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San Pietro di Sorres

XI - XII Secolo (monumento nazionale dal 1894)

Il santuario di san Pietro di Sorres

Il Santuario di san Pietro di Sorres - Borutta (SS).



Dove si trova
Il Santuario è situato nel territorio del comune di Borutta, in provincia di Sassari. LOCALITA' SAN PIETRO DI SORRES

Il Santuario

La stupenda chiesa romanica di San Pietro di Sorres, situata nel comune di Borutta (Sassari), officiata, da ormai cinquant’anni, dai Monaci Benedettini Sublacensi, è stata edificata, nei secoli XI-XII, come cattedrale della scomparsa diocesi di Sorres. Questa, come altre diocesi e cattedrali coeve della Sardegna, sorse come conseguenza della riforma della Chiesa, voluta dal papa benedettino Gregorio VII. Il legame con la sede romana del papato spiega il perché la chiesa sia stata dedicata a san Pietro.
Il colle (m. 570) su cui si erge l’edificio sacro, fu scelto, molto probabilmente, perché già nei secoli precedenti gli era stata riconosciuta una notevole importanza strategica. Non è un caso che dietro la chiesa, sia rimasta la base di un nuraghe trilobato, attorno al quale sono stati trovati reperti che fanno arguire la presenza militare dei vari conquistatori dell’Isola: Punici, Romani, Bizantini. La stessa ampiezza delle rovine dell’antico episcopio fanno supporre che di San Pietro di Sorres si sia voluto fare una Cattedrale fortificata.

Il territorio dell’antica diocesi corrispondeva alla zona geografica della  Sardegna denominata Meilogu e comprendeva, tra le altre località, anche Monte Santo di Siligo dove, nel 1065, ci fu il primo insediamento dei Benedettini in Sardegna inviati da Monte Cassino.
I Vescovi più insigni della diocesi sorrense furono monaci cistercensi. Tra essi va ricordato il Beato Goffredo da Meleduno che resse la diocesi dal 1171 al 1178. Egli, come gli altri monaci – vescovi, proveniva da Chiaravalle (Clairvaux), il celebre monastero di san Bernardo, dove siera fatto monaco ed aveva finito i suoi anni il Giudice Gonario di Torres.
La storia della diocesi di Sorres si legò a quella della Sardegna che dai Giudicati autonomi passò, dopo alterne vicende legate all’influenza ora di Genova ora di Pisa, sotto la dominazione aragonese. Fu dunque, anche la sua, una storia di progressivo declino.
Quando, nel 1503, il papa Giulio II unì definitivamente la diocesi sorrense a quella di Sassari, già da tempo la villa di Sorres si era spopolata e il Vescovo aveva lasciato la sua residenza per stabilirsi a Borutta.
 Nei secoli successivi, abbandonata a se stessa, la cattedrale divenne fienile e ricovero di animali; l’episcopio fu completamente distrutto e le sue pietre andarono ad abbellire le case dei paesi vicini.
Nel 1950 il complesso monumentale di Sorres fu affidato ai monaci Benedettini dell’Abbazia di San Giovanni Evangelista di Parma, perché vi insediassero la vita monastica. Restaurata la Chiesa, costruito l’attuale monastero su disegno del monaco ingegnere P.Agostino Lanzani, la sera del 7 settembre 1955 a San Pietro di Sorres iniziò la vita monastica benedettina.
SIMBOLISMO PASQUALE
La cattedrale di Sorres non si può comprendere, nel suo insieme e nei suoi particolari, se non rifacendoci al ricco simbolismo che la caratterizza. Senza entrare in tutti gli allegorismi di cui è carica la facciata, possiamo sintetizzare il suo messaggio, dicendo che essa vuol presentarci l’edificio come metafora della Chiesa, quale “nave di Pietro” che si protende verso il suo Signore risorto.
L’orientamento Ovest - Est obbliga il fedele che entra dalla porta principale a fare un cammino pasquale: dal tramonto al sorgere del sole, dalla morte alla vita, dal peccato alla grazia.
In questo esodo Dio stesso è nostra luce: le tre finestre rotonde nel fondo e le tre monofore dell’abside, rimandano alla Trinità; mentre la bifora diventa affermazione di Cristo – Luce, «uno nella persona, duplice nella natura». L’apice del simbolismo viene raggiunto nell’Ambone. L’annuncio cristiano si fonda sull’evento pasquale: la tomba vuota di Cristo (simboleggiata dalla base). Il pluteo dell’ambone è una scultura che rappresenta il un canto alleluiatico all’Agnello immolato e risorto, raffigurato con la croce gemmata e gloriosa

