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Don Loi | Chiesa | Santità


Una vocazione non comune quella di Antonio Loi. Desiderò fin da bambino di diventare sacerdote
e chiese a Gesù di “divenire sacerdote secondo il tuo Cuore". Gesù lo prese in parola e lo invitò ad essere, con Lui e come Lui, sacerdote e vittima.
Nacque a Decimoputzu (Cagliari) il 6 dicembre 1936, da una famiglia di piccoli proprietari dediti all'agricoltura, di condizioni economiche discrete. Ha scritto: "Quando frequentavo le elementari sentii proprio il desiderio di diventar sacerdote".
Nel 1949 fu accettato nel seminario di Iglesias. Poi frequentò il Seminario regionale di Cuglieri, dove mostrò di avere talento per il canto e per lo sport.
In quarta ginnasio compose un'operetta dal titolo: "Marco il pescatore". La musicò Don Vincenzo Cimatti dei Salesiani. Fu messa in scena nel Seminario di Iglesias e poi nel Seminario Regionale di Cuglieri.
Antonio praticava lo sport con passione. I compagni ne parlano ancora con entusiasmo. Nel 1957 riportò il massimo nelle gare di salto in alto (1,60). Nel 1957 Efisio Spettu riuscì a battere Antonio nel salto in lungo segnando m. 5,42 mentre Antonio segnò 5,40. Fu l'unica volta che Antonio perse il record.
Nel 1957, per la festa dell'Immacolata, si consacrò all'Amore Infinito. Nel diario ha scritto: "Mi consacravo totalmente a Gesù Amore Infinito rinunciando completamente a me stesso per Gesù.".
I sintomi del linfogranuloma che fu il suo calvario si resero evidenti mentre frequentava la quarta teologia; dal 1961 in poi la malattia lo aggredì implacabile. Fu sacerdote per venti mesi.
È singolare come in lui crescano insieme le due vocazioni. Qualche giorno prima di partire a Lourdes nel diario aveva scritto: "O mamma santa, se mi darai la salute la userò esclusivamente per propagare il tuo nome nelle anime, senza un attimo di riposo, di tempo perso. Grazie, mamma santa".
Per l'immaginetta ricordo dell’ordinazione diaconale aveva preparato questo pensiero: "O Gesù, io credo al tuo amore per me. Disponi come a te piace della mia vita".
Fu ordinato sacerdote il 21 settembre 1963. Nel diario aveva scritto: "Padre, è venuta l'ora. Quel giorno tanto sospirato è giunto. Sono trascorsi 13 anni... Padre, glorifica il tuo figlio. Anch'io sarò glorificato, perché diventerò un altro Cristo... ma Gesù è stato glorificato sulla croce. Anche per la mia glorificazione il Signore ha preparato la croce".
Il 17 maggio 1964 nel suo diario scriveva: "Sento il desiderio prepotente di saltare giù dal letto, di correre a salvare tante anime, lavorare fino all'esaurimento di me stesso [...] o Signore, ti offro anche questo sacrificio della mia inutilità e immobilità"."Anche se mi costa, mi levo tutte le mattine per la celebrazione della Santa Messa, fonte di gioia e di nuova forza per la mia giornata […] Ho messo tutto nelle mani della Madonna e la prego solo che mi dia la forza di fare sempre la volontà del suo diletto Figlio". Scriveva: "Il soffrire continuamente stanca, le forze vengono meno. Se il Signore non dà abbondanti le sue grazie, è impossibile mantenere la serenità di spirito. Fisicamente soffro, piango, moralmente sento una gioia così profonda che non riesco a raggiungerne i confini".
Non volle mai assumere morfina per non perdere la coscienza della sua offerta. Alla vigilia della morte poté ancora dire il rosario con i presenti.
Nell’ultimo giorno di vita, benedisse tutti e poi esclamò: "Arrivederci, tutti, in paradiso. Davvero, ve lo dico, arrivederci, tutti, in paradiso". E a qualcuno in particolare: "Anche a te, lo dico, e a te..."
Quindi intonò il "Te Deum". I Sacerdoti presenti, trattenendo a stento le lacrime, continuarono il canto. Finito quel canto, col suo consenso recitarono il "Magnificat".
Dopo un lieve e breve miglioramento, iniziò la dura agonia che aveva tanto temuto. I presenti recitavano il rosario. Don Antonio morì proprio all'ultimo "Gloria al Padre".
Erano le 17 del 29 maggio 1965. Reclinò il capo leggermente a destra. Sembrava dormire. Fu vestito con i paramenti sacerdotali, come se dovesse iniziare la messa.
Leggiamo ancora dal suo diario:
“AMARE GESU'! Vuol dire fare tutto per Lui, accettare tutto dalle sue mani, donarsi completamente a Lui. Non dire mai di no alle sue ispirazioni, specialmente quando faranno sanguinare.
O mio Gesù, io mi sono dato tutto a te, fa di me ciò che vuoi, fa della mia vita quello che vuoi. Tu mi vuoi bene, tu mi ami e anche quando mi fai soffrire tanto, dammi la forza di dire sempre il mio Fiat (il mio sì), anche quando mi dai un fortissimo mal di testa, Fiat. Fa di me ciò che vuoi; grazie, Gesù, del bene che mi dai!
Nei momenti più tristi, nei momenti di intenso dolore, dammi la grazia, o Gesù, di essere sempre sereno, sempre contento, fammi capire che tutto è frutto del tuo infinito Amore.
E quando è proprio impossibile capire, fammi, o Gesù, chinare il capo e accettare".

 


(ridotto e adattato da “Pret”i di mons. Giovanni Axedu, ed. Libreria S. Eusebio, Cagliari, 2003)


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