MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA CELEBRAZIONE DELLA XLV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
1° GENNAIO 2012
EDUCARE I GIOVANI ALLA GIUSTIZIA E ALLA PACE
1. L'inizio di un nuovo anno, dono di Dio all’umanità, mi invita a rivolgere a tutti, con grande fiducia e affetto, uno speciale augurio per questo tempo che ci sta dinanzi, perché sia concretamente segnato dalla giustizia e dalla pace.
Con quale atteggiamento guardare al nuovo anno? Nel Salmo 130 troviamo una bellissima immagine.
Monsignor Negri: "Il Papa ha preso sul serio le proteste dei giovani" «Siate coscienti di essere voi stessi di esempio e di stimolo per gli adulti, e lo sarete quanto più vi sforzate di superare le ingiustizie e la corruzione, quanto più desiderate un futuro migliore e vi impegnate a costruirlo», ha scritto Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale della Pace che si celebrerà il 1° gennaio 2012. Il tema scelto quest’anno è «Educare i giovani alla giustizia e alla pace». Per monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino e Montefeltro si tratta di una scelta «straordinaria» con la quale il Papa, con chiarezza di giudizio, vuol richiamare la responsabilità di chi deve educare.
La conoscono tutti per nome: suor Elvira. Decisa, energica, intraprendente, ha fondato la Comunità Cenacolo, con decine di centri sparsi nel mondo. La sua idea: per guarire i drogati la prima medicina è il Rosario tre volte al giorno.
“L'amore vive di gratuità, di sacrificio di sé, di perdono e di rispetto dell'altro” “Non pensate che la convivenza sia garanzia per il futuro: bruciare le tappe finisce per bruciare l'amore, che invece ha bisogno di rispettare i tempi; ha bisogno di dare spazio a Cristo, che rende un amore umano fedele,felice e indissolubile” Oltre ad essere un dono per i fidanzati, queste parole del Papa sono di conforto anche per gli sposi.
Cari fidanzati! Sono lieto di concludere questa intensa giornata, culmine del Congresso Eucaristico Nazionale, incontrando voi, quasi a voler affidare l'eredità di questo evento di grazia alle vostre giovani vite. Del resto, l'Eucaristia, dono di Cristo per la salvezza del mondo, indica e contiene l'orizzonte più vero dell'esperienza che state vivendo: l'amore di Cristo quale pienezza dell'amore umano.
Il riconoscimento e la conseguente registrazione, sul piano legale, in un numero crescente di paesi, delle «unioni di fatto», sotto forma di «contratti» tra le parti interessate che accordano a tali unioni uno statuto e dei vantaggi sociali simili oppure alternativi a quelli riservati ai matrimoni, ha provocato una reazione, talvolta indignata, da parte delle popolazioni alle quali erano imposte senza il loro consenso, e senza che ci fosse stato un reale dibattito pubblico preliminare. Ha anche portato, per contraccolpo, a una riflessione nuova, e salutare, su ciò che costituisce il matrimonio, e fa sì che nessun «patto», fosse pure «civico» e «di solidarietà» (ad esempio il PACS francese), può pretendere di sostituirsi a questa istituzione naturale, con cui un uomo e una donna si danno l'uno all'altra per la vita, in un'unione permanente ed esclusiva, aperta alla procreazione.
Premessa
Le unioni di fatto, fenomeno che negli ultimi anni si è diffuso nella società, soprattutto in quella occidentale, interpellano la coscienza di tutte le persone che credono alla famiglia fondata sul matrimonio come un bene per la persona e per la società umana.
Gesù si trova a Cesarea di Filippo, lì vuole conoscere il parere della gente sulla sua Persona. La considerazione è certamente altissima, ma la confusione è pure elevata. Lo considerano un grande Profeta, tipo Giovanni il Battista, Elia, Geremia e niente di più.
Alle donne che scenderanno in piazza domani, in una sorta di sollevazione contro l’immagine di donna che esce da un mese di cronache di feste e confessioni di escort, vorrei porre qualche domanda. Il “manifesto” della iniziativa parla di «baratro culturale», di «Italia ridotta a un bordello» – ci scusino i lettori, ma questo è lo “spirito del tempo”. Qualcuno, qualcuna si è accorta ora delle code davanti agli studi dove si scelgono le future vallette, o del diffuso sogno di entrare nella “scuderia” di Lele Mora, sogno per cui alcune sono disposte a tutto.
Lo spazio dato da un programma televisivo molto seguito a testimonianze, legate a recenti episodi di "eutanasia", ha riacceso un’attenzione per il tema che per qualche tempo era stata sopita, e ha sollevato reazioni critiche più che giustificate. La discussione, anche su questo giornale, ha toccato soprattutto la questione della dignità di chi soffre e di chi assiste e quella della comunicazione e della sua obiettività. Vi sono almeno altri due importanti aspetti che non vanno tralasciati, e che riguardano il contesto sociale più generale nel quale l’aspetto comunicativo si inquadra: quello delle regole sulla vita e la morte in una società moderna e quello della priorità dei servizi e delle cure.
"Educare alla pienezza della vita" è il titolo del messaggio che il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana ha reso noto oggi, giovedì 4, in vista della 33 Giornata nazionale per la vita che si terrà il 6 febbraio 2011. Pubblichiamo il testo integrale del messaggio.
L'educazione è la sfida e il compito urgente a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo il ruolo proprio e la specifica vocazione.
Vivono momenti difficili, come tutte le coppie, ma riescono a superarli. Con dialogo, cura dei sentimenti e preghiera. Gli sposi di "Incontro Matrimoniale" si ritrovano a Torino.
Alla fine non passerà. Non così almeno. Lo pensiamo per realismo, vista l’opposizione di Paesi come la Gran Bretagna, la Francia e perfino la Germania, che lamentano il rischio di caricare di un costo eccessivo il sistema produttivo.
Sara e Francesco, due scout diciannovenni, vengono da Campo San Pietro, in provincia di Padova. Emanuele, 27 anni, arriva da Roma. La quindicenne Ilaria, invece, "gioca" in casa: è, infatti, di Torino.
Diciamo "stress", logorio e spesso pensiamo al lavoro. Lavoro che per fortuna c'è (quando c'è), ma che spesso, per i ritmi frenetici, gli spostamenti veloci e la competizione spietata diventa tesione, nervosismo. Stress, appunto.
Inaugurata a Torino la nuova Casa Oz. Affacciata sul giardino "Gianni Rodari", offre sostegno innovativo alle famiglie che affrontano la sfida di un bambino ammalato.
La posizione del Vaticano non cambia: se si vuole una società più salda e compatta, se si vuole una convivenza più umana occorre promuovere dappertutto il ruolo le donne. Lo ha ribadito di recente monsignor Celestino Migliore, nunzio apostolico e rappresentante della Santa Sede presso le Nazioni Unite, da pochi giorni trasferito nella nunziatura di Varsavia, alla sessione del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite.
L'incontro dal tema Implementare gli obiettivi e gli impegni internazionalmente concordati circa l'uguaglianza di genere e il rafforzamento delle donne ha dato possibilità al presule di ricordare che «tutte le donne e le ragazze aspirano a un maggiore riconoscimento del loro valore e della loro uguaglianza, così come alla valorizzazione del loro ruolo nello sviluppo» e che «qualsiasi deliberazione sul tema sarà incompleta se non si assicurerà l'avanzamento delle donne, che sono agenti dinamici di sviluppo nella famiglia, nella società e nel mondo».
"Mi aveva fatto venire i nervi", si è giustificato l'uomo che ha ridotto in coma un tassista a Milano. "Mi ha insultato, e ho sbroccato", ha spiegato il giovane che con un pugno ha ucciso un'infermiera a Roma. Per capire cosa stia accadendo si comincia a parlare di pulsioni (come ha fatto il sociologo Giuseppe De Rita sul "Corriere della Sera" del 13 ottobre).
Di bambini e di adole-scenti si parla prevalen-temente in occasione di fatti di cronaca nera, come sta accadendo per il terribile caso di Sara, al centro delle cronache, anche televisive, negli ultimi giorni. Come se una società, che sta rapidamente invecchiando e che si occupa molto di anziani, trovasse normale derubricare dal proprio campo di attenzione l’età minorile nella sua normalità – relegandola in una sorta di invisibilità sociale – e si risvegliasse solo di fronte a eventi gravissimi. In particolare, non si considerano con la dovuta attenzione l’importanza della relazione educativa tra adulti e bambini, e i rischi del suo venir meno.
Il poeta Rilke s’imbatte in una elemosinante. L’amico che lo accompagna le dà uno spicciolo. Rilke tira dritto, ma giunto presso un fioraio compra una rosa e di ritorno solleva la donna e gliela regala.
Vi è mai capitato di vedere qualche foto di Mariastella Gelmini prima della nomina a ministro? Sembra un’altra: capelli mossi, abiti scuri, due occhialoni démodé che le coprono il volto. Nulla a che vedere con la grintosa signora di oggi, che ha fatto dei suoi occhiali colorati e sfiziosi quasi un marchio di fabbrica che le dà un’aria professorale e pensosa in linea con il ruolo che ricopre. Con le sue riforme ha diviso il mondo scolastico in due partiti: c’è chi la detesta e chi l’ama.
«Gratis» è una parola che ascoltiamo, leggiamo e clicchiamo volentieri. Fino a un certo punto però. «Non costa nulla, lo provi signore», «Qui si entra gratis», possono essere inviti che insospettiscono, nel senso che è legittimo dubitare del fatto che si tratti di un’esca.
Un milione e quattrocentomila le firme raccolte in tre mesi dal Forum italiano dei movimenti dell’acqua. Obiettivo? Indire tre referendum abrogativi delle norme che hanno consentito la privatizzazione della gestione dell’acqua in Italia, tra cui il decreto Ronchi, approvato il 19 novembre 2009 e considerato l’ultima trappa di tale privatizzazione. La montagna di firme – consegnata il 19 luglio scorso in Cassazione – testimonia l’interesse e la preoccupazione della società civile di fronte al rischio di perdere il controllo su una risorsa, ritenuta fondamentale per la vita e strategica per il territorio, a favore di interessi privati poco controllabili e, secondo una sensibilità diffusa, alieni dalle logiche del bene comune.
