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Don Mario Ferraro Vrasaqi servo di Dio | Chiesa | Santità

"Soave profumo di Maria!"

' nato a Pallagorio (KR), uno dei tre comuni italo-albanesi dell’allora diocesi di Cariati, il 26 maggio 1910. Viene ordinato Sacerdote dall’Arcivescovo Galati a S. Severina il 14 ottobre 1934. Lo stesso Arcivescovo Antonio Galati, Amministratore Apostolico
di Cariati, con bolla del 5 dicembre 1935, lo nomina parroco di S. Maria delle Grazie a Cariati Marina.
Il 3 agosto viene nominato Economo-Curato della Parrocchia di Torre Melissa. Il servo di Dio Mons. Eugenio Raffaele Faggiano, il 19 aprile 1938 lo nomina EconomoSpirituale e Curato della Parrocchia di Crucoli. Morì povero a Crucoli il 14 marzo 1992,
lasciando tutto quello che aveva edificato alla Chiesa. Alla sorella Filomena, che come affettuosa l’aveva seguito in tutta la sua vita, lasciò solo l’eredità dell’amore sconfinato a Maria. Ecco come lo ricorda R. G., una parrocchiana:

Don Mario Ferrere VrasquiCon questa breve biografia intendiamo mettere in luce alcuni pregi di questo unico ed indimenticabile Sacerdote.
Don Mario Ferraro, radiosa figura di sacerdote, poeta e punto di riferimento per tutti, ha vissuto a Crucoli, piccolo paesello di Calabria per circa 50 anni. Parroco passionale, rigoroso, dolcissimo, infaticabile, si è adoperato in mille modi per favorire l’integrazione delle varie componenti del paese e rendere più accogliente ed efficiente la parrocchia. Ha costituito l’Azione Cattolica ed ha fondato la prima Scuola Materna, sia a Crucoli che a Torretta.
Ha reso la chiesa parrocchiale moderna, soffusa di un grande
decoro che sprona al raccoglimento ed alla preghiera umile e fervorosa; la prima chiesa di Torretta è stata costruita anche grazie al suo interessamento persino per l’acquisizione del terreno sul quale è stata edificata. Si è adoperato per l’allestimento della sala parrocchiale e per il funzionamento di significative attività di oratorio, tra le quali si ricorda l’attivazione del cinematografo e della pratica teatrale per i giovani.
Ha istituito, inoltre, una biblioteca “circolante” ed itinerante in tutto il territorio; ha fondato un attivissimo Centro Mariano ed è stato determinante per la costruzione, nel comune, di una dignitosa casa canonica. Assai significativa e rilevante è stata l’attività pubblicistica ed editoriale all’interno della quale si distingue la nascita e la conduzione
pluriennale di un giornalino mensile “ La Voce di S. Maria” che ha diffuso in tutto il mondo, anche nell’America del Nord e nell’Argentina, il richiamo del Santuario di Manipuglia, tra i Crucolesi lontani e tra i tanti fedeli del culto della nostra Patrona, la Beata Vergine di Manipuglia. La sua voce ha avuto grande risonanza anche nel cuore dei “grandi uomini” della Terra. Le sue lettere ai Capi di Stato e di Governo sono state raccolte nel libro Pro Albania che, unitamente al Vocabolario Italiano – Albanese, testimonia il grande amore del nostro Sacerdote per la Terra d’Albania.
Ma il suo appello per la conversione e la salvezza del popolo albanese è stato accolto soprattutto presso il trono dell’Altissimo Signore della Storia. È stato veramente profeta ed il suo grido non si è perduto nel deserto perché sulle bianche colline della terra di Skanderberg è ritornata a splendere, anche per merito delle sue preghiere, la Croce di Cristo. Il libro resta nella storia del popolo albanese come la più bella testimonianza di un cuore senza confini per la propria patria e per quella Fede abbracciata ed esplosa nel suo cuore sacerdotale, vissuta con dignità, con decoro e con passione. Fu Terziario Francescano fin dal lontano 1938 ed ha santificato ed onorato ogni insegnamento e precetto del francescanesimo attraverso una vita vissuta fino alla fine in umiltà, abnegazione,
povertà ed amore verso tutti secondo lo spirito del “Poverello” d’Assisi.
L’amore alla Madonna di cui è stato figlio devoto e zelante si è estrinsecato anche nella propagazione del culto Mariano attraverso la parola, la stampa e l’attività pubblicistica del “Centro Mariano” di Crucoli. La chiesa di Manipuglia restaurata ed abbellita è stata, grazie al suo interessamento, dichiarata “Santuario Diocesano” con
l’incoronazione della Madonna dal Vescovo di Cariati, mons. Orazio Semeraro, il 12 maggio 1963. Don Mario svolgeva il suo sacerdozio con forte spirito pastorale. Andando al di là dei compiti prettamente pastorali per entrare nelle case e portare aiuto, pace e tutto ciò di cui c’era bisogno riuscendo a distribuire con giustizia ed amore il proprio impegno in iniziative di carattere sociale e culturale ed in compiti squisitamente pastorali
indirizzando ogni sforzo nell’opera di evangelizzazione.

Univa i più svariati interessi ad una profonda cultura religiosa. La sua cultura era vasta e raffinata. Le sue prediche risultavano chiare ed interessanti sia alle persone istruite che agli analfabeti. Riusciva a rendere semplici anche i concetti più difficili utilizzando spesso le colorite espressioni dialettali per penetrare all’interno della cultura e dei
cuori di ciascun fedele. Era dolce ed affabile con tutti e si sentiva particolarmente affratellato con i poveri e con i sofferenti. Trattava tutti i confratelli con lealtà ed amore incondizionato.

