Nella nostra rassegna stampa Scientifica vi proponiamo articoli presi dal mondo scientifico ed accreditati presso i più autorevoli istituti scientifici.
Un’immagine della sera dell’elezione di Papa Francesco resterà più delle altre nella memoria collettiva: l’inchino con cui si è affidato alla preghiera dei fedeli prima di impartire la benedizione. Un gesto coerente con il suo essere pastore, seguito dal silenzio di centomila persone. Qualche giorno prima, nella stessa piazza, Benedetto XVI, spiegando le ragioni della rinunzia al pontificato aveva detto: “Il cuore della Chiesa non è dove si progetta, si amministra, si governa, ma è dove si prega”.
La condizione. Le persone in stato vegetativo non hanno coscienza di sé e di ciò che li circonda, ma vivono senza l’ausilio di macchine o respiratori. E come i bambini, hanno bisogno di tutto.
Può una donna in stato vegetativo da 30 anni, forte solo della sua esistenza sofferta, diventare vanto e onore di una città tanto da meritare la cittadinanza onoraria? Sì, se in quella sofferenza c’è anche speranza. Una speranza che nasce dall’attaccamento alla vita, quotidianamente sorretta dall’amore di un padre che da tre decenni spende tutto se stesso per la sua «bambina». Sì, c’è vanto e onore nella storia di una donna che diventa esempio per tante altre condizioni di gravissime disabilità.
Nel mondo in cui viviamo gli scienziati sono sempre più ascoltati. A loro non si chiede soltanto una spiegazione delle scoperte più recenti, ma anche una risposta sui futuri scenari del nostro pianeta, sulle tendenze della società, sulle scelte strategiche da operare. Non è infrequente che nelle interviste a un Nobel per la fisica o per la chimica l’interessato sia chiamato a rispondere a quesiti di bioetica, di sociologia, di religione.
Un reattore di terza generazione ad acqua pressurizzata Epr (European pressurized reactor) realizzato dalla società per l'energia elettrica francese Edf, con la partecipazione dell'Enel, entrerà in funzione nel 2014 a Flamanville, piccola cittadina della Normandia. Si tratta di un progetto evolutivo, in quanto beneficia dell'esperienza acquisita in oltre trent'anni dai progettisti e operatori francesi e tedeschi e, allo stesso tempo, costituisce un ulteriore sviluppo per quanto riguarda la sicurezza, la protezione dell'ambiente e l'efficienza. "La tecnologia Epr - spiega l'ingegner Paolo Luconi, responsabile dell'Enel del progetto Flamanville 3 - è un'evoluzione degli esistenti reattori Edf.
La radio digitale ci riprova. Dopo il fallimento del primo tentativo, quello del Dab negli anni 90, gli operatori tentano ora di calare l’asso vincente. Con nuove tecnologie: Dab+ e Dmb (Digital multimedia broadcasting).
Da fuori si vede ben poco ma, come in una moderna catacomba, sotto il suolo si respira un’aura di intensa spiritualità, segnata da figurazioni e statue, da piccole e grandi chiese che si aprono come sprazzi di luce nel dipanarsi degli oltre duecento chilometri di cunicoli. Gli scavi sono cessati da una ventina di anni e le antichissime miniere sono diventate un’attrazione per migliaia di visitatori: le espressioni di fede, intensa e vissuta, restano il loro aspetto più forte e costituiscono i principali poli di attenzione, oltre a essere luoghi di culto attivi.
Siamo nelle cave di sale di Wieliczka, nella periferia della Cracovia odierna.
Iter, Cern, Nasa. Sarà un caso, ma hanno spesso quattro lettere le sigle associate alle maggiori scommesse tecno-scientifiche contemporanee. Come se a livello inconscio, fra le strumentazioni spesso mastodontiche della "big science", abitasse sempre l’antica e impossibile sfida della quadratura del cerchio.
Per cotrastare meglio la lotta contro il terrorismo internazionale, gli Stati Uniti puntano a intensificare i controlli sulla rete, grazie a una nuova legge che l'Amministrazione del presidente Obama intende presentare al Congresso l'anno prossimo. Lo ha scritto ieri con ampio rilievo il "New York Times", secondo cui la nuova normativa punterà in particolare a definire una serie di regole meno stringenti per autorizzare le intercettazioni giudiziarie.
Attualmente la rete è un colabrodo incontrollabile grazie alla quale terroristi e criminali possono comunicare tra di loro senza essere intercettati.
Un cacciatore si aggira per la foresta equatoriale e dopo avere catturato la sua preda – una scimmia – viene preso in consegna da una squadra «speciale», che analizza lo stato di salute dell’uomo e dell’animale. Lo stretto contatto con specie selvatiche infatti è una delle occasioni che i virus hanno per compiere il salto, ovvero passare da una circolazione tra animali a quella negli organismi umani. E poiché quasi tutte le più gravi infezioni virali sono nate in ambito animale, ecco che i «cacciatori di virus» setacciano gli angoli più remoti della Terra per creare sistemi di allerta rapido che permettano di informare (anche con sms) le autorità sanitarie al comparire di casi di malattie gravi o letali che appaiano sospette.
«Anche i più grandi scienziati riconoscono ormai che l’umanità può ricorrere a due modalità per autoeliminarsi: la violenza intestina, la guerra civile su scala mondiale, ma anche la distruzione dell’ambiente necessario alla sua sopravvivenza. Questi due metodi sono evidentemente connessi. Le prime manifestazioni tragiche del cambiamento climatico, ad esempio, saranno conflitti e guerre provocati da migrazioni massicce».
Era il 2006 quando alla ribalta della cronaca saliva un giovane scienziato giapponese, fino ad allora pressoché sconosciuto a livello internazionale. Shinya Yamanaka aveva incontrato la biologia per caso (inizialmente era un ortopedico) e forse anche per questo sotto la lente del suo microscopio prese forma un’idea tanto bizzarra da far sorridere, inizialmente, colleghi e amici: quella di non usare, per costruire cellule capaci di riparare i tessuti (le cosiddette «staminali»), embrioni umani, ricominciando invece dal principio. Ovvero dalla risorsa base, il bene più diffuso e rintracciabile, il meno problematico da un punto di vista etico: le cellule adulte.
