Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato (1 corinzi, 13-11). Quando si inizia un percorso spirituale, è un po’ come nascere a nuova vita. Nell’istante in cui percepisci l’Amore della Madonna, di Gesù e poi di Dio, vedi ogni cosa con occhi nuovi, è come se rinascendo vedessi tutto per la prima volta. Si prova ciò che avvertono coloro che hanno da sempre vissuto nell’oscurità del ventre della terra, vivendo una vita materialistica, nell’attesa di essere partoriti alla Luce. Sei là che aspetti… fin tanto che una vibrante lama di luce, un purissimo e candido bagliore, come di luce riflessa sulla neve fresca, fende l’oscurità per abbagliare i tuoi occhi e penetrandoti l’anima ti fa gemere. Urli con tutto il fiato che hai in gola! Questo immenso amore ti pervade, ti inonda di se, puoi solo vagire, come un neonato, non ci sono altre parole. Ritorni di nuovo piccolo, anche se hai quaranta anni. Assapori nuovamente quel seno alla cui fonte attingesti la stessa tua vita. Sei felice! I giorni si susseguono, uno dietro l’altro e ti chiedi solo come puoi amare di più questa Mamma, amarLa di più; come puoi fare per far giungere fino a Lei il tuo amore, la tua gratitudine, la tua gioia di esistere. In ogni cosa attorno a te vedi la presenza di Dio: nel sorriso di chi ti sta accanto, nella fresca alba di un mese di maggio, in un piccolo fiore di campo che sboccia fra l’asfalto di una trafficata e fumosa strada cittadina. Vivi l’amore con tale intensità da accorgerti che questa è l’unica dimensione di vita possibile. L’unica che valga la pena vivere. Cresci sulle ginocchia di Maria. Ti nutri del Suo latte e Le stringi forte la mano, quasi volessi che la sua mano entrasse dentro di te divenendo un tutt’uno con il tuo nuovo essere. Ti svuoti di te per ritrovarti tutto in Lei. Trascorre dolcemente il tempo e credi che tutto debba rimanere così. L’esperienza che vivi è così totale da spingerti a domandarti che differenza passi fra questa vita, con Lei vicino e quella in Paradiso. Poi basta. Basta! Ad un certo memento ti accorgi che sei solo. Devi fare da solo. Devi crescere! Devi imparare ad affrontare le cose della vita. Devi! Ti senti incapace di farcela e ti chiedi se tutto questo è giusto. Il desiderio di quelle braccia si fa allora sempre più forte, ti attanaglia il cuore, te lo stringe fino a maciullarlo. Sogni quelle braccia che ti hanno cullato e che ti hanno stretto forte a se, salvandoti da ogni problema, da ogni cruccio. Le desideri come l’assetato, nell’arsura del deserto, cerca l’acqua. Perché tutto questo? Occorre forse che l’amore di Dio sia limitato ad alcuni momenti di gioia? Per capire è necessario sollevare il proprio punto di vista e chiedersi cosa sia intimamente l’amore: se questo consiste nel desiderio di felicità che è innato in noi, oppure nella ricerca del bene al di la dell’immediato e facile egoismo. In fondo chiedi solo di poter sentire il calore della mano di tua Madre che stringe la tua, chiedi il Suo amore, la Sua vicinanza. Ed intimamente vuoi che sia Lei a fare tutto per te. Ti senti però solo, l’accettazione di questa lontananza è voler fare la volontà di Dio? Se amare Dio significa farne la volontà, spesso non si ama Dio, ma solo se stessi, questa è la triste verità che il silenzio di una madre cerca di farci comprendere. La Madre ci alleva e ci ama, si butta anche fra le fiamme per noi, solo per condurci a Dio (punto culmine della nostra felicità), non a se stessa, anche in questo risiede il suo immenso amore. Lei per prima accetta l’immensa sofferenza nel vedere il figlio che geme per la sua mancanza per il suo bisogno. