I genitori "fanno i furbi", tra virgolette. I figli fanno la fame, senza virgolette. Come i detenuti d’una volta, tenuti "a pane e acqua" (bottiglietta di plastica e panino), mentre i loro compagni delle elementari e della materna mangiano primo, secondo, contorno e frutta.
A Montecchio Maggiore, comune di 23.842 abitanti in provincia di Vicenza, il sindaco leghista Milena Cecchetto ha deciso, in perfetto stile veterotestamentario, che le colpe dei padri devono ricadere sui figli. In questo caso, la "colpa" dei genitori di sei bambini stranieri e due italiani è non avere pagato la retta della refezione scolastica.
La mensa della scuola Manzoni a Montecchio Maggiore, dove alcuni bambini sono stati messi a "pane e acqua" perché i genitori non avevano pagato la retta.
Il caso è esploso su tutti i media, suscitando le ire del sindaco, che ha parlato di «polverone elettorale». Dal punto di vista amministrativo, l’autodifesa del Comune è inattaccabile: «Alla scadenza dei termini fissati per l’adesione al servizio di refezione scolastica, alcune famiglie non avevano prodotto la richiesta. Pertanto, il Comune ha tarato la richiesta di preparazione dei pasti alla ditta appaltante alla luce delle adesioni ricevute. Tutte le famiglie e i dirigenti scolastici ne erano stati messi a conoscenza. L’Amministrazione comunale ha, comunque, indicato alla ditta fornitrice del servizio di mettere a disposizione degli utenti non iscritti che, eventualmente, si fossero presentati per usufruire del servizio, dei panini imbottiti. È evidente che sarebbe, oltre che dispendioso, un vero sperpero di generi alimentari predisporre un numero di pasti superiore al numero dei richiedenti».
Giusto, gli sprechi vanno evitati. E poi, proprio per i mancati pagamenti della refezione, il Comune ha un "buco" di 150 mila euro che va ripianato. Però, meno giusto è che a rimetterci siano i bambini figli di chi non ha pagato, discriminati e umiliati davanti ai compagni. Se n’è reso conto anche il sindaco, che ha aggiunto: «Se i genitori non faranno i furbi e sono davvero indigenti, il Comune se ne farà carico». "Se": è tutto da verificare. Intanto, la Caritas vicentina ha deciso di pagare le rette della mensa per i bambini esclusi, attingendo al fondo diocesano "Sostegni di vicinanza". Subito, non "se".
Ma oltre agli alunni, in questo caso, a pagare un prezzo altissimo è la stessa scuola pubblica, la vera discriminata da certe scelte di Governo, non solo locale: dovrebbe preparare alla vita civile, "includere" e integrare. Invece, subisce decisioni che sanno, indiscutibilmente, di egoismo.
E finisce per "escludere", dividendo i bambini in italiani e stranieri, ricchi e poveri. Com’è accaduto all’Istituto professionale Flora di Pordenone, che ha organizzato due diverse gite scolastiche in base al reddito delle famiglie: una settimana di studio a Londra, a 600 euro, e cinque giorni a Monaco di Baviera, a 280. Inevitabile, si dirà. La scuola non ha soldi, bisogna pur scegliere.
Ma queste sono scelte sbagliate. Occorre, invece, investire di più sulla scuola. E metterla davvero in grado di esercitare le sue funzioni educative. Ma da questo orecchio i politici non ci sentono. Sono sordi e riservano scarsissima attenzione ai problemi delle famiglie. Perché non solo i bambini, ma anche la famiglia è discriminata. È uscita dall’agenda politica, pur essendo la vera risorsa di questo Paese.
Ma va anche segnalata una nota positiva nella vicenda di Montecchio Maggiore: i bambini che hanno ricevuto il regolare pranzo alla mensa hanno offerto parte del loro cibo a quelli messi "a pane e acqua". «Vuoi le mie carote?»