IL MONASTERO
Dall’antica sacrestia, passando attraverso un piccolo andito, coperto da una volta ogivale, si giunge nella Sala Capitolare, ricostruita, per l’arrivo dei monaci, su parti ancora riconoscibili dell’antico episcopio. L’adiacente Chiostro, elemento essenziale di ogni architettura monastica, rimanda al simbolismo biblico del Paradiso adamitico. Esso è stato edificato sulle rovine dell’antico edificio. Sulle pareti laterali vi sono delle pitture murali, opera del monaco pittore Padre Bonifacio Salice, che illustrano alcune scene della vita di San Benedetto da Norcia (480-547), patriarca dei monaci d’Occidente e patrono d’Europa.
VITA MONASTICA BENEDETTINA
Anche i bambini sanno che la sintesi dell’opera di San Benedetto e dei suoi figli ci è data da due parole in facile latino: «ORA et LABORA», prega e lavora.
“ORA”, comprende ogni forma di preghiera monastica: da quella liturgica, sempre dignitosa ed espressa nel canto, a quella personale che, proprio perché parte dalla Parola di Dio, viene chiamata “lectio divina”. La preghiera è l’asse portante della giornata monastica: sei volte al giorno la Comunità si riunisce per cantare le meraviglie del Signore, sapendo di cooperare con ciò all’Opera di Dio, a favore di tutte le creature di cui si fa voce.
“LABORA”, è tutto ciò che viene fatto a servizio dei fratelli, dal lavoro manuale: domestico, agricolo, artigianale, a quello intellettuale, artistico e pastorale; perché l’amore per Dio si verifica con ciò che facciamo in favore del prossimo. Il tempo del lavoro vede alcuni monaci impegnati nel laboratorio per il restauro del libro, altri a coltivare l’orto o a curare il chiostro, c’è chi cura il decoro della chiesa o la pulizia della casa, chi si occupa della biblioteca (40.000 volumi), accessibile a studenti e ricercatori. Un’attività tipicamente benedettina, che coinvolge tutta la comunità dei monaci, è l’ospitalità offerta a singole persone o a gruppi che, nella foresteria del monastero, trascorrono giornate di ritiro e di esercizi spirituali.


Opere d'Arte
La cattedrale di San Pietro di Sorres è, indubbiamente, una delle più belle chiese in stile romanico-pisano. L’edificazione avvenne, come era normale per quell’epoca, in più tempi. Come data d’inizio si parla del 1170. La chiesa, con molto probabilità, fu completata nel 1200, ad opera di quel Mariane Maistro che ha lasciato la sua firma nel gradino sottostante la porta principale.
La facciata, rivolta ad ovest, è l’elemento architettonico più elaborato di tutto il monumento. Essa si sviluppa in uno schema geometrico ripartito su quattro livelli di cui i primi tre sono ritmati da arcate e l’ultimo, liscio, termina con un timpano al cui centro sta un occhio circolare con una croce in pietra. La bifora del secondo ordine denuncia influssi orientali nella forma degli archetti. La parte alta della facciata evidenzia il secondo intervento, realizzato per terminare la costruzione con l’elevazione della navata centrale.
I muri laterali esterni sono impreziositi da mensole e da intarsi decorativi.
L’Abside, baciata dal sole nascente che penetra nella chiesa da tre monofore, incanta per la sua eleganza e per lo slancio architettonico della loggetta cieca, su cui emerge la croce.
L’interno ha pianta basilicale a tre navate, separate da due file di sei pilastri cruciformi e coperta da volte a crociera, realizzata in pietra nera vulcanica (basalto). L’insieme colpisce per l’armonia delle forme e dei colori, così da dare la sensazione di uno spazio molto ampliato.
Il Presbiterio, sopraelevato rispetto alla navata, vede fortemente esaltato il luogo dove il Vescovo, assiso sulla cattedra (la nicchia, realizzata all’interno dell’abside), presiedeva lo svolgersi della Liturgia.
L’Ambone, luogo della proclamazione della Parola, è in stile gotico, probabilmente posteriore all’edificazione della chiesa, e rimane addossato al terzo pilastro di destra. Esso sembra voler far da tramite tra il presbiterio sopraelevato e la navata, dove si raccolgono i fedeli.
In fondo alla chiesa, addossati alla parete nord, si notano un sarcofago su cui è scolpito un pastorale e un croce, e un piccolo monumento funerario con la scultura di un vescovo defunto rivestito degli abiti pontificali. La tradizione e la pietà popolare hanno ritenuto che appartenessero al Beato Goffredo, il Vescovo che fece erigere la cattedrale di Sorres.