Possiamo anche non volerlo, opporre resistenza, minimizzare, ma la realtà non cambia: siamo tutti immersi in un fiume in piena di pubblicità, che esercita una grande influenza sulla nostra cultura sociale. L’invasione, peraltro, è in costante crescita: sbaglieremmo se pensassimo di essere già stati colonizzati a sufficienza. Per capire i reali ordini di grandezza, basti pensare che uno statunitense, in media, passa tre anni della sua vita a guardare spot televisivi.
Oggi raramente si tenta di educare le persone a smontare gli annunci pubblicitari per individuare i significati che essi esprimono. Eppure, poter svolgere questa attività è fondamentale per tutti, se si vuole essere attivi protagonisti della società in cui si vive.
Chi voglia porsi in un atteggiamento di lettura consapevole dei messaggi pubblicitari deve provare a scomporli nei principali elementi di cui sono costituiti, per arrivare all’individuazione dei più importanti significati da essi prodotti.
Invisibili. Così le vogliono: chi le sfrutta, chi le ospita, chi ne abusa. Nascoste dagli occhi di possibili controlli, da chi sulla strada osserva, riporta, denuncia.
Cari giovani e care famiglie della Sicilia! Vi saluto con tanto affetto e tanta gioia! Grazie per la vostra gioia e la vostra fede! Questo incontro con voi è l'ultimo della mia visita di oggi a Palermo, ma in un certo senso è quello centrale; in effetti, è l'occasione che ha dato il motivo per invitarmi: il vostro incontro regionale di giovani e famiglie. Allora oggi devo iniziare da qui, da questo avvenimento; e lo faccio prima di tutto ringraziando Mons. Mario Russotto, Vescovo di Caltanissetta, che è delegato per la pastorale giovanile e familiare a livello regionale, e poi i due giovani Giorgia e David.
Il lungo inverno demografico del vecchio continente ( in particolare dell’Italia) potrà finire solo se, finalmente, si attiveranno politiche familiari alternative alle attuali forme di welfare, obsolete e ideologiche. Questa la sfida lanciata ieri a Bologna da Pierpaolo Donati, direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, che ha promosso un Seminario (oggi la sessione conclusiva) sullo stato dell’arte in Europa con l’intento di dare un proprio originale contributo alla prossima conferenza nazionale in programma a Milano dall’8 al 10 novembre.
Donati riassume così la sua proposta: «Come l’Europa ha già una gamba, quella del gender e delle pari opportunità, sulla quale si stanno investendo risorse, azioni e programmi occorre che la Ue si doti di un’altra gamba, un family mainstreaming che abbia la stessa dignità e lo stesso peso».
Separazione e morte. Un amore che inciampa, si disgrega, si trasforma in lotta feroce, coinvolge dolorosamente – quando ci sono – i figli, e finisce in tragedia. Capita sempre più spesso.
Non è più la rivoluzione "colorata" di qualche anno fa, con classi che cambiavano volto da un anno con l’altro grazie all’arrivo di bambini provenienti da mezzo mondo. Ora l’immigrazione arriva sui banchi di scuola a ritmi sempre più graduali, addirittura rallentati rispetto al recente passato, e richiede una politica non più dettata dalla logica dell’emergenza, ma da un piano di integrazione effettiva.
Secondo dati riservati del ministero dell’Istruzione, nel 2010 il numero complessivo degli studenti stranieri in Italia si è attestato a quota 675mila, circa 45mila unità in più rispetto a un anno prima.
I più piccoli fra i reietti. Quelli che nessuno vuole. Sono gli oltre milletrecento bambini e ragazzi disabili che vivono nelle strutture socioassistenziali (un po’ più dell’otto per cento dei minori fuori famiglia).
Dal prossimo novembre la British Library di Londra ospiterà la mostra "One Language, Many Voices", destinata ad alimentare la lunga querelle tra puristi e innovatori: i primi non si rassegnano all’idea che ogni lingua è una sorta di organismo vivente in evoluzione continua, sia per le invenzioni dei parlanti sia per gli apporti e le contaminazioni da altre lingue.
All’opposto, gli innovatori sono disposti ad accettare qualsiasi novità, per quanto inutile e sguaiata, pur di allontanarsi dalla tradizione. In effetti una lingua vive nell’equilibrio dinamico tra espressione e comunicazione: le necessità espressive (molto sentite da poeti e scrittori) spingono a creazioni a volte troppo audaci per essere comprese dal pubblico generale, mentre le necessità comunicative tendono ad appiattire la lingua, spegnendola in una palude di frasi fatte.
Nel discorso di benvenuto rivolto al nuovo ambasciatore tedesco, il Papa, con parole cristalline come sempre, ha puntato al cuore del problema che affligge gran parte del mondo contemporaneo, e in particolare i Paesi occidentali. La strisciante sostituzione di un Dio personale con l’idea di un essere supremo «misterioso e indeterminato», che non manifesta una sua precisa volontà (rintracciabile nell’ordine creaturale), rende incerti i confini del bene e del male. In questa confusione, nella coscienza sociale anche il concetto cristiano di matrimonio e famiglia tende a sfumare, perdendo il proprio significato.
Cari Fratelli e Sorelle in Cristo, Cari giovani amici, desidero anzitutto dirvi quanto sia lieto di essere oggi qui in mezzo a voi. Estendo il più cordiale saluto a tutti voi, convenuti alla "Saint Mary's University" dalle scuole e dai collegi cattolici del Regno Unito, e a tutti coloro che ci stanno seguendo alla televisione o via internet. Ringrazio il vescovo McMahon per il suo cortese benvenuto e il coro e la banda per la bella musica eseguita poco fa, che ha dato inizio alla nostra celebrazione.
Eccellentissimo Segretario di Stato per l'Educazione, Venerato Fratello Mons. Stack, Dr Naylor, Reverendi Padri, Fratelli e Sorelle in Cristo, sono lieto di avere questa opportunità di rendere onore al notevole contributo che Religiosi e Religiose hanno dato in questa terra al nobile compito dell'educazione. Ringrazio i giovani per i loro bei canti e ringrazio Suor Teresa per le sue parole.
Mentre l'Italia del tempo attraversava, forse, i mesi più bui della sua storia, in previsione dell'inizio del nuovo anno scolastico nell'ottobre del 1924, il maestro Francesco Coletta redige il "Programma didattico annuale per gruppi di lezioni" per la sua classe, la terza elementare - sezione c - della scuola mista Vittorino da Feltre di Ferentino, nel basso Lazio.
Il Paese, la società e la scuola che risultano dalla lettura di questi cinque fogli protocollo, molto curati, vergati in una perfetta calligrafia senza alcuna sbavatura di pennino, riportano a un mondo molto più distante dei soli 86 anni che ci separano da allora. La mano sapiente che scende in dettaglio sul percorso da fare (mentre, timidamente e con tocco davvero lieve, una matita annoterà, sulla destra, le date in cui il programma verrà effettivamente svolto) e le pagine, ormai ingiallite, catapultano il lettore nel teatro di una scena e di una storia in cui si ritrova davvero poco di noi, oggi.
È passato un anno da quando Avvenire pubblicò il nostro grido di trionfo: «Ce l’abbiamo fatta. Ancora una volta ce l’abbiamo fatta. Tra qualche mese Stefania farà il suo trionfale ingresso sul palcoscenico della vita.
Per fare cronaca non basta saper scrivere, bisognerebbe saper leggere. Leggere quel che davvero è scritto, non ciò che ci piacerebbe fosse scritto. Magari per 'fare titolo'.
Banali litigi che spesso sfociano in aggressioni, raptus di violenza che non si fermano davanti a nulla. Avvengono anche alla presenza in casa di figli piccoli. Uomini accecati da rabbia, che sfogano le loro frustrazioni ai danni di mogli e ragazze.
"È essenziale che i genitori facciano valere i propri diritti ed esercitino i propri doveri in materia di educazione dei figli": è il pensiero espresso dall'arcivescovo de La Plata e presidente della commissione per l'educazione cattolica della Conferenza episcopale in Argentina, Héctor Rubén Aguer, in occasione di un programma trasmesso dalla televisione locale.
Il presule si è particolarmente soffermato sul ruolo dei genitori fondamentale nell'ambito dell'educazione religiosa e civica dei figli, richiamando l'attenzione sui rischi della progressiva deriva morale. Egli ha osservato, che molti genitori tendono infatti, a considerare minoritaria l'educazione della prole, relegando ad altre istituzioni, a partire dalla scuola, il compito di formare le nuove generazioni.
Cos'è e cosa significa il corpo in un mondo che ne è affascinato? Una riscoperta antropologica liberante? Una forza vitale senza sosta? Una fonte di commercio e di denaro? Il mio "io" nella sua forma più meravigliosa e piacevole? Il fondamento di una corporeità che si inoltra sulle vie dello spirito? È difficile accordare una risposta a queste domande. La riflessione nel salmo 8, innescata secoli fa, non ha perso la sua gravità: "Cos'è l'uomo perché te ne ricordi? Cos'è il figlio dell'uomo perché te ne curi?". Ma subito lo stesso salmista accenna una parola sapiente: "Di gloria e d'onore lo hai coronato".
Il 2 settembre 1990 entrava in vigore la convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia. Vent'anni e un triste bilancio, a leggere la rivista "Lancet" del maggio 2010: nonostante le dichiarazioni di intenti - vi si legge - i bambini restano ancora "invisibili". A cosa si deve questo fallimento? Alla mancata attuazione di politiche transnazionali, certo.
Le politiche per la famiglia sono la vera priorità. E il quoziente familiare si può, anzi si deve, fare subito. Associazioni e politica sono d’accordo, e la spinta arriva dagli enti locali che già ci stanno provando.
