Un commando dell'esercito israeliano ha intercettato questa mattina un gruppo d'imbarcazioni provenienti dalla Turchia e dirette a Gaza con a bordo attivisti filopalestinesi e aiuti umanitari. Tra dieci e venti le persone uccise durante l'operazione. Profondo rammarico dalla Casa Bianca, proprio alla vigilia della visita del premier israeliano Netanyahu. Il gesuita Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha espresso grande preoccupazione e dolore per l'accaduto. "La Santa Sede - ha detto - è sempre contraria all'impiego della violenza, da qualsiasi parte essa venga, perché rende sempre più difficile la ricerca delle soluzioni pacifiche, che sono le sole lungimiranti". Il Papa - ha aggiunto Lombardi - "che si recherà fra pochi giorni proprio nell'area mediorientale, non mancherà di riproporre con costanza il messaggio di pace". Non è ancora chiaro quanti passeggeri ci fossero sulle navi al momento dell'operazione israeliana, che si è svolta in acque internazionali, né quale fosse il vero carico delle imbarcazioni. Non è chiaro nemmeno il numero preciso delle vittime: Tsahal parla di dieci persone uccise mentre una ong turca, una di quelle che ha preso parte al convoglio umanitario, afferma che i morti sono quindici. Secondo la stampa, la flottiglia era diretta a Gaza per distribuire generi di prima necessità, anzitutto medicinali, nonché materiali per costruzioni. Un portavoce militare israeliano ha dichiarato che, una volta intercettati, gli attivisti filopalestinesi hanno fatto ricorso ad armi da fuoco: quattro soldati sono stati feriti durante gli scontri. Per "Al Jazeera" invece i militari feriti sarebbero dieci. "L'esercito - si legge in un comunicato di Tsahal - ha chiesto alle navi di cambiare rotta e di dirigersi verso il porto israeliano di Ashdod, dove avrebbero potuto scaricare il proprio materiale di aiuto che sarebbe poi stato trasferito via terra nella Striscia dopo le ispezioni di sicurezza". Ma durante l'intercettazione - prosegue il comunicato - "i dimostranti a bordo hanno attaccato il personale navale dell'esercito con armi da fuoco e armi leggere, inclusi coltelli e bastoni; inoltre, una delle armi usate è stata strappata a un soldato". Netanyahu, al momento in Canada, si tiene in costante contatto con i vertici delle forze armate per seguire gli sviluppi della situazione. Nei giorni scorsi la marina israeliana aveva più volte annunciato l'intenzione d'impedire, anche con la forza, l'arrivo delle imbarcazioni a Gaza, territorio sottoposto a embargo. Durissima la reazione della Turchia, cui apparteneva l'ong organizzatrice della "flotta pacifista". L'Esecutivo guidato da Recep Tayyp Erdogan ha condannato l'assalto, sottolineando che "questo sfortunato evento, avvenuto in mare aperto in violazione della legge internazionale, può condurre a irreparabili conseguenze nelle nostre relazioni bilaterali" con Israele. L'ambasciatore israeliano in Turchia, Gabi Levi, è stato convocato d'urgenza al ministero degli Esteri turco per riferire dell'accaduto. E intanto, manifestazioni di protesta sono in corso di fronte alla sede dell'ambasciata israeliana ad Ankara e al consolato a Istanbul. Anche Grecia, Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Austria, Francia ed Egitto hanno convocato l'ambasciatore israeliano. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, si è detto sconvolto e il Libano, che questo mese presiede il Consiglio di Sicurezza, ha chiesto una riunione d'emergenza. Il presidente dell'Autorità palestinese (Ap), Abu Mazen, ha condannato l'assalto, definendolo un massacro, e decretato tre giorni di lutto nei Territori. La Lega araba ha annunciato per domani, martedì, una riunione straordinaria.