Impariamo da chi pensa a giocare e non solo a correre
Con l'1 a 0 sull'Olanda la Spagna si è aggiudicata i Mondiali di Sandro Mazzola
Casillas in porta, Maicon, Puyol, Juan e Lahm per la linea difensiva, Xavi, Schweinsteiger e Iniesta a centrocampo, Sneijder dietro le punte Müller e Villa. Come allenatore sceglierei quello del Paraguay, Gerardo Martino. Questa è la formazione ideale che, a mio parere, emerge dal Mondiale appena concluso. Una competizione che per la prima volta nella sua storia ha visto vincere una squadra europea fuori dal suo continente e che per la prima volta ha assegnato il titolo alla Spagna. Un gol di Iniesta a quattro minuti dalla fine del secondo tempo supplementare (i tempi regolamentari si erano conclusi sullo 0 a 0) ha lasciato all'Olanda solo la consolazione di un prestigioso secondo posto. Si è chiuso così un mondiale molto tattico, abbastanza atletico che ha evidenziato poca tecnica e poca inventiva. Gli unici a proporre qualcosa in tal senso sono stati l'olandese Sneijder e l'uruguayano Forlan. Tutti gli altri hanno fallito a causa di scarsa condizione fisica ma soprattutto per la tattica delle squadre avversarie che hanno praticamente tutte giocato con linee di difesa e di centrocampo molto strette a soffocare le fonti di gioco e le invenzioni dei trequartisti. Diciamo la verità: la finale non è stata una partita molto bella. Tra l'altro arbitrata male da Webb che ha tirato fuori troppi cartellini gialli senza avere il coraggio e l'autorità all'inizio di soffocare il gioco violento, magari con un'espulsione. Nei giorni scorsi dicevamo che se gli spagnoli avessero abbinato alla loro proverbiale capacità di fraseggio la rapidità dei passaggi avrebbero dato una svolta decisiva al Mondiale. E così è stato. La squadra iberica ha saputo coniugare velocità di passo, di tocco e di pensiero. Anche per un'Olanda concentrata e solida, alla fine non c'è stato niente da fare. Però la partita ha sostanzialmente deluso. Una finale deve essere giocata. Dopo una prima mezz'ora eventuale di studio, bisogna affrontarsi a viso aperto. Invece la gara ha assunto queste caratteristiche solo dopo che l'Olanda è rimasta in dieci per l'espulsione di Heitinga. A questo punto la Spagna, campione d'Europa e del Mondo, domina la scena internazionale e potrebbe dominarla ancora a lungo vista l'età media della sua squadra. Un successo non casuale. Innanzitutto una valutazione: la vittoria all'Europeo è arrivata con Aragones come allenatore. Oggi l'allenatore è Del Bosque. L'allenatore è così importante? Forse lo è solo relativamente. E allora ecco la chiave di lettura fondamentale: la Spagna ha saputo curare i settori giovanili. L'altra squadra che ha cominciato a farlo, la Germania, ha mostrato proprio in questo Mondiale segnali incoraggianti. La lezione è importante e dovrebbe essere imparata da nazionali come la Francia, l'Inghilterra e, soprattutto, l'Italia. Appuntamento fra quattro anni in Brasile. Lì tutti pensano alla squadra di casa come dominatrice. Ma nel calcio nulla è scontato. E i Mondiali di quest'anno lo hanno insegnato. E con la vittoria della Spagna hanno insegnato un'altra cosa: le squadre tornino a pensare a giocare e non solo a correre.