Non è certo una sorpresa, ma inquieta ancor di più. L’Italia è tra i Paesi che investono meno risorse per la tutela della maternità e per la famiglia. Appena l’1,4 per cento del prodotto interno lordo nel 2009, certifica il ministero dell’Economia nella sua relazione sulla situazione economica del Paese.
Scorre la vita nel Rione Sanità, negli slarghi arteriosi, nei capillari di vicoli. Pulsa il cuore di Napoli. Battiti incerti, tachicardiaci, extrasistolici, con lo stupore del primo respiro dopo un sonno apneico.
"Trascurare la famiglia, ad esempio nelle sue esigenze economiche, significa sgretolare la società stessa. Per contro, mettere in atto delle politiche adeguate ai reali bisogni della famiglia perché possa avere dei figli, significa guardare lontano, assicurare un corpo sociale equilibrato". È un passaggio dell'omelia che il cardinale arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha tenuto ieri mattina nel capoluogo ligure in occasione della solennità della Madonna della Guardia.
Leggo dai Taccuini di lavoro di Benedetto Croce: "2 giugno (del 1946). Recatomi di buon'ora a votare. Che cosa verrà fuori da queste votazioni? Per distrarmi ho scritto l'articoletto sull'Alfieri satirico"; "6 giugno.
L'Italia cattolica come "eccezione" nel panorama secolarizzato dell'Europa occidentale e come modello per la altre Chiese del continente è un punto di riferimento capitale degli ultimi due papi. Giovanni Paolo II lo disse e scrisse più volte. Ad esempio nella "Grande preghiera per l'Italia" del 1994: "L’Italia come nazione ha moltissimo da offrire a tutta l’Europa.
Da trentatré anni suor Bartolomea vive in missione nell'Africa occidentale, in Burkina Faso, e da diciassette si trova nella località di Koupéla. È una delle tante suore Figlie di san Camillo, che in diversi Paesi del continente africano e del mondo si occupano di sanità.
In Burkina Faso - fino al 1984 Repubblica dell'Alto Volta - lavorano dal 1967, quando i padri camilliani di Ouagadougou, la capitale, le inviarono a Koupéla.
Gli allarmi nel settore alimentare si moltiplicano: prima le mozzarelle blu, poi la ricotta rossa e ora il tonno e le alici drogate! Nel giro di due mesi, giugno e luglio, abbiamo rischiato di essere avvelenati in massa. Il caso più clamoroso e anche il più carico di pericoli per la salute del consumatore, è quello del pesce vecchio ringiovanito con un additivo, il cafodos, proibito in Italia, che non viene rilevato dalle analisi chimiche perché al contatto col ghiaccio si perde, scompare.
Sotto accusa alcuni stabilimenti di trasformazione in Puglia (Bisceglie, Gravina, Altamura) e a Ferrara.
La chiave di tutto è la consapevolezza. Quando i consumatori diventano consapevoli di quanto le loro scelte di acquisto possano contribuire a orientare i destini dell’economia globale, per le imprese possono esser dolori. Specie se la strada scelta dai consumatori è quella del boicottaggio, che colpisce in modo mirato, organizzato, singole aziende o marchi responsabili di comportamenti ritenuti non condivisibili o addirittura poco etici.
Nell’episodio di Bressanone, con una tredicenne finita in coma etilico dopo aver bevuto superalcolici, la responsabilità dei gestori del locale sarebbe lampante, indiscutibile. Ma i proprietari del bar non sono gli unici ad avere colpa. Spesso le cause di comportamenti di questo tipo sono da ricercare anche in altre sedi ed hanno radici più lontane.
Terapia familiare. Si potrebbe parlare di una 'moda', un nuovo corso nelle relazioni genitori-figli e in quelle di coppia, per cui sempre più spesso – anche in Italia – si prende la decisione di rivolgersi ad esperti in cerca di aiuto. Come se le famiglie, da sole, non potessero farcela.
Dalla morte del loro padre, tre anni fa, Rasil e Anouar vivono in un garage a San'a. In due, non fanno vent'anni. Lavorano tutto il giorno in officina per aiutare il resto della loro famiglia che vive nel villaggio di Al Akhmoor, a trecento chilometri dalla capitale.
Il calo costante degli aborti che leggiamo ogni anno nella Relazione al Parlamento sull’applicazione della legge 194, che ne ha introdotto l’esecuzione legale in Italia, non consola: nel 2009 quasi 117mila bambini sono stati soppressi prima di nascere, e l’osservazione – corretta e legittima – che si tratta dei valori più bassi fra i Paesi occidentali non tranquillizza, ma piuttosto dà l’idea della tragica enormità del fenomeno nel nostro continente.
Perché si abortisce? Perché una gravidanza può sembrare un problema insormontabile, risolvibile solo eliminando la vita che si ha in grembo, la vita che la propria moglie o compagna già custodisce (perché non va mai dimenticato che i genitori sono sempre due)? Per tanti, tantissimi motivi, più o meno ricorrenti, ripetutamente indagati, ma difficilmente rimossi.
Difficoltà socio-economiche, sicuramente, sono alla base di molti aborti, ma è bene non illudersi: se le cause fossero solo queste, allora la scelta di abortire dovrebbe riguardare le donne sole o le coppie molto povere, mentre i nuovi dati della Relazione ci dicono che la metà degli interventi abortivi è di donne che lavorano, sia italiane che straniere, e coniugate.
La recente pubblicazione dei dati relativi alla «Ricerca sul gioco d’azzardo e i giovani 2009» condotta dall’Istituto di Fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Ifc-Cnr) ha il pregio di gettare luce su un fenomeno che altrimenti rischierebbe di passare inosservato agli adulti: il gioco d’azzardo è in preoccupante crescita fra i nostri ragazzi. Se confrontiamo i dati 2009 con quelli 2008 risalta come il numero dei giocatori sia aumentato del 7%, in un solo anno. Parliamo di oltre mezzo milione di minorenni che nel nostro Paese inseguono miraggi milionari con «Gratta e Vinci» e lotterie istantanee (34%, dal 28% del 2008), scommesse sportive (17%), lotto e superenalotto (cresciuti dal 9 al 14%).
P oco alla volta ci si abitua, entra a far parte di una nuova normalità.
Così circa 600 euro all’anno vengono grattati via dai ragazzi alle famiglie senza quasi rendersene conto, in una microemorragia di poche monetine per volta. Ce lo conferma l’indagine svolta anche quest’anno dall’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa.
"Una delle gioie che proviamo è ammirare gli occhi di coloro che ci chiedono perché siamo venuti in Thailandia, ai quali spieghiamo la nostra scelta": sono le gioie semplici, essenziali, a dar forza a chi annuncia il Vangelo, come nel caso dei coniugi Irene Baldan e Simone Ventola. La decisione di partire, come coppia e famiglia, viene da lontano, sostenuta dall'esperienza di amici e conoscenti, religiosi e laici, che hanno fatto lo stesso passo prima di loro.
La coppia, con due figli, più uno "in arrivo", è infatti in Thailandia dal 14 aprile e conta di rimanerci cinque anni, tempo dedicato a un progetto al quale hanno aderito presso il Pontificio istituto missioni estere (Pime).
Da Monistrol la strada sale in stretti tornanti. È un’apparizione improvvisa, a una curva, il massiccio di Montserrat: splendido, tanto che accosti, ti fermi, per restare a guardare. Una schiera di guglie color oro, una accanto all’altra come sorelle; le forme più bizzarre – bambole, frati, teschi.
L'unità della famiglia, il rapporto che lega padre e figlio, l'accoglienza del diverso, ma soprattutto il perdono e la riconciliazione: sono queste, tra le diverse presentate dai film in concorso, le tematiche premiate sabato al Fiuggi Family Festival, a chiusura della terza edizione. La scelta non è stata semplice, tanto che la giuria, presieduta da Luca Bernabei, direttore delle attività produttive della Lux Vide, ha deciso di assegnare un ex aequo e una menzione speciale. Vincitori, come migliori film, sono From Time To Time, fantasy del regista Julian Farrow, e Vicky il vichingo di Michael Herbig.
"I miei veri genitori sono quelli adottivi, ma non basta". Tiziana, 27 anni, segni particolari: è iscritta a Facebook, al gruppo "Figli adottati". Sta cercando la madre mai conosciuta.
Il Santo Padre Benedetto XVI, tempo fa, ricevendo in udienza i partecipanti al Congresso promosso dall’Università Lateranense in occasione del 40° anniversario dell’Enciclica Humanae Vitae, di Paolo VI, ha affermato: “Se l’esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi” allora ad essere minacciata è “la dignità della persona umana”. Sempre più i crimini a sfondo sessuale nella nostra società occidentale sono in vertiginoso aumento. Stranamente non si afferma però che la causa principale di tale situazione è il grande boom della pornografia.
Sara Hejazi antropologa italo-iraniana dell’Università degli Studi di Torino è autrice del libro L'Iran svelato. Antropologia dell'intreccio tra identità e velo, pubblicato dalla casa editrice Aracne. Sara Hejazi ha dedicato una parte delle sue ricerche sul ruolo del velo nella Repubblica Islamica d’Iran.
Non è detto che estate significhi per forza mare o monti, ci sono tantissime altre cose interessanti da fare anche rimanendo in città o spostandosi poco da casa. Una risorsa preziosa che l’Italia possiede, e che non tutti frequentano, sono i musei, disseminati in ogni parte della Penisola. A volte, paradossalmente, occorre andare all’estero per rendersi conto dell’eccellenza del nostro patrimonio culturale e per dire che l’Italia è un Paese meraviglioso.
La terra è viva, si muove respira, emette ceneri grigie mostrando scenari talvolta catastrofici per la vita di noi piccoli grandi uomini. Vista dall’alto della sua possanza l’enorme colonna di fumo sull’Islanda ha messo a nudo l’impotenza umana di fronte alle forze naturali. Noi uomini siamo scintille sotto i cieli, c’è chi arde per un momento prima del viale del tramonto, e tanti i cui nomi non sono scolpiti neanche su una lapide.
