Benedetto XVI agli intellettuali: le vostre vite diventino luoghi di bellezza di Luigi Geminazzi
«Un popolo che smette di sapere quale sia la propria verità, finisce perduto nei labirinti del tempo e della storia». È il monito di Benedetto XVI al mondo della cultura portoghese che ha incontrato ieri mattina, ultimo atto del suo intenso soggiorno nella capitale prima di recarsi a Fatima. Il Papa ha parlato ad oltre mille intellettuali ed artisti nel Centro Culturale di Belem, un edificio modernissimo le cui linee avveniristiche fanno da contrappunto allo storico Monastero «dos Jeronimos » che lo fronteggia. Ed è proprio «il conflitto fra il presente e la tradizione» l’argomento centrale affrontato da papa Ratzinger che ha esortato gli uomini di cultura a dialogare con i credenti ed a riscoprire i valori dell’eredità cristiana. Accolto da un lunghissimo applauso, Benedetto XVI è stato salutato a nome di tutti dal famoso regista Manoel De Oliveira, 101 anni portati con lucidità ed eleganza. Richiamandosi alle «radici cristiane della nazione portoghese e dell’Europa» il cineasta ha sottolineato «i terribili dubbi e la sfiducia che cercano d’opporsi alla fede evangelica che muove le montagne». Il Papa si è alzato in piedi e gli si è avvicinato per ringraziarlo ed abbracciarlo, proprio mentre De Oliveira, da buon cattolico, si stava inchinando per baciare l’anello. Un gesto commovente che ha preceduto le parole di apprezzamento del Papa per l’opera di questo grande maestro. Parla della grande tradizione cristiana che «ha dato origine a ciò che possiamo chiamare una 'sapienza' », il Papa teologo. Ma, sottolinea, «la dinamica della società assolutizza il presente, staccandolo dal patrimonio culturale del passato», mentre «la Chiesa appare come la grande paladina di una sana ed alta tradizione, il cui ricco contributo colloca al servizio della società». Benedetto XVI va alle radici del contrasto tra presente e modernità che «si esprime nella crisi della verità, ma unicamente questa può tracciare il sentiero di un’esistenza riuscita, sia come individuo che come popolo». Usa parole molto forti per descrivere le conseguenze di questo conflitto: «Per una società formata in maggioranza da cattolici e la cui cultura è stata profondamente segnata dal cristianesimo si rivela drammatico il tentativo di trovare la verità al di fuori di Gesù Cristo».
Ma la Chiesa sta in questo mondo e convive nel «rispetto dialogante» con 'altre verità', in un lavoro che il Papa definisce «un apprendistato». E riferendosi al discorso con cui Giovanni XXIII aprì il Concilio Vaticano II, ricorda che quell’evento ebbe «proprio lo scopo di mettere il mondo moderno in contatto con le energie vivificanti e perenni del Vangelo ».
Cita il poeta nazionale portoghese Luigi di Camoes: «Questa è un’ora che richiede il meglio delle nostre forze, audacia profetica e rinnovata capacità per additare nuovi mondi al mondo ». Qui a Lisbona il Papa rilancia l’invito che aveva rivolto agli artisti nell’incontro in Vaticano del novembre scorso. «Non abbiate paura di confrontarvi con la sorgente prima e ultima della bellezza e di dialogare con i credenti». E conclude il suo discorso con accenti lirici: «Fate cose belle, ma soprattutto fate diventare le vostre vite luoghi di bellezza». Alla fine gli viene consegnato in regalo un uovo in porcellana opaca (biscuit) che vorrebbe rappresentare l’ispirazione dello Spirito Santo.
Tutti i giornali locali sottolineano con grandi titoli «l’apoteosi di Bento XVI» e la moltitudine che l’ha accolto con entusiasmo da stadio. Il popolare «Correio de manha» ha ribattezzato il «Terreiro do Paço', dove martedì sera si è tenuta la Messa alla presenza di 300 mila persone, il «Terreiro do Papa». Ieri, poco prima di partire per Fatima, Benedetto XVI ha avuto un incontro di mezz’ora con il premier socialista Socrates, favorevole alla legalizzazione del matrimonio omosessuale. Si è parlato dell’attività educativa della Chiesa e di collaborazione internazionale. «In Portogallo ci sono eccellenti relazioni tra Chiesa e Stato» ha dichiarato il capo del governo che, parlando coi cronisti, si è riferito più volte al Papa chiamandolo «sua eminenza». Una gaffe che gli verrà perdonata.