Con periodica cadenza filosofi e scienziati rendono noto di aver trovato la prova definitiva che Dio non esiste, che è morto, che non c’è più bisogno di lui. Quest’ultima affermazione sembra sia contenuta nel libro del celebre astrofisico inglese Stephen Hawking, The Grand Design,
che sta per uscire e che preluderebbe alla scoperta della teoria unificata, della teoria che spieghi i passaggi dell’origine dell’universo, le leggi che lo regolano, e cancellino il mistero sino a oggi conservato nelle galassie e nelle particelle infinitamente piccole. Hawking è scienziato tra i più seri, in passato ha riconosciuto che la scienza procede per tappe e approssimazioni, ha rivisto alcune sue teorie, senza escludere l’esistenza di una dimensione religiosa che non appartiene alla sfera della scienza.
Lo studio di Olivier Landron, Le catholicisme vert. Histoire des relations entre l'Église et la nature au xx siècle, (Paris, Cerf, 2008, pagine 527, euro 48), è interessante fin dal titolo. L'autore insegna storia del cristianesimo contemporaneo nella facoltà di teologia dell'università di Angers in Francia ed è già noto, non solo in Francia, per la sua tesi di dottorato in storia sulle nuove comunità francesi, sintetizzata nel libro Les nouvelles communautés (Paris, Cerf, 2004).
Si è alzato il sipario dello Yerba Buena Center di San Francisco e tutto aveva la “rassicurante” normalità dei grandi annunci in stile Apple degli ultimi anni. C’era Steve Jobs con il classico maglioncino nero, divisa d’ordinanza delle sue apparizioni ufficiali in pubblico. E c’era la musica.
Il 29 agosto di dieci anni fa, alle 11.3 0, Giovanni Paolo II giungeva da Castel Gandolfo al Palazzo dei Congressi dell’Eur dove era in corso il 18° Congresso internazionale della Società dei Trapianti. Dinnanzi a oltre 4.
Al momento sono 2748, ma si può dire che aumentano di ora in ora: ovvero col medesimo lento e sicuro, inesorabile scorrere che il tempo disegna sul loro stesso quadrante. Una in Australia, 19 in Polonia, 39 nella solatia Spagna e 29 nella più ombrosa Svizzera; 3 in Estonia e una persino in Benin, Africa. Ma la grande maggioranza sta in Italia, è ovvio: l’«Atlante mondiale degli orologi solari» è infatti un’iniziativa nata a casa nostra (siamo o non siamo ’o Paese d’o sole?), presentata esattamente il 25 aprile scorso a Milano durante la seconda edizione della manifestazione gnomonistica «Il tempo silenzioso».
Continua la mistificazione mediatica sulla ricerca delle cellule staminali embrionali. La diversa modalità di divulgazione di due notizie contemporanee rende bene l’idea dell’uso ideologico e fazioso della comunicazione in questo campo.
Lo scorso 30 luglio, infatti, è stata annunciata al mondo la notizia che l’agenzia statunitense Food and Drug Administration (FDA) ha autorizzato, per la prima volta in assoluto, la sperimentazione di cellule staminali embrionali sugli uomini.
Nicola Cabibbo, scomparso a Roma lunedì sera all’età di 75 anni (era nato a Roma il 10 aprile 1935), apparteneva a quella generazione di fisici che ha dato contributi fondamentali alla fisica delle particelle elementari; un campo ostico che difficilmente si presta alla grande divulgazione, ma che gioca un ruolo importantissimo nella comprensione di molti fenomeni.
Cabibbo, docente di fisica delle particelle elementari all’Università di Roma, era un nome molto noto ai fisici di tutto il mondo, che vedevano in lui un vero pioniere nel suo campo. Laureatosi in fisica a soli 23 anni con Bruno Touschek, il padre del primo acceleratore italiano di particelle costruito a Frascati, già nel 1961 pubblica un articolo sulla sezione d’urto, un lavoro fondamentale per chi studia i fenomeni di collisione delle particelle elementari, e due anni dopo firma sulla prestigiosa rivista Physical Review Letters l’articolo che lo avrebbe reso famoso in tutto il mondo dove introduceva una famosa costante, conosciuta oggi come «angolo di Cabibbo», per spiegare certe trasformazioni di particelle.
Nicola Cabibbo è morto la sera del 16 agosto nell'ospedale Fatebenefratelli di Roma, dopo una lunga malattia. Era professore di Fisica delle particelle alla Sapienza e dal 1993 presidente della Pontificia Accademia delle Scienze. È stato anche presidente dell'Infn (Istituto nazionale di Fisica nucleare) e dell'Enea (Ente nazionale energie alternative).
Chi ha fede in Dio ha più possibilità di sopravvivere al trapianto di fegato rispetto a chi non crede. L’ultima conferma scientifica dell’apporto alla guarigione dato dalla dimensione spirituale arriva dal Cnr. La ricerca è di Franco Bonaguidi, psicologo presso l’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche, diretto dal dottor Eugenio Picano, ed è in via di pubblicazione su Liver Transplantation, la prestigiosa rivista americana punto di riferimento per i trapianti di fegato.
Le tragiche conseguenze del maltempo che sta flagellando gran parte dell'Asia, dal Pakistan, all'India, alla Cina, ma anche vaste regioni dell'Africa e dell'Europa nordorientale, chiamano in causa anche responsabilità politiche locali e internazionali. I ritardi nella lotta contro i cambiamenti climatici e i mancati controlli su un'edilizia spesso dissennata sono infatti le cause frequenti di situazioni che si ripetono sempre più spesso. La cronaca di questi giorni ne mostra di sconvolgenti in tutto il mondo.
