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San Giuseppe Marello

Mite e umile di cuore: "una perla di Vescovo"


iuseppe Marello nacque a Torino da Vincenzo Marello , originario di San Martino Alfieri , e da Anna Maria Viale , di Venaria Reale , il 26 dicembre 1844 . Suo padre gestiva un negozio e regalava le lenzuola a don Giuseppe Cottolengo, di cui era stato amico, per gli ospiti della "Piccola Casa". Battezzato con il nome di Giuseppe nella chiesa del Corpus Domini, a quattro anni era già orfano di mamma.
Il papà lo riportò, con l'altro figlioletto, Vittorio, ancora più piccolo, a San Martino Alfieri, dove vivevano i nonni. Lì, nella sua bella casa, sui colli astigiani, a un passo dal fiume Tanaro, bello come un nastro d'argento tra il verde delle vigne e dei prati, Giuseppe Marello crebbe, ragazzo intelligente e generoso, chierichetto assiduo e già catechista in mezzo ai compagni, sovente, più piccoli di lui.
Al centro della sua esistenza già c'era un grande Amore: Gesù.
Riceve la Prima Comunione dallo zelante parroco Mons. G. B. Torchio e poi il 15 agosto 1855 il sacramento della Cresima dal Vescovo di Asti Mons. Filippo Artico.
San Giuseppe MarelloA 12 anni, si recò in pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Misericordia, presso Savona: davanti all'altare di Maria, nella penombra della cripta, si sentì chiamato da Dio a farsi sacerdote. Il 31 ottobre 1856, entrò nel Seminario di Asti. Si rivelò ai compagni e ai superiori come un ragazzo straordinario. Purtroppo, nella primavera del 1859, a causa della seconda guerra d'indipendenza, il Seminario diventò una caserma. I chierici furono dispersi. La vita si fece difficile per molti di loro. Giuseppe sentì il dubbio invadergli il cuore: "Devo continuare? Sarò prete o laico impegnato nel mondo?". A 18 anni, uscì dal Seminario e intraprese gli studi da geometra a Torino.
Nella capitale subalpina, provò il fascino dell'impegno sociale e politico e fu impressionato dagli uomini illustri del tempo: Cavour, Garibaldi, Mazzini che sembravano conquistare il mondo con le forze della ragione senza Cristo e contro la Chiesa... Tutto in quell'ora sembrava loro favorevole. Ma Giuseppe, segnato anche dalla malattia e affidatosi alla Madonna, intuì che quel mondo "incantatore" poteva essere salvato solo da Gesù Cristo. Rientrò in Seminario, deciso: "Sarò prete, solo prete". Don Michele Rua, che aveva sentito parlare di lui dai compagni del Seminario di Asti e che Don Bosco aveva accolto all'oratorio di Valdocco nei mesi della loro dispersione, aveva definito il Marello, "il migliore", anche se purtroppo non era con loro.
In Seminario, ad Asti, Marello approfondì gli studi teologici accostando anche i più grandi pensatori cattolici: Pascal, Chateaubriand, Manzoni, Lacordaire. Nella preghiera intensa, si faceva ogni giorno di più una cosa sola con il Signore Gesù. Il 19 settembre 1868, nella cattedrale di Asti, è ordinato sacerdote, dal Vescovo diocesano Carlo Savio, che lo tiene con sé come segretario. Don Giuseppe non si limita a essere un buon curiale, ma si dedica, quale vero apostolo, alle confessioni, al catechismo in mezzo ai ragazzi, al servizio dei più poveri. Percorre tutta la diocesi con il suo Vescovo in visita pastorale, rendendosi conto delle necessità dei confratelli sacerdoti e delle popolazioni. Nel 1869-70, partecipa con il suo Vescovo al Concilio Vaticano I, a Roma, dove incontra più volte il santo Papa Pio IX, e il Card. Pecci, futuro Papa Leone XIII. È guardato con simpatia e ammirato da molti Vescovi di tutta la Chiesa. Da quello di Pechino a quello di L'Avana! Il Card. Pecci non lo dimenticherà più. Lui si apre alle dimensioni della Chiesa e del mondo, felice che il Concilio si chiuda con la definizione che il Papa come maestro della fede, è infallibile (18 luglio 1870).

