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Natale 2009



Cari Amici
poco più di 2000 anni fa, nel profondo inverno di una notte gelida e stellata, in una modesta stalla spersa nella campagna di Betlemme, nasceva un bambino, su cui si posarono subito gli sguardi adoranti di una giovane donna e di un semplice uomo e attorno alla cui culla, ricavata in una mangiatoia, volarono schiere di angeli, i quali cantavano inni melodiosi, esultanti di gioia.
Quel povero “esserino” era quanto di più fragile e indifeso fosse venuto alla luce in quella notte buia, ma si poneva sin dall’inizio come segno di contraddizione per tutti gli uomini di ogni tempo e di ogni nazione, fonte della scelta esistenziale fondamentale: o con Lui o contro di Lui.
I primi ad accorrere furono i pastori, informati dagli Angeli, poi i Re Magi, ma più tardi anche i soldati di Erode, che tentarono di cancellarne l’esistenza dalla storia.

La prima protagonista di quest’incredibile avventura fu Lei, la Madre Maria. Di fronte all’Angelo che le proponeva il piano di Dio, cioè di diventare Madre di quello speciale Bambino, “senza conoscere uomo”,
Lei si era subito offerta come “ancilla”, pronta a tutto, pronta a offrire la sua vita, a donare tutta se stessa, senza condizioni. Ora quell’esserino era tra le sue braccia: Lei lo possedeva ma ne era nello stesso tempo posseduta. La vita di quell’esserino era fluita attraverso di Lei. Attraverso di Lei Lui si è rivelato al mondo in quella notte buia.
Quell’esserino era suo, totalmente suo, ma nello stesso tempo era per il mondo, era per l’universo.

Ma, dopo 2000 anni, il nostro mondo è pro o contro quest’esserino? È per accoglierlo con amore o è per sopprimerlo, così come voleva Erode?

Antonio Socci nel suo libro “Il genocidio censurato. Aborto: un miliardo di vittime innocenti” denuncia come l’aborto sia il peggior crimine commesso dall’umanità contro se stessa nel corso dell’ultimo secolo, e illustra come siano almeno un miliardo le vittime dell’aborto nel corso del XX secolo (negli ultimi anni, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità sono stati praticati poco meno di 50 milioni di aborti all’anno).
Marcello Flores, in un suo libro pubblicato nel 2005 dalla Feltrinelli, stima che le persone uccise “in atti di violenza di massa”, cioè in tutte le spaventose guerre e le persecuzioni del ‘900, siano state tra i 100 e i 150 milioni. Secondo altri il numero reale potrebbe avvicinarsi a qualcosa come 200 milioni di persone.
Dunque, il genocidio dell’aborto ha assunto una dimensione di quasi un ordine di grandezza superiore a quella di tutti gli altri spaventosi “genocidi” del XX secolo!

Ma con quale logica il “mondo” sta sponsorizzando l’aborto? Ce lo spiega, il “teologo” Vito Mancuso il quale scrive: “Nell’aborto ci sono due istanze entrambe legittime. Non chiamiamolo embrione, perché già il nome surriscalda gli animi; chiamiamolo “esserino”. Ha ragione chi dice che quell’esserino è qualcosa di nuovo, ma ha ragione anche chi dice che quell’esserino appartiene alla madre che lo ha generato. Se la madre, quindi, vuole abortire è indubbio che con quel gesto sopprime una vita umana. Però, essendo quell’esserino così legato al suo corpo, non è corretto parlare di omicidio e quindi la madre non è un’assassina: è solo una donna che mortifica una parte di sé ...”

Ma è vero che quell’esserino appartiene alla madre?
E poi, la Madre Maria, in quel lontano Natale, possedeva l’esserino Gesù più o meno di quando non possieda il suo “esserino” una madre che lo abortisce?

