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Regina Mundi - La Rassegna stampa Cattolica per la Società, Attualità e Famiglia

Rassegna Stampa

Il dramma dei civili afghani

Dall'inizio dell'anno uccise oltre 1.300 persone


È un dramma senza fine quello dei civili afghani. La guerra che da anni sta segnando il Paese non accenna a diminuire d'intensità ed è la popolazione locale la prima a fare le spese dello stillicidio delle violenze. Lo conferma anche il rapporto reso pubblico ieri dalla Commissione indipendente afghana per i diritti umani: dall'inizio del 2010, sono oltre 1.300 i civili rimasti uccisi nelle violenze. Secondo il rapporto, i talebani sono responsabili del 68 per cento dei decessi, mentre alla Nato e alle forze governative afghane è attribuita la responsabilità del 23 per cento. Questo nuovo bilancio delle perdite civili indica un aumento del cinque per cento in rapporto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma il bilancio delle vittime è solo un aspetto, per quanto indicativo, della drammatica condizione dei civili nel Paese: è lo stesso tenore di vita a testimoniare la gravità della situazione. Il conflitto, infatti, ha finito per allargare il già ampio divario tra centri abitati e villaggi remoti: e coloro che vivono in questi villaggi sono per lo più dimenticati. Ai continui episodi di violenza, poi, segue spesso l'imposizione del coprifuoco, che costringe la popolazione a chiudersi in casa. E la stessa popolazione è fatta oggetto di rappresaglie da parte dei guerriglieri, quando le loro postazioni sono colpite dalle forze della coalizione. Tra queste rappresaglie, se ne segnala una in particolare, poiché si è ripetuta più volte: i talebani hanno preso di mira i civili in fila davanti a un ufficio per cercare lavoro. Un segnale inequivocabile da parte dei miliziani, che anche in questo modo cercano di destabilizzare il Paese in cerca di un futuro stabile e sereno.
Sull'ineludibile esigenza di evitare vittime civili durante le offensive contro i miliziani si è espresso, proprio recentemente, il comandante in capo delle forze Nato e statunitensi in Afghanistan, generale David Petraeus. Egli ha dettato nuove strategie a difesa dell'incolumità dei civili, pur riconoscendo l'obiettiva difficoltà di ridurre a zero la possibilità che la popolazione "possa uscire completamente illesa" dalle operazioni antiguerriglia compiute dalla coalizione. Non va poi dimenticato che più volte i talebani sono stati accusati di usare i civili "come scudi umani": un fatto che indubbiamente rende ancor più complesso l'obiettivo raccomandato dal generale Petraeus.
Nello stesso tempo però vanno anche rilevate le critiche rivolte dal Governo di Kabul all'operato della coalizione internazionale: non di rado, infatti, il presidente Hamid Karzai ha chiesto ai comandanti sul terreno "una maggiore attenzione" nella gestione delle offensive antitalebane, appunto per evitare vittime civili. Più volte le autorità di Kabul hanno aperto inchieste per fare luce sulla dinamica di alcuni raid che hanno causato la morte di numerose persone