Il silenzio che offre forza vero «spettacolo clamoroso» di Anna Maria Canopi
Oggi i mass media offrono a profusione immagini tali da fare della vita umana uno ' spettacolo clamoroso', pieno di ambiguità e spesso a tinte violente; in esso conta più l’apparire che l’essere. Con la sua semplice presenza la vita claustrale costituisce perciò una vera sfida, a maggior ragione quando – come accade da ieri sera su Tv2000 con un nuovo ciclo de « I passi del silenzio » – le telecamere entrano in punta di piedi nei monasteri femminili per raccontarne la vita, tutta all’insegna dell’umiltà, della povertà, dell’obbedienza, del silenzio e della più grande carità. Un’occasione che può essere per molti, in particolare per i giovani, un tacito invito a riflettere. Tra tutte le vocazioni quella monastica è forse la meno compresa perché la più nascosta e, apparentemente, la meno utile. Quale il suo senso, la sua bellezza? La vita contemplativa ha il suo fascino semplicemente nell’essere una risposta radicale e gratuita all’Amore gratuito di Dio. Essa è un segno trasparente delle realtà escatologiche, un anticipo del Regno che viene, e nello stesso tempo nulla di quanto concerne l’uomo nella sua situazione storica le rimane estraneo. È una vita in Dio per i fratelli. La vita claustrale è anzitutto un mistero di grazia; alla sua radice c’è il desiderio di prendere alla lettera la parola e l’esempio di Gesù nel mostrare con i fatti che non c’è amore più grande che dare la vita per gli altri. Essa perciò si situa proprio nel cuore del mistero cristiano, affonda le sue radici nel Fiat, nel sì di Maria a Nazaret e nel Fiat , nel sì di Gesù nell’ora della sua Passione redentrice. Con la scelta della verginità consacrata e la vita in seno a una comunità, con l’impegno fondamentale di praticare stabilmente la povertà, l’umiltà, l’obbedienza, la donna consacrata nella radicalità della vita claustrale non è più soltanto una persona che prega ma una preghiera incessante; non soltanto una persona che fa qualche cosa per gli altri, ma che sempre sta per gli altri davanti a Dio, innestata in Cristo, nel mistero fecondo della croce, alla sorgente del mistero della Vita. Per questo l’incontro con una comunità di contemplative, pur con tutti i loro limiti, non lascia nessuno indifferente. Nell’animo umano, infatti, persino dopo le più devastanti esperienze rimane sempre una potenziale consonanza con il vero, il buono e il bello che permette di cogliere il fascino che promana da una vita tutta donata a Dio; fascino di vergine bellezza, di gratuita bontà, di essenzialità. Talvolta la partecipazione alla liturgia di una comunità orante è sentita quasi come un immergersi nel fonte battesimale, ritrovandovi la pura gioia di una vita nuova che si esprime in un nuovo cantico d’amore. L’incontro con il Cristo attraverso chi è a Lui legato con vincolo sponsale fa costatare che l’amore eternamente fedele non è un’utopia ma una splendida realtà. « Come potete essere così contente? » : è una domanda che ci viene spesso rivolta da chi scopre la nostra presenza. La risposta non ha bisogno di parole. La gente la intuisce dal nostro modo di essere, di pregare, di guardare con amore le stesse realtà umane tenendo sempre lo sguardo fisso a quelle divine. Uscendo dal monastero dopo la partecipazione a una lectio divina un’adolescente confidava a una sua insegnante: « Non ci credevo, ma ora credo che c’è Dio e che il paradiso è amare Lui che ci ama! » . La vita religiosa offre una visione serena della vita presente così spesso segnata dal dolore. Infatti la serenità, la pace, la compostezza che traspare dalle religiose claustrali non sono una semplice quiete dovuta alla preservazione dalle prove. Queste non mancano neanche alle contemplative, ma sono vissute come partecipazione al mistero pasquale di Cristo, come croce che già contiene la gioia della risurrezione. Perciò la vita claustrale, spesso immaginata come chiusa, imprigionata, è in realtà come una grande finestra aperta su un orizzonte aurorale che annunzia un futuro ancora pieno di speranza.