I Genitori di teresa di Lisieux
 

I Genitori di Santa Teresa di Lisieux

Teresa di Lisieux biografia

Conoscere Teresa di Lisieux è accostare il suo ambiente familiare, il terreno in cui Lei è vissuta e dal quale non solo ha ricevuto l’esistenza, ma tutto ciò che l’ha aiutata a realizzare in sé il progetto di Dio. Senza questi genitori santi, forse non avremmo avuto questa Santa. Nella storia, infatti, sono rari i giganti che si ergono isolati e quasi staccati dal terreno della famiglia. «Il buon Dio mi ha dato un padre e una madre più degni del cielo che della terra» (lettera di Teresa a p. Bellière, 26 luglio 1897). «Senza questo, non avresti avuto quello», disse un giorno mamma Margherita Sanson, avvicinando la sua vera all’anello pastorale del figlio, Giuseppe Sarto il futuro Pio X. «La più grande santa dei tempi moderni» (Pio X) è dono di genitori santi! Teresa scriveva alla sorella Celina:

«Or leva lo sguardo alla Patria Santa
E là vedrai, su gloriosi troni,
un Padre amato, una diletta Madre
a cui tu devi la tua immensa gioia» (P 16,5).

La coincidenza di alcune date – forse casuale – sottolinea, ancora una volta, il legame che unisce la Santa ai suoi genitori.
Luigi e Zélie si unirono in matrimonio il 13 luglio 1858 e il 13 luglio 1927 Pio X estendeva la memoria liturgica di Santa Teresa di Lisieux a tutta la Chiesa. Nella giornata mondiale delle missioni, di cui la figlia è patrona con Francesco Saverio, i genitori sono stati scritti nel libro dei beati.
La santità di Teresa, così, mentre avvolge quella dei genitori, la riflette.
Il fiore che sta per raccontare la sua storia si rallegra di dover dare conoscere le premure del tutto gratuite di Gesù… È Lui che l’ha fatto nascere in una terra santa, e come tutta impregnata di profumo verginale. È Lui che l’ha fatto precedere da otto Gigli splendenti di candore» (Ms A, 4v).

Teresa è stata profondamente segnata dalla fede profonda e dal fervore religioso dei suoi genitori. «Essi chiesero al Signore di dar loro molti figli e di prenderli per Sé. Questo desiderio fu esaudito: quattro angioletti volarono nei Cieli e le cinque figlie rimaste nell’arena presero Gesù come Sposo» (lettera di Teresa a p. Bellière, 26 luglio 1897). «Come sono felice di sapere che Santa Teresa di Lisieux è la ricompensa di una famiglia esemplare» (Card. Mercier).



Luigi Martin

Luigi Giuseppe Ludovico Stanislao nacque a Bordeaux il 22 agosto 1823 da Pietro-Francesco Martin, capitano dell’esercito francese, e da Maria An-na Fanny Boureau.
La sua prima formazione è legata alla vita militare di suo padre: dai tre anni e mezzo fino ai sette anni fece parte, a Strasburgo, degli Enfants de Troupe.
Nel 1831, poiché la sua famiglia si trasferì ad Alençon, frequentò gli studi presso i Fratelli delle Scuole cristiane.
Negato per la vita militare, si orientò verso il mestiere di orologiaio e si recò a Rennes, in Bretagna, per compiere il suo apprendistato.
A 22 anni, nel 1845, pensò di entrare nel monastero del Gran San Bernardo, per dedicarsi alla vita contemplativa e per aiutare i viaggiatori in difficoltà e in pericolo, ma non fu accolto perché non conosceva il latino.
Dopo un anno di tentativi, per imparare questa lingua, vi rinunciò e continuò a completare la sua formazione di orologiaio a Parigi. Una lettera di Zélie, inviata il 1 gennaio 1863 al fratello Isidoro, testimonia le trappole e i pericoli che dovette superare in questa città per essere fedele al Signore. «Luigi conosce Parigi… e mi racconta quello che ha passato lui stesso e quanto coraggio gli occorse per uscire vittorioso da tutti quei combattimenti. Se tu sapessi per quali prove è passato!».
Nel 1850 si stabilì ad Alençon aprendo un’orologeria-bigiotteria.
Luigi alimentava la sua fede con la celebrazione eucaristica, quasi quotidia-na, e con l’adorazione notturna; la testimoniava esercitando la carità (per questo si era iscritto alla conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli), rispettando il riposo domenicale – atteggiamento questo che lo danneggerà economica-mente – e partecipando ai pellegrinaggi; l’approfondiva con la lettura, la meditazione e il silenzio: per questo acquistò il Pavillon, una torre esagonale a tre livelli costruita in un giardino.
Il 13 luglio 1858 sposa Zélie, presentatagli dalla madre che mal sopportava il suo stato celibatario.
Legato profondamente alla moglie, amante delle sue figlie, visse alla luce della fede le diverse situazioni: la morte dei suoi quattro bambini e quella della moglie stessa.
Dopo questo triste evento si trasferì con le figlie a Lisieux, sistemandosi nel-la casa trovata dal cognato Isidoro: les Buissonets.
Da qui, dopo un periodo di serenità, quattro figlie, una dopo l’altra, lo la-sciarono per entrare in convento.
Nel 1888, dopo la partenza di Teresa, da lui amata in modo particolare, iniziò per Luigi il tempo del dolore: ricoverato prima all’Ospizio del Buon Salvatore a Caen e poi, colpito da paralisi, riportato a casa, fu amorevolmente assistito da Celina. Morì il 29 luglio 1894 all’età di 71 anni.