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo (Gv. 12,24-26). Quanto è amara questa morte, così come lo è il silenzio di una madre. Come è aspro fare la volontà di Dio. Amare veramente Dio, fare la sua volontà è come camminare sul ripido crinale di una montagna, in bilico. Spesso non vedi la strada, anche se probabilmente c’è; sei tentato di prendere un scorciatoia in discesa ed invece devi fidarti di quella leggera voce che soffia nel tuo cuore, quella voce che non ti obbliga mai. Quel richiamo caldo, che ti culla l’anima, devi fare il salto nel vuoto certo che le braccia di Gesù ti sosterranno e porteranno il tuo piede al sicuro sulla parte opposta del sentiero. Cammini in un equilibrio che la Madre ritiene che tu possa aver acquisito, ma tu per primo supponi di non avere. Allora ti chiedi il perché di ogni cosa e la più insidiosa delle domande si presenta spontanea: Ma chi te lo fa fare? Nella confessione, con l’assoluzione del sacerdote, riteniamo di aver pulito il nostro cuore da tutti i serpentelli che ogni giorno nascono in noi, invece non ci accorgiamo che la madre dei serpenti è ancora la! Saldamente incardinata dentro di noi! Ma chi te lo fa fare? Risuona ancora nel tuo animo. Io ti do di più! E giù lo sconforto! Alzi gli occhi al cielo, e come un lebbroso chiede un sorso d’acqua, così chiedi, supplichevole, che ti venga data pace e la forza per continuare in ciò che ti viene chiesto: la volontà di Dio. Per capirci, quell’insieme di cose, che il senno di poi ti fa ritenere le più giuste, ma che li per li non comprendi, anzi ti sembrano un capriccio. Così quello che nella tua presunzione ti appare come un gioco di Dio, spesso si trasforma in un fardello, insopportabile. Ti illudi di portare da solo, sulle tue spalle, tutte le croci del mondo. Gesù dice che il suo giogo è dolce da portare; allora chiedi conforto anche a Gesù ma il tuo cuore rimane in silenzio. Percepisci solo l’assordante frastuono della silente indifferenza che ti circonda. E’ come un torrido vento, che vigoroso, nelle torride estati di Sicilia, soffia sul letto di un fiume arido; un vento che ti asciuga perfino le lacrime dagli occhi, privandoti di quel minimo umore umano che, ancora, ti mantiene vivo. Si leva allora una insopportabile aria calda, un vento che ti intorpidisce il cuore. Nel tuo cuore si scatena la tempesta dello sconforto. Madre mia, dove sei, perché non mi dai la forza per sopportare tutto questo? Dici: “Io sarò con voi, voi solo chiamatemi”. Io ti chiamo urlo, grido, ma… Ma il mio cuore è reso sordo al tuo dolore. Anelo alle Tue braccia come l’assetato all’acqua. Ma ciò non di meno mi vedo solo ad affrontare questo deserto di indifferenza che mi circonda. Cerco di combattere la tua battaglia, ma non vedo alcun riscontro di ciò che faccio, ti dedico tutto il mio tempo, ma a nessuno importa un granché! Sembra che tutti i miei sforzi siano vani. Quanto è duro per questo chicco morire al suo desiderio di affermazione e di riscontro immediato di ciò che fa, all’appagante soddisfazione di se, per poi rinascere nella vera fede? Al vero amore! Non vedi l’ora che tutto sia finito, non puoi fare altro che sperare. Ti affidi a Dio e dici: “Eccomi, avvenga di me secondo la tua parola.” Non sai a cosa vai incontro, ma speri nell’Amore. Chiami la Madre. Poi il tuo sguardo torna in basso… tu sei sempre li! Nudo e lacero in questo deserto e non sai dove andare: non sai se stai veramente facendo ciò che Dio si aspetta da te. Quella voce ritorna nuovamente. Imperiosa! Prepotente! Assordante! Ti viene allora mostrata la via più semplice: quella larga, tutta in discesa, anche se verso l’ubriachezza. Il baratro! Ma chi te lo fa fare? Cosa ti da questo Dio capriccioso? Abbassi il capo e lo prendi fra le tue mani, come per cercare, quella tenerezza che solo il cuore di una madre sa donare. Ritorna allora vivo in te il ricordo di quelle braccia che ti hanno sorretto, di quegli occhi che ti hanno sorriso, senti quasi le lacrime di questa “Madre silenziosa”. Lei è la’ che attende, che spera per te. Lei prega per te! Non puoi cedere! Sia quel che sia! Si faccia la tua volontà mio Signore e di me sarà ciò che Tu vorrai! Vado avanti nel tuo nome e sulla tua parola getto la mia rete anche dove non vedo pesci! I tuoi occhi allora si riempiono di nuovo di lacrime e tu provi ancora quel dolce calore delle sue braccia. La tempesta è svanita del tutto, odi il festoso stridere di un gabbiano in riva al mare; il tuo cuore si tinge di tutte le sfumature dell’azzurro pastello del cielo del meriggio. Ormai ne sei certo, Lei è qua, ne avverti il calore del suo sguardo amorevole. Il sole dolcemente tramonta sulle tue preoccupazioni, tinteggiando il cielo di vermiglio e nel tuo cuore rimane solo il meraviglioso conforto di questa Madre silenziosa per la quale vale la pena di vivere e morire.