Home page
Chi Siamo, la Comunità  di Regina Mundi
Magistero della Chiesa | Concili
Il Dialogo Ecumenico fra le religioni Cristiane
I Progetti, Davar l'Evento la Bibbia in MP3
Veritas veritatis: La rassegna stampa di Regina Mundi
Nelle Mari di Maria, Consacrate secolari CMOP
I Messaggi Mariani, le apparizioni della Madonna
Devozioni, sprititualità  e preghiera
Gli speciali di regina Mundi, approfondimenti
Da scaricare, desktop, sfondi, segnalibro
Siti amici, collaborano con noi...
Contatti
La donna vestita di sole, la tv via web ed il podcast




Beato Edoardo Poppe – Viceparroco

(1890 Gand – 1924 Moerzeke)


doardo Poppe nacque il 18 dicembre 1890, in una famiglia fiamminga profondamente cattolica.

Suo padre, Desiderato, e sua madre, Giuseppa, abitavano in una modesta casa nella cittadina di Temse, vicino a Gand (Belgio). Il padre Desiderato faceva il fornaio e lavora duramente per la sua famiglia. Nelle prove, aveva l’abitudine di dire:: «Bisogna sempre esser contenti della volontà di Dio». Giuseppa, la mamma, metteva in famiglia un caldo affetto e, nello stesso tempo, una ferma disciplina.Una bella famiglia di undici figli. Tre morirono in tenera età. iI due maschi divennero sacerdoti, e cinque figlie diventarono suore, una sola rimse accanto alla madre.

Beato Edoardo Poppe Fin dai primi anni, Edoardo è un bimbo birichino e allegro che scherza con le sorelle. Va volentieri a scuola, a dodici anni, fa la prima Comunione, poi riceve la Cresima. Il Papà avrebbe desiderato fare di Edoardo un buon fornaio e pasticcere ma Dio riservava per lui un cammino diverso. Edoardo desiderava diventare sacerdote. Il Sig. Poppe dice alla moglie: «Preferisco quel che Dio vuole. D'altronde, non dobbiamo essere egoisti. Dio non ci ha dato i figli per noi.» Ed è così che, in autunno, il ragazzo entra al Seminario Minore di San Nicola a Waas.

Nel settembre del 1910, Edoardo viene chiamato a prestare il servizio

militare nella Compagnia universitaria, dove potrà cominciare gli studi di filosofia. Nella caserma, si viene ben presto a sapere che egli desidera farsi prete, il che gli attira lazzi e provocazioni.

La trivialità e la dissolutezza dei suoi compagni diventano insopportabili per lui, un «inferno», dirà. Inoltre, gli è impossibile assistere alla Messa e fare la Comunione durante la settimana. Privazioni, queste, che gli costano molto. In compenso, l'esperienza della vita militare gli rivela la miseria umana, e gli sarà utile quando, nel 1922, gli saranno affidati i seminaristi ed i monaci tenuti a compiere il servizio militare. In capo a qualche mese, ritrova la serenità ed attinge all'Eucaristia, che può ricevere di nuovo, la forza per trasformare la prova in occasione d'apostolato. Capisce ora meglio la vita e le difficoltà dei soldati e si mette a disposizione di tutti. Constata quanto i ribelli abbiano bisogno di amicizia; grazie alla gentilezza, alla compiacenza ed al buonumore, riesce ad aprire i cuori ed a portare le anime alla vita spirituale.

Un giorno, scopre la vita di santa Teresa di Lisieux: «Ho tratto da quel libro, scriverà, più piacere e profitto che da qualsiasi opera filosofica; vi ho appreso cose che anni di studi non mi avrebbero fatto scoprire». Quel che lo incanta nella giovane Carmelitana, è il suo modo di interpretare la contemplazione, che corrisponde tanto ai suoi gusti: una preghiera perfettamente semplice, pratica, che si adatta a tutti gli avvenimenti ed a tutte le occupazioni, che fa causa comune con la vita, divenuta vita essa medesima, e che santifica tutto. Così sparisce il conflitto fra preghiera e lavoro. San Luigi Maria Grignion di Montfort gli porta il sorriso materno di Maria, ma sembra che il santo preferito di don Poppe sia san Francesco d'Assisi, per via del suo amore per la Croce di Gesù.