La statua di Maria Regina Mundi
La preziosa statua lignea del sec. XV, che presenta Maria nella veste di “Madre e Regina” (ha infatti lo scettro ed è orgogliosa di mostrare il Figlio di Dio e Figlio suo) in passato non è rimasta sempre nello splendore attuale.
Per tanti secoli è stata relegata in sacrestia e sottratta al culto dei fedeli di Borutta perché anch’essa ha sofferto del degrado dell’edificio della Chiesa causato dalle intemperie e dal totale abbandono in seguito alla soppressione della diocesi di Sorres nel 1500.
Quando il P.Agostino Lanzani, monaco ingegnere di san Giovanni Ev. in Parma, nel 1947 venne per la prima volta a Sorres, il viso della Madonna e del Bambino erano talmente sfigurati che la statua era stata interdetta dall’autorità ecclesiastica (non veniva cioè più usata per il culto), e nella celebrazione annuale della Natività di Maria, a cui i boruttesi erano e sono affezionatissimi, veniva sostituita con un’altra statua di cartapesta, anch’essa raffigurante Maria Regina.
Questo forzato isolamento e questa lontananza dal popolo del prezioso simulacro di Maria terminò quando, il 7 settembre 1955 arrivarono a Sorres i monaci benedettini di Parma.
Fu la statua di Maria, accuratamente restaurata, ad accoglierci a Sassari. Fu Lei che, sistemata, per l’occasione, in modo dignitoso su un camioncino e attorniata dagli alunni sardi del monastero di Parma, apriva il corteo di macchine che da Sassari accompagnavano a Sorres i monaci fondatori col loro superiore P.Paolo Gibertini; fu Lei a varcare per prima la soglia della Basilica e a prendere il suo posto di Madre e Regina nella chiesa, affidata da quel momento ai monaci.
Il cronista dell’incipiente comunità monastica annotava la sera di quel lieto giorno: “Così sotto la protezione della Madonna i monaci di san Giovanni Evangelista in Parma hanno preso possesso del nuovo cenobio e con i primi vespri della Natività di Maria SS.ma ha avuto inizio l’osservanza monastica”.
Con il canto dei Vespri mariani, ebbe dunque inizio quella quotidiana liturgia di lode che, da quel giorno per 47 anni fino ad oggi, unendo la voce dei figli di san Benedetto al canto di
Maria (il «Magnificat»), ha ininterrottamente lodato e supplicato la santissima Trinità.

Le corone di Maria e di Gesù
Sono state progettate dall’arch.Osvaldo Lilliu. Il materiale è prezioso e di valore. Anche il simbolismo è molto ricco. La corona della Madonna, nella parte superiore, è ornata da 12 raggi terminanti con 12 perle. I raggi alludono alla donna vestita di sole dell’Apocalisse che ha sul capo una corona di 12 stelle.
Le perle, per la loro provenienza, la forma e il colore ci ricordano le lacrime e quindi le sofferenze, attraverso le quali è passata Maria per diventare Madre e Regina nostra. Il tralcio di rose, che circonda il cerchio della corona, richiama il Rosario o «corona di rose» in onore di Maria per ricordare la sua gioia, i suoi dolori e la sua gloria. I cinque petali delle rose richiamano i misteri del rosario. Il rubino, che si trova al centro delle rose, conferendo a ogni rosa profondità e forma di calice, vuole essere il simbolo del sangue redentore di Cristo. La corona del Bambino volutamente mette in rilievo il numero quattro attraverso le quattro punte cruciformi che, con i due rami di spine che avvolgono la corona, sono un evidente riferimento alla passione e alla croce di Gesù. Col numero quattro delle croci si vuole poi evocare i quattro esseri viventi di Ezechiele (1, 4-25) e di Apocalisse (4, 7-8), e quindi i quattro evangelisti. Ed essendo il numero quattro una cifra cosmica in riferimento ai quattro punti cardinali, manifesta nel Bambino incoronato il segno del suo potere in cielo e in terra (Matteo 28).