I monaci, nei loro conventi, si dedicano tutto il giorno a mille faccende: puliscono la casa e svolgono attività con cui si guadagnano da vivere. Spesso mi scrivono religiosi e religiose di vita contemplativa, con apprezzamento e affetto per l’Opera, dicendo che pregano molto per noi. Comprendono ciò che molta gente non comprende: la nostra vita secolare di contemplativi in mezzo al mondo, in mezzo alle attività temporali.
A dire il vero sarebbero tanti i santi di questo mese. Santi incontrati al Meeting di Rimini, santi che ogni giorno mi riempiono di e-mail, una più bella dell’altra, e santi che stanno morendo nella clinica “Casa Divina Provvidenza S. Riccardo Pampuri”.
A tredici anni Luca si innamorò del suo compagno di banco. L’estate scorsa Luca si è sposato con Teresa, una bella ragazza, che quando dice qualcosa di importante ha il vezzo femminile di guardare all’insù. Luca è “quel” Luca, quello della canzone di Povia, quello del brano che il cantante dei bambini che fanno ooh porterà al prossimo festival di Sanremo.
Non c’era visitatore che non volesse accarezzarla, portarla a fare una passeggiata in carrozzina o tenendola in braccio. Figlia di due genitori fragili e alcolizzati, e costretta ad assistere alla loro reciproca violenza. Da questa vita nacquero sedici figli: dieci della donna con cui il padre di Cristinita attualmente convive, e gli altri sei da un’altra donna.
L'Arcivescovo di Buenos Aires e primate d'Argentina, cardinale Jorge Mario Bergoglio, ha chiesto ai parroci, rettori e cappellani di tutte le chiese del Paese di favorire la partecipazione dei fedeli alla marcia di domani, del 13 luglio, alle 18.3 0, verso il Congresso nazionale, organizzata dal Dipartimento per i laici (Deplai) con il motto: "Vogliamo mamma e papà per i nostri figli". L'iniziativa si inserisce nel contesto dell'approvazione da parte della Camera dei deputati, del progetto di riforma del codice civile, che prevede la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso e l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali.
È quella del relativismo la tentazione più delicata e impegnativa che rischia di minare "alla radice qualsiasi opera educativa". Tuttavia, il "problema principe" attuale è costituito dalla "carenza di figure di educatori", di persone che comprendano che "non si può essere educatori di altri se non si rimane educatori di se stessi". È quanto ha sottolineato il vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), intervenendo ieri sera all'iniziativa "Bibione guarda all'Avvenire", organizzata in una parrocchia di Bibione, in provincia di Venezia, dalla diocesi di Concordia-Pordenone.
"L'educazione tra fede e cultura: esperienze cristiane e musulmane in dialogo" è il titolo del convegno del comitato scientifico di Oasis - la fondazione promossa dal patriarcato di Venezia con lo scopo di promuovere la mutua conoscenza e la comprensione tra cristiani e musulmani - che si tiene a Beirut il 21 e il 22 giugno. Settanta tra studiosi, uomini di religioni ed esperti mettono a confronto esperienze cristiane e musulmane sul tema della sfida educativa, che sembra incalzare inevitabilmente tutte le società. Tra i relatori, oltre al cardinale patriarca di Venezia, i cardinali Pierre Nasrallah Sfeir, patriarca di Antiochia dei Maroniti e Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.
In questi giorni sono andate in scena un sacco di commedie. No, non nei teatri, che devono pure fare i conti coi tagli del governo, né nei festival di cinema. Commedie di ogni genere si sono svolte sui palchi di diverso tipo dove va in scena il grande show di giugno: la fine della scuola.
In Spagna li chiamano géneracion ni-ni. Concetto che riassume la condizione di un ragazzo adulto che non studia e non lavora, e ovviamente, vive con i genitori. In Francia li chiamano Tanguy, dall'omonimo film uscito nel 2001, che narra la storia di un giovane che a 28 anni vive ancora con i genitori.
Nessuno però sembra ricordare che l'educazione tradizionale era intesa in modo più ampio, in quanto consisteva anche nell'esercizio delle virtù, che venivano insegnate e alle quali i giovani dovevano allenare il loro animo. La pazienza, la prudenza, l'obbedienza, l'umiltà, la generosità e la carità, la solidarietà, il coraggio: erano tutti comportamenti che si imparavano all'interno di un modello educativo centrato sull'insegnamento delle virtù - che si otteneva esercitandosi a praticarle nella vita quotidiana - e sulla fuga dalla loro faccia opposta, i vizi.
Ma come si può, oggi, insegnare ai ragazzi a fuggire dai vizi dal momento che nella nostra cultura la loro condanna è scomparsa? Basta fare attenzione, ed eccoli tornare, rivestiti per di più di vesti sontuose, e accettati da tutti come comportamenti lodevoli, da praticare.
L’ emergenza educativa passa anche dal cinema. Ne sono più che convinte le più importanti associazioni di genitori, cattoliche e laiche, che hanno firmato un documento congiunto per rilanciare un tema tutt’altro che secondario: chi deve giudicare se un film, è adatto o meno ai minori: l’industria o i genitori? La domanda è rivolta a Governo e politica, con la richiesta di mettere al più presto mano al modo in cui funziona la Commissione di revisione cinematografica.
Intendiamoci – come scrivono nel loro comunicato l’Age (Associazione Italiana genitori), l’Agesc (Associazione genitori scuole cattoliche) e il Cgd (Coordinamento genitori democratici) – «i genitori non vogliono il ripristino della censura, ma tutelare al meglio la sensibilità dell’età evolutiva.
E ducare, cos’è? È suscitare la passione dell’io per ciò che lo circonda: per l’altro, dunque, per il 'tu'; per gli uomini, per Dio – dice il Papa. Educare, è un coltivare il desiderio che ci spinge verso il reale. È, in fondo, un contagio di passione per l’uomo.
Da 291 a 313 euro, a seconda del reddito della famiglia: ecco quanto costa ogni mese un figlio in Italia, considerando solo le "spese necessarie", alimenti e vestiario indispensabile. Se aggiungiamo le "spese non necessarie" e l’equivalente monetario del tempo di cura, ecco che questa somma oscilla da 714 euro al mese per i redditi più bassi ai 2.3 02 euro al mese delle famiglie più benestanti.
Ho conosciuto mio marito nel 1977, ci siamo sposati nel 1983 e siamo divenuti genitori nel 1985. Anche se all’ombra di campanili diversi, siamo cresciuti entrambi in oratori salesiani per cui la nostra vita coniugale dava, dopo 6 anni di fidanzamento, garanzie di stabilità e di poter concretamente vivere i valori cristiani. Eppure … la bella favola è riuscita a diventare un incubo da cui l’unica via di uscita è stata la separazione nel 1996.
Mtv, la televisione di tendenza liberal seguita dai ragazzi per i video musicali, ma anche trasgressiva e sbarazzina, ha colto di sorpresa, piacevolmente: con il fiorire di telefilm e fiction sulla maternità adolescente. Non si tratta dei possibili scontati discorsi di sapore enciclopedico su pillole e anticoncezionali: c'è anche quello, ma il fatto nuovo è che si raccontano storie di teenager che restano incinte e non abortiscono. Con una varia scelta.
L'uomo di oggi - il cosiddetto uomo post-moderno - è, nello stesso tempo, confuso ed assetato. Per questo ha bisogno di incontrare uomini e donne capaci di testimoniare l'entusiasmo che sgorga dalla singolare bellezza del sacramento del matrimonio. Ovviamente la secolarizzazione non è la stessa in tutti i Paesi.
Suona la campanella, tutti in classe. Nell’aula di informatica entrano gli studenti, poi, più rilassati, i professori. Tutti si siedono davanti ai computer, viene assegnato l’esercizio da svolgere, e la lezione ha inizio.
C’è un nuovo libro sugli scaffali delle librerie, Accabadora di Michela Murgia (Einaudi, 18 euro). Un libro che, se apparentemente ruota attorno al tema del morire e del dare la morte, in realtà parla anche (o soprattutto?) della maternità. Ha, questo racconto, uno sguardo largo sulla figura della madre, come colei che dà forma e genera alla vita, ma anche colei che accompagna nella morte o che, pietosa, “aiuta” il destino degli agonizzanti a compiersi ( Accabadora è, in sardo, colei che finisce, e questo era il ruolo che la comunità, tacitamente, aveva riconosciuto a Bonaria Urrai, protagonista, con la piccola Maria, del romanzo).
Non tutte le maternità sono facili, alcune, sin da principio, sono sofferte. S’interrompono, spezzando l’incanto della gravidanza, in un momento non preciso, creando, con la nascita di un bimbo prematuro, nuove attese, gestazioni senza pancia.
Non tutte le maternità sono fisiche, alcune sono pensate e ripensate, volute con tutte le forze.
«Quando andremo ad acquistare i libri in farmacia, allora sarà giusto che nelle scuole si distribuiscano i preservativi». Un paragone azzardato, quello di Gianni Nicolì, pedagogista e insegnante, responsabile nazionale dell’Ufficio scuola dell’Associazione genitori (Age). E anche un po’ provocatorio: perché secondo lui la scuola è «luogo di apprendimento, crescita educativa e maturazione di vita sociale» e installare macchinette per la vendita di preservativi, come nei due licei di Roma e di Palermo di cui abbiamo parlato negli scorsi numeri di Èvita, «è uno stravolgimento della funzione istituzionale della scuola.
Il bullismo è diventato una delle piaghe del mondo giovanile, e la scuola è il palcoscenico preferito per mettere in scena le imprese di violenti e prevaricatori. Il tutto si consuma nell’impotenza o nella complicità di chi assiste allo 'spettacolo' e nella crescente difficoltà a trovare rimedi efficaci per contrastare il fenomeno. Serve certamente più rigore, ma può bastare il rigore per andare alla radice del problema, e soprattutto per innescare percorsi di positività e di reale cambiamento?
