Celebrazione a San Giovanni in Laterano a due anni dalla morte
di Carla Cotignoli
Due anni fa, il 14 marzo 2008, Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, concludeva il suo viaggio terreno. Tra le oltre 400 iniziative nel mondo per ricordare la sua figura e la sua eredità spirituale, questa mattina ha avuto luogo una solenne concelebrazione nella basilica di San Giovanni in Laterano. Era presieduta dall'arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura. Richiamando il clima di intimità con cui Gesù aveva pronunciato il suo testamento di unità, l'arcivescovo Ravasi ha voluto "ricreare idealmente proprio quella parola che è in un certo senso fondamentale nella storia dei partecipanti alla liturgia: la parola "focolare" che rimanda all'idea di una fiamma, di un calore, mentre intorno si stende il gelo della notte". Monsignor Ravasi si è soffermato sulla parola di Dio appena ascoltata, incentrata sulla "Sapienza e sull'unità" "che è stata - ha detto - la sostanza dell'esistenza di Chiara Lubich e che è anche per noi la grande fiamma che impedisce che la tenebra dell'incertezza, del dubbio, della superficialità, del vuoto, abbiano in qualche modo a prevaricare, che il freddo, il gelo dell'incomprensione, dell'odio all'interno della storia non abbia a strangolarci". Riprendendo il testo del Siracide sulla Sapienza l'arcivescovo ha fatto una netta distinzione tra quest'ultima e l'intelligenza. "Sapienza - ha detto - è avere sapore, gusto, passione. È un grande dono divino che ha bisogno sì di intelligenza, ma soprattutto di una grande carica di umanità, di una grande capacità di dare senso, sapore, all'esistenza". "Se guardiamo alla storia di Chiara - ha proseguito - è stata soprattutto l'aver messo in pratica quella famosa frase di Cristo "Voi siete il sale della terra". Se perde il sapore, se diviene scipito, che senso ha?". Monsignor Ravasi ha quindi citato Leonardo da Vinci: "L'intelligenza senza la sapienza, è come una nave senza bussola e senza timone, procede senza una meta. Ed è questo - ha aggiunto - il grande grido della società contemporanea: non trova più uomini sapienti, non incontra più persone che sanno indicare la meta ultima, quale sia il significato di questa frammentazione di azioni che noi compiamo. Ed è per questo che si stende su di noi, sulla società, la coltre del vuoto, dell'inconsistenza, della superficialità, della banalità, della stupidità, della volgarità". E ha citato una preghiera di Chiara: "Rischiara o divina Sapienza, l'oscura mestizia di tanti, di tutti. Maria - che è sede della sapienza - vi risplenda". La seconda parola che monsignor Ravasi ha voluto sottolineare è "unità", come evidenziata dal vangelo di Giovanni. "L'unità - ha precisato - non è semplice essere gli uni accanto agli altri", ma sperimentare "quell'io in te e tu in me" di cui parla il Vangelo, "quell'unità che è comunione, quell'unità che è all'interno dell'esperienza di questa celebrazione. L'umanità ha bisogno non solo di associarsi, di coalizzarsi, di convivere pacificamente, ha bisogno di qualcosa di più, dell'amore, della comunione". Monsignor Ravasi ha voluto concludere con un'altra preghiera di Chiara Lubich che rivela la profondità del suo rapporto con Dio da cui tutto ha avuto origine: "Ti voglio bene - diceva - perché sei entrato nella mia vita più dell'aria nei miei polmoni, più del sangue nelle mie vene. Sei entrato dove nessuno poteva entrare, quando nessuno poteva aiutarmi, ogni qualvolta nessuno poteva consolarmi. Ogni volta ho letto nelle tue parole la spiegazione, nel tuo amore la soluzione".