utti i sabati, un po’ con il pretesto di fare delle registrazioni, ma nella realtà perché ne sento il bisogno, ho preso la buona abitudine di ascoltare la Messa presso il santuario di Santa Maria della Vena, sull’Etna, a circa 800 m di quota. Si parte presto il pomeriggio, per poi tornare la sera quando è già buio. D’inverno a Vena fa veramente freddo, spesso nevica e la notte le pozzanghere gelano. La strada si ricopre di piccole stelline di ghiaccio, che nella notte brillano sotto la luce degli abbaglianti, ma che ti mettono tanta ansia nel cuore, in specie se sai che devi affrontare discese ripide. In macchina il climatizzatore acceso ti permette di tenere il parabrezza pulito, ma non ti scalda l’anima come l’abbraccio di chi hai trovato poco fa nel santuario; allora ti rivolgi a Lei e le dici: “Mamma sono venuto per te, prendimi per mano e riaccompagnami sano e salvo giù a valle, dalla mia famiglia.” Il tuo cuore allora si scalda e le preoccupazioni svaniscono come nebbia al sole, ti stringi al collo la sciarpa di lana ed anche se i piedi sono gelati continui pian piano la tua discesa evitando di toccare i freni. Tutto attorno è buio, ma il tuo pensiero ritorna ai momenti trascorsi in Sua compagnia. Nel Santuario faceva veramente freddo, immaginate che vicino all’altare si poteva percepire l’ombra della fiammella delle candele accese, perché quel poco di calore dava all’aria una diversa densità che ne produceva ombra. Quel freddo ti passa attraverso i vestiti, anche se ti stringi nel pesante cappotto, resta pur sempre fuori la testa, la quale ben pelata come è, di freddo ne prende veramente tanto. Ti accorgi allora di chi sei veramente. Quando i tuoi vestiti non possono riscaldarti, scopri la tua vera natura, il freddo diviene il tuo specchio, dal quale prepotentemente spunti tu. Le tue debolezze, la tua più assoluta nullità. Poi alzi gli occhi sull’altare e trovi la meravigliosa icona della Madonna. Lei è lì da secoli, da sempre. Vedi i tuoi giorni passare rapidi e la tua vita disseccarsi come erba al sole. Ancora una volta capisci chi sei: nulla! Alzi ancora gli occhi, Lei è sempre lì, immutabile. Allori ti stringi ancora di più nel tuo pesante cappotto per cercare quel calore che non c’è. Il freddo aumenta, fa sempre più freddo! Poi alzi di nuovo gli occhi ed il tuo sguardo si incrocia con la dolcezza di quello di Maria. Allora cominci a percepire un calore nuovo, come un abbraccio. Pian piano scopri che Lei era lì ad attenderti, lì a Vena come in qualsiasi altro posto del mondo, ove decidi di considerarti per quello che sei e guardare a Lei come il tuo rifugio. Il freddo pian piano si dilegua, come una bestia feroce che si assopisce, narcotizzata da quello sguardo. Pensi che è solo perché ti stai abituando, ma non è così, perché il sibilo, spesso l’ululato del vento gelido di tramontana che soffia fuori dalla chiesa ti riporta alla realtà delle cose. Al tuo essere nulla. Il tuo animo allora è come se uscisse dal tuo corpo, ormai inutile. Ti trovi da solo in un grande spazio ove si sta bene, non vi è nè freddo nè caldo; ci sei tu e Maria, che sembrava essere lì ad attenderti da sempre. Giovane e bellissima, malgrado gli innumerevoli secoli. Lei ti conosce e previene ogni tuo pensiero mettendoti nel cuore la risposta a tutte le tue domande, comprese quelle che non hai ancora fatto. Allora non ti resta altro che il silenzio. La muta contemplazione della sua Bellezza. Non hai nessun argomento, se non l’amore verso di Lei. Dopo un certo tempo, non saprei dire quanto, non ti trovi più solo ed attorno a te vedi