Il Papa: Dio continua a cercare i giusti per salvare la città dell’uomo dalla morte e dal terrore di Salvatore Mazza
La «casa» che Maria «ha scelto per parlare a noi nei tempi moderni ». Dove, «pellegrino» tra i pellegrini, è venuto «per gioire della presenza di Maria e della sua materna protezione», per «pregare per la nostra umanità afflitta da miserie e sofferenze ». Venuto «con gli stessi sentimenti dei beati Francesco e Giacinta e della serva di Dio Lucia, per affidare alla Madonna l’intima confessione che 'amo', che la Chiesa, che i sacerdoti 'amano' Gesù e desiderano tenere fissi gli occhi in Lui, mentre si conclude quest’Anno Sacerdotale, e per affidare alla materna protezione di Maria i sacerdoti, i consacrati e le consacrate, i missionari e tutti gli operatori di bene». Davanti a un oceano di mezzo milione di pellegrini, la folla più grande – dicono qui – mai raccoltasi a Fatima, Benedetto XVI è tornato ieri mattina a spiegare i perché di questo suo pellegrinaggio e il senso profondo del messaggio che da queste colline a nord di Lisbona s’è irradiato in tutto il mondo. «Si illuderebbe – ha detto papa Ratzinger nell’omelia della Messa celebrata sul grande piazzale della Cova da Iria, aperta e chiusa dalla processione che ha accompagnato la statua della Vergine su un cuscino di fiori fino al palco papale e di nuovo alla Cappella delle Apparizioni – chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa». Qui infatti «rivive quel disegno di Dio che interpella l’umanità sin dai suoi primordi... L’uomo ha potuto scatenare un ciclo di morte e di terrore, ma non riesce ad interromperlo. Nella Sacra Scrittura appare frequentemente che Dio sia alla ricerca di giusti per salvare la città degli uomini e lo stesso fa qui, in Fatima ». Così, dunque, la profezia di Fatima è anche un alto messaggio contro i «gretti egoismi di nazione, razza, ideologia, gruppo, individuo», per contrastare i quali «è venuta dal Cielo la nostra Madre benedetta offrendosi per trapiantare nel cuore di quanti le si affidano l’Amore di Dio che arde nel suo».
Per questo, nell’affidare «idealmente al cielo i popoli e le nazioni della terra », e in particolare quanti «vivono nella tribolazione o abbandonati», Benedetto XVI ha espresso il desiderio di «trasmettere loro quella speranza grande» che «qui, a Fatima, si fa trovare in maniera più palpabile». Tra sette anni, ha quindi osservato Benedetto XVI, che al termine della Messa avrebbe sostato in preghiera sulle tombe di Francesco e Giacinta, «ritornerete qui per celebrare il centenario della prima visita fatta dalla Signora 'venuta dal Cielo', come Maestra che introduce i piccoli veggenti nell’intima conoscenza dell’Amore trinitario e li porta ad assaporare Dio stesso come la cosa più bella dell’esistenza umana». La fede in Dio, ha proseguito il Pontefice, «apre all’uomo l’orizzonte di una speranza certa che non delude; indica un solido fondamento sul quale poggiare, senza paura, la propria vita; richiede l’abbandono, pieno di fiducia, nelle mani dell’amore che sostiene il mondo». Di questa «speranza incrollabile che fruttifica in un amore che si sacrifica per gli altri ma non sacrifica gli altri» sono «esempio e stimolo i pastorelli, che hanno fatto della loro vita un’offerta a Dio e una condivisione con gli altri per amore di Dio».