Accadono fatti da cui si può imparare molto, imprevisti e insieme emblematici.
Il tasso di violenza nella società postmoderna liquida è aumentato?
Secondo alcuni osservatori, sì: delitti intrafamiliari, derive del tifo, bullismo, eccessi di violenza nell’esecuzione di alcuni reati, mobbing, uso della forza per la risoluzione dei conflitti, stalking, aggressioni correlate all’abuso di cocaina e di altre sostanze psicotrope.. ., riportati con risalto dai media, sembrerebbero confermare questa ipotesi.
Tutti sanno che la teoria evoluzionista afferma che l’uomo discende dalle bestie per un processo inarrestabile di miglioramento per gradi, durato milioni di anni. Così dalla scimmia si è passai all’homo erectus, all’uomo di Neanderthal, all’homo faber, all’homo sapiens. Secondo questa teoria, ci si attende un ulteriore miglioramento della specie; l’homo economicus, l’homo ludens, l’homo tecnologicus, ad esempio sono dei mostri per bravura in economia, nel gioco, nell’uso delle nuove tecnologie.
I tre quarti dei ribelli che hanno attaccato l’ospedale di Hawa Abdi erano minorenni. Tale stima non sorprende, poiché è ormai accertato e documentato che i vari gruppi di insorti hanno tra le loro file migliaia di bambini e bambine soldato. Molte di queste giovanissime vittime della guerra civile sono costrette a prendere in mano un Ak 47 fin dall’età di otto anni.
Nessuna distinzione. Dal Codice Civile argentino potrebbero sparire «moglie» e «marito », sostituiti da «coniugi» e «contraenti». «Il matrimonio – si legge nel testo in discussione – avrà gli stessi requisiti ed effetti, indipendentemente dal fatto che i contraenti siano dello stesso sesso o di sesso differente».
«C ome sta andando il progetto di educazione alla prevenzione nella vostra scuola?». Sarà l’orario mattutino, ma alcuni studenti del liceo scientifico Keplero di Roma, dove da qualche settimana sono stati installati i distributori automatici di condom, rimangono perplessi.
Un altissimo numero di casi non denunciati. Un abuso che trova il suo habitat naturale online, dove si trasforma anche in un giro di affari stimato in oltre 4 miliardi di dollari. E poi in famiglia, dove troppo spesso i padri sono i 'carnefici' dei figli e dove in generale manca consapevolezza e capacità di gestire l’emergenza degli abusi.
La Chiesa considera "molto grave" l'esito del passaggio parlamentare compiuto dalla norma sul "matrimonio omosessuale" che ieri è stata approvata dalla Camera dei deputati argentina. E particolarmente negativo è il giudizio sul fatto che queste coppie possano adottare dei bambini. È quanto ha detto il vescovo ausiliare di La Plata, Antonio Marino, responsabile dell'episcopato argentino per l'attività legislativa.
Di fronte all’evidenza, perché dunque sempre più britannici scelgono di convivere? «È ovvio – spiega Mike Murphy, professore di Demografia alla London School of Economics e tra gli autori dello studio – che nel matrimonio tradizionale esistono benefici intrinseci che vanno al di là di quelli palesemente economici. Uno degli elementi più interessanti della ricerca condotta dall’Ufficio nazionale di statistica è che pur con la diminuzione dei "pregiudizi" legati al divorzio e alle convivenze non è comunque calato l’impatto positivo del matrimonio sulla società. Alcuni benefici del matrimonio possono essere spiegati dalla condizione economica, perché i gruppi più agiati tendono a sposarsi di più.
"In questa giornata rendiamo grazie a Dio Padre per tutti i bambini, perché Lui li ha creati. Anzi, se qualcuno si prende cura dei bambini, della loro dignità, della loro salute, della loro integrità, è Lui stesso che lo fa. Il Signore Gesù, il Figlio di Dio, è stato molto duro contro chi fa del male a un bambino, chiunque sia.
Parla la più famosa “pierre” italiana, autrice di un libro di consigli per le giovani mamme di Renzo Allegri ROMA, lunedì, 3 maggio 2010 -Il mondo dello spettacolo e della pubblicità è, in genere, piuttosto svagato riguardo ai valori educativi e in particolare a quelli religiosi. Ma guai ad emettere giudizi generalizzati. Anche in quel mondo si trovano persone eccezionali e ammirevoli.
Non arriveranno solo da Voghera, ma da Palermo e Firenze, Padova e Torino. Saliranno al Quirinale tutte insieme e sarà un’emozione, perché è la prima volta. La prima volta che le casalinghe vengono invitate al Colle per celebrare la Festa del lavoro: le ha volute accanto a sé – una delegazione di 17 donne di ogni età, sotto la bandiera delle Federcasalinghe – il presidente Giorgio Napolitano.
Per quanto possa sembrare strano, nella Russia di oggi sono registrati come orfani “ufficiali” più bambini che durante la Seconda guerra mondiale: attualmente essi sono 697.0 00 e allora, quando infuriava la distruzione, negli anni ’40, erano 678.0 00.
Cari giovani di Torino! Cari giovani che venite dal Piemonte e dalle Regioni vicine! Sono veramente lieto di essere con voi, in questa mia visita a Torino per venerare la sacra Sindone. Vi saluto tutti con grande affetto e vi ringrazio per l’accoglienza e per l’entusiasmo della vostra fede. Attraverso di voi saluto l’intera gioventù di Torino e delle Diocesi del Piemonte, con una preghiera speciale per i giovani che vivono situazioni di sofferenza, di difficoltà e di smarrimento.
Ha dell’incredibile quanto accaduto all’ospedale di Rossano (Cosenza) dove un feto, ufficialmente alla ventiduesima settimana di gestazione, espulso durante un aborto «terapeutico», è sopravvissuto per circa 24 ore nonostante il neonato non abbia ricevuto alcun tipo di assistenza dopo aver visto la luce. È stato il cappellano ad accorgersi, il giorno dopo, che il bimbo era vivo («sgambettava ancora»), ma la corsa in un ospedale più attrezzato non è bastata a salvarlo. Una vicenda che lascia increduli e apre una serie di interrogativi.
«Venne fuori la voce che all’Alchemico, a Riccione, si vendeva quella roba, noi già ci facevamo le canne.. .» , racconta Franca (nome di fantasia, ndr ), 22 anni, cesenate, minuta e carina.
Deodorano e/o.. . sballano, costando quattro soldi: cosa chiedere di più? Smart drug le chiamano, che suona giovane e psichedelico: sono una nuova frontiera per dare più lavoro agli ospedali.
Non ce l’ha fatta, ma ce l’ha messa tutta, il piccolo sopravvissuto a un aborto a ventidue settimane di gravidanza a Rossano Calabro: il primo giorno di vita – sabato – l’ha passato da solo, dimenticato da tutti, abbandonato in un angolo, avvolto in un fagottino da qualche parte nell’ospedale in cui era stato abortito, finché un prete, venuto la mattina dopo a pregare per lui, si è accorto che era ancora vivo e ha dato l’allarme, ma non è bastato a salvarlo. Ed è morto la notte stessa, in un altro ospedale dove era stato trasferito per tentare un salvataggio tardivo, ormai impossibile.
Nel diffondere la notizia, ieri, i media hanno cercato di mascherare l’orrore usando un linguaggio surreale: si tratterebbe di un «errore» del personale sanitario che «non ha monitorato il feto dopo l’espulsione».
Se il tema aborto non fosse un tabù laicista, nessuno potrebbe dire di non sapere, ma nessuno ne parla e allora non si sa che l'interruzione di gravidanza dopo il primo trimestre si svolge come un parto: il bimbo nasce, ha un cuore che batte, e lentamente si spegne. In Italia la legge 194 impone di non farlo quando c'è una possibilità di farlo vivere, cioè dopo ventidue settimane dal concepimento, ma se nasce prima non è detto che nasca morto, anzi: è in grado di sentire il dolore (circa dalla ventesima settimana) o di far piccoli movimenti. Se si guarda il piccolo torace si vede a occhio nudo il cuore battere.
Nessuna illegittimità costituzionale della normativa del codice civile che prevede esclusivamente il matrimonio tra un uomo e la donna. Lo affermano le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale sulle unioni gay pubblicate ieri. Quella norma infatti trova fondamento nell’articolo 29 della Costituzione.
«Le nuove tecnologie offrono opportunità di sviluppo tanto ai flussi di comunicazione positiva quanto a quelli di comunicazione negativa, sebbene bisogna ammettere che questo tipo di considerazione può essere altrettanto applicata ai tradizionali mezzi di comunicazione, che hanno sperimentato questo aspetto per anni'. Ne è convinto Glenn Mosley, direttore del laboratorio audiovisivo della Scuola di Giornalismo e Mass Media dell’University of Idaho, negli Stati Uniti. Docente dal 1996 di Teorie e tecniche del linguaggio giornalistico e radiotelevisivo, Mass media e società, presso la School of Journalism and Mass Media della University of Idaho, Mosley è un giornalista di lungo corso che ha lavorato come reporter per Northwest Public Radio e per altre stazioni radio pubbliche diffuse in tutta la costa pacifica, nordoccidentale degli Stati Uniti.
La Corte costituzionale dice 'no' al matrimonio tra omosessuali, ma ancor prima che la Consulta faccia conoscere le motivazioni della bocciatura dei ricorsi che lo peroravano, già il leader storico dei gay, Franco Grillini, detta l’interpretazione mediatica sostenendo che la questione è rimandata al legislatore. In realtà da quello che è dato comprendere il pronunciamento del 'giudice delle leggi' non è solo riferito alle competenze ma è nettamente di merito. Infatti il comunicato ufficiale specifica che la Consulta ha dichiarato «infondati» i ragionamenti dei ricorsi, secondo cui il riconoscimento legale delle unioni omosessuali doveva discendere di diritto dall’articolo 3 della Costituzione che sancisce l’uguaglianza di fronte alla legge di tutti i cittadini senza distinzioni di sesso.