La fede religiosa e la spiritualità possono influire sullo stato di salute di una persona? Almeno l’80% dei pazienti intervistati in uno studio multicentrico pubblicato in questi giorni sull’'Australian Health Review' ne è convinto. Il campione indagato è particolarmente interessante perché composto da australiani in buona parte non nativi, provenienti da 35 diversi paesi del mondo, rappresentanti dunque di un ampio ventaglio di culture e fedi. Fra loro vi sono cattolici, protestanti, ortodossi, buddisti, musulmani, ma anche chi si dichiara «spirituale, non religioso».
Nella mia pratica quotidiana mi sono reso conto che una fede forte e una preghiera costante si correlano con un uso minore di farmaci e con un recupero migliore, dove possibile, o una prognosi meno grave». A parlare è il professor Paolo Maria Rossini, ordinario di neurologia all’Università Campus Bio-Medico di Roma, responsabile dell’Unità neurologica dell’annesso Policlinico e dell’ambulatorio di neurologia del Dipartimento di neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli della Capitale.
Ma com’è spiegabile scientificamente tale effetto? «In tutte le ricerche neuroscientifiche – spiega Rossini – si è chiaramente dimostrato che le aree cerebrali frontali, temporali e parietali sono coinvolte ogni volta che ci si cimenta con riflessioni di contenuto spirituale e trascendente: queste aree, i circuiti più sofisticati all’interno della complessa struttura del corpo umano, sono connesse con la regolazione del tono dell’umore, con la memoria, con l’emotività, con la produzione fantastica, con l’elaborazione del linguaggio.
MILANO — I viaggi nel tempo colpiscono di nuovo la mente degli scienziati che cercano, soprattutto attraverso la nuova fisica, di trovare risposte; almeno teoriche si intende. A intrigarli di più, per certi aspetti, sembrano essere i balzi del passato, forse sedotti da Mark Twain che aveva voluto compiere un viaggio nel Medioevo con il suo Un americano alla corte di re Artù. Per i ricercatori, in tal caso comunque, non si tratta di un vuoto, seppur affascinante, esercizio di fantasia.
Ragione e fede sono termini che la cultura moderna ha prima allontanato e poi rigorosamente separato come due rette che non si incontrerebbero mai. Tu, al contrario, presentando di recente il libro di don Giussani Si può vivere così?, hai dichiarato di condividerne l’affermazione secondo cui la conoscenza per fede è un metodo proprio della ragione. In che misura questo metodo è importante anche per il lavoro scientifico? Puoi fare qualche esempio della sua applicazione? Quando ero studente universitario un professore mi consigliò di studiare matematica supponendo che ogni teorema che leggevo sui libri fosse falso e cercando di confutarlo.
Ordinario di Matematiche complementari presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Giorgio Israel è uno dei più vivaci e acuti polemisti nel panorama culturale italiano. Da anni ha ingaggiato una battaglia per la difesa della ragione - e per il suo “allargamento”, per usare un termine caro a Benedetto XVI - contro un’ideologia scientista che pretende di identificare l’uomo e la realtà con ciò che è misurabile in nome di una ragione ridotta. Ed è significativo che sia un matematico a condurre questa lotta senza quartiere alla religione dei numeri e della quantità.
Ogni Paese ha i suoi miti eziologici ed episodi storici fondativi. Se nella maggior parte delle occasioni si tratta di vicende edificanti, altre volte, invece, lo scopo di ricordarli è quello di veicolare moniti di particolare importanza e, purtroppo, tuttora attuali. Rientra in questo secondo caso il tristemente celebre Tuskegee Syphilis Study, divenuto la metafora americana della degenerazione cui può condurre l'intreccio tra razzismo, ricerca medica senza scrupoli, e disumanità.
Il periodico “Le Scienze”, edizione italiana del “Scientific American”, annuncia nel numero di giugno l’“epurazione” attuata dall’inquilino della Casa Bianca nella nuova Commissione Presidenziale di bioetica, in cui ha rimpiazzato molti eticisti e religiosi con scienziati ed “esperti” di politiche della ricerca. Questa, ora, la composizione: 6 scienziati, 2 giuristi, 2 filosofi, 1 frate francescano, 3 membri di agenzie governative, 1 rappresentante di un’associazione di pazienti e – per la prima volta – 1 rappresentante dei nativi americani. Evidente la disparità di forze in campo, per assicurare quanto meno una equilibrio tra concezioni e sensibilità.
“Dna modificato. Vita sintetica. Nuovi Frankstein? Davanti a notizie come quella della realizzazione di un nuovo batterio avvenuta nei laboratori diretti da Craig Venter, quelle angoscianti domande sono legittime.
La musica accompagna l'essere umano in ogni momento della sua vita, fin dal grembo materno. Apparentemente nessuna società umana, presente o del passato documentato, è stata mai priva di musica. I più antichi manufatti sono strumenti musicali, come i flauti di osso.
Immaginate che un giorno le foglie possano produrre energia elettrica per le nostre necessità. Immaginate che gli elettroni che circolano nelle loro cellule, attivati dalla luce solare, non servano solo a produrre zucchero, come di fatto accade, ma che una parte di essi venga dirottata e incanalata in un filo per accendere ad esempio una lampadina. Siamo ancora lontanissimi da tutto questo.
Rosetta ha incontrato Lutetia, il più grande asteroide che un robot cosmico abbia finora avvicinato. Alla velocità di 15 chilometri al secondo la sonda dell’Esa europea è passata a 3.1 26 chilometri dalla superficie grigia del corpo celeste con il diametro presunto di circa cento chilometri e simile ad una patata.
La scoperta di una cura all’avanguardia tutta modenese per una rara malattia della pelle, la epidermolisi bollosa, ha messo in moto malati e familiari. Allertati attraverso il tam tam della loro associazione, Debra onlus, decine di pazienti alle prese con l’incubo della rara patologia genetica sono venuti qui da ogni parte d’Italia a "prenotare" una visita.
Primi al mondo, i dermatologi del Policlinico universitario, in collaborazione con gli specialisti del Centro di ricerca sulle cellule epiteliali della Fondazione Banca degli Occhi del Veneto hanno sperimentato con successo la terapia genica su un volontario di 36 anni di Torino afflitto dalla nascita da una rara forma di desquamazione che gli aveva già devastato le gambe.