Padre dei poveri e fondatore
Al ritorno in Asti, nell'estate del 1870, Don Marello intuisce che Dio lo chiama a qualcosa di nuovo e di grande. In Piemonte, dopo il 1855, e in Italia dopo il 1866, in seguito alle inique leggi di Cavour e di Rattazzi, gli istituti religiosi erano stati chiusi. I frati e le suore dispersi. I loro beni confiscati dallo Stato. Ma Dio se la ride dei potenti anche se hanno un alto pennacchio sul cappello.
Proprio in quegli anni a Torino, dove era iniziata l'offesa alla Chiesa, Dio suscita uomini come Don Cafasso, il Cottolengo, Don Bosco, Don Faà di Bruno e Don Murialdo, che danno inizio a nuove e grandi Famiglie religiose. Ad Asti, guardando al loro esempio, Don Marello fa la stessa cosa sognando di ripristinare la vita consacrata resa difficile e rara dalle leggi oppressive dello Stato.
Il 14 marzo 1878, all'Istituto Michelerio di Asti, dà vita con quattro giovani alla "Compagnia di San Giuseppe": un'umile Famiglia di Fratelli, laici consacrati, dediti al catechismo e alla collaborazione con i parroci. Ma quasi subito gli arrivano giovani già orientati al sacerdozio: Giorgio Medico, Giovanni Cortona, Enrico Carandino. Nascono così gli Oblati di San Giuseppe (i Giuseppini di Asti).
Non gli mancano le difficoltà, ma spesso trova luce in incontri segreti con Don Bosco, presso la chiesetta della Madonnina di Villanova d'Asti. Don Bosco lo incoraggia e gli dà il diploma di cooperatore salesiano. Nel 1883, Don Marello riscatta in corso Alfieri il monastero di Santa Chiara che diventa la sede della sua comunità e delle sue opere: la congregazione nascente, l'ospizio per gli anziani e i malati, gli orfani, le sue scuole.
Egli stesso, che è diventato direttore spirituale in Seminario e Canonico della cattedrale, va a vivere con i suoi "Figli" tra i poveri di San Chiara. Qualcuno, ammirandolo o commiserandolo, commenta: "Il Canonico Marello poteva essere qualcuno,

invece si è seppellito tra i cronici". Ma lui è un prete che pensa solo "a curare gli interessi di Gesù", come aveva fatto San Giuseppe di Nazareth, che gli appare come modello di silenzio e di preghiera, di relazione intima con Gesù, di servizio alla sua causa, di dono ai più poveri. Ispirandosi a San Giuseppe, Don Marello diventa sempre più un "altro Cristo", così come deve essere il prete. Ed è diventato il padre dei poveri e il fondatore di una nuova Congregazione. Ad Asti, e ovunque è conosciuto, lo chiamano "il Canonico buono" e più ancora lo chiamano "Il Padre", il nome più bello che davvero gli spetti.

Vescovo di Acqui
Nell'autunno del 1888, gli giunge la nomina a Vescovo di Acqui. Leone XIII si è ricordato di lui e lo chiama a diventare successore degli Apostoli. Consacrato Vescovo a Roma, Mons. Giuseppe Marello il 10 giugno 1889 entra in Acqui: fin dal primo giorno, tutti vedono in lui l'immagine di Gesù buon Pastore. Ancora semplice sacerdote ad Asti, si era occupato con cura assidua delle vocazioni sacerdotali e religiose. Dalla sua direzione spirituale nel Seminario di Asti erano usciti uomini come Don Giuseppe Gamba, futuro Cardinale Arcivescovo di Torino, e decine e decine di sacerdoti santi e apostoli.
La sua prima lettera pastorale è un messaggio di pace. Scrive:
"Pax vobis. La pace sia con Voi, o Venerabili Fratelli e Figli dilettissimi. La prima parola che v'indirizzo è un saluto di pace, un augurio di bene; saluto ed augurio che non comprenda soltanto quella pace, quel bene a cui aspira per naturale tendenza il nostro cuore, ma un bene incomparabilmente maggiore e del tutto soprannaturale, la pace vera che nella venuta di Gesù Cristo sulla terra fu dagli angelici cori annunziata agli uomini di buona volontà; che è nella vita presente un riflesso di quell'ineffabile stato di contento e di amore che si chiama gloria nella seconda vita, e come discende dal cielo così fa simile, quanto si può, al cielo la terra. Del tesoro di questo bene è costituita depositaria e dispensatrice la Chiesa dal suo Fondatore divino, poichè per mezzo di lei si imparano quelle verità, si ricevono quelle grazie in cui trovano il loro riposo la mente e il cuore."
In Acqui, il giovane Vescovo mite e umile di cuore, si preoccupa di far conoscere e amare la Verità del Vangelo, di essere, con i suoi sacerdoti e con il suo popolo, un cuore solo e un'anima sola attorno a Cristo, per portare la sua luce e la sua salvezza a tutti. Senza risparmiarsi, nonostante la salute già fragile, percorre tutta la diocesi, fino nei luoghi più sperduti, trovando alimento e coraggio alla sua azione pastorale nell'affezione a Maria Santissima e nella preghiera intensa come quella dei monaci e degli eremiti.
Attento ai problemi gravi del suo tempo, Mons. Marello presenta Gesù come l'unica risposta all'uomo che cerca e si interroga come costruire la vita della società. Le sue lettere pastorali sono capolavori di direttive per l'evangelizzazione, non solo per il suo tempo, ma anche per il nostro, sui grandi temi dell'educazione cristiana dei giovani, del catechismo, della testimonianza dell'apostolato cattolico e delle missioni.
Si preoccupa della formazione di un valido laicato cattolico per rendere presente Cristo nella famiglia, nel lavoro, nella scuola, nel sindacato, nell'azione sociale. Proprio per questo partecipa al Congresso dei Cattolici a Genova tra il 4 e l'8 ottobre 1892, con la presenza dei leader dei cattolici italiani, G. B. Paganuzzi, Giuseppe Toniolo e Medolago Albani. Nei suoi anni di episcopato ad Acqui nascono le prime associazioni laicali, ma Mons. Marello non può vederne la fioritura.

