Nella nostra rassegna stampa Santi vi proponiamo interessanti articoli sull'eroismo e l'immenso amore di coloro che hanno scento il cammino della santità.
“Ogni stagione del mondo, attraversa una notte, e l’uomo sempre si sente, smarrito e bambino, sente bisogno di stelle, segni d’amore nel cielo, e il Signore le accende, nel cielo lassù”.
L’uomo quando arriva il buio della “notte” e con essa lo smarrimento, la paura e l’angoscia del pericolo della propria vita si sente insicuro e vulnerabile. La sua insicurezza e fragilità vengono a galla e spesso prendono il sopravvento su di lui.
Dal 3 al 5 di febbraio di ogni anno la città di Catania si veste a festa per ricordare la sua "Santuzza", ovvero sant'Agata, patrona della città. Durante questi tre giorni la città è invasa da gente proveniente da ogni parte dell'isola e anche dall'estero.
Chi vi si trova per la prima volta resta colpito dal singolare abbigliamento dei devoti, che indossano un berretto nero e un "sacco" bianco, a simboleggiare una camicia da notte.
ASIA/CINA - La comunità cattolica festeggia San Giuseppe, Patrono della missione in Cina, sforzandosi di imitare la sua generosità e la dedizione incondizionata al disegno di Dio Pechino (Agenzia Fides) – In vista della solennità liturgica di San Giuseppe, il 19 marzo, la comunità cattolica cinese continentale, che nutre da sempre una grande devozione nei suoi confronti, si prepara a grandi festeggiamenti. Non solo nel giorno della sua festa, ma lungo il cammino di fede di tutto l’anno, i cattolici cinesi comunque hanno sempre preso San Giuseppe come modello, per imitare il suo spirito di generosità, di servizio e di dedizione incondizionata al disegno di Dio. Il 16 agosto 1678 inoltre Papa Innocenzo XI assegnò a San Giuseppe il titolo di “Patrono della Missione in Cina”.
Il sorriso sembrava non lasciarlo mai. Anche quando – e non lo faceva spesso, né volentieri – raccontava della prigione, dei soprusi subiti, delle umiliazioni. E si stupiva del tuo stupore, quasi che la sua vita, le sue vicende, il suo dolore davvero non fossero niente di speciale, non avessero niente di straordinario.
Quel versetto del Vangelo di Matteo, «ero in carcere e siete venuti a trovarmi», lo ha preso alla lettera. E lo ha posto come sigillo della sua «Pia unione delle dame visitatrici delle carceri» che sarebbe stata una sorta di preludio della famiglia religiosa che dopo qualche anno avrebbe fondato, le Ancelle dell’Immacolata. Anna Maria Adorni ha abbracciato con tutta se stessa il monito di Cristo ai (presunti) giusti che ignoravano il servizio ai «fratelli più piccoli».
Gesù ha mai riso? Cristo piange davanti alla tomba dell’amico Lazzaro, di fronte alla città santa, freme e soffre quando s’avvicina la sua ora finale. Conosciamo i suoi sentimenti. I Vangeli ci informano sul suo sdegno, che s’accende fino al punto di fargli impugnare una frusta.
Vediamolo, san Francesco, come contestatore. Badate che questo non faccio per una condiscendenza ai tempi. Negli ultimi anni anche le maggiori riviste francescane, abbandonato il tradizionalismo, si sono accorte che san Francesco era un contestatore, e i maggiori studiosi di san Francesco han cominciato a vederlo da questo punto di vista.
L'eredità di Carlo Carretto - vita, opere, scritti - è tuttora attuale e provocatoria, in quanto è un'eredità "profetica" e, quindi, inevitabilmente scomoda. Non a caso è l'eredità di "un monaco col Vangelo in mano, nella mente e nel cuore, per tradurlo nella vita. Un religioso sempre disponibile a parlare di Gesù e della salvezza eterna a chiunque glielo chiedesse.