Zélie Guerin

Azélie-Maria (o semplicemente Zélie), nata il 23 dicembre 1831 a Gandelain da Isidoro Guerin e da Luisa-Giovanna Macé, fu battezzata il giorno dopo nella chiesa di Saint-Denis sur Sarthon.
Dopo gli studi presso il convento dell’Adorazione Perpetua, Zélie sente in sé il desiderio della vita religiosa. Ricevuto, però, il diniego dalla superiora, Zélie si dedicò all’arte del «punto d’Alençon», un tipo di ricamo assai apprezzato, ma molto difficile.
Affermatasi nel settore, aprì in proprio, in via Saint-Blaise n. 36, un laboratorio, coinvolgendo nella sua gestione lo stesso marito.
Con il personale riuscì a stabilire un rapporto familiare.
Animata dalla carità lottò contro ogni forma di ingiustizia - riuscì a smascherare, non senza paura, due falsi religiosi che disturbavano una bambina di otto anni - e si prodigò a favore dei bisognosi.
Amò i suoi figli - «Io amo i bambini alla follia, ero nata per averne» (lettera alla cognata, 15 dicembre 1872) - e per loro desiderava che fossero santi.
Anche per lei desiderava la santità: «Vorrei farmi santa, ma non so da che parte incominciare; c’è tanto da fare che mi limito ad desiderio» (lettera alla figlia Paolina, 26 febbraio 1876).
Zélie non fu mai abbandonata dalla sofferenza.
«La mia infanzia, la mia giovinezza sono state tristi come un sudario perché se la mamma ti viziava, con me, invece, tu lo sai, era troppo severa; quantunque tanto buona, non mi sapeva prendere e così il mio cuore ha molto sofferto» (lettera a Isidoro, 7 novembre 1865).
«Spesso penso alle madri che hanno la gioia di nutrire esse stesse i loro bambini, mentre io devo vederli morire tutti, uno dopo l’altro» (lettera al fratello, 1 marzo 1873).
«Se il buon Dio mi vuole guarire, sarò molto contenta, perché in fondo desidero vivere; mi costa lasciare mio marito e le mie figlie. Ma nello stesso tempo mi dico: se non guarirò è forse perché per loro sarà più utile che io me ne vada» (lettera alla cognata, 20 febbraio 1877).
Il 28 agosto 1877 muore all’età di 46 anni.



Un'aureola per due

Ancora una volta la Chiesa ha scritto nel Libro dei Beati una Coppia di spo-si. Giovanni Paolo II ha voluto che il processo canonico di Louis Martin e Azélie Guerin fosse unico come insieme, il 26 marzo 1994, li dichiarò “ve-nerabili”. Proclamati beati, il 19 ottobre 2008 a Lisieux, sono proposti come modello alle famiglie cristiane.
I coniugi Martin sono stati beatificati non perché hanno messo al mondo una grande santa, ma per aver aspirato alla santità come coppia.
Ognuno di loro aveva pensato di consacrarsi al Signore nella vita religiosa, ma Dio aveva su di loro altri progetti e lì, sul Ponte san Leonardo, li ha fatti incontrare perché insieme, come sposi, potessero camminare nella via della santità dando un esempio luminoso di vita coniugale vissuta nella adesione alla volontà del Signore, nell’accoglienza e nell’educazione dei figli, nella realizzazione delle virtù umane e cristiane.
Come coppia, la loro gioia: vivere insieme e condividere tutto. Con la loro vita hanno annunciato a tutti la buona novella dell’amore in Cristo: un amore semplice, rinnovato quotidianamente, capace di effusioni e di tenerezze, pronto al sacrificio. A Zélie che scriveva: «Ti amo più della mia vita», «Ti stringo con tutto l’amore che ho per te», «Ti seguo con il mio pensiero tutto il giorno», «Mi sarebbe impossibile vivere lontana da te» Luigi rispondeva: «Tuo marito e vero amico che ti ama per la vita».
Il loro reciproco amore era noto a tutti. Le lettere di Zélie al fratello o alla cognata ne sono una testimonianza. «Mio marito è un sant’uomo. Ne auguro uno simile a tutte le donne. Io sono sempre felicissima con lui: mi rende la vita molto serena» (lettera a Isidoro, 1 gennaio 1863); «Egli mi comprendeva e mi consolava. … I nostri sentimenti sono stati sempre all’unisono ed egli è stato per me un consolatore ed un sostegno» (lettera alla figlia Paolina, 4 marzo 1877).
Come sposi trovavano nella fedeltà al Signore la loro forza. A Zélie che era solita ripetere: «Dio è il Maestro e fa ciò che vuole», Luigi rispondeva: «Messer Dio primo servito».
«Mio padre e mia madre andavano ogni mattina a messa. Si comunicavano il più sovente che potessero. In Quaresima digiunavano e si astenevano dalle carni» (Celina, Procès de Béatification et canonisation de Thérèse, 335v).