Curava i rapporti con tutti i propri parrocchiani, apprezzando meriti e qualità di ciascuno indipendentemente anche dalle appartenenze politiche, sociali o sindacali, virtù molto rara in quei tempi di lotta politica su tutti i fronti.
Ha messo da parte se stesso e la famiglia per badare solo al bene della propria comunità parrocchiale. È stato Sacerdote umile, dignitoso, pieno di carità, anche se mortificato, sempre nobile, distinto, garbato, cordiale ed intelligente. In definitiva egli ha sempre costituito per ogni fedele, il “ponte” per raggiungere Dio; era per tutti una sorgente di conforto cristiano.
Amava la croce, il lavoro, i nemici e gli amici era sempre comprensivo con tutti con tenero amore di padre ma, soprattutto, era innamorato di Maria di Manipuglia, dell’Eucarestia e del Papa. Amava molto il silenzio e la preghiera continua, fervorosa, umile e confidente. Al di sopra di tutto e di tutti per lui c’era Dio. La sua vita è stata
sempre un andare verso il cielo.
Attraverso lui ed in lui il Signore, come alle nozze di Cana, ha operato molti prodigi, e lui stesso era un prodigio di Maria, come quando verso il 1990 era diventato cieco da un occhio. Al Gemelli non poterono che sentenziare la perdita di esso e la progressiva cecità, e lui mi disse: "Io ho offerto tutti e due gli occhi alla Madonna, faccia Lei!". Dopo pochi mesi, la terza domenica di Maggio era la festa della Madonna di Manipuglia il cui Santuario lui restaurò, abbellì, onorò per tutta la vita, e invece della cecità, la Madonna gli restituì la vista a tutti e due gli occhi fino alla morte.

Il giorno prima di morire (aveva un tumore dolorosissimo ai polmoni, ma lui a tutti sorrideva e tutti ascoltava nell'interminabile via vai di figli spirituali ed amici all'ospedale, in piedi, sorridente, incoraggiante, alle mie insistenze) mi confessò che sì, aveva molto male, ma che non mi dovevo permettere di dire nulla e che offriva tutto per la liberazione dell'amata Albania. Il 14 marzo 1992 la notte tra il sabato e la domenica come sempre aveva sperato, sollevandosi sul cuscino che gli sosteneva le spalle ed emanando una mistica luce dal volto, sorridendo si solleva e dice: "Vieni, vieni presto Mammina benedetta!". E, reclinato il capo, va incontro a Colei che è stata l'unica ragione e l'unico folle amore della sua vita.

Dai suoi scritti:
Il Parroco dev’essere paterno: ricordati che hai davanti sempre dei figli. Sono figli i ricchi, sono figli i poveri, figli i buoni e figli i cattivi: trattare tutti bene.
Forse la benevolenza del Parroco, meno è meritata e più tocca e trasforma. Sorridente, accogliente e non autoritario. Dolcezza e spirito di vera paternità, pazienza. Mi vergogno dei miei lamenti e della mia poca resistenza al dolore e alla cattiveria umana.
Che io sia un eroe sorridente, un padre mai stanco, un infuocato apostolo di carità e di luce, è nella lotta che si avanza. Non all’occhio umano; scegli per te l’ultimo posto, ad abbassarti ci si guadagna. L’umiltà è una conquista, un parafulmine nelle tempeste della vita.
Che si esalta sarà umiliato. Spesso è vero che chi tace non sbaglia. Essere buono, perché Dio è buono infinitamente…. e tu rappresenti la bontà di Dio. Buono con quelli di casa, nella tua indipendenza. Buono con i bambini, forte nella pazienza.
Buono con i vecchi, respinti, emarginati e derisi. Buono con gli ammalati, spesso maltrattati e stanchi, visitali e troverai Gesù che attende.
Buono con i forestieri, soli e incerti, timorosi e spesso bisognosi di un sorriso.
Buono con chi si sente dotto, alto, superiore, è povero anche lui e non resiste al fascino
della semplicità e della bontà di cui forse, ha bisogno. Buono nel confessionale con i peccatori, pur ridestando il senso della colpa e del timore.

L’Eucarestia è il sole, l’Altare il porto, l’Ostia la nostra follia. Il lavoro è il nostro pane.
Maria è il nostro sorriso, ci dà la mano per passare dalla vita comune alla vita eroica. Una visione di bellezza, un campo coperto di gigli, un sorriso che fa sognare il Paradiso, è il sorriso della “Mamma” che ci porta in alto.
Mamma, la mia mano nella tua! Voglio bruciare, cantare, amare la Mamma del cielo.
Voglio dare a Lei tempo, salute e vita, cuore ed intelligenza: con Lei la mia vita sarà beata, santa, felice e forte. Quando il buio è fitto e lo spasimo più atroce, il pensiero di Maria, Madre mia, mi consola e mi fa sperare.
Da Lei viene a me la pace. È Madre più di tutte le madri, è onnipotente della stessa onnipotenza di Dio. Solo fissando gli occhi su Maria, potrò trovare la forza di salire. Un cielo si apre sull’anima mia pensando a Lei, e com’è facile volare…..
Povero me se non ci fosse Maria, occorre guardarLa sempre, soprattutto nelle ore difficili!

 

Scarica l'opuscolo per il centenario della nascita di Don Mario Ferraro Vrasaqi

Ascolta le bellissime poesie di Don Mario:


Fonti: Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina - Ufficio MIGRANTES




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