Grazie alla Corte Costituzionale, il tentativo di introdurre nel nostro ordinamento il riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali, sfruttando in modo capzioso il dettato di alcuni articoli della Costituzione, è fallito. Non è vero che le coppie omosessuali vadano fatte rientrare nel novero delle formazioni sociali tutelate dall’art. 2; non è vero che si incrina il principio d’eguaglianza, proclamato nell’art.
Le forze laiciste, marxiste o liberali, da secoli hanno tentato, in ogni modo, di distruggere la famiglia cristiana, fondata sul matrimonio monogamico indissolubile, come insegnato esplicitamente da Cristo (cf Mt 19,3-9; Lc 16,18). Se la Rivoluzione francese istituì il divorzio, così come fece più tardi in mezzo mondo il comunismo ateo, nei Paesi di tradizione cattolica, come l’Italia, solo nella seconda metà del XX secolo, una nuova legislazione fu messa in atto, dietro il concetto equivoco di voler modernizzare la società, con lo scopo di abbattere con un sol colpo l’ordine sociale, la morale e la Chiesa. Senza famiglia (cristianamente intesa) non c’è alcun ordine sociale possibile, né può esistere la Chiesa, “Famiglia di famiglie”: neppure può resistere, a lungo termine, la moralità generale, né la carità sociale, né l’educazione dei giovani alla virtù e dunque è la civiltà stessa a correre i più gravi pericoli.
Diminuiscono i matrimoni, ma non è allarme: nel 2008 ne sono stati celebrati in Italia 246.6 13 (circa 4 ogni mille abitanti). Il trend è, infatti, in atto dal 1972, quando i matrimoni furono quasi 419mila (7,7 per mille abitanti).
Se quella dei prezzi fosse una gara, dove il prodotto che riesce a farsi pagare ogni anno un po’ di più vince, allora il concorrente più temibile non sarebbero né il pane, né la pasta, né la benzina; ma l’assicurazione Rc Auto. In quindici anni il prezzo da pagare per assicurare la macchina – dicono i dati dell’Istat – è salito del 165%. Cioè è aumentato di più di una volta e mezza, scatto straordinario che, tra i 204 beni e servizi che compongono il paniere dell’Istuto nazionale di statistica, è riuscito soltanto ai prodotti dell’oreficeria (+160,8%), mentre le spese per l’istruzione secondaria, con il loro +132%, hanno solo sfiorato il traguardo.
Meno reddito, meno consumi, meno risparmi: in poche parole siamo diventati più poveri. Nel 2009 la crisi è entrata di prepotenza nella case delle famiglie italiane costringendole a far quadrare i conti con bilanci ridotti all’osso. Secondo la fotografia scattata dall’Istat il reddito disponibile si è ridotto in media del 2,8%, la contrazione più ampia registrata dagli anni ’90, quando è iniziata questa serie statistica.
Un periodo obbligatorio di formazione di sei mesi per le coppie che si preparano al matrimonio, da introdurre attraverso una modifica del Codice di diritto canonico. È l'ipotesi prospettata dal Pontificio Consiglio per la Famiglia a conclusione del seminario internazionale di studio con le associazioni pro vita svoltosi a Roma nei giorni scorsi.
Dopo aver raccolto le esperienze e le testimonianze dei volontari impegnati nei movimenti pro life dei cinque continenti, il dicastero vaticano sta valutando alcune misure concrete per prevenire lo sgretolamento delle famiglie, puntando soprattutto sull'educazione alla consapevolezza di chi si appresta a sposarsi.
N ella luce della Pasqua appena celebrata, con gli occhi ancora fissi al sepolcro vuoto, vorrei dire una parola sulla tristissima questione dei preti pedofili. Non è un mistero per nessun uomo di buona volontà e di discreta cultura che il problema della pedofilia è più esteso di quanto si possa ingenuamente credere. Adulti che provano interesse sessuale per i bambini ci sono sempre stati, anche quando si faceva finta di non vedere.
Sono il terrore delle maestre. Le mamme e i papà spesso ne sono orgogliosi ma non sanno come comportarsi e sono circondati da amici e parenti che danno loro i più svariati consigli. Stiamo parlando dei bambini particolarmente vivaci.
I genitori "fanno i furbi", tra virgolette. I figli fanno la fame, senza virgolette. Come i detenuti d’una volta, tenuti "a pane e acqua" (bottiglietta di plastica e panino), mentre i loro compagni delle elementari e della materna mangiano primo, secondo, contorno e frutta.
Per una donna, avere figli costituisce ancora, il più delle volte, un valore oltre che un compito, una scelta autorealizzativa e non solo una responsabilità con cui misurarsi. Per un uomo, invece, diventare padre non sembra comunemente il traguardo del cammino di crescita affettiva; fare il padre è un impegno che a tanti risulta troppo oneroso rispetto ad altre aspettative e investimenti esistenziali. Sarà anche per questo che tale ruolo viene talvolta interpretato in modo scontato e superficiale, soprattutto quando il maschio – che vive un tempo di grave disorientamento culturale e teme la perdita della propria identità tradizionale – mostra di non sapersi svincolare dai luoghi comuni della società, che gli appioppano schemi di comportamento ormai difficili sia da motivare, che da interpretare.
"Abbiamo un grande Sommo Sacerdote che ha attraversato i cieli, Gesù, il Figlio di Dio": così inizia il brano della Lettera agli Ebrei che abbiamo ascoltato nella seconda lettura. Nell'anno sacerdotale, la liturgia del Venerdì Santo ci permette di risalire alla sorgente storica del sacerdozio cristiano.
Essa è la fonte di entrambe le realizzazioni del sacerdozio: quella ministeriale, dei vescovi e dei presbiteri, e quella universale di tutti i fedeli.
« I nostri antenati? Digiunavano o si astenevano dalle carni fino a centocinquanta giorni all’anno: in Avvento e in Quaresima, prima della Pentecoste e di ogni festa mariana. Oggi è persino raro trovare chi osserva il digiuno almeno il Mercoledì delle ceneri ed il Venerdì Santo». Scuote la testa Massimo Salani, 51 anni, sposato e padre di una figlia, mantovano di origine e pisano di adozione, docente di patrologia e storia delle religioni all’Istituto teologico interdiocesano Monsignor Enrico Bartoletti a Camaiore e insegnante di religione e vicepreside all’istituto alberghiero Matteotti a Pisa.
C ari fratelli e sorelle, cari giovani! Il Vangelo della benedizione delle palme, che abbiamo ascoltiamo qui riuniti in Piazza San Pietro, comincia con la frase: «Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme» ( Lc 19,28). Subito all’inizio della liturgia di questo giorno, la Chiesa anticipa la sua risposta al Vangelo, dicendo: «Seguiamo il Signore». Con ciò il tema della Domenica delle Palme è chiaramente espresso.
La ragazza, un’indiana, ansima e piange ma sono gli ultimi sforzi, poi il bimbo viene al mondo e l’ équipe in camice verde taglia il cordone ombelicale. Per un breve istante il neonato viene mostrato alla donna, che gli sfiora la guancia con una carezza e subito distoglie lo sguardo per non rischiare di amarlo. «Adesso lo portiamo da sua madre », sorride soddisfatta la dottoressa, anche lei indiana.
Non è per ossequio alla lingua inglese che il titolo del volume di Giulia Galeotti Gender-Genere. Chi vuole negare la differenza maschio-femmina? L'alleanza tra femminismo e Chiesa cattolica (Vivere in, 2009) riporta, accanto a "genere" la parola gender. È, invece, una indispensabile precisazione linguistica.
I consumi restano deboli e le famiglie italiane continuano a tirare la cinghia. In attesa di una ripresa che tarda ad arrivare. I dati diffusi ieri dall’Istat sulle vendite al dettaglio a gennaio lo indicano chiaramente: c’è un calo dello 0,5% rispetto a dicembre e del 2,6% rispetto a gennaio 2009.
La famiglia fondata sul matrimonio è centrale per la vita di una società sana, ha ribadito Benedetto XVI ricevendo in udienza i vescovi scandinavi al termine della visita ad limina. Esprimendo soddisfazione per il Congresso nazionale sulla Famiglia che si svolgerà dal 14 al 16 maggio a Jönköping, in Svezia, il Papa ha notato che «uno dei messaggi più importanti che le popolazioni delle terre del Nord devono sentire da voi è il richiamo alla centralità della famiglia per la vita di una società sana», in particolare di fronte all’indebolimento «dell’impegno verso l’istituzione del matrimonio e della concezione cristiana della sessualità che sono stati a lungo il fondamento delle relazioni personali e sociali nella società europea». «I figli – nota Benedetto XVI – hanno il diritto di essere concepiti e portati in grembo e cresciuti all’interno del matrimonio: è attraverso la relazione sicura e riconosciuta con i loro genitori che possono scoprire la loro identità e conseguire un appropriato sviluppo umano».
Focolari luminosi e allegri, luoghi in cui amore, vocazione e sacrificio si mescolano costantemente secondo l’insegnamento cristiano che vede nella famiglia il punto di partenza per ogni individuo. E già, perché secondo San Josemaría Escrivá la vocazione non riguarda solamente l’ambito sacerdotale, ma qualsiasi stato, anche quello laico, protagonista nel mondo di un apostolato che aiuta il prossimo a far parte di una più grande famiglia, quella di Dio. E non è un caso, infatti, che la maggior parte dei membri dell’Opus Dei siano rappresentati da soprannumerari, laici sposati, il cui compito principale verte sulla santificazione quotidiana della famiglia, evidenziando lo sviluppo dell’apostolato già nel proprio ambito familiare.
Infine la ricerca pubblica yankee si accorge delle Ips.
