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Regina Mundi - La Rassegna stampa Cattolica per la Società, Attualità e FamigliaRassegna Stampa Cattolica | SocietàCOSTRUIRE UN’ASSEMBLEA UNIVERSALE
Parte II
COSTRUIRE UN’ASSEMBLEA UNIVERSALE 1. Chiesa, certo. Ma che significa? Ci troviamo qui a parlare, di Gesù, di Cristianesimo, di Cristiani, di Fede..e ovviamente la prima parola che abbiamo in testa, da associare a questa sfera, è “Chiesa”. Se tutto il percorso che abbiamo illustrato nella prima parte lo possiamo fare o rifare per conto nostro come una delle tante vie (quella che racconta la mia esperienza, in questo caso), se può essere un cammino personale, intimo, a tu per tu con noi stessi (non importa quanti altri l’abbiano fatto prima di noi, quanti lo facciano oltre a noi), davanti al pensiero “Chiesa” è meglio invece fermarsi un attimo. E prima di tutto vedere che concetto abbiamo di Chiesa, cosa ci raffigura la parola che abbiamo in testa. Purtroppo, probabilmente ci viene subito in mente il Papa, il Vaticano, i Vescovi. Sempre che non abbiamo preso “chiesa” con la “c” minuscola, e ci riferiamo quindi all’edificio di cui sono piene le nostre città e campagne. Perché dico purtroppo? Perché è sbagliato parlare di Papa, Vescovi…? No di certo. Ma forse, come intuiamo subito anche noi, va detto “purtroppo” perché per sentito dire, per il bombardamento della cultura in cui siamo cresciuti, dei mezzi d’informazione ecc., la nostra immagine istintiva di Chiesa è un’immagine incompleta, distorta. Proviamo a partire dall’inizio. Come tanti grandi hanno fatto (il Tolkien de Il Signore degli Anelli nel creare i suoi mondi fantastici, per citare un autore studioso tra i miei preferiti), come mostra Giovanni evangelista stesso (“In principio c’era il logos” ), si parte dalla Parola, dalla “parola in sé”: Chiesa. Inutile spiegarne l’etimologia: dal greco [ecclesìa], si latinizza in ecclésia, ci arriva come chiesa. Il significato del termine greco è però “assemblea”, da [ek] (particella per il “moto da luogo”) più [kaléo], verbo alla prima persona singolare che significa “chiamo”; [ekkaléo] (“invito”) . Il termine entra nel volgare fin dai primi anni dell’XI secolo (non per niente a scuola studiamo i primi testi in volgare a partire dal Cantico delle Creature di San Francesco, stessa epoca), e nell’italiano dell’uso dei nostri giorni ha assunto l’iniziale maiuscola per differenziarlo nel significato: con la minuscola, quindi, è l’edificio. E con la maiuscola? Dire Chiesa è dire “assemblea”, “convocazione”. Semplice no? Bellissimo come significato (altro che l’immagine istintiva di prima). Assemblea, gruppo di persone, raduno, incontro, raccoglimento di persone, di donne, uomini e bambini. Semplicemente assemblea. E però qui potrebbe benissimo non c’entrare niente né Gesù, né il Vangelo, né Dio… Allora? Allora, noi abituati a parlare di Chiesa e a pensare solo al Papa, ci scordiamo spesso che il termine completo è “Chiesa Cristiana Cattolica”. Qualcuno dice che non è così? Beh, è importante che lo sia invece. “Assemblea di Cristo universale”, se si traduce tutto (anche [katholikòs] va tradotto dal greco). Non è perfetto? Ci dice che quella che noi chiamiamo ormai semplicemente “Chiesa” è un’assemblea attorno a Cristo, riferita a Cristo, di chi segue/crede in Cristo (scegliete quella che più vi piace), ed “universale”, cioè per tutti, di tutti, aperta a tutti, senza alcuna discriminazione, differenza di alcun tipo, senza limite temporale o spaziale o umano. Da questo concetto si è poi chiamata “chiesa”, in modo omonimo, il luogo (che perciò può essere qualsiasi!) dove la Chiesa, cioè l’assemblea, si raduna, si incontra, si svolge, avviene! Allo stesso modo si chiama Parlamento il posto dove avviene il “parlamento” tra gli eletti dal popolo. 