D opo quattro visite sui luoghi del disastro nel Golfo del Messico e dopo l’improvvido paragone tra la marea nera e lo choc dell’11 settembre che ne ha ulteriormente compromesso il livello dei consensi nei sondaggi, Barack Obama tutto poteva fare meno che perdere l’occasione di indicare agli Stati Uniti (soprattutto) e al mondo una strategia per il superamento della grande emergenza. Nella diretta televisiva alla nazione di ieri notte il presidente Usa ha così calato sul tavolo le carte che dovrebbero, nei suoi auspici, consentirgli di riguadagnare la fiducia degli americani, di tenere testa alle accuse più o meno velate dei grandi media, dal New York Times all’Economist passando per le principali reti televisive, e di porre le basi per una svolta in materia di politica energetica.
Gli Usa, se nessuno metterà i bastoni tra le ruote all’Amministrazione in carica, non dovranno più essere l’insaziabile idrovora che aspira petrolio dai pozzi di terraferma, da quelli marini e dagli strati di sabbia ricchi di bitume.
Nel suo primo discorso dall'Ufficio Ovale, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha chiesto ieri sera al Paese di imbarcarsi in una missione nazionale per l'energia pulita. Obama ha aperto il suo intervento, durato 18 minuti, ricordando quanto accaduto lo scorso 20 aprile nel Golfo del Messico, con l'esplosione della piattaforma della compagnia britannica British Petroleum (Bp), che ha provocato il peggiore disastro ambientale della storia degli Stati Uniti.
Da quando è presidente, circa un anno e mezzo, si tratta della prima volta in assoluto che Barack Obama parla dall'Ufficio Ovale.
Nascoste in fibre di tessuti, perse tra polveri di saponi e detersivi, sciolte in creme e ciprie, confuse tra granelli di zucchero come di sale, camuffate da schermi tridimensionali di tv e pc: con la loro presenza scandiscono i gesti del vivere quotidiano da mattina a sera e, nel caso di un set di tennis con infortunio, le ritroviamo prima nel ferro delle racchette poi a consolarci nel disinfettante delle bende. Versatili a tal punto da prestarsi a innumerevoli applicazioni, di loro si conosce ancora poco, tanto che il fisico americano Richard Feynman (1918-1988), il primo ad ipotizzarne l’esistenza in un celebre discorso del 1959, fu definito «visionario». Solo agli inizi degli anni ’90 negli Usa la prima amministrazione Clinton vide nelle nanotecnologie un settore strategico multidisciplinare per il quale urgeva un progetto di ricerca coerente: prese così il via il piano National nanotecnology initiative, destinato ad inaugurare un ventennio di vertiginoso sviluppo.
L’occhio del telescopio spaziale Hubble della Nasa ha finalmente raccolto la prova: la stella nana Wasp-12 sta divorando il vicino pianeta e tra dieci milioni di anni non esisterà più. Lo chiamano cannibalismo cosmico. Succede tra galassie grandi e piccole, tra due stelle, e ora si visto che il fenomeno si verifica anche fra una stella ed un suo pianeta.
Per arrivare dal centro di Mosca al pianeta Marte bastano 5 fermate di metropolitana: ci vogliono pochi minuti per passare dal panorama offerto dalle cupole colorate di San Basilio, sulla Piazza Rossa, all’aspro paesaggio marziano fedelmente ricostruito presso l’Ibmp, l’Istitute for Biomedical Problem, il centro russo da cui il prossimo 3 giugno sei astronauti partiranno per il pianeta rosso. Un viaggio simulato, l’anteprima di una futuribile – e futuristica – missione spaziale: l’equipaggio sarà separato dal mondo per 520 giorni, vivendo e lavorando nello stesso ambiente e alle stesse condizioni in cui vivranno e lavoreranno i primi esploratori terrestri di Marte, il cui decollo è previsto per il 2020.
Il progetto si chiama Mars 500 ed è frutto della collaborazione tra l’Ibmp, Roskosmos (l’ente spaziale russo) e l’Esa (l’agenzia spaziale europea); a studiare gli effetti psico-fisici di 520 giorni di isolamento saranno gli scienziati del Centro Extreme, un team composto da ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna, dell’Università di Pisa e dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Ifc-Cnr).
Dopo i tre precedenti fallimenti la Bp effettuerà tra oggi e domani un nuovo tentativo per bloccare la falla sul fondo del Golfo del Messico. Lo ha annunciato la Casa Bianca sottolineando che durante l'operazione la perdita di greggio potrebbe aumentare di un ulteriore 20%. Il nuovo sistema, Lower Marine Riser Package (Lmrp) Cap, è un tappo di decine di tonnellate che sarà piazzato sulla valvola difettosa, che dal primo gionro riuscì a bloccare la perdita.
Definendo l’industria del petrolio «corrotta» e promettendo un giro di vite sul suo modo di operare, Barack Obama ha annunciato ieri sei mesi di stop alle trivellazioni e standard di sicurezza più severi.
Ma prima di tutto il presidente Usa, in una conferenza stampa dedicata quasi interamente al disastro ambientale nel Golfo del Messico, ha messo in guardia il pubblico dal successo dell’operazione «Top Kill» intrapresa per chiudere il pozzo petrolifero della Bp. Sebbene sembri star dando buoni risultati, infatti, secondo Obama «non ha garanzie di successo ».
Le comete, uno dei fenomeni celesti più affascinanti, da sempre hanno suscitato, e suscitano, stupore e meraviglia; e, in certi momenti, anche paura. Da molti, ad esempio, il passaggio della cometa di Halley nel 1910, esattamente cento anni fa, fu interpretato come un segno premonitore di tristi eventi che si sarebbero presto verificati, e lo scoppiare del primo conflitto mondiale pochi anni dopo fu considerato da non pochi come la conferma di quella triste previsione. Un episodio accaduto nel 1910 è prova dell'atteggiamento timoroso della gente nei confronti del passaggio della cometa.
