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MICHELE AGOSTINO PRO - Martire Messicano | Santi Sacerdoti
II massimo che possono farmi e uccidermi; ma questo non accadrà che nel giorno e nell'ora scelta dal buon Dio
MICHELE
AGOSTINO PRO nacque a Guadalupe, Zacatecas, Messico, il 13
gennaio 1891 come primogenito di Michele Pro e di Josefina Juárez.
II 17 dello
stesso mese fu battezzato coi nomi di Michele, Agostino, Giuseppe e
Raimondo. Educato in famiglia ad una solida vita cristiana, si
manifestò ben
presto un ragazzo gioioso con un alto senso per i valori spirituali
e una
particolare devozione a Cristo Re e alla Madonna di Guadalupe. Il 19
marzo
1898 ricevette la cresima e la Prima Comunione.
Da fanciullo aiutò il padre e compì gli studi inferiori in casa dei
genitori e nei
collegi pubblici della città di Messico e Saltillo. Dal 1906 al 1911
continuò gli
studi in casa, abbinandoli al lavoro con il padre nella gestione dei
lavori
minerari. Fu proprio in questo periodo, in occasione della
partecipazione ad una
predicazione popolare tenuta dai padri Gesuiti, che tra i sedici e i
diciassette
anni avvertì il segno della vocazione religiosa. I padri gli
consigliarono di
seguire un corso di esercizi spiritual in completa separazione
dall'ambiente abituale. L'ingresso nella vita religiosa
delle sue sorelle maggiori lo aiutarono a superare le ultime
perplessità .
Il 10 agosto 1911 entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù a El
Llano, vicino a Zamora. Terminati i due anni di
noviziato pronunciò i voti religiosi il 15 agosto 1913 e venne poi
inviato a compiere gli studi di filosofia e teologia.
Nel 1914, a causa della critica situazione venutasi a creare in
Messico nel cosiddetto periodo «carranzista», fu però
costretto a fuggire da EI Llano. Il 2 ottobre 1914, dopo aver
sostato a Zamora e a Guadalajara, giunse a Los Gatos in
California ove frequentò un corso di lettere classiche. Permanendo
in Messico le difficoltà , i superiori lo mandarono a
Granada in Spagna, ove giunse il 21 giugno 1915 per seguire un corso
di retorica, della durata di due anni, e uno di
filosofia di tre anni.
Nel 1920 fu destinato al collegio centroamericano del Sacro Cuore a
Granada in Nicaragua, per compiere
un'esperienza di pastorale. Vi rimase per due anni, durante i quali
impartì lezioni di catechismo agli impiegati, e
soprattutto al personale di servizio. Nel 1922 fu inviato a
Barcelona in Spagna per frequentarvi il primo e il secondo
anno di teologia. Nel 1924 si trasferì a Enghien, nel Belgio, per il
terzo anno di teologia. Qui il 30 agosto 1925 fu
ordinato sacerdote, nonostante difficoltà di salute. Il giorno
seguente celebrò la prima Messa.
Dal 1925 al 1926 si dovette sottoporre a tre interventi chirurgici
in una clinica di Bruxelles. Il 6 marzo 1926 fu inviato
in una casa di riposo a Hyères vicino a Marsiglia. Il 16 maggio
dello stesso anno fece ritorno a Enghien ma, in
considerazione della sua malferma salute, fu deciso di farlo tornare
quanto prima in Messico. Il 12 giugno 1926 partì
da Enghien per recarsi in pellegrinaggio a Lourdes e il 21
successivo s'imbarcò a St. Nazaire. Il 7 luglio sbarcò a
Veracruz e proseguì per Città del Messico.
Nel Messico la persecuzione religiosa stava raggiungendo il suo
punto critico. Il 31 luglio 1926 entrò in vigore la
legge del presidente Calles, che privava i cattolici della libertÃ
religiosa. Il Padre Pro, sfidando la legge, continuò di
nascosto il suo lavoro di sacerdote, in casa dei suoi familiari e in
casa di amici. P. Pro, nonostante la salute precaria e i
frequenti dolori fisici, era una persona molto gioiosa, dotata di un
carattere allegro e aperto. Era affascinante ed anche
divertente osservare la capacità che egli aveva di prendersi gioco
perfino dei poliziotti che lo cercavano e poi anche di
quelli che lo ebbero fra le mani. Sono noti i travestimenti a cui
ricorreva per eludere la sorveglianza e così poter
esercitare il proprio ministero sacerdotale. Le sue doti personali,
la limpidità del suo cuore e del suo comportamento
gli permettevano di entrare in contatto con persone di ogni
categoria e di stabilire rapporti di grande cordialità .
Contemporaneamente al suo lavoro pastorale iniziò a seguire le
lezioni di teologia e a prepararsi per l'esame del corso
che doveva concludere.