Venerati Fratelli nell'Episcopato, cari fratelli e sorelle! In questa mia visita pastorale nella vostra terra non poteva mancare l'incontro con voi. Grazie per la vostra accoglienza! Mi è piaciuto il parallelismo, nelle parole dell'Arcivescovo, tra la bellezza della Cattedrale e quella dell'edificio di "pietre vive" che siete voi. Sì, in questo breve ma intenso momento con voi io posso ammirare il volto della Chiesa, nella varietà dei suoi doni.
Vediamolo, san Francesco, come contestatore. Badate che questo non faccio per una condiscendenza ai tempi. Negli ultimi anni anche le maggiori riviste francescane, abbandonato il tradizionalismo, si sono accorte che san Francesco era un contestatore, e i maggiori studiosi di san Francesco han cominciato a vederlo da questo punto di vista.
«Preferisco il Paradiso» disse san Filippo Neri quando gli fu chiesto se voleva diventare cardinale. E così si intitola la miniserie dedicata al fondatore dell’Oratorio che la Lux Vide ha realizzato per Raiuno, dove andrà in onda lunedì 20 e martedì 21 settembre in prima serata. Ad interpretare il "santo della gioia", nato a Firenze nel 1515 e vissuto per oltre sessant’anni a Roma, è Gigi Proietti, al suo primo ruolo nei panni di un Santo che, racconta, ha accettato con grande entusiasmo: «Quando i produttori Luca e Matilde Bernabei me l’hanno offerto, ho sentito subito che avrei dovuto farlo, ancora prima di leggere il copione.
Quasi quattrocento anni prima che Leonardo da Vinci disegnasse l'Uomo vitruviano, la celebre rappresentazione delle proporzioni ideali del corpo umano che dimostra come esso possa essere armoniosamente iscritto nelle figure del cerchio e del quadrato, Hildegard von Bingen aveva ipotizzato l'esistenza dell'uomo sinfonico.
Quello che per Leonardo sarà la geometria, per la santa erano la musica e la poesia. L'anima umana, infatti, per Hildegard è composta di diversi elementi che vanno accordati, armonizzati e si fondono in una sorta di sinfonia, intesa come un tutto coerente.
C ari fratelli e sorelle! Prima di tutto, permettetemi di esprimere la gioia di trovarmi in mezzo a voi a Carpineto Romano, sulle orme dei miei amati predecessori Paolo VI e Giovanni Paolo II! E lieta è anche la circostanza che mi ha chiamato qui: il bicentenario della nascita del Papa Leone XIII, Vincenzo Gioacchino Pecci, avvenuta il 2 marzo 1810 in questo bel paese. Vi ringrazio tutti per la vostra A accoglienza! In particolare, saluto con riconoscenza il vescovo di Anagni-Alatri, monsignor Lorenzo Loppa, e il sindaco di Carpineto, che mi hanno dato il benvenuto all’inizio della celebrazione, come pure le altre autorità presenti. Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, in particolare a quanti hanno compiuto il pellegrinaggio diocesano.
Semplificazioni e luoghi comuni creano miti duri a morire, anche nella storia della Chiesa. È il caso di certi cliché applicati alla figura di Pio IX, il Pontefice del Sillabo e della questione romana, del dogma dell'Immacolata e del concilio Vaticano I, pastore di solida spiritualità ma anche uomo di governo, considerato ora liberale e riformatore, ora intransigente e antimoderno. Ma chi fu davvero Papa Mastai Ferretti? Monsignor Walter Brandmüller non ha dubbi: "Il suo - afferma - è stato un pontificato essenzialmente religioso e come tale va giudicato".
Cari fratelli e sorelle, nel 1988, in occasione dell'Anno Mariano, il Venerabile Giovanni Paolo II ha scritto una Lettera Apostolica intitolata Mulieris dignitatem, trattando del ruolo prezioso che le donne hanno svolto e svolgono nella vita della Chiesa. "La Chiesa - vi si legge - ringrazia per tutte le manifestazioni del genio femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e a tutte le nazioni; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del popolo di Dio, per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carità; ringrazia per tutti i frutti di santità femminile" (n. 31).
