Inesauribile, vivace, capace d’esasperare e poi di riconquistare con la sua simpatia: è la "piccola peste". di Orsola Vetri
Sono il terrore delle maestre. Le mamme e i papà spesso ne sono orgogliosi ma non sanno come comportarsi e sono circondati da amici e parenti che danno loro i più svariati consigli. Stiamo parlando dei bambini particolarmente vivaci. Simpatici, divertenti, capaci di mettere allegria, ma anche di indisporre adulti con poca pazienza o scarso senso dell’umorismo.
«L’arrabbiatura con il mio adorato Luca (9 anni)», racconta Isabella (47 anni), «deriva spesso dalla stanchezza: alla vivacità si associa un’inguaribile "logorrea", e questo non star mai fermo e mai zitto può risultare estenuante. Inoltre mi faccio un sacco di problemi: come fai a mandarlo ospite da qualcuno? Potrebbe disturbare? Farà magari brutta figura? Provo anche una leggera frustrazione per il fatto che Luca sembra non recepire quelle perle di saggezza sulle regole di comportamento che io cerco quotidianamente di inculcargli».
I genitori dei super-vivaci non si annoiano mai e hanno a che fare con bambini anche molto sensibili: «Luca è divertente, le sue considerazioni sulla vita ci fanno ridere fino alle lacrime, e questa, si sa, è una dote impagabile», conclude Isabella. «È piuttosto emotivo e credo abbia patito il fatto di essere sempre considerato una peste».
Anche Anna (35 anni), mamma di Martina (5 anni), ha un bellissimo rapporto con sua figlia: «Lo so che è un vero terremoto ma è simpaticissima, sensibile ed estroversa. Non mi sembra di fare nessuna fatica a stare con lei. Forse è l’abitudine. I problemi arrivano quando siamo con i cugini, di natura molto più timida e tranquilla. Io continuo a sgridarla per dirle di fare la brava, perché mi rendo conto che mia sorella la guarda con evidente fastidio e mia madre mi fa capire che non la so tenere né educare. Se succede qualche guaio è, comunque, sempre colpa sua».
I genitori dei bambini vivaci hanno sicuramente un grosso problema. Gli altri e il loro giudizio. A scuola, poi, è tutto nelle mani delle maestre. «Quest’anno nella mia seconda elementare ho una coppia di maschietti che non stanno fermi un momento. Insegno da pochi anni e forse per la scarsa esperienza non so come comportarmi», racconta Giovanna, maestra elementare trentenne. «Da una parte ci sono io col desiderio di fare al meglio il mio lavoro, di creare un bel clima in classe e di portare avanti il programma. Poi ci sono le mamme delle due pesti. Una vorrebbe che li sgridassi sempre e li riempissi di castighi. L’altra, al contrario, non tollera che suo figlio subisca punizioni di nessun genere. Infine, ci sono i genitori degli altri bambini, che li vedono come i disturbatori della quiete e dell’apprendimento e chiedono severità e controllo. Non è facile mettere insieme tutte queste istanze».
Un trucco molto semplice
Chi ha figli tranquilli spesso è incapace di comprendere i genitori dei più vivaci. D’altra parte, chi è abituato a vivere con un piccolo sempre in movimento non si rende conto quando certi comportamenti possono diventare fastidiosi. «Spesso posso sembrare antipatica, soprattutto con una coppia di cari amici che ha figli della stessa età con cui andiamo in vacanza», è l’esperienza di Monica (40 anni). «I miei due bambini di 9 e 4 anni sono tranquilli, non urlano, non parlano, saltano e corrono in continuazione, non interrompono gli adulti, non rompono i giocattoli né impediscono agli altri di giocare. I bambini dei nostri amici si comportano esattamente al contrario. Questo sta creando una frattura tra noi che un tempo facevamo tutto assieme. Io non capisco perché non li sgridano né li puniscono quando superano il limite e danno evidentemente fastidio. Loro mi vedono come un’insopportabile "signorina Rottermayer"».
Ma il trucco può essere semplice. Alessandra (54 anni), maestra di lungo corso, sfrutta la loro energia: «Tutta quella voglia di muoversi non va buttata. Io ne approfitto. Do loro un sacco di incombenze in classe per tenerli impegnati. Sono abituati a essere sgridati e non a venir considerati utili. Così facendo aumento la loro autostima e spesso ne hanno davvero bisogno»