Le ultime scoperte della missione archeologica dell'università La Sapienza a Batrawy in Giordania di Lorenzo Nigro
Fino al 2004 nessuno poteva immaginare che sulla collina di Batrawy, una rupe rocciosa oggi alla periferia nord della città di Zarqa in Giordania centro-settentrionale, agli inizi del terzo millennio prima dell'era cristiana fosse sorta un'antichissima città dei Cananei. Nel dicembre di quell'anno una spedizione dell'università di Roma La Sapienza, durante una prospezione lungo l'alta valle dello Wadi az-Zarqa (il biblico Jabbok), ne riconobbe la natura di insediamento umano - sulla superficie, irta di pietre e massi, si riconoscevano numerosi frammenti ceramici del Bronzo Antico. Dalla primavera 2005, con la collaborazione del Dipartimento delle antichità della Giordania e il contributo del Ministero degli Affari esteri dell'Italia, sono iniziate campagne di scavo sistematiche nel sito che hanno immediatamente rivelato una città fortificata con straordinarie opere difensive, costituite inizialmente da un muro in pietra spesso 3,2 metri, cui nei secoli si aggiunsero progressivamente torri e bastioni, e due ulteriori muraglioni sul versante nord, dove era localizzata la porta della città. Le ricerche hanno consentito di definire le principali fasi di sviluppo dell'antica Batrawy, fondata agli inizi del terzo millennio come centro egemone dell'alta valle dello Zarqa, in posizione strategica a controllo del guado attraverso questo fiume, il più lungo affluente del Giordano, ma anche il fiume più orientale della Terra Santa, il primo corso d'acqua raggiunto da chi attraversava il deserto siro-arabico. Proprio la presenza di una città ai margini del deserto apre nuove prospettive circa la frequentazione e l'insediamento di queste remote regioni in un'epoca così antica. La rocca fortificata di Batrawy aveva forma triangolare, con la base rivolta verso il corso del fiume Zarqa e il vertice orientale che mirava la pista che traversava il deserto. Nella terrazza più orientale, gli scavi degli archeologi della Sapienza hanno individuato un grande tempio rettangolare, caratterizzato dalla presenza di una piattaforma circolare nella corte anteriore. Con ogni probabilità, la città di Batrawy era sorta dalla concentrazione attorno al luogo di culto della popolazione agricola che già dalla fine del quarto millennio si era stanziata della fiorente valle dello Zarqa. Le ricerche hanno consentito di ricostruire la storia della città. Batrawy fu distrutta da un violento terremoto attorno al 2700 prima dell'era cristiana, che colpì in particolare la porta della città che venne subito ricostruita con mura raddoppiate protette da un grande bastione circolare. Entrata in un periodo di grande sviluppo, Batrawy era la meta di carovane di asini, come hanno mostrato i resti faunistici e i numerosi diversi reperti provenienti da mete lontane - conchiglie del Mar Rosso e del Mediterraneo, spezie, essenze, ma anche metalli, come indicano i pesi. Forse fu proprio a causa di questa sua ricchezza e per la concentrazione di beni al suo interno che venne nuovamente e drammaticamente distrutta, stavolta per mano di ignoti nemici attorno al 2500 prima dell'era cristiana. Ancora una volta le impressionanti difese in pietra, le lunghe e spesse mura, furono ricostruite, come pure il quartiere settentrionale, dove fu eretto un grande palazzo, individuato nel 2006 e scavato dal 2007. Proprio in questo edificio, dato alle fiamme attorno all'anno 2300, durante un violentissimo attacco nemico, è stata effettuata una sorprendente scoperta nella campagna di scavi appena conclusasi. Un grande ambiente rettangolare adibito a magazzino di granaglie e altri beni è stato ritrovato sigillato dallo strato di crollo con carboni e ceneri, in straordinario stato di conservazione. All'interno, oltre a una ventina di grandi giare e pìthoi addossati alle pareti, erano stati accumulati vasi e altri beni del palazzo. Tra questi, un set di vasetti miniaturistici, un servizio da cerimonia costituito da brocche e brocchette, un grande vaso biansato su alto piede scanalato in ceramica rossa lustrata, quest'ultimo un reperto davvero unico; nel complesso un gruppo di centoventi vasi interi, che illustrano in modo eccellente il repertorio dell'epoca. Molti vasi contenevano ancora, carbonizzate, le sostanze che vi erano state riposte, oltre al grano, anche ocra rossa, olio, grassi, e altro ancora. Saranno le analisi dei resti a fornire altri dati. Tra gli oggetti tesaurizzati una serie di aghi e un piccolo pugnale d'osso, ma anche una ruota da vasaio in pietra basaltica, di grande interesse. Siamo, infatti, in un'epoca in cui il tornio da vasaio è utilizzato solamente per ritoccare i vasi - in particolare per i colli e gli orli - e l'introduzione di questa fondamentale innovazione tecnologica, che consentirà la produzione in serie del vasellame, è opera dell'istituzione palatina. La tesaurizzazione del tornio è una ulteriore conferma, dunque, del ruolo economico e produttivo svolto dal palazzo alle origini della civiltà urbana. Ma la scoperta che ha forse maggior significato è il rinvenimento, circa al centro del magazzino, ai piedi di uno dei pilastri che ne sostenevano la copertura, di una cachette nel pavimento contenente quattro asce di rame in ottimo stato di conservazione. Si tratta di armi, ma anche di oggetti-simbolo del potere, la cui concentrazione nel palazzo può sembrare scontata, ma è stata documentata, in tutta la Palestina e la Transgiordania, solamente in un altro caso - a Tell el-Hesi nel 1898 - per un'epoca così antica, quando, a dispetto della definizione archeologica (età del Bronzo Antico), ancora non si era affermata la lega di rame e stagno. Inoltre, solo pochi anni or sono, una spedizione dell'università di San Diego (California) aveva individuato a sud del Mar Morto nello Wadi Feinan le miniere di rame della stessa epoca, ritrovando anche gli stampi per realizzare le asce proprio di uno dei tipi attestati nel magazzino di Batrawy.