"… è stato bello averti incontrato"
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Domenico Acquaro nacque a Mottola (TA) l'8 gennaio 1930 da Acquaro Domenico e
Lomunno Filomena.
Fece il suo ingresso nel seminario mercedario di Nemi il 1940, dove nel 1946
emise la sua professione religiosa. Fu ordinato sacerdote nella chiesa di S.
Maria della Mercede in Roma nel 1953.
La sua gioia era quella di vivere il carisma mercedario, seguendo Gesù Cristo,
rendendolo presente come amico e Redentore tra i cristiani che si trovano
esposti al pericolo di perdere la fede.
Oltre alla professione dei consigli evangelici di povertà, castità, obbedienza,
come tutti i Mercedari, Padre Domenico Acquaro ha professato il quarto voto di
rischiare per Cristo la propria vita, per vivere l'ideale evangelico dell'amore
senza limiti: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i
propri amici" (Gv 15,13)
Padre Domenico Acquaro, sotto la protezione della Madonna della Mercede e la
guida di Gesù Redentore, che con la sua morte ci ha liberato da ogni schiavitù,
ha vissuto con amore e con impegno la sua missione.
Si è laureato in teologia nel 1955 e dal marzo 1956 sino al settembre 1964 è
stato Direttore del
Villaggio della Mercede in S. Felice Circeo, un centro per l'accoglienza di
ragazzi in difficoltà.
Nel maggio del 1965 andò a Padova per l'apertura di una nuova struttura di
ricupero per detenuti ed ex-detenuti.
Dal 1967 al 1974 fu Provinciale della Provincia Romana e poi per dodici anni
(sino al 1986) ha ricoperto l’incarico di Maestro Generale dell’Ordine della
Mercede, con la responsabilità quindi di tutte le comunità religiose mercedarie.
Terminato questo incarico è ritornato a fare il “frate semplice”, rendendosi
disponibile a compiere l’obbedienza che i superiori via via gli hanno richiesto.
Dal 1988 al 1997 è Superiore e Parroco del Santuario di Bonaria in Cagliari,
dove tanti lo hanno amato. Trasferito a Roma, vi rimane fino al 2003.
Rientra ancora a Cagliari, dove vi resta fino alla conclusione della sua vita,
avvenuta poco dopo le 4 del mattino del giorno 4 giugno 2010, primo venerdì del
mese di giugno dedicato al Sacro Cuore.
Figura di grande spessore spirituale e con una grande carica ascetica ha sempre
dato una buona testimonianza della vita consacrata mercedaria e a tutti coloro
che lo hanno avvicinato specialmente nella confessione e nella direzione
spirituale, ha saputo infondere serena fiducia in Dio e capacità di affrontare
anche le difficoltà della vita.
Dice di lui l’Arcivescovo di Cagliari Mons. Giuseppe Mani:
“era un vero aristocratico dello Spirito. Vedendolo ti faceva dire “essere
religioso è bello”. Era infatti bello nella sua anzianità. Non la bellezza dei
giovani ma quella degli anziani, oserei dire delle cose antiche, quindi
impreziosite dal tempo. Ho visto le sue foto da giovane e mi piaceva meno. Credo
che - da generale dei Mercedari - fosse un Generale piuttosto forte e
apprezzato, tanto da essere rieletto per due turni. Gli anni e le prove lo
avevano affinato, proprio come il tempo dà la bellezza alle cose. Così ho sempre
visto Padre Domenico Acquaro, mercedario, che ci ha lasciato per il Paradiso da
poco. Da dodici anni era stato segnato dalla malattia: gli avevano pronosticato
sei anni di vita e, pur sapendolo, non si risparmiava in nulla, anzi si donava
con una disponibilità a tutta prova proprio perché il tempo supplementare gli
era stato concesso per servire e servire bene. Quando all'età di 76 anni gli
chiesi la disponibilità a fare il Padre spirituale dei seminaristi del seminario
regionale accettò con grande gioia e immediatamente, ponendo soltanto come
condizione
la volontà dei suoi superiori. Ed è stato Padre apprezzatissimo pieno di
saggezza e di equilibrio, ma soprattutto di fede. Pensai a Lui come al punto di
riferimento più sicuro di tutta la vita religiosa
della Diocesi e gli proposi di fare il mio delegato per i religiosi. Accettò
volentieri e tutti hanno potuto apprezzare la qualità della sua testimonianza e
la delicatezza del suo agire. Era contento, beato, per questo mi raffigurava la
perfezione della vita religiosa.
