Le suore contro lo sfruttamento sessuale in occasione del campionato mondiale
"Diamo un calcio alla tratta delle persone". Uno slogan e al tempo stesso un grido d'allarme per mettere in guardia dal pericolo che un grande evento sportivo come i mondiali di calcio possa trasformarsi nell'ennesima facile occasione di sfruttamento e schiavitù sessuale per donne, minori o comunque persone povere e ai margini della società. A prendere l'iniziativa, a poco più di un mese dal fischio d'inizio dei campionati in Sud Africa (11 giugno) sono le suore di "Talitha-Kum", la rete internazionale delle religiose che dal 2009 opera contro la tratta delle persone. A presentare la campagna sono stati ieri i responsabili dell'Unione internazionale delle superiore generali (Uisg) - organismo cui fanno riferimento quasi duemila congregazioni religiose femminili - e l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), realtà intergovernativa cui aderiscono 127 Paesi. Per lanciare l'iniziativa, le religiose hanno redatto quattro lettere dirette a capi religiosi locali, tifosi, potenziali vittime e facilitatori inconsapevoli del mercato del sesso e dello sfruttamento delle persone. Via radio, nelle parrocchie, attraverso seminari e consulenze sul campo, il messaggio viene divulgato in Sud Africa, nei Paesi limitrofi e negli Stati d'origine delle potenziali vittime della tratta. Su tutti la Thailandia, dove l'allarme è stato diffuso soprattutto nelle zone rurali. Mentre in Nigeria l'appello è giunto ai tifosi attraverso i principali club di calcio del campionato locale. "I supporter, divertendosi, non devono sconfinare fino a intaccare la dignità umana che è anche alla base dello sport", ha avvertito suor Bernadette Sangma, salesiana dell'Uisg e coordinatrice della rete "Talitha-Kum". La religiosa ha spiegato come in Sud Africa "trenta religiose siano già attive nelle metropoli e nelle zone rurali mentre un vescovo ha allertato tutti i sacerdoti della diocesi". Rispetto alla passata edizione dei mondiali di calcio - quelli del 2006 in Germania - la situazione sudafricana "è ben diversa a causa di frontiere più permeabili e dell'assenza di una legge anti-tratta" ha evidenziato Stafano Volpicelli, funzionario dell'Oim, preoccupato, in particolare, dalla "chiusura" delle scuole durante il torneo e "dall'arrivo di almeno mezzo milione di tifosi stranieri". Per suor Sangma, infatti, "c'è la tendenza a rendere i grandi eventi sportivi occasione di sfruttamento e schiavitù per donne e bambini che vivono nella povertà". Di qui la lettera rivolta ai tifosi, ai quali si ricorda che "la tratta di persone è riconosciuto come crimine internazionale". L'Africa - si legge nella lettera - è "orgogliosa" di ospitare la coppa del mondo di calcio, che "per la prima volta si terrà nel continente africano". Purtroppo, "durante occasioni come questa molte persone vengono assunte per lavorare in vari settori: la coppa del mondo di calcio è un evento che crea molte aspettative di occupazione. Sfortunatamente, offerte di lavoro molto vantaggiose in qualche caso si possono rivelare false. Coloro che accettano possono essere ingannati e vittime di forme diverse di sfruttamento". Per questo "le scelte quotidiane fatte da ogni individuo possono realmente fare la differenza per ogni persona che rimane vittima di un'azione che cancella le speranze e i sogni di una vita migliore. Pensaci!". Infine, l'invito per chi si sente in pericolo, o sospetti di trovarsi di fronte alla possibilità che una persona sia vittima di tratta, a contattare la linea informativa gratuita 0800 555 999.