Nel novembre del 386 presso la villa di Cassiciacum Agostino ripensa al suo itinerario spirituale, e lo paragona a un viaggio per mare. Era partito con la giovanile lettura dell'Hortensius, dall'"amore per la filosofia" e dal proposito di dedicarsi a essa, ma il cammino si era poi snodato in una navigazione inquieta e piena di peripezie: "Non mancarono nebbie - scrive nel De vita beata - per cui il mio navigare fu senza meta e a lungo, lo confesso, ebbi fisso lo sguardo su stelle che tramontavano nell'oceano (labentis in oceanum astra) e che mi inducevano nell'errore". Prima l'errore, seducente e deludente, del manicheismo, col rinnegamento della fede cattolica, poi quello degli scettici, che "tennero a lungo il mio timone tra i marosi in lotta con tutti i venti", per arrivare infine a conoscere "la stella polare", a cui affidarsi (septentrionem cui me crederem) Ambrogio.
Cari fratelli e sorelle, nella vita di ciascuno di noi ci sono persone molto care, che sentiamo particolarmente vicine, alcune sono già nelle braccia di Dio, altre condividono ancora con noi il cammino della vita: sono i nostri genitori, i parenti, gli educatori; sono persone a cui abbiamo fatto del bene o da cui abbiamo ricevuto del bene; sono persone su cui sappiamo di poter contare. È importante, però, avere anche dei "compagni di viaggio" nel cammino della nostra vita cristiana: penso al Direttore spirituale, al Confessore, a persone con cui si può condividere la propria esperienza di fede, ma penso anche alla Vergine Maria e ai Santi. Ognuno dovrebbe avere qualche Santo che gli sia familiare, per sentirlo vicino con la preghiera e l'intercessione, ma anche per imitarlo.
Agnesë Gonxhe Bojaxhiu in albanese significa "bocciolo di rosa". Nata il 26 agosto 1910 a Üsküb (all'epoca nell'impero ottomano, oggi Skopje, capitale della Macedonia), era la più giovane di tre figli. Agnesë considerava "suo vero compleanno" il 27 agosto, data del suo battesimo.
Bandiere rosse con l’aquila bicefala albanese lungo tutto il boulevard di Deshmerot e Kombit. Gigantografie di Madre Teresa ovunque, sui palazzi. Tirana è pronta a celebrare i cento anni della sua nascita, ma verso la città vecchia, dietro la scenografia di specchi e lo sfarfallio di neon della nuova capitale, tutto più o meno, è come prima.
Quindici anni in un gulag sovietico, in totale 23 anni «detenuto» dal potere comunista di Mosca con l’accusa (falsa) di essere «una spia del Vaticano». Quasi rievocando un fatto di cronaca recente – lo scambio, avvenuto a luglio scorso – tra 10 spie russi negli Usa e alcuni agenti yankee di stanza in Russia – fu anche lui oggetto di permuta con due membri del controspionaggio dell’Urss.
Ma in questa sua dolorosa vicenda, padre Walter J.
Era il 20 agosto 1940, settant'anni fa, quando Roger Schutz arrivò per la prima volta a Taizé. In quell'estate di guerra nella Francia piegata dall'invasore il giovane pastore calvinista svizzero non poteva certo immaginare che in un futuro non tanto lontano - già nel corso degli anni cinquanta - sarebbero stati altri giovani europei, molti e poi moltissimi, a salire su quella collina nel cuore della Borgogna, in una campagna ondulata e dolce sul cui orizzonte corrono spesso grandi nuvole. Dapprima, un po' come lui, magari in autostop, poi da tutto il continente in gruppi organizzati, soprattutto durante l'estate o per Pasqua.
