Quattordicesima Rosa: seconda decina - Il Segreto Meraviglioso del Santo Rosario - Luigi Maria Grignon de Monfort
 

Quattordicesima Rosa: seconda decina - Il Segreto Meraviglioso del Santo Rosario

Il Santo Rosario

Seconda Decina: Eccelleza del Santo Rosario nelle preghiere che lo compongono
XIV Rosa

42. Recitando devotamente questa divina preghiera noi compiamo tanti atti delle più nobili virtù cristiane quante sono le parole che pronunciamo.
Alle parole «Padre nostro che sei nei cieli», facciamo atti di fede, di adorazione e di umiltà. Desiderando che il suo nome sia santificato e glorificato, manifestiamo zelo ardente per la sua gloria. Chiedendogli il possesso del suo regno, facciamo un atto di speranza. Desiderando che il suo volere si compia sulla terra come in cielo, riveliamo uno spirito di perfetta obbedienza. Chiedendogli il pane di ogni giorno, pratichiamo la povertà di spirito ed il distacco dai beni della terra. Pregandolo di perdonare i nostri peccati, facciamo un atto di pentimento. Perdonando a coloro che ci hanno offeso, esercitiamo la misericordia nella più alta perfezione. Implorando l'aiuto nelle tentazioni, facciamo atti di umiltà, di prudenza e di fortezza. Aspettando che ci liberi dal male, pratichiamo la pazienza. Finalmente domandando tutte queste cose non soltanto per noi ma anche per il prossimo e per tutti i membri della Chiesa ci comportiamo da veri figli di Dio, lo imitiamo nella sua carità che abbraccia tutti gli uomini e adempiamo il comandamento di amare il prossimo.

43. Detestiamo tutti i peccati e obbediamo a tutti i comandamenti di Dio, quando nel recitare questa preghiera il cuore e la lingua sono concordi, e le nostre intenzioni rispondono al senso delle parole che andiamo ripetendo. Quando riflettiamo che Dio è in cielo, cioè infinitamente al di sopra di noi per la grandezza della sua maestà, proviamo sentimenti di profondo rispetto per la divina presenza e, presi da giusto timore, respingiamo l'orgoglio e ci abbassiamo fino al nulla.
Quando pronunciamo il nome del Padre, ci ricordiamo d'aver ricevuto da Dio la nostra esistenza per mezzo dei genitori e l'istruzione per mezzo dei maestri, i quali tutti — genitori e maestri — quaggiù fanno le veci di Dio e di lui sono immagini viventi. Allora sentiamo anche l'obbligo di onorarli, o per meglio dire, di onorare Dio nelle loro persone e ci guardiamo bene dal disprezzarli e dal contristarli.
Quando desideriamo che il nome santo di Dio sia glorificato, siamo ben lontani dal profanarlo. Quando consideriamo il regno di Dio come nostra eredità, rinunciamo ad ogni attaccamento ai beni di questo mondo. Quando chiediamo sinceramente per il prossimo gli stessi beni che desideriamo per noi stessi, rinunciamo all'odio, alle discordie e all'invidia. Quando domandiamo a Dio il pane quotidiano, detestiamo la golosità e la voluttà che si nutrono dell'abbondanza. Quando imploriamo con sincerità il perdono di Dio così come noi perdoniamo a chi ci ha offesi, reprimiamo la nostra collera, le nostre vendette, rendiamo bene per male ed amiamo i nostri nemici. Quando supplichiamo Dio di non lasciarci cadere nel peccato al momento della tentazione, diamo prova di fuggire la pigrizia, di cercare i mezzi per combattere i vizi e per salvarci. Infine, quando preghiamo Dio di liberarci dal male, temiamo la sua giustizia e siamo beati perché il timore di Dio è il principio della sapienza, il timore di Dio fa evitare il peccato.

 

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Foto Salvo Ariano


Legge: Salvo, Mascali - Catania (Sicilia)

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Il Segreto Meraviglioso del Santo Rosario: XIV Rosa