2. Perché fare la Chiesa? Le persone che hanno seguito Gesù, lo hanno conosciuto, ne hanno ascoltato e memorizzato gli insegnamenti, tali persone si sono ritrovate con questo “dono” immenso che è la via per vivere e la via per incontrare Dio personalmente . E con questo dono da ri-donare a tutte le genti, hanno cominciato a vivere insieme, a vedersi, a discutere e confrontarsi sui modi migliori per interpretare e diffondere il vastissimo insegnamento di Gesù, di fronte alle difficoltà e alle diverse condizioni del mondo e dei popoli al loro tempo . Tra gli insegnamenti di Gesù, quello che prima di ogni altro Gesù stesso aveva vissuto e mostrato vivendo era lo “stare insieme”. “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” . Amatevi gli uni gli altri , chi vuol essere il primo FRA voi sia l’ultimo DI voi . Insomma, un’infinita serie di indicazioni e di dimostrazioni della fondamentale importanza dello stare insieme. La prima via per amare, essere amati e diffondere l’amore è il contatto, la relazione con gli altri. Da questo è nata l’Assemblea. Per stare insieme nell’incontrare Dio, per chiedere insieme a Dio, per ringraziare insieme Dio, e per vivere insieme nell’Amore. Questo è ciò che conta. Stare tra, con, le donne e gli uomini, i bambini e qualunque persona. Ma anche stare nel mondo in “assemblea” con esso, con le piante e gli animali, con la sabbia del deserto e con le fronde degli ulivi (entrambe scenografie in cui il Vangelo ci presenta momenti importanti di Gesù da uomo). Proprio come quando si spegne una persona cara, e tutti, parenti e amici, ci si ritrova per ricordarla, celebrarla, scambiarsi i ricordi più belli e, insieme, vedere un po’ “che cosa” questa persona abbia insegnato, lasciato, donato di più bello quando ancora era qui: proprio così si sono ritrovati gli amici e le amiche di Gesù, che a lungo gli erano stati dietro nel suo mestiere di “maestro itinerante”, a Gerusalemme dopo la sua crocifissione. Con una differenza: credevano che fosse vivo! Erano gli unici a testimoniare di averlo visto “ri-sorto” dalla morte, vivo, in mezzo a loro . E in più, quel Gesù era stato un amico davvero speciale, un maestro, a sentir loro un messo di Dio, addirittura suo Figlio e Dio stesso per alcuni. E dunque, stando radunati insieme, si accorsero di avere una enorme eredità, in ricordi, parole, insegnamenti ed esempi pratici di vita, per non parlare di eventi straordinari, che Gesù lasciava loro. Un Gesù che aveva vinto la morte, tornava al Padre di tutti loro, e li esortava a portare questa eredità a tutti gli altri uomini, ad annunciare le buone notizie che lui aveva insegnato e mostrato loro . Con un’altra differenza anche qui: che lui era VIVO, che queste persone erano animate da Spirito, che Gesù era vivo in questo spirito e sempre con loro nel mondo . Cosa c’entra tutto questo con la nostra Assemblea? Cosa c’entra con la Chiesa dei secoli successivi e di oggi? C’entra nel “centro” per così dire. Nel nucleo: quel Gesù che ha vissuto tra donne e uomini, che ha parlato e ha insegnato, che ha operato ed ha trascorso la sua vita quotidiana, che da persona più buona che c’era è stato torturato e messo a morte come il peggiore dei mostri, che come alcuni hanno testimoniato è risorto dalla morte, che ha donato lo Spirito perché soffi nel mondo, tra e nelle persone, che ha rivelato come incontrare Dio e come vincere la morte nell’amore, come raggiungere il bene più grande per tutti in tutto il mondo e in ogni tempo (amando senza condizioni), quel Gesù che ha portato la buona notizia per tutti gli ultimi, promettendo la giustizia a chi soffre, la felicità a chi subisce , il perdono a chi sbaglia, la vita eterna a chi dà la sua vita, ecco, proprio quel Gesù è restato nel cuore e nella mente di donne e uomini dai suoi discepoli fino ad oggi. Questo