Finito il servizio militare, Edoardo, con una gioia profonda, riveste la tonaca nel Seminario di Louvain, il 13 marzo 1912. Apprezza le istruzioni del Superiore: «Secondo il piano divino, l'azione deve nutrirsi della preghiera: la vita interiore è la fonte dell'apostolato... Non credete allo slogan: «Il sacerdote santifica se stesso santificando gli altri», è un'illusione. La formula vera è: «Santificare se stessi per santificare gli altri»». Ma il suo ideale di santificazione non è condiviso da tutti i confratelli. Un giorno, sente dire: «Il vostro entusiasmo è comune a tutti i seminaristi. Tutti cominciano come se il fervore dovesse durare per sempre. Dopo dieci anni di sacerdozio, la realtà della vita spegne completamente quest'illusione». Ma le considerazioni scoraggianti che ha sentito hanno immerso Edoardo nell'incertezza e nel dubbio. Confida questi pensieri al suo direttore spirituale, che gli risponde: «Dica spesso: «Signore, io credo, ma aiutami». Soprattutto, non si scoraggi. Guardi il crocifisso: ci troverà la pace gioiosa del sacrificio». Edoardo segue questi preziosi consigli e, a poco a poco, sotto l'influenza misericordiosa di Maria, la densa nebbia che lo circonda si dissipa. Nella contemplazione del crocifisso, prova il vivo bisogno di condividere la sofferenza di Cristo, ed indovina la misteriosa relazione che lega la sofferenza all'amore.

Nel settembre del 1913, comincia gli studi di teologia presso il Seminario di Gand. Scoppia la prima guerra mondiale e, il 1° agosto 1914, Edoardo viene mobilitato in qualità di infermiere. Il 4, è a Namur, dove i combattimenti infuriano. Il 25, l'esercito belga si ripiega verso il sud. Spossato dalla stanchezza, Edoardo viene depositato mezzo morto in un'ambulanza. Nel villaggio di Bourlers, il parroco, don Castelain, lo prende in carico fino a dicembre. Il sacerdote ha una fiducia illimitata in san Giuseppe. Edoardo vuol tentare l'esperienza. Un giorno, i Tedeschi portano con sè una dozzina di giovani del paese: Edoardo chiede a san Giuseppe la loro liberazione, il giorno stesso. Qualche ora dopo, tornano a casa, tranne un Francese. Edoardo rinnova la sua richiesta, e, ancora una volta, è esaudito. Da quel giorno, Maria e Giuseppe diventano inseparabili nel cuore di don Poppe. Don Castelain gli fa conoscere anche la vita povera ed esemplare del beato Padre Chevrier.

Dopo molte peripezie, ottiene, grazie al Cardinale Mercier, una dispensa dagli obblighi militari, e torna in seminario nell'aprile del 1915. Edoardo viene ordinato sacerdote il 1° maggio 1916. La sua emozione ed il suo raccoglimento sono intensi; offre se stesso al Cuore Eucaristico di Gesù come vittima con Lui per i peccatori.

Il 16 giugno, viene nominato viceparroco presso la parrocchia Santa Nicoletta di Gand, in un quartiere operaio. Di recente fondazione, la parrocchia non è florida: i buoni cristiani sono ivi rari e le pratiche religiose sono cadute molto in disuso. Il Parroco ha conservato una certa rigidezza, a seguito della sua carriera nell'esercito. Eppure, sotto tali apparenze ruvide, nasconde un cuore generoso, una devozione profonda ed una grande bontà. Edoardo gli vorrà sempre bene come ad un padre.

La bella stagione permette ad Edoardo di iniziare l'apostolato per la strada. Si mostra cortese, distribuisce immagini ai bambini, saluta gli operai, la sera, quando escono dalle fabbriche: «Impareranno a conoscermi a fondo; devono sentire che voglio loro bene», pensa. A poco a poco, le conversazioni si moltiplicano, entra nelle case, specialmente nelle più sordide. Gli si spezza il cuore davanti alla miseria di quella povera gente; la guerra ha creato situazioni tragiche. Apre il portamonete e dà tutto quello che può. Davanti alla sua evidente benevolenza, i preconcetti anticlericali dei poveri svaniscono, può parlare di Cristo e ridar vita alle antiche radici cristiane. È felice, pieno di speranza e d'ardore.

Ma la croce redentrice lo visiterà spesso. Un giorno, il suo Parroco gli dice: «Non mi piace che lei frequenti quella gente. È troppo giovane per esporsi così. E poi, è inutile: si illude e perde tempo. Riservi le sue forze per curare le anime fedeli». Edoardo potrà tuttavia visitare gli ammalati ed i moribondi; riuscirà perfettamente. La decisione del suo Parroco, alla quale si sottomette, lo costerna. «Umanamente parlando, scrive, è scoraggiante per un cuore di sacerdote... Ah! Dio mio, aiutami Tu!»

Per trovare la forza di cui ha bisogno, Edoardo passa molto tempo davanti al tabernacolo. Talvolta, sospira: «O Gesù, gli uomini Ti amano tanto poco! Amiamoci almeno l'un l'altro, noi due». La vigilia di Ognissanti, dopo una dura giornata di confessioni, un amico lo trova vicino al Santissimo: «Edoardo, cosa fa lì? – Oh, non faccio nulla; tengo semplicemente compagnia a Nostro Signore. Sono troppo stanco per parlargli, ma mi riposo accanto a lui».