Ovvero, delle cellule staminali 'etiche' inventate dal ricercatore giapponese Shinya Yamanaka, cioè quelle cellule derivate dalla trasformazioni delle cellule staminali adulte in totipotenti, ovvero con le stesse capacità di riprodursi delle embrionali.
È notizia di questi giorni che il National heart, lung and blood institute (Nhlbi) di New York, ovvero l’Istituto nazionale americano di natura pubblica dedicato alla ricerca su cuore, polmone e sangue, ha emesso un bando per ricercatori che vogliano dedicarsi allo studio di queste cellule.
In origine, le autorità francesi auspicavano l’eccezione abortiva. Ma 35 anni dopo l’introduzione dell’aborto, raccolgono invece un frutto imprevisto. Un frutto sintetizzato da un dato che a ogni stagione torna in modo sinistro nelle statistiche ufficiali con la regolarità di un macabro metronomo: oltre 200 mila aborti l’anno, nonostante tutti gli investimenti pubblici riversati nel tempo in politiche contraccettive di massa.
La campagna per una «domenica libera dal lavoro » è cominciata ieri a Bruxelles, con una conferenza ospitata dal Parlamento europeo. L’iniziativa è stata promossa da Thomas Mann, eurodeputato tedesco dei popolari europei e da Patriza Toia, eurodeputata italiana dei socialisti europei. Inoltre la campagna, a cui aderiscono anche le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani (Acli), ha ricevuto anche il sostegno di vari sindacati e rappresentanti delle rappresentanti delle Chiese europee: in particolare la Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece).
« Imparare ad amare » . Per questo si vive, dice il Papa ai giovani che hanno scelto la frase come tema in preparazione della Gmg prossima. Ma come sarebbe a dire? Ad amare forse s’impara? Non è una cosa che viene ' spontanea', naturale? Almeno così sembrerebbe a prestar orecchio e sguardo alle infinite, alle trite e ritrite trasmissioni ed esibizioni mediatiche di amori e amorazzi, storie sentimentaloidi e chiacchiere o chiamatele gossip su questo e quell’altro che ammorbano ore e ore delle nuove piazze comuni.
No, non c’è solo la Chiesa cattolica a chiedere che la domenica resti un giorno festivo realmente libero.
Ieri è stata presentata al Parlamento europeo un’iniziativa comune per difendere il settimo giorno, quello speciale. L’hanno avanzata europarlamentari di diversi partiti, assieme a sindacati, associazioni, espressioni della società civile.
Al Venerato Fratello Cardinale StanisLaw RyLko Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici
Sono lieto di inviare il mio cordiale saluto a Lei, ai collaboratori del Pontificio Consiglio per i Laici e a quanti prendono parte al X Forum Internazionale dei Giovani, che si tiene in questa settimana a Rocca di Papa sul tema "Imparare ad amare". Con particolare affetto mi rivolgo ai giovani delegati delle Conferenze Episcopali e di vari Movimenti, Associazioni e Comunità internazionali, provenienti dai cinque continenti. Estendo il mio pensiero agli autorevoli relatori, che apportano all'incontro il contributo della loro competenza e della loro esperienza.
A gennaio 2010 nei Paesi dell’Unione europea la disoccupazione ha toccato il 9,5%, con circa 4 milioni di posti di lavoro persi secondo Eurostat. L’impatto della crisi, dunque, è stato molto forte, ma non generalizzato. Nel senso che all’interno di un quadro complessivamente negativo, la variazione dei livelli occupazionali è stata sensibilmente diversa per categorie di persone diverse.
Se l’America non è un Paese per vecchi, l’Italia non è un Paese per figli. Andiamo verso il «suicidio demografico », tuona il Rapporto del Centro internazionale studi famiglia, presentato ieri a Milano. «Viviamo in un Paese dove non viene garantita la libertà di procreare quanti figli si desiderano», fa eco Francesco Belletti, che del Cisf è direttore.
« C erte volte mi fermo a pensare che prima, appena c’era qualche giorno di vacanza, partivo, giravo. Adesso viaggiare è diventata un’utopia. Però, poi guardo Emanuele, Giuseppe Carlo e Francesco e sospiro: ne è valsa davvero la pena».
Sconti e bonus, agevolazioni e provvidenze una tantum: le famiglie non vogliono beneficenza, ma giustizia sociale. È a questo principio che è ispirato, nella sua parte propositiva, il Rapporto Cisf presentato ieri a Milano. Giustizia ed equità: perché i figli non sono un bene privato, ma il futuro di un’intera società.
«Quella energia morale che avevamo dentro e ha consentito a una nazione, uscita dalla guerra in condizioni penose, di ritrovarsi in qualche decennio fra le prime al mondo, quella forza vitale, che fine ha fatto?». La domanda posta dal cardinale Bagnasco tra le righe della prolusione al Consiglio permanente della Cei torna in mente davanti ai numeri del rapporto 2009 del Cisf, Centro internazionale studi famiglia, presentato ieri. Tra i tanti dati, una risposta colpisce.
Venerdì sera a Campo de’ Fiori, Roma. Angelo, 14 anni, è in compagnia di Chicco e Vale. In mano uno shottino a testa, tanto per iniziare la notte col piede giusto, tutto d’un sorso.
L'undicesimo rapporto famiglia 2009 si differenzia da tutti i precedenti perché presenta i dati di una sua indagine originale che il Cisf ripeterà ogni due anni, in modo da fornire dati aggiornati e specifici rispetto ad altri centri di ricerca, con il vantaggio di costruire delle serie storiche.
In specifico, questo rapporto presenta e discute il tema del "costo dei figli", che viene analizzato dal punto di vista demografico, sociologico, economico e psicologico.
Tutti gli scienziati sociali convengono sul fatto che il futuro della famiglia è correlato alla sua capacità di generare e allevare figli.
All’Italia serve « una conversione necessaria e irrevocabile » a tutti i livelli. Una conversione frutto della riconciliazione delle persone con se stesse e della riconciliazione in ambito sociale e politico, che porti il Paese ad uscire dalle secche di una sorta di «irriducibile pessimismo». Con questo appello, contenuto nella sua prolusione, il cardinale Angelo Bagnasco ha aperto ieri il Consiglio permanente di marzo.
Tante sono le dispute dottrinali che negli ultimi decenni si sono avvicendate circa l’argomento omosessualità. Cari lettori ed amici, come possiamo non imputare questo abominio al demonio? Anche l’uomo primitivo, il meno colto, anche chi non conosce Dio, è conscio perfettamente della propria indole e viene guidato dai suoi istinti primordiali donatici dal Signore. È inutile nascondersi dietro un finto buonismo ed una apparente tolleranza cristiana, questa perversa pratica è voluta dal Maligno, allontana l’umanità dalla verità e genera perversione e disgusto.
Quando Dio creò la donna, era già al suo sesto giorno di lavoro e stava facendo anche gli straordinari.
Apparve un angelo e gli chiese: “Come mai stai impiegando tanto tempo per la donna?” E il Signore rispose: "Hai visto il mio progetto su di lei? Deve essere completamente lavabile, però non deve essere di plastica, avere più di 200 parti mobili, tutte sostituibili ed esser capace di funzionare con una dieta di qualsiasi cosa avanzi, avere un grembo che possa accogliere quattro bimbi contemporaneamente, avere un bacio che possa curare da un ginocchio sbucciato a un cuore spezzato e fare tutto ciò solamente con due mani."
L’angelo si meravigliò dei requisiti: "Solamente due mani.
Allegre, spensierate, anzi più ricche di opportunità e di conoscenze. In video e sulla carta le famiglie separate o ricostituite sono descritte così, dai tanti sceneggiati di successo e anche da certa stampa per ragazzi (vedi Focus Junior di marzo che dedica sei pagine, intitolate "Ops, mi si è allargata la famiglia", a spiegare ai ragazzini, in tono allegro e leggero, le differenze tra famiglie regular size, il modello classico, extralarge, con nuovi papà, nuove mamme, nuovi fratelli, e unisex con due genitori dello stesso sesso. Differenze che, secondo Focus, sono arricchimenti, di adulti a cui fare riferimento, di punti di vista diversi, di regole più appetibili.
« Cari padri, fate i padri magari non perfetti, a mezzo servizio, non importa. Non perdetevi l'incredibile bellezza di crescere il bambino che avete messo al mondo», parola di Barak Obama, presidente degli Stati Uniti e dunque "fírst daddy”, d'America. Che confessa alle sue Malia e Sasha: «Sono stato un padre imperfetto, so di aver fatto molti errori.
“Gli uomini non conoscono la propria felicità, ma quella degli altri non gli sfugge mai!” (Pierre Daninos). Lo scrittore e umorista francese ha colto nel segno; l’invidia è una delle bestie nere della vita degli uomini, un verme malefico che si nutre dei buoni sentimenti delle persone, lasciandogli intatti quelli… cattivi!
“Io invidioso? Assolutamente no! Goloso sì, magari anche superbo. Invidioso però, io, no!».
Questi sono giorni cupi per chi - per condizione esistenziale o per mestiere - assolve a funzioni educative. Infatti la vicenda delle liste elettorali ha molte conseguenze nella vicenda politica e in quella relativa al più vasto patto tra cittadini e tra questi e le Istituzioni.
Ma rappresenta anche una ferita mortale a quella decisiva funzione umana che è l'educare.
Che fine ha fatto il "buon esempio"? Ha ancora senso parlarne? E poi, costa così tanto, oggi, chiedere scusa? Ci sono due aspetti legati alla travagliata vicenda della presentazione delle liste di cui poco si parla, ma che non sono sfuggiti ai commentatori più attenti.
Il brutto pasticcio, originato dal non aver rispettato tempi e modi di consegna degli elenchi, accompagnato dall’assenza di una parola o di un gesto («Scusate, abbiamo sbagliato»), non ferisce soltanto il patto tra i cittadini, e tra loro e le istituzioni. Rende più soli e fragili chi, a ogni livello, ha responsabilità educative.
