Tel Aviv, 22. Continuano a scendere ombre sui negoziati israelo-palestinesi ripresi lo scorso 2 settembre a Washington. Le ruspe sono tornate in azione negli insediamenti ebraici in Cisgiordania. I palestinesi chiedono il blocco immediato e completo dei progetti edilizi per tornare al tavolo dei negoziati. Gli israeliani, invece, vogliono il riconoscimento formale del carattere ebraico di Israele. Ma entrambe le richieste, da una e dall'altra parte, sono state respinte. Sono circa 54o gli alloggi in costruzione negli insediamenti ebraici della Cisgiordania. Il dato è stato riferito ieri dai media israeliani, citando i risultati di un sondaggio condotto dall'agenzia americana Associated Press sulla base di dati forniti da imprese di costruzione. I lavori risultano in corso - secondo le fonti citate - in sedici insediamenti su un totale di circa 120. Nel complesso si tratterebbe di un ritmo di crescita degli alloggi quattro volte superiore a quello registrato nei due anni precedenti. "È un fatto allarmante che conferma come il Governo israeliano non sia realmente impegnato a portare avanti il processo di pace", ha commentato al quotidiano "Haaretz" Ghasan Khatib, uno dei portavoce del presidente dell'Autorità palestinese (Ap), Abu Mazen. Quest'ultimo ha sospeso di recente la partecipazione ai negoziati diretti con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ripresi a inizio settembre su iniziativa degli Stati Uniti, proprio in seguito alla decisione d'Israele di non prorogare la moratoria edilizia nelle colonie scaduta il 26 settembre. Il vice premier e ministro della Difesa, il laburista Ehud Barak, ha affermato ieri che la questione del riconoscimento palestinese del carattere ebraico di Israele "è importante, ma non deve costituire un ostacolo al dialogo" né deve essere posta sul tavolo come una priorità immediata. "Chiedere il riconoscimento d'Israele quale Stato ebraico è importante, ma questa cosa non deve diventare un ostacolo alla realizzazione dei nostri interessi più importanti né deve essere sollevata all'inizio del processo negoziale", ha commentato Barak parlando a una conferenza internazionale sulle prospettive dell'ebraismo in corso a Gerusalemme. Il ministro ha poi sottolineato che "l'essenza ebraica dello Stato fondato dal movimento sionista non può essere negata". Ma ha aggiunto che il riconoscimento di tale realtà - già dichiarato dagli Stati Uniti - è per Israele "una garanzia molto più importante" rispetto al possibile "riconoscimento dell'Autorità palestinese". Barak ha quindi ribadito di considerare invece prioritario un accordo con i palestinesi sull'obiettivo dei due Stati. "È difficile dividere la terra - ha ammesso - ma la nostra leadership deve essere capace di assumere decisioni coraggiose nonostante le evidenti difficoltà politiche".