I più giovani hanno anche 12 anni. I genitori li portano e li vanno a riprendere, rassegnati: «Se non si divertono alla loro età...». di Simonetta Pagnotti
Arriva in velocità nel piazzale semideserto, dove le luci sono basse ma in compenso rimbomba la musica. Sono le 23.30. Le portiere dell’auto si aprono e ne escono due ragazzi in jeans e maniche corte. Si dirigono in fretta verso un gruppo di adolescenti in attesa in fondo al parcheggio, che li accolgono urlando come si accolgono i campioni. Sembra di essere in un centro sportivo prima di una gara, invece questo è il parcheggio di La Mecca di Rimini, meglio conosciuta come "la discoteca dei bambini".
Una discoteca romagnola affollata di giovani il sabato sera.
A dicembre gli investigatori della Squadra mobile l’hanno messa sotto sequestro perché hanno sorpreso i baristi a servire alcolici ai dodicenni. Un bilancio di due adolescenti finiti in ospedale in coma etilico. Uno degli inquirenti ci ha confessato di essere rimasto sconvolto riconoscendo sulla pista le compagne di scuola di sua figlia che frequenta la seconda media. La vicenda ha suscitato una forte eco a Rimini e non solo. Adesso la discoteca ha riaperto, e pare che facciano entrare i ragazzi solo dai 16 in su. Anche se questi due ne dimostrano meno. «Ne hanno 15, ma li hanno fatti passare anche sabato scorso», ci spiega il signor Maurizio, che ha accompagnato il figlio Alessandro e un suo amico. Alle tre verrà a riprenderli il papà dell’altro, «ma io l’aspetto sveglio: finché non rientra e non lo guardo negli occhi non posso prendere sonno», continua. Il parcheggio di La Mecca di Rimini, locale amatissimo dagli adolescenti che viene chiamato "la discoteca dei bambini". La nascita di questo genere di locali risale alla metà degli anni Cinquanta a Parigi, con il successo di Le Whisky a gogo. Gli chiediamo timidamente se l’uscita del sabato sia proprio indispensabile, specialmente dopo lo scandalo della vendita degli alcolici ai minori. Ci guarda sbalordito. «Ma state scherzando? Se mio figlio non si diverte alla sua età…». L’auto del signor Maurizio riparte sgommando, per non intralciare il traffico degli altri genitori che arrivano, scaricano i figli e i loro amici e poi ripartono senza spegnere il motore. È una fila ininterrotta. La maggior parte non entra nel parcheggio, li fa scendere nella stradina buia prima dell’ingresso, come se li accompagnassero alla lezione di tennis o al nuoto.
Anche i diciottenni neopatentati
Si capisce che sono di casa. Del resto, per chi non è pratico, è tutt’altro che facile trovare il locale. Bisogna salire verso la collina di Coriano, la zona è buia e l’insegna compare all’improvviso. Si entra nel parcheggio: la discoteca sembra un capannone circondato da finti palmizi, niente di speciale. Ma questo ha poca importanza. Sono poco più che bambini, si preparano a una serata da grandi, non hanno pretese. Sciamano vestiti per lo più in modo informale, un po’ più curate le ragazzine. Arrivano anche i diciottenni neopatentati. Come Dennis, atteggiamento da bullo, che accompagna quattro quindicenni adoranti stipate nella Cinquecento.
Controlli di Polizia.
È mezzanotte. I posteggiatori ci guardano con sospetto. I giornalisti non sono graditi. Per evitare problemi diciamo che siamo lì per un sopralluogo, per un progetto di fiction televisiva. Meglio, molto meglio. Rinunciano ad avvisare i buttafuori ma continuano a tenerci d’occhio. Notiamo una macchina ferma con i fari accesi. Sui sedili posteriori c’è una ragazza in lacrime. Si chiama Martina. Si è accorta di avere lasciato a casa i documenti, ha paura che non la facciano passare. La mamma, Lorena, è al volante col papà a fianco, desolata.
«Accompagnala», dice al marito peggiorando la situazione. Finalmente arrivano le amiche della figlia. Una le presta la sua tessera sanitaria e partono insieme verso la biglietteria. Il padre di Martina le segue con discrezione. «Veniamo da Cattolica, la portiamo un sabato sì e un sabato no», ci spiega la signora Lorena, «vengono i suoi amici, non possiamo tenerla a casa». Torna il padre. Martina è riuscita a passare. «Io ho una gran paura», aggiunge con rabbia, «questo non è un posto tranquillo, ammesso che ce ne siano». Arriva il parcheggiatore insospettito. «Senza documenti non li facciamo entrare», chiarisce. Mezzanotte e mezza. Arriva un pullman dalla stazione e scarica un gruppo di ragazzi di Pesaro. Subito dopo, una fila di taxi. «I genitori si fidano, sanno che con noi possono stare tranquilli», spiega il tassista Alberto. Ha accompagnato quattro ragazze sedicenni. Tornerà a prenderle alle 4.30.
Giovani che bevono prima di entrare.E la mamma dorme in macchina
Ormai è l’una di notte passata. Arrivano i più grandi, ventenni e anche trentenni. Il parcheggio è al completo. Veniamo invitati ad allontanarci, intralciamo il traffico. Torniamo verso le 3. Il parcheggio è ancora pieno. Per terra un cimitero di bicchieri di plastica. Alcuni genitori aspettano i figli. Una ragazzina minuta bussa contro il vetro. La madre si è addormentata, non la sente. Finalmente si sveglia e apre la portiera. «Abitiamo lontano, mi ha aspettato in macchina, è normale», ci spiega la ragazza prima di salire. La madre si sistema i capelli e mette in moto