Allarme del figlio: oggi potrebbe essere lapidata «Accusata per foto senza il velo, ma non era lei» di LAURA SILVIA BATTAGLIA
Novantanove frustate. Questo è il carico sul corpo di Sakineh Mohammadi Ashtiani. L’ennesimo dopo le torture. L’ennesimo prima della lapidazione che, probabilmente, secondo il figlio, avverrà già oggi. E il motivo per cui le è stata inflitta questa umiliazione ulteriore, nel braccio della morte del carcere di Tabriz, sta tutto in questa accusa: «diffondere la corruzione e l’indecenza». L’ultima sentenza della Repubblica Islamica contro la donna già condannata alla lapidazione, arriva come una doccia fredda sulla mobilitazione internazionale. Lo denuncia al mondo il figlio Sajiad Ghaderzadeh, in una lettera aperta, che però apre un caso nel caso. «Grazie a quanto siamo riusciti a sapere da alcune donne rilasciate la scorsa notte dal carcere femminile – scrive il giovane –, la pubblicazione di una foto sul London Times del 20 agosto scorso ha dato alle autorità del carcere una scusa per accanirsi contro mia madre ». Nella foto è ritratta una donna senza velo, e l’accusa delle autorità islamiche si rifà appunto a questo dettaglio, indice di comportamento ingiurioso. Ma c’è un ma. La donna ritratta sul London Times non è Sakineh bensì Susan Hejrat, attivista politica che vive in Svezia.
Il London si scusa e rivela la fonte: la foto sarebbe stata consegnata al giornale dall’ex avvocato della donna, Mohammad Mostafei, che adesso vive appunto in Svezia. Mostafei dichiara di averla ricevuta dal figlio della Ashtiani. Il figlio smentisce. Un caso nel caso, insomma, che va montando sempre più. Ma che non risolve la situazione della donna, rivela delle falle nell’informazione occidentale, divide il fronte, finora compatto, del blocco famiglia- avvocati. Sta di fatto che la comunità internazionale è sempre più agguerrita nell’azione contro il governo di Ahmadinejad. Il Comitato internazionale contro la lapidazione «condanna con forza la nuova sentenza», la Spagna approva un documento di sostegno alla donna contro la lapidazione, all’appello «Fiori e non pietre!» risponde anche il nostro premio Nobel Rita Levi Montalcini, le ministre Gelmini, Meloni, Carfagna e Prestigiacomo inaugurano la campagna «Siamo tutte Sakineh», la Roma calcio solidarizza con la donna e l’agenzia di stampa iraniana Irna annuncia il boicottaggio di un mese sulle notizie che riguardano la squadra. Intanto, proseguono sit-in, manifestazioni ed esposizioni dell’immagine della Ashtiani su facciate di edifici pubblici, e il ministro degli Esteri italianoFranco Frattini suggerisce alla comunità internazionale una soluzione alternativa allo scontro.
«Questa vicenda potrebbe essere un’opportunità per riavviare il dialogo ». E rilancia, tendendo la mano ad Ahmadinejad: «Se servisse, non sarei affatto contrario a incontrare il ministro degli Esteri Mottaki, anche tra pochi giorni a New York, a margine dell’assemblea generale dell’Onu». E prosegue: «L’Iran rivendica il suo ruolo di potenza regionale ma non può sopportare il peso di un isolamento che può essere politico, economico e anche umanitario », aggiunge. In ballo, come merce di 'scambio', ci sarebbero le sanzioni sul nucleare. Non bisogna cantare vittoria in anticipo, però. Chi conosce l’Iran sa che, su queste questioni, il governo della Repubblica non abbasserà così facilmente le ali. Piuttosto, calerà la scure.