"Anche quest'anno Catania s'allicchittau, si è fatta bella per lei" sorride il pittore Marco Samà parlando dei festeggiamenti per la patrona in corso in questi giorni. Il modo migliore per capire cosa sono veramente è chiedere a chi vive da sempre a Catania, come Samà o Luigi Maina, lo storico cerimoniere delle feste dedicate alla "santuzza", o a chi si sente catanese di adozione, come lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco, nato ad Agira ma da anni presidente del Teatro Stabile della città etnea.
Cosa si festeggia in questi giorni a Catania?
(Samà) "Il 17 agosto facciamo memoria dell'884esimo anniversario del ritorno in patria delle reliquie da Costantinopoli.
«Il santuario di Arenzano ha scritto, nel corso della sua storia centenaria, importanti pagine di fede e di vita ecclesiale che bene si collocano nella tradizione della devozione al Bambino Gesù» ed è diventato nel tempo «il segno di una viva presenza di Cristo». Così disse il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, nell’omelia della Messa celebrata, all’inizio dell’anno passato, in occasione della chiusura dei festeggiamenti per il primo centenario del Santuario. Intitolato a Gesù Bambino di Praga, il Santuario di Arenzano è l’unico in Italia con questo nome.
Siamo qui per la festa di San Lorenzo al quale è dedicata da secoli la Basilica Cattedrale di Genova. Ogni anno, continuando l’antica tradizione, celebriamo la Santa Eucaristia per ringraziare il Signore di questo Diacono, santo e martire. Egli non cedette agli ordini iniqui dell’imperatore Valeriano che, nel terzo secolo, confiscò i beni della Chiesa pena la morte.
Gli anni centrali del terzo secolo furono attraversati da una crisi economica, sociale, militare, tanto da diffondere una condizione di angoscia e di tensione, che caratterizzò anche e soprattutto la popolazione dell'Urbe. La peste, le catastrofi naturali, la pressione dei barbari sul Danubio e in Oriente, diffusero una forma di paura, di millenarismo apocalittico, ma anche di odio nei confronti dei cristiani che, rinnegando gli dèi della tradizione, avrebbero attirato su tutti la maledizione. La fame, il terrore, l'ansia e la depressione generalizzata crearono il clima per una persecuzione, alimentando quel rimedio irrazionale del "sacrificio espiatorio" che avrebbe placato le ire degli dèi.
Arrivando da Lione al tramonto può succedere di perdersi, cercando Ars. Fuori dall’autostrada, avanzando tra le colline dell’Ain, le strade si fanno strette, e solitari gli incroci. E quando finalmente arrivi al campanile, scopri che Ars è tutta lì: la chiesa, la vecchia canonica del Curato, due trattorie e poche case attorno, nella quiete di una campagna intatta.
Il più grande tesoro di Jasna Gòra è l’immagine della Madonna detta di Jasna Gòra o Czestochowa proclamata ufficialmente “Regina della Polonia” e del popolo polacco. Secondo la tradizione, il quadro di Czestokowa è stato dipinto da San Luca evangelista sul piano del tavolo della Santa Casa di Nazaret. San Luca lo eseguì in seguito alle richieste dei fedeli e allo scopo di tramandare l’eccezionale bellezza della Madonna.
Viene celebrata ogni anno con una Ninooba; la festa di santa Nino, una figura poco conosciuta in occidente. Ma nel libro The life of St. Nino, Georgia's conversion to its female apostle, la studiosa austriaca Eva Synek insiste molto sul ruolo di primo piano che ha svolto questa donna nella storia della Chiesa orientale.
