Separarsi. Perdere una parte della nostra identità. Quello che è stato costruito pezzo dopo pezzo fra le lacrime e il riso si sbriciola dentro di noi. Il senso di vuoto è tremendo, ed anche la paura. Nella nostra psiche si apre un buco nero e veniamo invasi da un turbine di sentimenti, emozioni e ricordi. Il dolore di abbandonare è diverso da quello di essere abbandonati, ed è questione cruciale chi abbia preso la decisione finale, anche se comunque la presa di decisione è un processo lungo. Studi recenti mostrano che sono necessari da sei mesi a un anno per sciogliere il legame di un matrimonio. Talmente tanti fili devono essere tagliati ... talmente tante emorragie devono essere fermate ... alla fin fine, stiamo facendo soffrire le persone che amiamo di più. Tradire o abbandonare fa sentire in colpa; essere traditi o abbandonati porta alla disperazione, alla rabbia incontenibile e alla paura di vivere. Veniamo sopraffatti da una crisi d'identità che ci fa domandare: "Chi sono, da dove vengo, dove sto andando, che risorse ho per affrontare questa crisi. Ciascuno deve cercare qualcun altro su cui contare e su cui appoggiarsi: la famiglia, il lavoro, Dio ... questa ricerca può essere cruciale quando si sta per perdere l'equilibrio. Nella mia esperienza di terapeuta e di persona comune, ho visto raramente separazioni repentine. Fatta eccezione per quei casi di saturazione mutuata - un giorno arriva la famosa goccia d'acqua e la diga si rompe - per la grande maggioranza delle relazioni il processo di decomposizione è dolorosamente lento. La sofferenza di vedere se stessi morire nella psiche dell'altro e vedere l'altro morire dentro di sé è brutale, e nessuno è mai totalmente preparato ad affrontare le battaglie interne ed esterne che si susseguiranno.
Le fasi del divorzio
Di solito la separazione avviene per tappe. In primo luogo avviene il divorzio emozionale, durante il quale si percepisce un raffreddamento progressivo, il cuore gela e ci si distanzia affettivamente. Anche se ci si gira verso l'altro, egli non è più là; anche se si allunga un braccio, non lo si può più raggiungere. Si allontana, ci evita. L'angustia, l'incertezza e il senso di colpa prendono il sopravvento: "Dove ho sbagliato? Se fossi stato migliore a letto, una donna di casa più efficiente, più o meno aggressivo ... " Nella fase della colpa, molte persone finiscono per pensare di meritarsi buona parte della sofferenza che stanno subendo. La seconda tappa è quella della separazione fisica ("vado a dormire nella stanza dei bambini", "sul divano in sala"). La prossimità e qualunque altro contatto fisico diventano intollerabili, il sentimento dominante è quello di rifiuto, la sensazione è di avversione. Si prende atto della morte del desiderio. La terza tappa è la separazione geografica ("me ne vado", "vattene"). E quando fate le valigie o comunque per un po' di tempo vi sentite come se steste abitando dentro una valigia, come se voi e tutta la vostra vita vi fossero contenuti. La quarta tappa è la separazione familiare, quando comunicate ai parenti che avete raggiunto il punto di non ritorno. La quinta tappa è il divorzio sociale. Dopo la separazione alcuni amici si allontanano, altri invidiano la vostra libertà finalmente riconquistata, altri ancora cercano di aiutarvi. Infine, avviene la separazione legale: con chi staranno i figli, chi prenderà che cosa? Per molte coppie, questa è l'ora della vendetta o della speranza di riconciliazione. Vengono a galla tutti i risentimenti occulti ed esplodono le rappresaglie ("ora tocca a me")
Emozioni contraddittorie
In ciascuna di queste fasi della separazione, affiorano con forza emozioni diverse. Separarsi significa attraversare un processo di "scollamento": scolla da una parte, incolla dall'altra, alcune parti restano in carne viva. Altro tentativo: scolla di qua, sollievo, ma ecco che state incollando di nuovo. Disperazione. Il ciclo si ripete, e la ferita emozionale si allarga. L'amputazione di una parte di noi fa scaturire molti fantasmi, proprio mentre stiamo lottando intensamente per ridurre le tensioni interne e quelle esterne. Processi come questo non sono né facili né automatici, ma il modo in cui le nostre ferite si rimarginano, e il fatto che facciano infezione oppure no, dipende da noi. In un primo momento, i sentimenti contraddittori provocano un tale disorientamento che non si sa più da che parte ricominciare. La nostra identità è modellata dai ruoli che abbiamo ricoperto, sono essi che ci danno sicurezza e stabilità. Il cambiamento dei ruoli (moglie, marito, genero, nuora) può generare paure ed incertezze. Quindi, ci si aggrappa disperatamente al passato e alla vecchia identità. Se siete stati abbandonati è possibile che desideriate intensamente la riconciliazione, ma vi ritroverete a scoprire con profondo dolore che tornare indietro è impossibile ("o questo, o quello"). Non è possibile scegliere senza perdere qualcosa. E allora, come riempire questo vuoto? E' evidente che ogni separazione porta con sé il suo carico specifico di sentimenti dolorosi, ma in genere le emozioni vengono risvegliate in una sequenza che è simile per tutti: • Senso di perdita • Colpa • Senso di fallimento personale • Sofferenza dovuta alla privazione e alla solitudine • Accettazione • Presa di coscienza del fatto che le attività quotidiane subiranno alterazioni • Presa di piccole decisioni • Concentrazione di sforzi per sviluppare relazioni sociali nuove • Accettazione e aggiustamento dei cambiamenti • Comprensione dei motivi della rottura • Assunzione di parte della responsabilità per la rottura • Elaborazione di alcuni piani a lungo termine • Sviluppo dell'autonomia (capacità di autogestirsi)
La separazione implica anche la presa di alcune decisioni pratiche. Si dovrà: intrecciare nuove relazioni, limitare le risorse economiche, riorganizzare i ruoli di padre e madre, alterare i ruoli sociali (cosa significa tornare ad essere single o essere donna separata?). E' ora di aprire il sipario su una nuova piéce, scritta e diretta da voi stessi.
(cap. 17 del libro di M.H. Matarazzo "Amarsi missione possibile" Italia nuova editori)