è il nucleo, l’unica autenticità possibile, l’unica cosa che conta che ha fatto da denominatore comune a quella prima Assemblea di suoi amici alla sua morte, a tutte le Assemblee in tutti i posti della terra nei secoli successivi, alle Assemblee che tutt’oggi “avvengono”. Credere in Gesù, raccogliere la sua eredità, accogliere i suoi doni, vivere il suo insegnamento, annunciare e testimoniare con la vita come l’amore che lui ha insegnato vinca davvero il mondo e la morte, per tutti. Questo è il motivo di fare la Chiesa, cioè di costruire giorno dopo giorno un’Assemblea Universale dei credenti in Cristo, cioè di esseri umani “per l’amore incondizionato”. 3. Cogliere l’essenziale, ri-conoscere i sedimenti Partendo dall’essenziale (finora stiamo facendo proprio come se stessimo venendo a contatto con la “cristianità” per la prima volta), qualcuno continuerà a chiedersi: ma dov’è il ponte tra questo essenziale che abbiamo ripercorso e tutto ciò che la Chiesa è oggi? Mancano dei passaggi! Certo che mancano, e chiunque sa o intuisce quanta storia del mondo, del pensiero, della teologia, della letteratura e della fede ci sia “sedimentata” sull’essenziale. Certamente non è questo il luogo letterario (né io la persona competente) a fare, spiegare e analizzare duemila anni di storia della Chiesa e delle Chiese. Nella società informatica odierna ciascuno di noi può andare ad approfondire le parti di storia, annalistica, teologia, magistero e documentazione di cui ha bisogno. Ciascuno di noi ha poi per cultura, senso comune, bagaglio personale, studio, chi più chi meno un discreto retroterra anche solo generico in materia. Ma, una volta che ci poniamo senza paure né finzioni consapevoli di una consistente storia religiosa alle nostre spalle, che non possiamo del tutto conoscere o comprendere, non è comunque sbagliato a mio parere porci davanti a tutto ciò che i Cristiani e la Chiesa/le Chiese sono oggi, confrontandolo con l’essenzialità e l’origine di cui abbiamo sopra parlato. Questo atteggiamento ci permette da una parte di non restare bloccati né indifferenti davanti ai “passaggi mancanti” che comprendiamo essere dovuti alle nostre ignoranze storiche o teologiche o nozionistiche; dall’altra ci permette di provare a verificare se in secoli di uomini e donne che hanno “costruito” i mille mattoni della Chiesa e delle Chiese, ciò che oggi è la Chiesa, ciò che sono i Cristiani mantenga quel nucleo essenziale da cui è partita la tradizione (in latino “ciò che è tramandato”), e se i “passaggi” che ricostruiamo mantengano un senso alla luce dei tempi e del mondo in cui viviamo. Cogliere l’essenziale, portarlo alla ribalta, su ciò che riguarda Gesù di Nazareth, il Vangelo, la prima Chiesa dei credenti in Cristo, e da qui, catapultandoci nella situazione attuale (chi più chi meno preparato), vedere cosa si mantiene fedele all’essenziale, cosa nella lunga storia è uscito di strada, cosa non è più sensato nel nostro tempo, cosa ha bisogno di trasformazione (evolvendosi o involvendosi). Tutto questo facendo attenzione alla nostra ignoranza su tanti passaggi (storici? Teologici? Nozionistici? Magisteriali?) che ci aiuterebbero forse a spiegare e collocare più precisamente i “mattoni” di realtà attuale che prenderemo in esame. Cosa significa questa ammissione, che procederemo comunque senza curarci di ciò che non sappiamo? Al contrario: coglieremo l’occasione per approfondire quei passaggi che mancano al nostro bagaglio. Ecco il desiderio di questa piccola chiacchierata insieme: né riservarsi di mettere in discussione alla radice ogni cosa, confrontandola con l’essenziale; né permettersi di giungere a conclusioni e opinioni senza cercare una pur minima conoscenza su cause, origini e significati di ciò che analizzeremo. Ripeto, amici miei, so di non essere nessuno, non