tanta gente, è come se ne percepissi i problemi e ti chiedessi: cosa fai tu per loro? Gente che soffre, immersa nelle difficoltà della vita di tutti i giorni. Sembra pure a te di conoscerle, quelli che prima reputavi problemi da poco divengono montagne, solo perché le vedi dal punto di vista di chi soffre. Tutta questa gente, come una immensa moltitudine, che ciecamente va per la sua strada, ma senza sapere dove, nè perché. Allora rialzi lo sguardo verso di Lei. La Mamma, tiene sempre Suo Figlio fra le braccia. La guardi fisso negli occhi ed il suo sguardo malinconico ti trapassa di nuovo l’anima. Percepisci il dolore di una Madre che vuole a tutti i costi aiutare i suoi figli. Maria fa carte false per farlo, lo sai anche per la tua esperienza, se ci rifletti su con attenzione. Ma tutta questa gente non riesce nemmeno a sentirla. E’ come se ci fosse un grande rumore, un frastuono infernale, che cerca di impedire alla Sua voce di raggiungere ciascuno dei Suoi figli. Lei sembra disperarsi, ma non è così, è solo malinconica. Lei prega, poi prega ancora… poi ancora prega. Il Bambino che porta in braccio a questo punto sembra divenire vivo, ti accorgi anche di Lui. Sorride, ti incoraggia a fare quel passo che il tuo cuore desidera fare, ma che qualche remora ti impedisce di compiere. E’ come se Gesù dicesse: “Eccomi, sono qua, ti prego, domanda il mio aiuto! Ti supplico, domanda il mio aiuto!”. Le preghiere della Madre si fanno allora sempre più accorate, mentre il volto del Bimbo acquista luce, divenendo splendente! “Signore, io non sono degno nemmeno di pensare queste cose!” dici fra te e te, ma dall’altra parte sembra venire un incoraggiamento ed il freddo scompare del tutto. Adesso ti senti come nudo, come se fossi al mare con degli amici che non vedi da tanto tempo. Sei felicissimo di stare con loro, stai bene! Fra poco farai il bagno, ed il mare è caldissimo! Cosa rarissima nel nostro Ionio, sempre gelido. Nel frattempo i tuoi occhi sono pieni di lacrime, sei costretto a chiuderli, non vedi altro che lo strato di liquido umore che copioso ti riga il volto. Gli occhi chiusi però non ti impediscono di vedere l’icona, anzi, al contrario, la vedi meglio. L’immagine è più nitida, ti si imprime nell’anima! Esci di nuovo dalla confusione della gente. Il tuo rapporto diviene di nuovo individuale, sei tu, Maria e Gesù. Loro ti conoscono personalmente, in ogni più piccolo risvolto della tua anima. Ti fidi, ti abbandoni. “Gesù mio, perdonami per tutto quello che ho fatto! Per tutte le offese che ti ho arrecato!”. Senti il tuo cuore liquefarsi, ed un grande torrente di acqua tiepida ti lava tutto. Prendi il tuo capo fra le mani e senti sulle spalle quel calore immenso che ti penetra nell’anima. Avverti gioia pura! Non ti importa di null’altro che del momento che stai vivendo. Poi ritorni in te, ti asciughi le lacrime. Ritorni al mondo normale. Sei in chiesa seduto di fronte all’altare, c’è don Carmelo, che dice Messa. Sei felice di essere là e non vedi l’ora che sia di nuovo sabato, o qualsiasi altro momento per poter riuscire a chiedere di nuovo perdono. Forse la malinconia del volto di Maria nell’icona non è solo per la Passione di Suo figlio, ma ancora di più per il dolore di vedere l’umanità andare alla deriva, verso la distruzione, verso la negazione dell’unica cosa che dia veramente senso alla vita: suo figlio Gesù, quello che Lei stessa ha portato nel tuo cuore. Cerchi di ingegnarti su cosa puoi fare per impedire tutto questo sfacelo, nel frattempo ti stringi alla tua sciarpa di lana ma, questa volta, non senti più freddo.