Era povero e sobrio in tutto. Sempre in perfetto ordine nel suo abito religioso
o in clergyman. La sua semplicità era la vera eleganza religiosa. Sempre
raccolto anche nei suoi interventi, fatti con
quella voce pacata che lo caratterizzava. Dignitoso nel portare la sua Croce
tutta da solo e di cui pochi eravamo a conoscenza. Pur avendo ricoperto il più
alto grado nel suo Ordine viveva con semplicità religiosa nel ruolo che gli
veniva affidato. Ricercato come confessore e direttore spirituale, era vero
maestro di vita cristiana. Tutto caratterizzato dalla misura, dalla normalità,
dalla naturalezza. Senza esagerare credo di poter dire di lui quello che fu
detto di Papa Giovanni: “Era naturalmente santo e santo naturalmente”. Si può
essere santi anche senza essere strani. Era un uomo normale, ma ispirava
vangelo. Eppure si intravedeva che non doveva essere nato così, lo era diventato
attraverso il dominio di sè e la maturazione che in lui aveva operato la vita e
l'ascesi religiosa in cui profondamente credeva. Ho goduto della gioia della sua
amicizia sempre sobria e senza mai uscire dalla riservatezza, ma non per questo
si dispensava da dire al vescovo cose che potevano non farmi piacere. Mi
consigliavo volentieri con lui prendendo bene le misure: sapevo infatti che mi
avrebbe detto ciò che avrei detto io alla sua età, dieci anni più anziano. Era
diventato buono e in tutti i consigli prevaleva sempre la bontà anche se non
veniva mai meno il senso di responsabilità. Quando all'inizio dell'ultima
Quaresima andai a trovarlo alla clinica della Mercede a Roma mi disse
serenamente che era arrivato il momento, ripetendomi il salmo “gli anni della
vita sono 70, ottanta per i più robusti, sono arrivato, sono felice, ringrazio
Dio”. Rientrò a Cagliari e riprese il suo lavoro.
Padre come va? Ancora bene, e sorrideva dolcemente. Poi all'ospedale circondato
dall'affetto e
dall'apprensione di tutti. Su tutti spargeva serenità senza dire neppure una
parola sulla sua situazione. Poi, alla fine, nella sua cella con la radio sempre
accesa per seguire tutto ciò che avveniva nel Santuario ed essere unito alla
preghiera del popolo. Si è consumato e dolcemente se n'è andato tra le braccia
di Maria. L'ho rivisto, bellissimo, avvolto nel suo abito religioso tutto
bianco, diventato ormai una cosa sola con l'icona che gli pendeva sulla testa in
cui la Madonna era circondata da tutti i santi della Mercede. C'era anche lui ed
era lì per noi come per noi era vissuto. La sua partenza non la sento come una
perdita, ma come una presenza trasfigurata.
Padre Giovannino Tolu, già, Maestro Generale della famiglia Mercedaria, lo
ricorda così:
“Poiché non mi poteva bastare sentire la voce per telefono, appena ne ho avuto
la possibilità, sono andato a trovarlo nella sua comunità..
L’ho trovato nella stanza del convento, sereno, nonostante conoscesse bene le
sue condizioni di salute. Da alcuni mesi, infatti, diceva tranquillamente di
trovarsi ormai al capolinea.
Diceva anche di essere contento di aver raggiunto gli ottant’anni, età riservata
ai “più robusti”, secondo la Sacra Scrittura. Ringraziava il Signore perché
nella serenità avvertiva la forza della preghiera che tante persone innalzavano
al cielo per lui.
Vedendolo ho ricevuto l’impressione che liberamente, serenamente,
coraggiosamente, gioiosamente cominciasse a prendere le distanze dalle cose e
dalle persone che finora avevano costituito la sua realtà abituale.
Nei giorni della sua malattia mi è ritornata più volte alla mente l’affermazione
di Gesù riportata nel Vangelo di Marco 13, 35:
“Vigilate dunque, perché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla
sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga
all’improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti:
Vigilate”.
A me piace vedere e pensare a P. Acquaro come al servo del Vangelo che attende
l’arrivo dello Sposo, per essere pronto ad aprire la porta, prima ancora di
bussare.
La porta della sua vita non fu mai né chiusa né socchiusa. Egli era
semplicemente in attesa, come il servo buono e fedele che ha lavorato per questo
incontro che finalmente è giunto.
Giorno di festa, ovviamente, come lo è stato realmente il giorno dei funerali
che, per essere vigilia della solennità del Corpo e Sangue di Gesù, è stata una
Messa di gloria: sette Vescovi, innumerevoli sacerdoti concelebranti, una marea
di fedeli che nel suo soggiorno al Santuario della Madonna di Bonaria, hanno
ricevuto i suoi molteplici servizi come sacerdote, come esorcista, direttore
spirituale.”