Tutti i cittadini esortati a costruire la pace nel Paese di
BOGOTÁ, 15. "Unire il lavoro pastorale per la non violenza e la costruzione della pace": questo è l'obiettivo della delegazione di vescovi messicani in visita in Colombia per conoscere le azioni che la Chiesa cattolica colombiana ha intenzione di intraprendere a favore della pace, contro la violenza del crimine organizzato e la guerriglia. La visita è stata promossa dalla Commissione episcopale per la pastorale sociale del Messico (Ceps). La delegazione messicana ha anche partecipato a una riunione dell'assemblea generale della Conferenza episcopale colombiana, che si è svolta la settimana scorsa a Bogotá, e che ha avuto come tema centrale "La pastorale per la pace". La delegazione messicana era composta dai vescovi delle regioni colpite dalla violenza in Messico e dai membri della commissione della pastorale sociale. Hanno preso parte alle riunioni l'arcivescovo di Acapulco, monsignor Carlos Garfias Merlos, il vescovo di Nuevo Laredo, monsignor Gustavo Rodríguez Vega, e il vescovo ausiliare di Morelia, monsignor Carlos Suárez Cázarez. A rappresentare la Ceps c'erano il segretario esecutivo, padre Armando Flores Navarro, il consigliere, Adalberto Saviñon, e il direttore delle comunicazioni sociali, Alberto Arciniega Rossano. Nel corso dell'assemblea, la Conferenza episcopale della Colombia ha analizzato le diverse cause dell'attuale conflitto armato, come i costi umani, etici, psicologici, religiosi ed economici di questa tragedia che vive il Paese. Secondo l'arcivescovo Carlos Garfias Merlos, la delegazione messicana ha avuto modo di conoscere in maniera diretta la risposta della Chiesa colombiana a favore della pace e contro la criminalità organizzata e la guerriglia che è presente in questo Paese. La situazione di violenza che vive il Messico è nota da tempo, soprattutto nella zona nord del Paese, dove i sacerdoti devono perfino modificare l'orario delle celebrazioni per consentire ai fedeli di riunirsi senza correre pericoli. Ogni parroco, infatti, può spostare gli orari delle messe, dei corsi e delle altre attività pastorali pomeridiane, se necessario, ma in nessun caso può abbandonare il suo posto. In linea di principio questa disposizione riguarda gli Stati del nord, come Tamaulipas, Nuevo Leon e Sinaloa, anche se la situazione in alcune parrocchie di altri settori come Michoacán, Veracruz e la parte alta (Sierra) di Puebla, ha già indotto alcuni parroci a modificare l'orario della messa o addirittura ad annullare una celebrazione per prevenire atti di violenza. Molti sacerdoti sono ricattati o minacciati perché aiutano la gente più bisognosa, mentre altri sacerdoti devono tacere davanti alla loro comunità quando sono minacciati da persone sospette o apertamente aderenti a clan o bande. Solo nel corso del 2010 la lotta tra clan per il traffico della droga ha causato in Messico circa diecimila morti violente. "Costruire la pace - ha sottolineato l'arcivescovo di Acapulco - è una priorità della Conferenza episcopale messicana. Il nostro Paese ha un urgente bisogno di pace sociale. Non possiamo permettere che il Messico sprofondi in un clima di violenza. Chiediamo a tutti gli uomini di buona volontà, alle istituzioni pubbliche e private e alle associazioni di contribuire, ciascuno in base al proprio campo di azione, alla costruzione della pace" L'episcopato messicano, infine, ha esortato i governanti a intervenire in maniera più decisa per debellare l'escalation di violenza nel Paese. "Abbiamo bisogno che le autorità prendano in mano la situazione dimostrando la leadership e la responsabilità in questa lotta, perché si tratta di una vera e propria emergenza per la sicurezza sociale e la sopravvivenza di molti cittadini messicani".