Sono stati recentemente pubblicati in forma elettronica dall'autorevole rivista "Science" i risultati e la metodologia di una ricerca sperimentale condotta dallo studioso e imprenditore statunitense John Craig Venter e dai suoi collaboratori presso l'istituto da lui stesso fondato nel 2006 in Rockville (Maryland) e in San Diego (California). Come si legge nel titolo dell'articolo, l'oggetto della ricerca è la "creazione di una cellula batterica controllata da un genoma sintetizzato chimicamente". Il risultato è stato conseguito attraverso il disegno, la preparazione chimica delle sequenze nucleotidiche (più di mille, ciascuna costituita da 1080 basi del Dna), l'assemblaggio di un cromosoma artificiale rappresentativo degli elementi genomici essenziali di quello del batterio Mycoplasma mycoides, la causa della pleuropolmonite essudativa contagiosa dei bovini, e il suo trasferimento nella cellula di un altro batterio, il Mycoplasma capricolum (agente infettivo per la stessa malattia nelle capre), ottenendo così un nuovo microorganismo, Mycoplasma mycoides Jcvi-syn1.
MILANO - Una coppia di archeologi statunitensi ha utilizzato una tecnologia basata sull'uso del laser, detta Lidar, che, montata su un aereo bimotore, ha consentito in pochi giorni di ovviare a un problema che durava da venticinque anni. L'intento dei due, entrambi professori di antropologia della University of Central Florida, era quello di tracciare una mappa della città di epoca Maya di Caracol in Belize e ciò che maggiormente li ostacolava era la foresta, che in parte circonda e in parte ricopre i resti dell'antica città, rendendo molto complicato individuare con certezza rovine e confini.
DAL CIELO - La pratica di effettuare rilevamenti da un aereo non è certamente nuova.
È una giovane gigantesca stella che potrebbe diventare anche la più grande della nostra galassia Via Lattea. L’ha scoperta il telescopio spaziale Herschel dell’Esa europea ai confini di un’azzurra e caldissima bolla cosmica di idrogeno che sembra un gioiello incastonato in un rosso inferno astrale. La bolla è in una regione nota come «HII», ionizzata da una potente radiazione emessa da un’antica stella formata in passato.
Che cosa accadrebbe se una fuga di greggio paragonabile a quella nel Golfo del Messico interessasse il Mediterraneo? L’ipotesi preoccupa da tempo gli esperti, data l’alta densità di popolazione e di attività economiche in tutta l’area. «Il Mediterraneo è una specie di microcosmo concentrato dei problemi marini presenti su scala globale», riassume Peter Neill. Gli incidenti non sono mancati: «Abbiamo dovuto fronteggiare una marea nera al largo del Libano circa 3 anni fa», ricorda Keith Alverson: «In questo contesto critico, è nato il progetto Moon, ovvero il Mediterranean Operational Oceonagraphy Network.
Non si capisce il perché, ma succede. E quando succede, non sembrano più scattare quegli automatismi culturali di difesa verso ogni insulto ai princìpi e al buon senso. Alludiamo al ribaltamento della realtà su delicatissime questioni bioetiche, per le quali esiste un intero campionario di paradossi.
Lo scopo della sua ricerca è rispondere a una domanda tanto semplice quanto vertiginosa - "che cos'è la realtà?" - indagando con gli strumenti del pensiero scientifico e filosofico le condizioni che rendono possibile all'uomo l'accesso al reale. Ma l'obiettivo di Bernard d'Espagnat, premio Templeton 2009 per la sua teoria nota come "il reale velato", è soprattutto non smettere di porre domande considerate troppo ambiziose, "ardue ma al tempo stesso irrinunciabili", non potendo rassegnarsi al "vuoto di comprensione insopportabile" che deriva dall'ignorare le questioni essenziali che spesso vengono censurate dalla scienza contemporanea. Domande nate durante l'infanzia e maturate a contatto con la grande letteratura e i tesori della cultura classica, come spiega d'Espagnat a "L'Osservatore Romano".
I commenti del dopo Copenaghen sono in generale di profonda delusione. Alcuni parlano di insuccesso e addirittura di fallimento. Altri ammettono che il mini-accordo raggiunto, oltretutto non vincolante, è un passo indietro rispetto a precedenti incontri internazionali, ma pur dichiarandosi delusi, cercano di salvare qualche aspetto del summit, come la condivisione dell'obiettivo di limitare a due gradi l'innalzamento della temperatura globale in questo secolo.
Alla caccia della luce primordiale, quella liberata 14 miliardi di anni fa dal Big Bang. E dell'energia oscura che 5 miliardi di anni orsono ha impresso un'imprevista accelerazione all'espansione dell'universo. Le parole per descrivere gli obiettivi della missione di Planck, il satellite osservatorio dell'Agenzia spaziale europea (Esa) lanciato il 14 maggio di un anno fa dal poligono di Kourou nella Guyana francese, più che a un report scientifico rimandano alla trama di un racconto di fantascienza o di un film fantasy tipo La bussola d'oro.
Guardare il cielo con un occhio la cui pupilla ha un diametro di 42 metri, contro gli 8 millimetri di quella umana! Un evento rivoluzionario che, in meno di 10 anni, ci permetterà di avere una nuova e spettacolare visione dell'Universo.
E' il progetto European Extremely Large Telescope (E-ELT), avviato dall'Osservatorio Australe Europeo (ESO), l'organizzazione di 14 nazioni che rappresenta la punta di diamante della ricerca e che ha appena scelto il sito dove realizzarlo: si tratta di Cerro Armazones, una montagna di 3060 metri nel deserto cileno di Atacama.
E-ELT è in fase avanzata di progettazione e l'inizio delle osservazioni è previsto per il 2018.
Questo è un mese critico in un anno cruciale per quanti desiderano un mondo senza armi nucleari e temono seriamente per il futuro del nostro pianeta se tale obiettivo non sarà raggiunto. Se la conferenza quinquennale di revisione del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), cominciata lunedì a New York presso le Nazioni Unite, produrrà impegni ampiamente condivisi - dall'intenzione degli Stati detentori di armi nucleari di sbarazzarsi delle loro testate alla determinazione di impedire ad altri Paesi di acquisirle - ciò imprimerà un notevole slancio al sogno riacceso dal presidente Obama lo scorso anno. Se invece fallirà, come l'ultima conferenza nel 1995, l'ottimismo è destinato a svanire, lo slancio si fermerà e proseguirà il pericoloso sonnambulismo dell'ultimo decennio.