Come genitori – loro che all’inizio della loro vita coniugale avevano deciso di vivere in continenza – accolsero con gioia nove bambini. La morte di quattro di loro non li scoraggiò, ma intensificò la loro fiducia e abbandono nel Signore. Sebbene entrambi lavoratori, hanno conciliato le esigenze delle attività commerciali con quelli della famiglia non delegando ad alcuno l’educazione dei loro figli.
«Non vivevamo più che per i figli. Questi erano la nostra felicità e non l’abbiamo mai trovata se non in loro. Tutto ci riusciva facilissimo. Per me era il grande compenso, perciò desideravo di averne molti per allevarli per il Cielo» (lettera a Paoline, 4 marzo 1877). «Nostro padre amava molto i suoi figli. Egli aveva per noi una tenerezza tutta materna» (Celina, Procès.. 336r).
La casa Martin era una “piccola chiesa”: Luigi e Zélia educarono con le parole e l’esempio i figli alla fede – preghiera comune, partecipazione comune alle celebrazioni – e alle virtù – collaborazione vicendevole, comprensione, rispetto e correzione fraterna – favorendo la vocazione di ciascuno.

La religiosità dei coniugi Martin si esplicitava nella carità. Pur avendo una famiglia numerosa, non ricusavano di aiutare chi era nel bisogno. «Se in famiglia vigeva la legge della parsimonia, con i poveri si era generosi. Si an-dava alla loro ricerca, si invitavano a casa e dopo averli rifocillati, vestiti, si esortavano al bene. … Ancora vedo mia madre premurosa con un povero vecchio. Avevo 7 anni. Eravamo in campagna, quando incontrammo un povero vecchio. Mia madre manda Teresa a dare qualche spicciolo, ma lei iniziò a conversare con lui. Allora mia madre lo invitò a seguirci e lo condusse a casa nostra. Gli preparò un buon pranzo, gli diede dei vestiti e un paio di scarpe.. Alla fine lo pregò di ritornare a casa nostra ogni volta che avrebbe avuto di bisogno. Mio padre, invece, si impegnava o a trovare loro un lavoro o a farli ricoverare. I poveri ogni lunedì mattina venivano ai Buissonets per cercare l’elemosina. Si donava loro soldi o cibo. Sovente era Teresa a svolgere questo compito. Un giorno, all’uscita della chiesa, incontriamo un povero. Mio padre lo invita a venire a casa con noi: gli offre da mangiare e gli dona tutto ciò di cui aveva bisogno. Alla fine, prima che andasse via, egli lo invita a darci la sua benedizione. Mio padre, io e Teresa ci inginocchiamo, lui ci benedice e poi va via» (Celina, Procès..).

Louis e Zélie Martin con la loro vita sono stati il terreno fertile in cui sono germogliati nove “Gigli” e che hanno vissuto in modo eroico la loro fedeltà al vangelo divenendo “sale della terra e luce del mondo” (Mt 5,13-14).
Essi hanno reso eroico il quotidiano e il quotidiano eroico.
“Tutto è grazia!”

* * *

Dio d’eterno amore,
Tu, nei Beati sposi Luigi e Zélie Martin,
ci doni un luminoso esempio di santità
vissuto nella vita matrimoniale.
Immersi nel lavoro quotidiano
e provati dalle difficoltà della vita,
hanno custodito la fede e la speranza
educando i loro figli alla santità.
La loro preghiera e il loro esempio
siano di sostegno alle famiglie nella loro vita cristiana
e aiutino tutti a camminare nella via della santità.
Se è secondo la tua volontà,
degnati di accordarci la grazia,
che ti domandiamo attraverso la loro intercessione,
e di iscrivere loro nel numero dei Santi della tua Chiesa.
Per Cristo nostro Signore. AMEN.


di Don Fortunato Malaspina




  
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