Da quando è arrivato nella parrocchia, il giovane sacerdote si è visto affidare il patronato dei ragazzi. Il suo obiettivo è quello di occupare i giovani durante le vacanze. Alla fine dell'anno scolastico, va nella scuola dei Frati della Carità e si rivolge agli alunni: «Ecco le vacanze; vi divertirete molto, il che è un'ottima cosa. Ma non dimenticate Nostro Signore. È tanto buono e vi ama, durante le vacanze quanto durante l'anno scolastico. DimostrateGli che siete coraggiosi: tutte le mattine, alla Messa delle sette, e la sera alla benedizione!... Vedrò quali di voi sono valenti, e per loro ci sarà una lotteria a premi». Tiene lo stesso discorso nella scuola delle Suore. Il giorno dopo, trenta bambini rispondono all'appello. Poi, i giorni seguenti, cinquanta, cento, duecento... Il sacerdote dispensa loro un breve insegnamento, abbellito con storie e battute divertenti. Poi, dà loro una breve invocazione da ripetere sovente durante la giornata. Per evitare il chiasso, riunisce i più turbolenti e li nomina responsabili dell'ordine.

Con lo scopo di santificare i bambini attraverso l'Eucaristia, formula il progetto di una Lega di comunione che sarà «un'associazione di bimbi che amano Gesù e vogliono santificarsi sostenendosi l'un l'altro e dando ovunque il buon esempio». Nelle riunioni della Lega, che il suo Parroco gli permette di fondare, Edoardo parte dal principio che bisogna predicare ai bambini non un mezzo Vangelo, come fanno certi per paura di scoraggiarli, ma il Vangelo integrale: la perfezione cristiana. Per questo, ciascuno può contare sulla grazia che ci viene soprattutto dall'Eucaristia.

Alla fine del mese di luglio, spossato a causa dell'instancabile lavoro, Edoardo è allo stremo delle forze. Gli viene imposto un riposo totale per un mese . Soffre ma Ubbidisce. Per tutta la vita, la vita di bimbo e di giovane, la sua missione e la sua morte – una morte in croce – furono un grande atto di ubbidienza».

L'11 maggio 1919, vittima di una crisi cardiaca, riceve l'Estrema Unzione in una gran pace: «Non ho mai chiesto al Signore di vivere vecchio, dichiara ad un amico, ma soltanto che gli uomini lo amino e che i sacerdoti si santifichino». Nei momenti di tregua, riprende come può la sua opera di apostolato. Fa installare un'asse sul letto per poter scrivere, soprattutto ai confratelli sacerdoti. Si tiene al corrente delle questioni sociali, che hanno sempre suscitato il suo zelo e si preoccupa della fede e delle pratiche religiose degli operai, offrendo per essi sofferenze e preghiere. Si applica a far capire ad uno dei suoi amici, diventato deputato, l'importanza della sua funzione per la ricerca di una soluzione equa del problema operaio. «Chiedo a Dio, gli scrive, di darle modo di conformare le sue convinzioni politiche e sociali al Vangelo. Sarei lieto se anche un solo deputato contasse su Dio per ottenere un risultato valido dei suoi sforzi».

In una lettera indirizzata ai suoi amici sacerdoti, confidava il segreto del suo cuore: «Maria vi coprirà con la sua ombra, e rimarrete calmi e fiduciosi. Si metterà in cammino con voi e vi guiderà attraverso scorciatoie segrete. La sofferenza non vi risparmierà, ma Essa ve ne renderà avidi, come di un alimento indispensabile. Ah, Maria! Maria! il Suo nome sarà sulle vostre labbra come un miele ed un balsamo. Maria! Maria! Ave, Maria! Chi può resistere a ciò? Chi mai, ditemi, chi mai si perderà con l'Avemaria?»

Il 10 giugno, all'alba, è stroncato da un ultimo colpo apoplettico. Riceve l'Estrema Unzione, poi i suoi occhi semiaperti lanciano un ultimo sguardo sulla statua del Sacro Cuore, apre le mani come per un'ultima offerta e rende l'anima a Dio, in età di 33 anni.

Che ci sia dato di ricordare questa preghiera nata dal suo cuore di sacerdote: «Ricordati delle tue sofferenze, Gesù. Ricordati del tuo amore e dell'innocenza dei piccoli! Mandaci i tuoi sacerdoti!»

(Maria Caterina Muggianu)
Fonti : Libera riduzione dagli scritti di Dom Antoine Marie osb




Maria Caterina Muggianu di Maria Caterina Muggianu
Content Provider Regina Mundi



  
Consiglia ad un amico questa pagina Aggiungi ai preferiti Scrivi un commento, questo rimarrà riservato Segnala su Facebook, Tweeter ed altri...
Invia ad un amico | Metti nei preferiti | Lascia un commento | Condividi su Facebook, Tweeter, ecc...



_____________________________