ho titoli né particolari competenze o studi specifici alle spalle, e non pretendo dunque di parlare in termini tecnici o scientifici, di proporre complicate tesi teologiche o storiche, o di confutarne altre. Vi scrivo con l’entusiasmo e l’umiltà di un piccolo fratello che cerca quello stesso Gesù, che ha interesse per la storia e le testimonianze, i documenti e i confronti. Scrivo con l’esigenza di condividere alcune esperienze e riflessioni nel cammino di questa enorme Assemblea di Assemblee, poiché si complica e si trasforma il tempo che andiamo vivendo e nel quale io sono nato e sto crescendo. 4. L’Assemblea, piccole e grandi fiammelle concrete Costruire un’Assemblea Universale. Che sogno meraviglioso. Ancora più splendido è sapere che qualcuno, tanti anni fa, ci ha insegnato come fare. Qualcuno che per amore è arrivato a dare la vita, ci ha insegnato come vivere in armonia con Dio e con noi stessi e con tutti gli altri uomini, come costruire un tesoro che non si consuma materialmente , come fare il bene più grande per tutti e per sempre. La Chiesa Cattolica e le Chiese varie che oggi sono nel mondo, sono fatte di tante fiammelle, persone e piccole o grandi “costruzioni”, cioè strutture più o meno ampie che ne organizzano il culto, l’azione, l’evangelizzazione, vissute da donne e uomini che ne curano la gestione, la manutenzione e ne portano avanti l’azione. Già, dopo tutto quello che abbiamo detto, vorremmo provare a parlare delle manifestazioni concrete di questa Assemblea Universale dei credenti in Cristo, di come e in che modo comunica al mondo, sta nel mondo, vive il mondo, porta Gesù agli uomini e si propone alle persone, sia quelle che vi si riconoscono, sia quelle che non vi si riconoscono. La libertà e l’autonomia, il potere e la potenzialità che all’essere umano sono state date da Dio vedono infatti coniugarsi la fede, la preghiera e il pensiero, all’azione, manifestazione, materialità. Spirito e corpo. Per questo l’equilibrio importante da ricercarsi tra questi due versanti non può essere liquidato puntando tutto sull’uno o sull’altro, né si può giustificare il fallimento dell’uno col rafforzamento o l’efficacia dell’altro. L’amore, nucleo, origine e scopo dell’Assemblea, è “amore”, ma anche “amare”, e non è “amore” se non è “amare” e viceversa . Per dirla in breve, non si può, come è tentazione purtroppo di molti, dire “se la struttura va male basta solo pregare di più” e nemmeno “non perdiamo tempo a pregare ma puntiamo al cento per cento sulla struttura”. Siamo uomini, facili all’errore tanto nel materiale quanto nello spirituale , ma ci è stata donata la fede quanto l’intelligenza per cercare dunque l’equilibrio e il progresso su entrambe le corsie del nostro cammino: quella spirituale, della preghiera, della fiducia, dell’amore, quanto quella della gestione, della struttura, della comunicazione, dell’amare. Vorrei dunque parlare con voi di tante piccole fiammelle, tanti sogni e tante intuizioni, tanti pensieri che ho vissuto e che sento in me su come vivere da Cristiani e da Assemblea il nostro mondo, la nostra vita, il nostro cammino. Toccando fiammelle più piccole e più grosse di questa realtà viva, la Chiesa che noi siamo e che noi costruiamo; andando proprio nel concreto dei mattoni di quella struttura con cui entriamo in contatto quotidianamente, parlando di come sogno, vedo, penso tante fiammelle concrete, parte di questa struttura e Assemblea, alla luce di esperienze e ragioni che non mancherò di illustrare. Con la preghiera che a voi mi unisce e nella quale affido continuamente la capacità di comunicare evangelicamente , di dare un contributo sereno e costruttivo, oggi più che mai. Rassegna Stampa Cattolica | Cattolicesimo tratto da... Segui @wmReginaMundi Tweet
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