con il nome di Padre.
«Padre nostro». Il più tenero dei padri, onnipotente nella creazione, stupendo nel conservarla, sommamente amabile nella sua Provvidenza, sempre buono anzi infinitamente buono nella Redenzione. Dio è nostro Padre, noi siamo tutti fratelli, il cielo è nostra patria e nostra eredità. Non basta forse questo per ispirarci l'amore di Dio, l'amore per il prossimo, il distacco da tutte le cose della terra?
Amiamo dunque un tale Padre e ripetiamogli mille volte: «Padre nostro che sei nei cieli». Tu che riempi la terra e il cielo con l'immensità della tua essenza e dappertutto sei presente; tu che sei nei santi con la tua gloria, nei dannati con la tua giustizia, nei giusti con la tua grazia, nei peccatori con la tua pazienza sopportatrice, fa' che ci ricordiamo sempre della nostra celeste origine, che viviamo come veri tuoi figli e che tendiamo sempre verso te solo con tutto l'ardore dei nostri desideri.
«Sia santificato il tuo nome». Il nome del Signore è santo e terribile — dice il re-profeta — ed il cielo risuona delle lodi incessanti dei serafini alla santità del Signore Dio degli eserciti — esclama Isaia. Con queste parole chiediamo che tutta la terra conosca e adori gli attributi di Dio tanto grande e santo; che egli sia conosciuto, amato, adorato dai pagani, dai turchi, dagli ebrei, dai barbari e da tutti gli infedeli; che tutti gli uomini lo servano e lo glorifichino con fede viva, con ferma speranza, con ardente carità, rinunciando ad ogni errore. In una parola chiediamo che tutti gli uomini siano santi perché egli è santo.
«Venga il tuo regno». Regna, o Signore, nelle nostre anime con la tua grazia in questa vita affinché meritiamo di regnare con te dopo la morte, nel tuo regno che è la suprema ed eterna felicità che noi crediamo, speriamo ed attendiamo: felicità che la bontà del Padre ci ha promesso, che i meriti del Figlio ci hanno acquistato e che la luce dello Spirito Santo ci rivela.
«Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra». Nulla certamente sfugge alle disposizioni della divina Provvidenza, che ha tutto previsto e tutto disposto ancor prima che qualcosa accada. Nessun ostacolo può deviarla dal fine che si è prefisso. Perciò, quando chiediamo a Dio che si compia la sua volontà, non temiamo — dice Tertulliano — che qualcuno possa efficacemente opporsi all'attuazione dei suoi disegni, ma acconsentiamo umilmente a tutto quanto gli è piaciuto di ordinare a nostro riguardo. E chiediamo di compiere sempre e in ogni cosa la sua santissima volontà, a noi nota nei comandamenti, con la stessa prontezza, amore e costanza con cui gli angeli e i santi gli obbediscono in cielo.
40. «Dacci oggi il nostro pane quotidiano». Gesù Cristo ci insegna a chiedere a Dio il necessario alla vita del corpo e dell'anima. Con queste parole confessiamo umilmente la nostra miseria e rendiamo omaggio alla Provvidenza dichiarando che aspettiamo dalla sua bontà tutti i beni temporali. Con la parola pane chiediamo a Dio lo stretto necessario per la vita; il superfluo ne è escluso. Questo pane lo chiediamo per oggi, cioè limitiamo al giorno presente ogni nostra sollecitudine, fiduciosi nella Provvidenza per l'indomani. Chiedendo il pane di ogni giorno, ammettiamo che i nostri bisogni rinascono continuamente e proclamiamo il nostro incessante bisogno della protezione e del soccorso di Dio.
«Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori». I nostri peccati — dicono sant'Agostino e Tertulliano — sono debiti contratti con Dio, debiti dei quali la sua giustizia esige il saldo sino all'ultimo centesimo. E noi tutti abbiamo di questi tristi debiti. Però, nonostante le numerose nostre colpe, accostiamoci a lui con fiducia e diciamogli con sincero pentimento: «Padre nostro che sei nei cieli, perdona i peccati del nostro cuore e della nostra bocca, i peccati di azione e di omissione che ci rendono immensamente colpevoli agli occhi della tua giustizia. Sì, perdonali perché anche noi, figli di un Padre clemente e misericordioso, perdoniamo per obbedienza e per carità a coloro che ci hanno offeso».
«E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male». E non permettere che per la nostra infedeltà alle tue grazie noi soccombiamo alle tentazioni del mondo, del demonio e della carne. Ma liberaci dal male che è il peccato, dal male della pena temporale e della pena eterna da noi meritate.

«Amen». Espressione molto consolante perché — dice san Girolamo — è come il sigillo posto da Dio alla conclusione delle nostre domande per assicurarci che ci ha esauditi. È come se Dio stesso ci dicesse: «Amen! Sia fatto secondo le vostre richieste. Io le ho esaudite». È il senso della parola Amen.

 

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Foto Salvo Ariano


Legge: Paola, Codrongianos - Sassari (Sardegna)

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