Andato a Savona per le feste del terzo centenario di San Filippo Neri, nel maggio 1859, celebra la sua ultima Messa nel Santuario della Madonna della Misericordia, proprio là dove era iniziata la sua avventura sacerdotale. Il 30 maggio 1895, nel vescovado di Savona, si spegne improvvisamente a soli 50 anni di età, tra il pianto dei suoi diocesani e dei suoi "Figli", i Giuseppini di Asti. E' detto allora di Lui: "Fu un martire di carità". La venerata salma resta esposta nel Salone dell'Episcopio di Acqui dal 31 maggio al 4 giugno, giorno dei solenni funerali. La voce e la convinzione di tutti: "E' morto il Vescovo santo!". I1 28 giugno 1923 la Salma del Marello viene traslata ad Asti, accogliendo una forte petizione degli Oblati di S. Giuseppe, suoi figli carissimi e tanto amati.

Agli onori degli altari
Morto in fama di santità, dovuta anche alle numerose testimonianze di grazie ottenute, a partire dal 1924 furono avviati i processi informativi. Il 28 maggio 1948 fu introdotta la causa di beatificazione e il 12 giugno 1978, alla presenza di papa Paolo VI, veniva letto il decreto sull'eroicità delle virtù. Papa Giovanni Paolo II lo proclamò beato in Asti il 26 settembre 1993, come esempio e modello di carità verso tutti e di instancabile e silenziosa operosità a favore dei giovani e degli abbandonati. A soli otto anni di distanza, riconosciuto il miracolo della guarigione di due bambini peruviani da gravissima malattia, il 25 novembre 2001, in San Pietro a Roma,Giovanni Paolo II lo ha iscritto tra i santi.
Il Papa Leone XIII lo aveva definito, lui presente, tra migliaia di pellegrini in San Pietro a Roma nel 1891, "una perla di Vescovo". Oggi questa perla risplende in tutta la Chiesa Come Giuseppe di Nazareth, San Giuseppe Marello è l'apostolo di una sola grande Parola, il Verbo stesso di Dio incarnato e sacrificato per noi.

"Gesù, solo Gesù", amava ripetere, e soltanto con Lui, Gesù, unico Salvatore, il mondo può essere salvato e, anche nelle ore più buie, trasalire di gioia. I suoi figli spirituali : gli Oblati di San Giuseppe, da sempre sono impegnati a custodire e a trasmettere il suo carisma come l'intimità con Dio, l'educazione del cuore, la devozione alla Madonna, il culto a san Giuseppe, la pazienza e la dolcezza, il senso della paternità spirituale, l'operosità, l'attaccamento alla Chiesa e al Papa, lo zelo per la cura delle anime.


Maria Caterina Muggianu di Maria Caterina Muggianu
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(Fonti varie)
  
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