Il presidente della Cei chiede una conversione a tutti i livelli, frutto della riconciliazione delle persone con se stesse e in ambito sociale e politico. E indica alcuni capisaldi irrinunciabili da tutelare e promuovere di Mimmo Muolo
All’Italia serve « una conversione necessaria e irrevocabile » a tutti i livelli. Una conversione frutto della riconciliazione delle persone con se stesse e della riconciliazione in ambito sociale e politico, che porti il Paese ad uscire dalle secche di una sorta di «irriducibile pessimismo». Con questo appello, contenuto nella sua prolusione, il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto ieri il Consiglio permanente di marzo. In tal modo il presidente della Cei non si è limitato ad uno sguardo a tutto tondo alla realtà italiana e internazionale. Oltre a toccare le principali tematiche ecclesiali e sociali, oltre alla fermissima condanna dei casi di pedofilia sacerdotale (di cui parliamo più diffusamente a parte) e l’indicazione dei « principi non negoziabili » che devono guidare non solo la vita degli uomini di buona volontà, ma anche l’agire politico in vista del bene comune, ha voluto offrire a tutti un elemento unificante che è anche una sorta di bussola per orientarsi tra le varie questioni. « Vi supplico in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare da Dio», versetto tratto dalla seconda Lettera ai Corinti, che ben esprime la necessità di quella conversione generale in riferimento a molteplici fattori ed eventi che segnano la vita della Chiesa come quella della società nel suo complesso.
L’appello al Paese. L’invito « accorato – scrive Bagnasco – vorremmo con affetto rivolgerlo specialmente al nostro Paese. Sappiamo bene che oggi c’è una certa allergia a parlare di conversione » . E tuttavia se non si mette in moto questo processo che coinvolge in primo luogo le persone si rischia di compromettere quanto di buono l’Italia ha fatto negli ultimi decenni, raccogliendo «non pochi risultati » . « Da più parti – ha aggiunto il cardinale – si parla di un declino che sarebbe incombente sul nostro amato Paese. Perché nei paragoni, che talora si avanzano, dove l’Italia è messa per l’uno o l’altro dei suoi parametri a confronto con altri contesti nazionali, si finisce puntualmente per concludere - magari con un sottile compiacimento intellettuale che siamo in svantaggio?». «Si tratta di irriducibile pessimismo o di cronico snobismo? Rimestare sistematicamente nel fango, fino a far apparire l’insieme opaco, se non addirittura sporco, a cosa serve? E a sospingere verso analisi fin troppo crudeli, è l’amore per la verità o qualcos’altro di meno confessabile?». Invece, in presenza di una crisi « che sprigiona ora sul territorio i frutti più amari » , causando anche suicidi di lavoratori e imprenditori che non riescono a far fronte agli impegni, il presidente della Cei afferma che « la crisi la si supera sforzandosi di immaginare il nuovo » , evitando la fuga dai problemi e promuovendo la responsabilità sociale.
I principi non negoziabili. Allo stesso modo occorre essere chiari circa i valori da tenere presenti anche per orientarsi nella scelta al momento del voto. Il cardinale Bagnasco, sulla scia di Benedetto XVI, ha indicato « la dignità della persona umana, incomprimibile rispetto a qualsiasi condizionaento, l’indisponibilità della vita, dal concepimento fino alla morte naturale, la libertà religiosa e la libertà educativa e scolastica; la famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna. È solo su questo fondamento che si impiantano e vengono garantiti altri indispensabili valori come il diritto al lavoro e alla casa, la libertà di impresa finalizzata al bene comune, l’accoglienza verso gli immigrati, rispettosa delle leggi e volta a favorire l’immigrazione, il rispetto del creato, la libertà dalla malavita, in particolare quella organizzata ». Si tratta, ha ricordato a tal proposito il cardinale, di «un complesso indivisibile di beni, dislocati sulla frontiera della vita e della solidarietà, che costituisce l’orizzonte stabile del giudizio e dell’impegno nella società»
La piaga dell’aborto. Bagnasco si è soffermato in particolare sull'indisponibilità della vita umana in ogni suo stadio. Secondo il rapporto dell’Istituto per le politiche familiari, ha ricordato, in Europa ci sono stati 3 milioni di aborti nel solo 2008, uno ogni 11 secondi, venti milioni negli ultimi quindici anni. Nulla si fa per arginare « questa ecatombe progressiva». E la pillola del giorno dopo, o quella dei cinque giorni non fanno che accentuare questa tendenza, annullando il confine tra contraccezione e aborto e banalizzando lo stesso aborto, «giacché l’idea di pillola è associata a gesti semplici, che portano un sollievo immediato». In tal modo l’aborto torna ad essere «invisibile», così come lo era, ha fatto notare il cardinale, quando iniziò la «rivoluzione» che intendeva sottrarre proprio l’aborto alla clandestinità con conseguente pericolo per la salute delle donne.
Agli operatori della politica. Non meno accorato l’appello a recuperare «l’idea alta di politica». «Noi vescovi ci sentiamo di chiedere a tutti, con umiltà, di uscire dagli incatenamenti prodotti dal’legoismo e dalla ricerca esasperata del tornaconto e di innalzarsi sul piano della politica vera » . In particolare, ha notato Bagnasco occorre mettere fine « alla falsa indulgenza secondo la quale, poiché tutti sembrano rubare ciascuno si sente autorizzato a a sua volta a farlo senza scrupoli » . « Rubare alla cosa pubblica non è un rubare di meno » , semmai di più. E per i cristiani questa regola è ancora più rigida. Non arrendersi all’evidenza della crisi e alle sue conseguenze, evitare la fuga dai problemi e promuovere la responsabilità sociale.