«Prometeo è stato liberato, ma forse ancora non conosce tutta la forza del fuoco. È drammaticamente urgente una formazione degli scienziati che permetta loro di valutare a fondo tutte le implicazioni etiche, culturali, economiche e sociali delle proprie ricerche. Ormai l’intreccio tra scienza e tecnica è troppo profondo.
Sarà la prima navicella spaziale a navigare nello spazio sfruttando esclusivamente l'energia solare. L'hanno chiamata Ikaros, come il personaggio della mitologia greca che con ali artificiali tentò inutilmente di avvicinarsi al sole (in realtà è anche l'acronimo di Interplanetary Kite-craft Accelerated by Radiation of the Sun), ma i suoi ideatori sono certi che avrà maggiore successo del temerario predecessore. Progettata dagli scienziati della Jaxa, l'agenzia spaziale giapponese, sarà lanciata in orbita il prossimo 18 maggio dal centro spaziale nipponico che si trova sull’isola di Tanegashima.
Simile a un grazioso dipinto ad acquerello, la Nebulosa di Orione è uno degli oggetti più fotogenici dell'universo. Visibile a occhio nudo nell'omonima Costellazione, questa nebulosa è da sempre bersaglio degli sguardi appassionati dei più o meno giovani che di sera escono ad ammirare lo splendore della volta celeste.
Oltre a essere un vero e proprio spettacolo della natura dal punto di vista estetico, la Nebulosa di Orione è un oggetto estremamente interessante anche dal punto di vista scientifico.
Nella mia vita mi sono occupato di cose molto concrete anche se apparentemente riposte come il comportamento delle particelle elementari. Al confronto di queste il tema della chiarezza - che mi è stato chiesto dall'Accademia dei Lincei - mi sembrava ben più astratto di qualunque problema avessi mai affrontato o che amassi affrontare. La preparazione della conferenza è così, essa stessa, diventata una ricerca.
Alle cliniche del Regno Unito non servirà più un permesso speciale per distruggere gli embrioni che riportano difetti genetici anche minori.
La Human Fertilisation and Embryology Authority, l'ente che regola il settore della fecondazione artificiale ed embriologia, ha pubblicato qualche giorno fa una lista di 116 malattie genetiche ereditarie che se diagnosticate durante la fecondazione artificiale possono dare il via alla distruzione dell'embrione. La notizia ha sollevato critiche e preoccupazione perché tra queste condizioni ereditarie ce ne sono molte che garantiscono a un essere umano una qualità di vita decorosa e in alcuni casi, come dimostrato in passato, anche eccezionale.
Chi nel panorama della ricerca segue l'evoluzione degli studi sulle staminali adulte in qualche modo si aspettava il risultato reso pubblico appena una settimana fa dall'Università di Stanford [vedi box in fondo]: cellule direttamente trasformate in neuroni, senza la necessità della riprogrammazione (cioè del loro ringiovanimento a uno stato simil-embrionale). «Si tratta di una notizia molto importante», commenta Paolo De Coppi, il ricercatore italiano che ha scoperto la presenza di cellule staminali nel liquido amniotico con capacità simili a quelle embrionali: «Utilizzando una mix di geni specifici il gruppo di Wernig ha scoperto che cellule della pelle di embrione di topo e anche di topo neonato possono essere 'transdifferenziate' in cellule neuronali». Un'operazione - lo ricordiamo - che non presuppone la distruzione di embrioni per la ricerca, proprio come quella con cui Yamanaka ottenne le prime cellule «ringiovaite» (le cosiddette pluripotenti indotte).
Il 2010 è iniziato bene per la scoperta di pianeti in orbita attorno ad altre stelle. Il telescopio orbitante della Nasa «Kepler», nelle prime sei settimane di lavoro, ha già individuato 5 nuovi esopianeti. Si tratta di giganti gassosi con dimensioni simili a Giove, temperature superficiali che superano 1000 °C e che percorrono orbite molto strette intorno alle loro stelle.
Se mai una scoperta è nata sotto poco confortevoli auspici, questa fu sicuramente l'invenzione del laser.
Quando infatti cinquant'anni fa, nel maggio del 1960, il fisico statunitense Theodore Harold Maiman presentò la sua invenzione agli amici e ai colleghi dei laboratori della Huges Research a Malibù ( California), ebbe in cambio risatine di sufficienza e qualche bonaria presa in giro. E, come se non bastasse, la prestigiosa rivista Physical Review Letters rifiutò di pubblicare l'articolo con il quale Maiman aveva presentato la sua creazione: il comitato di redazione giudicò il lavoro poco originale e comunque di scarso interesse, perché già la tecnologia conosceva il maser, un congegno inventato nel 1953 da Charles Hard Townes per migliorare la portata delle microonde nei radar e nelle telecomunicazioni.
E' l'autore, insieme al belga Steven Laureys e a un altro manipolo di giovani ricercatori, della scoperta scientifica destinata a rivoluzionare il campo delle neuroscienze. Eppure Adrian Owen, il guru di Cambridge che per la prima volta nel 2006 scoprì in una ragazza vegetativa tracce evidenti di coscienza, è già più avanti della sua ultima sensazionale scoperta, pubblicata sul New England Journal of Medicine (Clicca qui per accedere all'articolo del NEJM). Perché le diagnosi corrette non bastano: per i pazienti in stato vegetativo bisogna fare ancora di più.
Onda dopo onda la marea nera fuoriuscita dalla piattaforma della British Petroleum (Bp) è arrivata a lambire le coste della Louisiana: i primi tentacoli di petrolio, le propaggini avanzate della gigantesca macchia di greggio tracimata dal pozzo sottomarino del colosso britannico dell'energia, sono state avvistate al tramonto di ieri sulle coste del delta del Mississippi, in Louisiana. La Casa Bianca ha annunciato lo stop alle trivellazioni petrolifere in nuove aree fino a quando non verrà accertata la causa che ha determinato la fuoriuscita del greggio.
