Cattolicesimo: Tu sei l'albero della vita

L'Esaltazione della croce nella tradizione siro-occidentale di Manuel Nin


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Il 14 settembre, come tutte le altre tradizioni liturgiche di oriente e di occidente, anche quella siro-occidentale celebra la festa dell'Esaltazione della santa Croce. La festa ha un'origine gerosolimitana collegata alla dedicazione della basilica della Risurrezione, che venne edificata sulla tomba del Signore nel 335, e con la celebrazione del ritrovamento della reliquia della Croce da parte dell'imperatrice Elena, madre dell'imperatore Costantino.
I testi dell'ufficiatura sottolineano chiaramente in primo luogo il tema della croce come arma di vittoria per i cristiani: "Segnato il nostro volto con l'immagine preziosa della croce, tu ci fai la grazia, o Dio, di essere preservati dal nemico e di vincere le sue suggestioni. La croce santa sia per noi un'arma invincibile contro il nemico".
La festa coinvolge nella lode tutta la creazione che la inneggia alla croce come luogo dove avviene la salvezza, con delle espressioni cristologiche proprie della tradizione siriaca: "Celebrando l'esaltazione della croce cosparsa con le gocce del sangue vivificante del Verbo di Dio incarnato, gli eserciti del cielo intonano la lode ed esultano per la salvezza del genere umano. Venite popoli, adorate la croce di salvezza, per cui il mondo ha ottenuto la nuova vita".
Nell'ufficiatura del vespro la liturgia siro-occidentale collega in primo luogo l'esaltazione della croce con gli imperatori Costantino ed Elena, ma soprattutto con la vita della Chiesa stessa che la regge come vanto e sostegno: "Oggi la croce è apparsa a Costantino ed Elena come segno di vittoria. Oggi gli apostoli si rallegrano e con Paolo cantano: Il nostro vanto è la croce di nostro Signore Gesù Cristo. Oggi i martiri e i confessori esultano perché tu, o Cristo, appeso sulla croce, sei la loro ricompensa. Oggi la santa Chiesa si rallegra perché è la regina assisa alla tua destra vestita con la tua croce".
In parecchi inni Efrem il Siro parla della croce di Cristo come timone della nave che è la Chiesa e che Cristo, il pilota, conduce a porto tranquillo. In un secondo momento, introducendo sempre la parola "oggi", la liturgia della festa si sofferma su una lettura in chiave cristologica di una lunga serie di fatti veterotestamentari che prefigurano la redenzione di Cristo operata per mezzo della sua croce: "Oggi Abramo esulta perché il mistero della croce gli fu rivelato per mezzo dell'agnello che vide impigliato nel cespuglio. Oggi Mosè, il primo dei profeti, si rallegra perché ha tracciato il segno della croce con le sue mani stese e oranti in forma di croce. Oggi Eliseo il profeta è nella gioia per il legno gettato nell'acqua e che fece galleggiare il ferro pesante, tipo della nostra natura umana che tu, o Cristo, hai innalzato e onorato per mezzo della tua croce".
La croce ancora viene cantata nella liturgia siro-occidentale come albero di vita, rifugio dei cristiani, compimento di tutti i misteri della Chiesa, saggezza dei credenti.
Uno dei testi del vespro della festa associa nella lode, senza distinzione, Cristo e la croce stessa con gli stessi titoli cristologici dati e all'uno e all'altra: "Signore, re della gloria, ti lodiamo perché hai fatto della croce il vanto di coloro che credono in te. Tu sei l'albero della vita per coloro che in te sperano, e sei anche l'albero che mai appassisce, medico e rimedio di coloro che appassiscono nel peccato. Tu sei l'albero della vita piantato nel bel mezzo del paradiso e porti tutti alla terra della promessa. Tu sei lo scettro di forza mandato da Sion contro i nemici vinti con la tua croce. Tu sei il mistero segreto e nascosto, manifestato a tutti gli uomini".
L'ufficiatura notturna della festa, divisa in tre parti, prevede il canto di due salmi per ognuna di esse: i salmi 43 e 60 per la prima; 135 e 138 per la seconda, e il lungo cantico di Abacuc (3, 1-19) per la terza. In quest'ufficiatura notturna troviamo ben sei inni di sant'Efrem il Siro, due per ognuna delle parti, in cui l'autore canta il mistero della croce di Cristo con delle immagini e dei simboli sviluppati nella sua poesia teologica, dove il legno della croce è sempre fonte di un lungo sviluppo simbolico.
Efrem accosta volentieri Cristo innalzato sulla croce al carro dei cherubini descritto dal profeta Ezechiele: "Cavalca la croce, sebbene, invisibilmente, cavalcasse il carro, quello dei cherubini. Rimasero svergognati i crocifissori che lo fecero montare sul legno glorioso rivestito di simboli. Ho visto la bellezza di Adamo, immagine di Colui che lo ha plasmato e la bellezza della croce, cavalcatura del Figlio del suo Signore".
Ancora Efrem allarga la simbologia della croce alla spada del cherubino collocato alle porte del paradiso, e la presenta anche come la lancia che uccide la morte: "Beato sei anche tu, legno vivente, che fosti una lancia invisibile per la morte. Quella lancia infatti aveva colpito il Figlio: trafitto da essa, con essa egli uccise la morte. La sua lancia ha allontanato la lancia, poiché il suo perdono ha strappato il nostro documento di debito. Il paradiso gioì perché erano tornati gli espulsi. Sia benedetto, Lui che mediante la sua croce ha forzato il passaggio verso il paradiso".
Sant'Efrem mette in parallelo, in uno dei suoi inni e con delle immagini poetiche molto belle, i due alberi, quello del paradiso e quello della croce: "E poiché Adamo si era avvicinato all'albero, si precipitò poi verso il fico. Divenne simile al fico, delle cui foglie era coperto. Florido di foglie a modo di un legno, Adamo venne presso il legno glorioso, da esso si rivestì di gloria, da esso acquistò splendore, da esso udì la verità, che sarebbe di nuovo entrato nell'Eden".
Infine, in uno degli inni sulla crocifissione, Efrem ancora canta il tema evangelico del prendere la propria croce e seguire Cristo, rivolgendosi a Simone di Cirene che porta la croce di Cristo e a Simone Pietro che muore anche lui in croce: "Beato anche tu, Simone, che hai portato durante la vita la croce dietro al nostro Re. Sono fieri coloro che portano le insegne dei re ma svanirono i re con le loro insegne. Beate le tue mani che si alzarono e portarono in processione la croce che si chinò e ti donò la vita. Il tuo fardello ti ha portato nella dimora della vita e ti ha trasferito là, poiché è il vascello del Regno".
da Osservatore Romano del 14/09/2010

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