La instancabile attività sacerdotale di P. Pro attirava sempre di
più l'attenzione delle autorità . Egli era ben conscio
della sua situazione, ma anche della sua responsabilità di fronte al
Signore. In una lettera del 12 ottobre 1926 scrisse:
« La rivoluzione imperversa; le rappresaglie nella città di Messico
saranno terribili. I primi ad essere arrestati saranno
quelli che hanno affondato le mani nella questione religiosa; ed
io... che le ho immerse fino al gomito! Ah! Potessi
essere fra i primi o... fra gli ultimi, ma essere del numero! ».
II 4 dicembre 1926 la sua casa venne requisita. Non trovando nulla
di illegale, fu dato l'ordine di arrestare chiunque si
presentasse. Siccome a presentarsi fu il solo padre Pro, fu lui ad
essere arrestato. Poiché non era stato identificato,
venne rimesso in libertà il giorno seguente. Il fatto tuttavia
insospettì la polizia, che da allora lo considerò un
sorvegliato speciale.
Il suo superiore immediato gli ordinò quindi di tenersi nascosto e
di rinunciare a ogni apostolato. P. Pro obbedì, ma si
rivolse al suo padre provinciale scrivendo: «Prima che le cose
cambiassero in peggio, avevo i miei "centri eucaristici",
dove mi recavo tutti i giorni a portare da 300 a 400 comunioni. Il
primo venerdì del mese le cifre erano quasi triplicate
e ogni mese aumentavano: 900, 1300, 1500 comunioni... Da una parte,
sono convinto della mia inutilità e del mio
poco valore; e dall'altra, so che posso essere utile a una grande
moltitudine di persone, preti, laici, qualora restassi
presso di essi in questi giorni, quando questi poveri fratelli hanno
tanto bisogno dei soccorsi della Chiesa. (...) II
massimo che possono farmi e uccidermi; ma questo non accadrà che nel
giorno e nell'ora scelta dal buon Dio ». Da
queste parole emerge il segreto di quel suo modo di agire che
irradiava luce, serenità e amore, descritto nella lettera
del 27 maggio 1926: « In tutta la mia vita religiosa, non ho trovato
un mezzo più rapido ed efficace per vivere intensamente
unito a Gesù che la Santa Messa. Tutto cambia aspetto; tutto appare
sotto un'altra luce, tutto si eleva ad
orizzonti più vasti, più generosi, più spirituali... Io ho sentito e
sento, pur in mezzo alle mie tiepidezze, una forza
superiore che mi spinge in avanti ». Così padre Pro, dopo aver
obbedito agli ordini dei superiori nascondendosi per tre
mesi, riprese il lavoro apostolico malgrado il suo malfermo stato di
salute. Dopo un fallito attentato al generale Alvaro
Obregon, la rappresaglia contro i cattolici si fece ancora più dura.
Il 18 novembre 1927, di buon mattino, padre Pro e i fratelli furono
arrestati dalla polizia. Il progetto era di fucilarlo il
giorno seguente, ma poiché la sua innocenza era evidente, si decise
invece di procedere ad un interrogatorio. I
responsabili sapevano bene che il padre Pro non aveva partecipato in
nessun modo all'attentato contro il generale
Obregon, fatto che costituiva il pretesto del suo arresto. Il 22
novembre tre generali tennero consiglio e, su commando
del generale Plutarco Elias Calles, fu decisa l'esecuzione del padre
senza tener conto delle deposizioni dei testimoni
interrogati dall'ispettore della polizia e senza istituire un
regolare processo.
Padre Pro passò una notte inquieta. Verso le 6 del mattino confidò
ai compagni il presentimento della fine. Alle dieci e
venti il capo della polizia chiamò ad alta voce Michele Agostino
Pro. Convinto di essere condotto davanti ad un
giudice, segui, sereno, i poliziotti. Arrivato nel cortile
dell'ispettorato di polizia, padre Pro s'accorse che tutto era stato
predisposto per l'esecuzione capitale. Il capo degli agenti, Antonio
Quintana, che lo accompagnava, gli chiese perdono
per quello che stava per accadere. Padre Pro lo perdonò e lo
ringraziò.
Giunto sul luogo del supplizio, gli venne comunicata la decisione
suprema. Padre Pro chiese un po' di tempo per
pregare. Quindi la scarica del plotone di esecuzione si abbatte su
di lui. Padre Pro cadde con le braccia distese,
mormorando con le labbra chiaramente: « Viva Cristo Re ».
Un soldato gli si avvicinò e gli diede il colpo di grazia alle
tempia. Erano le 10,38 del 23 novembre 1927.
Il suo funerale fu un vero trionfo con una partecipazione del
popolo mai vista in Città del Messico.
Nell'anno 1996 i resti mortali di Padre Pro furono trasferiti
dal Cimitero monumentale alla Chiesa Parrocchiale
«Sagrada Familia », Colonia Roma, Città del Messico.
Il 25 settembre 1988 Michele Agostino Pro è stato
beatificato da Papa Giovanni Paolo II. Si festeggia il 23
novembre.
Fonti: P. Andreas Resch
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