Mancuso dice il vero quando afferma che una madre che abortisce “mortifica una parte di sé”, ma non dice tutta la verità. Una madre che abortisce mortifica integralmente la sua identità di madre e inoltre mortifica l’intera umanità, perché, a differenza di quello che afferma Mancuso, quell’esserino che lei ammazza non è suo ma è di Dio e di riflesso è un dono per l’intera umanità, così come Gesù è dono per l’intera umanità.
E qui si torna a una domanda fondamentale: a chi appartiene la vita dell’uomo? Appartiene alla madre che porta nel suo seno un “piccolo uomo”? Appartiene all’individuo che la vive? Appartiene alla famiglia o alla comunità? Appartiene a Dio?
Se la risposta corretta fosse: “appartiene all’individuo che la vive”, la madre decidendo per l’aborto farebbe violenza all’individuo che è in lei; se fosse: “appartiene alla madre”, la madre abortendo mortificherebbe una parte di sé, come dice il Mancuso, e di riflesso l’intera umanità di cui lei e suo figlio sono parte; se fosse: “appartiene alla famiglia o alla comunità”, la madre abortendo farebbe violenza alla comunità e di riflesso all’intera umanità; se fosse: “appartiene a Dio”, qualsiasi atto di violenza contro la vita si rivolgerebbe contro Dio, e di riflesso contro tutti: madre, individuo, famiglia, comunità.

È evidente che la vita non è nostra, non ci appartiene, che è un dono gratuito di Dio di cui possiamo disporre solo nel senso di “viverla” e non nel senso di “non viverla”. Infatti, la vita è qualcosa che acquista senso e valore se vissuta nella pienezza, la quale pienezza non dipende né dalla salute, né dalla bellezza, né dall’intelligenza, ma dal rapporto con l’ “Essere”, che è il Dio della Vita, da cui è dipeso il nostro comparire come “esserini”. Quindi, per ciascuno di noi compito fondamentale della vita è quello di viverla: vivendo veramente la vita, la si possiede sempre più; cercando di possederla per non viverla, se ne perde sempre più il controllo, smarrendosi nella “non vita”.
Nella “Genesi” il Signore Dio, dopo aver scacciato l’uomo dal Giardino di Eden, pone a guardia della via che porta all’albero della vita e a sua custodia i “cherubini e la fiamma della spada folgorante”. Pertanto, chi vuole “impadronirsi” del frutto della vita con la violenza verso sé o verso gli altri resta “folgorato”, cessa di possedere la vita, se la lascia sfuggire di mano perché il suo cuore resta “incenerito” dalla “spada folgorante”.

Ma c’è chi ha percorso di nuovo la via che porta all’albero della vita, ne ha colto il frutto e ce l’ha offerto. La prima è Maria, la nuova Eva, che non ha cercato di possedere la vita per sé, che si è invece aperta alla vita facendosi “Ancilla Domini”, serva della Vita, che ha offerto la sua vita senza condizioni per la Vita.
O Maria, “Ancilla Vitae”, grazie al dono di te stessa, al tuo sacrificio che ha anticipato quello del Frutto del tuo Seno, la Vita è entrata di nuovo nel Mondo e noi possiamo rientrare nel giardino dell’Eden e gustare del frutto dell’albero della vita senza restarne folgorati.
Grandi testimoni di questa realtà, nostri compagni di cammino, come San Pio di Pietralcina, Madre Teresa di Calcutta, Giovanni Paolo II e tanti altri, ci hanno mostrato quale è il modo per possedere la vita.

È soprattutto facendosi piccoli figli dell’ “Ancilla Vitae”, che per grazia di Dio è diventata “Mater Vitae” e “Regina Vitae” che noi possiamo farci frutti maturi dell’albero della vita e figliolini del nostro Dio, che si è fatto piccolo e povero per venire a stare con noi e per aprirci le porte del suo Regno di Vita.

Pater, adveniat regnum Filii Tui Regis Universi et Nationum omnium!
Et tu, Mater Vitae et Regina Universi conduce nos omnes ad Filium tuum!
Che il Dio della Vita viva e riviva in noi ora e sempre!




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