Quel giorno - era il luglio del 1943 - la veste bianca di Pio XII si macchiò del sangue di qualcuno dei feriti che egli, dopo il terribile bombardamento del quartiere San Lorenzo di Roma, uscito d’urgenza dal Vaticano era andato a confortare e a far sentire la sua presenza di padre e di pastore. C’è al riguardo una memorabile fotografia che lo ritrae assiepato da una folla di volti spauriti mentre allarga le braccia nel caratteristico gesto di quella benedizione che anche il sottoscritto ha tante volte ricevuto. Oggi, ormai da troppo tempo, la figura cristallina di questo angelico pastore è contaminata dagli spruzzi fangosi di quelle calunniose insinuazioni che una critica seria e puntuale non è riuscita a eliminare del tutto.
L’ 11 aprile 1985, a Tulunan, nella diocesi di Kidapawan, sull’isola filippina di Mindanao, veniva ucciso padre Tullio Favali, missionario del Pime. A 25 anni esatti di distanza, Mantova, la sua diocesi di origine, ne ha ricordato il martirio con una serie di iniziative che sono partite nel giorno anniversario, l’11 aprile 2010 con la solenne celebrazione eucaristica a Sacchetta, il paese natale del missionario, presieduta dal vescovo di Mantova Roberto Busti. Anche nelle Filippine il Pime ha programmato una serie di celebrazioni, con una Messa a Kidapawan una Messa celebrata sulla tomba di padre Tullio).
Eravamo nel 1967 quando Marco Bellocchio portò al Festival di Venezia un film sulla famiglia italiana, le sue fragilità e i suoi compromessi con un titolo pretestuoso, La Cina è vicina. La primavera del 2010 si annuncia veramente come una stagione di intensi rapporti diplomatici e culturali tra l’Italia e la Cina, che nel Grande mappamondo cinese del XVII secolo appare come la "Terra di mezzo" tra l’Europa e l’America.
Ponte per questo dialogo tra due civiltà millenarie, un missionario maceratese morto a Pechino quattrocento anni fa, che parlava cinese, onorava Confucio e vestiva da Mandarino.
Il nuovo modo di vedere e sentire sviluppatosi nella Chiesa d'epoca patristica - lo stile che potremmo chiamare mistagogico - corrisponde a una vocazione allora altrettanto nuova, quella eremitica o monastica. Il caso esemplare è la vocazione di sant'Antonio abate, avvenuta mentre ascoltava la proclamazione del vangelo alla messa.
L'evento, narrato dal biografo di Antonio, sant'Atanasio, viene descritto visivamente 1150 anni più tardi in una piccola tavola oggi a Berlino, opera dell'artista senese noto come il maestro dell'Osservanza, dove vediamo il giovane in piedi che ascolta mentre il celebrante legge il testo sacro.
L'arte cristiana dei primi secoli sembra dimenticare la figura di Giuseppe. Il fenomeno è stato spiegato riconducendo la formazione del più antico repertorio figurativo cristiano a una intenzione significativa di ordine eminentemente cristologico. Persino le prime scene di Natività pongono al centro della rappresentazione il Bambino, sorretto da Maria, anch'essa attrice coprotagonista e, spesso, ridotta a mera "chiave di lettura" dell'episodio evangelico, assurgendo al ruolo di "seggio" o di "cattedra", sulle cui ginocchia siede il piccolo re.
Quando accade un terremoto il Mistero prende posto tra gli uomini. O meglio, rivela d’essere tra gli uomini. Perché il Mistero, se avessimo gli occhi e il cuore aperti, lo vedremmo tra noi anche in ogni nascita di bambino o di foglia, in ogni evento minimo che procura gioia o stupore.
La Liturgia della Parola di questa Domenica (V del Tempo Ordinario) ci fa entrare nel vivo della vita di tre grandi uomini che sono ricordati nell’Antico e nel Nuovo Testamento: 1) il profeta Isaia, vissuto circa settecento anni prima di Gesù; 2) l’apostolo Paolo; 3) l’apostolo Pietro. Vorrei che di queste storie facessimo tesoro per la nostra vita, per imparare a essere veri discepoli di Gesù Cristo. 1) Isaia.