La perdita dopo l'incidente della Deepwater Horizon - questa la denominazione della piattaforma - si era rivelata ieri cinque volte più grave di quanto inizialmente previsto, con conseguenze che potrebbero eguagliare o superare quelle del disastro causato dalla Exxon Valdez nel 1989 in Alaska.
Da tempo il triangolo uomo-ambientetecnologia emette sinistri scricchiolii. La complessità crescente dei nostri sistemi industriali, le imponenti quantità di energia in gioco, la tendenza al risparmio nei sistemi di sicurezza, l’aumento del traffico, il proliferare di fabbriche, impianti e mezzi di trasporto comportano un aumento costante del rischio di incidenti. La locuzione 'società del rischio' è quanto mai idonea a descrivere la situazione rispetto non ai rischi naturali, che sono sempre esistiti, quanto ai pericoli derivanti dalla produzione industriale, che negli ultimi tempi sono cresciuti a dismisura.
Si accenderanno prima le «palline» oppure le «ciambelle»? Il dilemma è destinato a rimanere sospeso per qualche anno, ma la gara fra «palline» e «ciambelle» per conquistare il primato della fusione nucleare controllata, il processo che dovrebbe garantirci l'energia «illimitata e pulita» del futuro, è già cominciata. «Palline» e «ciambelle» rappresentano l'esemplificazione delle due modalità attualmente in fase di sperimentazione nei grandi laboratori di fisica mondiali per fare incollare fra di loro i nuclei di atomi leggeri (deuterio e trizio, due parenti stretti dell'idrogeno), liberando molta più energia di quanta se ne spenda per alimentare il processo; e senza produrre quell'ingombrante carico di scorie tipico delle attuali centrali a fissione.
LE «PALLINE» Il mese scorso un gruppo di ricercatori della National Ignition Facility (NIF) di Livermore, in California, impegnati nello sviluppo della fusione a «confinamento inerziale» - quelli delle palline per intenderci -, ha annunciato la messa a punto di un nuovo sistema di accensione consistente nell'attivazione simultanea di ben 192 fasci laser, tutti focalizzati su un singolo bersaglio delle dimensioni di un pisello.
Il lungo periodo dei 400.0 00 anni seguito al Big Bang ha visto interazioni di quark, radiazioni e particelle che hanno portato alle prime aggregazioni in forma di protoni, neutroni, quindi di atomi e molecole. Materia ed energia, variamente combinate, formavano la "zuppa cosmica" in cui si sono formate le prime strutture complesse della materia.
La Terra ha un cuore caldo. Un calore che smuove i continenti, semina distruzione con i terremoti ed esplode nelle eruzioni vulcaniche, ma che può assumere la forma gentile del geotermico. Un calore misterioso, perché conosciamo meno le viscere del nostro pianeta di quelle di una stella.
È da più di quarant’anni, dal 1967, che la legge italiana ha autorizzato la donazione di rene da soggetto vivente a paziente in pericolo di vita, subordinando questa eccezione al principio giuridico fondamentale dell’indisponibilità del corpo umano alla condizione che la donazione avvenga tra parenti strettissimi (genitori, figli, fratelli), tra coniugi e, solo in via subordinata, tra estranei. Il riferimento agli estranei è sempre stato interpretato ristrettivamente, come riferito a coppie di conviventi o comunque a persone unite da fortissimi e conclamati vincoli amicali. Si può estendere questa normativa al caso di una donazione a estranei sconosciuti? Si può autorizzare una simile donazione 'samaritana' (come la qualificano i bioeticisti)? E’ evidente che poco rileva che questo tipo di donazione non potrà che coinvolgere, come è intuitivo, se non un numero statisticamente irrilevante di persone; la questione è strettamente di principio e come tale va valutata.
Millecinquecento teste pensanti, quelle del convegno «Testimoni digitali». Più altre migliaia che in fila, diligentemente, affluiscono nell’Aula Paolo VI, fino e riempirla tutta. «Millecinquecento teste pensanti – ripete Marco Tarquinio, direttore di Avvenire – si sono riunite per giorni intensi di lavoro comune eppure non hanno fatto (quasi) notizia».
Scienza e religione sono i due pilastri sui quali poggia la vita sociale americana. Un terzo pilastro è la Costituzione, con le istituzioni politiche che si basano su di essa. La scienza statunitense è, sotto diversi punti di vista, la più avanzata del mondo, invidiata da tutte le nazioni.
Le agenzie di stampa lanciavano nei giorni scorsi il ritrovamento dell'anello di congiunzione tra la scimmia e l'uomo. È un mal vezzo l'uso di questa espressione, ogni volta che c'è un nuovo fossile che interessa l'evoluzione dell'uomo, perché non c'è stata una evoluzione lineare. È più corretto parlare di forme intermedie o eventualmente connesse con la linea umana.
Una conferenza in cui un intero continente si confronta sul delicato tema del clima, dei suoi cambiamenti e delle azioni di prevenzione e di intervento. È quanto si sta svolgendo in Africa e più precisamente a Nairobi, in Kenya, dove fino al 16 aprile sono riuniti esponenti dei vari Governi nazionali, i responsabili dei servizi meteorologici e i rappresentanti di numerose organizzazioni provenienti dagli altri continenti.
La prima conferenza panafricana sulla meteorologia è promossa dall'Unione africana e dall'Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), agenzia delle Nazioni Unite specializzata nel monitoraggio del clima, dell'atmosfera terrestre e della sua interazione con gli oceani.
La vita non è semplice e riducibile a nostri schemi. Ne è un esempio lo studio del Dna. Notizia recente è che chi pensava che il Progetto genoma svelasse il segreto della vita deve ricredersi: appena nata, la decifrazione del genoma umano come spiegazione della vita è già vecchia, tanto che l'agenzia scientifica "Nova" titola: Un fantasma nei tuoi geni per spiegare come un secondo genoma tutto ancora da scoprire agisca sul Dna.