Negli ultimi decenni la Chiesa è stata arricchita da diverse opere per il decoro e le celebrazioni della Liturgia: Il Coro ligneo intarsiato, opera del monaco Don Bernardo Berardinucci (1967). L’organo, costruito dalla ditta Tamburrini.
L’Altare in pietra, su progetto dell’architetto Osvaldo Lilliu e realizzato dagli scalpellini di Ittiri.
Il Tabernacolo, ispirato a modelli di reliquiari medioevali, in metallo cesellato a mano con formelle smaltate, di manifattura spagnola.
Il Crocifisso pensile, in bronzo dorato, opera dello scultore tedesco Bonifatius Stirnberg.

Come arrivare
Facilmente raggiungibile in auto perché vicinissimo alla strada statale 131, la principale dorsale viaria della Sardegna.
Chi arriva da Cagliari deve, al km 173°, svoltare per il bivio di Alghero - Torralba e proseguire in direzione Thiesi fino al bivio per Borutta.
Chi arriva da Sassari deve svoltare al bivio per Bonnanaro e oltrepassare l'abitato di Borutta.
La stazione ferroviaria di riferimento è quella di Giave collegata da un servizio di autobus di linea.


Mappa per raggiungere il santuario Visualizza la mappa del santuario

 

Orario d'Apertura
Sempre

Celebrazioni
Chiedere informazioni al monastero

Contatti
MONASTERO BENEDETTINO S. PIETRO DI SORRES
LOCALITA' SAN PIETRO DI SORRES
07040 Borutta (SS)
Tel. 079 82 40 01
Fax 079 82 40 19
email: padrebruno@alice.it - (emporio monastero) anticoemporio@virgilio.it

Feste patronali
La festività maggiormente sentita è quella di San Pietro di Sorres il 29 Giugno, nella quale la popolazione partendo dalla parrocchia del paese, raggiunge il monastero con una lunga processione in costume ed a cavallo. (http://www.sanpietrodisorres.it/lacanas2.pdf)
L’8 settembre si festeggia anche la Madonna, venerata come Nostra Signora di Sorres. La statua della Madonna col Bambino, risalente al XV è situata nella navata laterale sinistra della cattedrale.

Pubblicazioni
REGISTRO DI SAN PIETRO DI SORRES
• Biblioteca Universitaria di Cagliari, Sala manoscritti, S. P. 6. 4. 64.
• Il codice di san Pietro di Sorres. Testo inedito logudorese del sec. XV, a cura di A. Sanna, Cagliari, Regione Autonoma della Sardegna, 1957.
• Il Registro di San Pietro di Sorres, introduzione storica di R. Turtas, ed. critica a cura di S. S. Piras e G. Dessì, Cagliari, Centro di Studi Filologici Sardi/Cuec, 2003.
Canto Gregoriano "Ad Te Levavi"
CANTORI della RESURREZIONE
Direttore Antonio Sanna Registrazione effettuata il 29 e 31 Ottobre 1994 nella Basilica romanica di S.Pietro di Sorres (Borutta - SS).


Da vedere nei dintorni
Interessante da visitare: a Borutta, la chiesa di Santa Maria Maddalena, le antiche fontane di Cantaru e Funtana.
Per avere informazioni sul comune: 07040 Borutta (SS) - Via della Liberta', 11. Il comune fa parte della provincia di Sassari - 079824025 - Centralino - cutura.borutta@email.it
- la Valle dei nuraghi tra Sorres e Nuraghe de S.Antine (Torralba),tra cui il principale la regia nuragica di S. Antine
- museo etnografico di Torralba
- Domus de Janas di Mosedu ( Cheremule) e di S.Andrea Priu ( Bonorva)


Prodotti tipici
Dentro il monastero c’è un piccolo negozio di vendita al dettaglio di Prodotti naturali dei Monasteri:
Cosmetici, Infusi, Tisane, Olii Essenziali, Liquori, Amari, Vino biologico, Cioccolato, Miele, Marmellate, Integratori e Prodotti Erboristici; vi è poi la Libreria Religiosa con gli Articoli Sacri, Arredi per Chiese, Candele profumate, Incensi, Ostie e Particole, Vino da Messa e tanti altri Articoli da Regalo in legno metallo e cristallo per Matrimoni, Battesimi, Comunioni, Cresime
e per varie occasioni, inoltre le Ceramiche Artistiche di Claudio Pulli decorate e modellate a mano in Sardegna con Oro Zecchino e colori a 3°fuoco.



La preghiera è luce per l'anima. Splendida presentazione sulla Cattedrale di San Pietro di Sorres



di Maria Caterina Muggianu


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