Dopo Parma anche Roma adotta il quoziente familiare. «E se ci riusciamo noi non dovranno esserci alibi per le altre città». Nel presentare ieri in Campidoglio il Protocollo d’intesa che avvia la collaborazione sulle politiche familiari fra la capitale e il capoluogo emiliano, il sindaco Gianni Alemanno, seduto accanto al sindaco di Parma Pietro Vignali, ha sottolineato la ferma volontà di riuscire a essere d’esempio per le altre città italiane e di mettere in piedi «un progetto allargato che possa condizionare il governo a fare altrettanto a livello nazionale.
0. Premessa Sono lieto di essere qui con voi per parlare di qualcosa che non solo ci sta a cuore, ma che sentiamo essere parte del nostro essere persone e credenti. Cioè del nostro essere discepoli del Maestro – il Signore Gesù – che non cessa di educare ad una umanità nuova e piena.
Uno studio anglo-norvegese, riportato dalla rivista Social Science & Medicine, avrebbe finalmente individuato la tanto agognata 'ricetta per la felicità'. Nonostante l’umanità si sia da sempre arrovellata alla sua ricerca, gli ingredienti, in realtà, sarebbero sotto gli occhi di tutti, facili e quasi banali. La formula magica per essere felici è quella di diventare genitori di due figli.
Una società di adozioni cattolica del Regno Unito, Catholic Care, ha vinto ieri una battaglia all’Alta Corte per il diritto di astenersi dal prendere in considerazione coppie gay per l’affidamento dei minori.
Secondo l’Equality Act, la legge sull’uguaglianza che è stata modificata recentemente, le agenzie di adozione non dovrebbero fare differenza sull’origine sessuale della coppia. Ma l’imposizione ha fatto gravare un peso sulle agenzie d’adozione cattoliche che gestiscono un terzo di tutte le adozioni del Regno.
I luoghi comuni sui giovani ormai si sprecano, a cominciare dalla stessa definizione di una categoria di persone legata unicamente a una fascia di età fino a una cinquantina d'anni fa inesistente: una serie di condizioni sociali e culturali faceva sì che non ci fosse «tempo per essere giovani», in quanto l'età di passaggio dall'adolescenza al mondo adulto era un brevissimo lasso di tempo. Eppure oggi si sente continuamente parlare di giovani, del loro «non essere più come quelli di una volta», delle loro attese e frustrazioni, del loro futuro. Anzi, proprio sul termine «futuro» un altro luogo comune rischia di portarci fuori strada nell'affrontare le problematiche giovanili: si sente ripetere che «i giovani sono il futuro della società (o della chiesa)», senza rendersi conto che questa affermazione da un lato tende a emarginalizzarli dal presente - come una sorta di difesa preventiva degli adulti che mantengono così la loro presa su un oggi di durata indefinita - e a ignorare che in realtà essi sono già «una parte del presente» della società, mentre dall'altro lato ignora pericolosamente il dato che più affligge oggi chi ha tra i venti e i trent'anni: la mancanza di speranza per il futuro.
Si chiama "reality", abilissima invenzione: ma è illusione, se si vuol esser benevoli, oppure inganno. Perché di reale, nella melensa schiera dei cosiddetti "giovani d’oggi" che da dieci anni il Grande fratello allinea con pervicace e fortunata finzione, non c’è nulla. E lo ha dimostrato la vittoria, nella decima edizione, conclusasi lunedì sera con un picco di spettatori contato in 9.
Accanto a nuove discipline legate allo sviluppo tecnologico, come l’informatica, o a quelle connesse alle tendenze comunicativo-linguistiche a opera della globalizzazione, come lo studio dell’inglese, bisognerà che si cominci a pensare all’opportunità che a scuola si insegni anche la «disciplina dei sentimenti». Intesa nel suo duplice significato semantico di «materia» di riflessione e di studio, che coinvolga le scienze umane – dalla psicologia alla filosofia, dalla psicanalisi alla sociologia –, e di «orientamento» nella complessa e necessaria formazione personale ai legami affettivi. Le giovani generazioni, infatti, appaiono sempre più disarmate e sprovviste di strumenti psicologici e spirituali, volti a quella che tradizionalmente veniva chiamata «formazione del carattere», quell’insieme di motivazioni, di desideri, di impulsi che vanno accolti, disciplinati, e infine metabolizzati nel patrimonio personale di crescita, così da prepararsi all’incontro con il mondo affettivo dell’altro, che viene veicolato «anche» attraverso la scoperta dell’altro sesso.
Terribile! Ma e' proprio cosi'.
Attente mamme vi stanno rubando i figli! Ma dove? Dove sta succedendo? A casa vostra! Come? A casa nostra? Si proprio a casa vostra, mentre voi fate le faccende domestiche e siete tranquille vi stanno "rubando" i vostri figli… sotto i vostri occhi e voi non ve ne accorgete.
Ma come? Come e' possibile? Si e' proprio cosi'! Mentre voi pensate che tutto va bene, non va bene niente.
Non è a Franco Basaglia che dovevate dedicare un commosso ricordo televisivo a proposito della città dei matti. Non è a lui e alla sua generosa utopia, costata tante tragedie fra i malati di mente e le loro famiglie, che andava dedicata una fiction celebrativa del servizio pubblico della Rai. Ma ad un dimenticato sacerdote del sud, meridionalista concreto, che edificò dal nulla grandiose Case della divina provvidenza per accogliere i malati di mente e poi pensò, vent’anni prima di Basaglia, alla necessità di superare la triste realtà dei manicomi.
È un documento assolutamente da leggere e da far leggere, il testo pubblicato il 14 febbraio dall'arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra. Affiggetelo nelle bacheche dei vostri uffici e delle vostre parrocchie, fate in modo che la gente comune sappia qual è il vero pensiero della Chiesa. Stiamo parlando di una "Nota dottrinale" che riguarda matrimonio e unioni omosessuali, e che riassume in modo tanto sintetico quanto vigoroso tutto quello che c'è da sapere sull'argomento.
Parto da una notizia che ho appena avuto da due giornalisti che hanno intervistato numerosi adolescenti milanesi. Alcuni di loro hanno incominciato a usare l'eroina, ma non se la iniettano, la fumano. Dicono che gli dà un grande rilassamento, una grande serenità.
Ragazzi che aggrediscono, derubano, picchiano, stuprano. Ragazzi come tanti, che provengono da famiglie normali: sbalordite dal comportamento dei figli, che mai li avrebbero pensati capaci di dare fuoco a un barbone o di violentare una compagna di classe.
E quando si trovano di fronte a simili episodi – definiti “bullismo”, per l’imbarazzo di ammettere che si tratta di delinquenza vera e propria – finiscono per dare la colpa a terzi: Internet, il contesto socioculturale, la scuola.
are che finalmente la scuola italiana, conosciuta come la più permissiva del globo terracqueo, si sia decisa a dare un giro di vite. Gli ultimi scrutini hanno fatto registrare un aumento delle insufficienze e una pioggia di 5 in condotta, sembra incredibile ma tirare un righello in testa a un professore non è più consentito. Ci informa, con dovizia di dati e particolari, Francesca Angeli a pagina 11.
Oltre che uno dei più apprezzati scrittori italiani, Eraldo Affinati è un insegnante. Un insegnante che cerca di essere un maestro e probabilmente ci riesce. Il suo ultimo libro si intitola Berlin (Rizzoli 2009); il penultimo, invece è La Città dei ragazzi (Mondadori 2008) ed è nato dalla sua esperienza nel grande centro sul raccordo anulare della Capitale, fondato da John Patrick Carroll-Abbing, per accogliere e formare ragazzi in difficoltà.
I numeri parlano con una chiarezza agghiacciante. La Gran Bretagna è il Paese che in Europa detiene il duplice e triste record di gravidanze fra le adolescenti e di malattie trasmesse sessualmente. Il governo sta cercando da anni di affrontare l’emergenza, ma senza risultati.
Abbiamo già affrontato il delicato tema alcolismo, dopo una interessante statistica pubblicata dall’Istat, con Alessandro Meluzzi. Ora ne parliamo con un altro grande esperto di psichiatria, il professor Paolo Crepet. Dunque,professor Crepet.
Da ventidue anni mi occupo della formazione di giovani verso il sacerdozio e ho potuto conoscere fin nei particolari l’itinerario di più di cento vocazioni sacerdotali, autentiche o solo presunte, e compiere molte scoperte sull’origine e il progredire di una vocazione nel cuore e nella mente di un ragazzo e di un giovane.
La prima cosa che ho scoperto è che, nonostante quasi tutti i miei ragazzi siano entrati in seminario dopo la laurea o quando già lavoravano, in loro i primi segni della vocazione si erano manifestati molto presto: tra i 10 e i 15 anni. Quel che accadeva, però, era che una serie di altri interessi, passioni e incontri tipici dell’adolescenza finissero per soffocare quell’intuizione iniziale.
Ricordo la scena come fosse accaduta ieri, rivedo la piazza del duomo della mia città di provincia, piena di sole nel mezzogiorno della domenica, i bambini a rincorrere i piccioni sul sagrato, e quell’aria di gioia, quella festa che le movenze infantili comunicano, quel riso che ridà fiato alla vita. Un bimbo incespica nella corsa, cade; un vecchio accorre e lo prende in braccio per rialzarlo; ma prima che si raddrizzi arriva un uomo che lo affronta: «Ma cosa fa? Chi è lei? Non tocchi mio figlio». Forse era solo il rifiuto di un’intrusione non gradita, pur se cortese; ma per un attimo mi parve di avvertire un’ombra repulsiva, allertata; c’erano state cronache terribili, in quei giorni, sulle attenzioni malsane di adulti verso i bambini.
Ho sempre pensato che pagare i figli, perché collaborassero alle faccende domestiche, o per i buoni risultati raggiunti a scuola fosse diseducativo. Sarà per questo che i miei collaborano poco? Forse. Ma difendo il principio.