I cyber attacchi non sarebbero un’ipotesi così remota: una simulazione del 2008 del governo americano avrebbe infatti svelato che gli Usa non sono ancora in grado di sopportare un assalto ai propri canali informatici vitali. Questo genere di attacco – osserva John P. Avlon (“Liberal”, 25 marzo 2010) risulta infatti appetibile per i nemici degli Stati Uniti, in quanto, nello scenario delle “guerre asimettriche”, permetterebbe a realtà più deboli di competere con quelle più forti, oltre a determinare una trasformazione della potenza tecnologica in una debolezza.
Esiste una particolare specie di vespa (Ampulex compressa) che usa un cocktail di veleni per manipolare il comportamento della sua preda, uno scarafaggio. La vespa femmina paralizza lo scarafaggio senza ucciderlo, poi lo trasporta nel suo nido e deposita le sue uova nel ventre della preda, in modo che i neonati possano nutrirsi del corpo vivente dello scarafaggio. Mediante due punture consecutive, separate da un intervallo temporale molto preciso e in due parti diverse del sistema nervoso dello scarafaggio, la vespa riesce letteralmente a «guidare» nel suo nido già predisposto la preda trasformata in uno «zombie».
Trascorre il suo tempo tra galassie e pianeti, ma non ha nulla dello scienziato sulle nuvole. Sembra invece un buon parroco, molto concreto e pieno di buon senso. José Funes, 46 anni, gesuita, argentino di Cordoba, è il direttore della Specola vaticana, l’Osservatorio astronomico del Papa.
Da pochi giorni è entrato in funzione al Cern di Ginevra il più grande acceleratore di particelle del mondo: il Large Hadron Collider (Lhc). Gli scienziati che partecipano al progetto (6.0 00 di 37 Paesi del mondo) si aspettano moltissimo dagli esperimenti che verranno effettuati, perché potrebbero rivoluzionare le teorie attuali.
A scorrere la pagina dei fan del global warming su facebook c'è da stupirsi. Link che rimandano al dio Ganesh, post che raccomandano gruppi di preghiera al Buddha: "Per una nuova saggezza e un nuovo insegnamento". Se poi si ripensa al documentario di Al Gore - vincitore dell'Academy Awards - sui rischi derivanti da un atmosfera rigurgitante co2 dal titolo La verità sconveniente, dove vengono citati scienziati, studi e statistiche a non finire, colpisce la parola verità.
Sorpresa più bella non potevano trovare gli addetti ai lavori del Cern di Ginevra dentro all’uovo di Pasqua. L’ormai 'mitico' LHC (Large Hadron Collider), considerato l’acceleratore di particelle più potente mai costruito, dopo una lunga pausa è tornato ieri a far parlare di sé, perché all’interno del suo lungo anello, alle ore 13, sono stati fatti scontrare due fasci di protoni a una velocità molto prossima a quella della luce (300mila Km/sec) che, come prevede la Teoria della Relatività speciale, costituisce un limite oltre il quale i corpi materiali non possono viaggiare. Ma l’aspetto più spettacolare, che ha fatto esultare tutti i presenti all’esperimento, è la straordinaria quantità di energia liberata dalle collisioni, stimata in 7.
Le chiamano malattie "rare" perché ciascuna di loro interessa non più di cinque abitanti su 10 mila. Ma sono più di 6 mila e colpiscono 30 milioni di persone in Europa, 2 milioni in Italia. Con loro si trovano ogni giorno a convivere migliaia di famiglie, che spesso si sentono lasciate sole alle prese con diagnosi lunghe e difficili e mille ostacoli burocratici.
L'evoluzione è una caratteristica intrinseca all'universo dalla quale non si può prescindere quando si voglia dare una spiegazione sia del suo insieme, sia delle sue parti. Tenendo conto dell'età dell'universo, la comparsa della vita è un fatto relativamente recente. Non c'è dubbio che in questi ultimi tempi sia molto cresciuto l'interesse per la vita extraterrestre.
Le cure palliative come risposta ferma e decisa all’eutanasia. Ne è convinto Augusto Caraceni, direttore della struttura complessa di cure palliative dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. A una settimana dall’approvazione della legge che prevede tra l’altro l’istituzione di due reti distinte – una per le cure palliative e una in terapia del dolore –, il medico rassicura su eventuali rischi che qualcuno, nascondendosi dietro il cavallo di Troia della nuova normativa, ne faccia un uso distorto e lontano dai princìpi di questo tipo di medicina.
Cindy crede alla reincarnazione, ha letto cose stupefacenti su una rivista mentre era dal parrucchiere. Ne hanno discusso varie volte insieme nel tempo necessario a perfezionare la permanente. Lui, Fernand, è persuaso di essere stato una «chanteuse» nel periodo tra le due guerre, forse Lucienne Delyle, perché ogni volta che sente la sua voce cantare «Mon amant de Saint-Jean» le forbici si inceppano, l’asciugacapelli gli sfugge di mano, e gli arrivano immagini di cabaret e di uomini con il monocolo che affluiscono da un al di là della memoria.
Una testimonianza di amore per la vita, forza di volontà e fiducia nel futuro, anche della ricerca scientifica. Sono le impressioni che si ricavano dalla lettura delle pagine del libro di Gian Carla Bozzo («Flash. Frammenti di vita».
Le famiglie dei malati hanno una speranza in più da oggi. La Camera ha approvato un ddl che semplifica le procedure per concedere ai pazienti con dolori, più o meno forti, antidolorifici che allevino le sofferenze. Nel linguaggio tecnico si chiamano cure palliative o terapia del dolore.
Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito»: sono, secondo l’evangelista Luca (23,46), le ultime parole che Gesù morente «grida a gran voce ». Sono parole già presenti nella tradizione ebraica, dove figurano nel Salmo 31, una sofferta preghiera nella prova, che inizia con le parole «In te, Signore, mi sono rifugiato; mai sarò deluso». Al verso 6 si trovano le parole fatte proprie da Gesù morente: «Alle tue mani affido il mio spirito; tu mi hai riscattato, Signore, Dio fedele».