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MARIA VALTORTA
1897 - 1961


 

acque da genitori lombardi. Il padre era ufficiale di cavalleria e la famiglia Valtorta traslocò diverse volte, prima di stabilirsi definitivamente a Viareggio. La condizione familiare piuttosto agiata permise alla giovane Maria di frequentare il prestigioso Collegio "Bianconi" di Monza, dove ricevette un'educazione classica, segnalandosi soprattutto per l'eccellente padronanza della lingua italiana. Ma, prima ancora della conclusione degli studi, la sua vita fu segnata dai primi scontri con la madre, la quale infranse il suo sogno di sposarsi. Inoltre, nel 1920, subì una aggressione da parte di un militante comunista il quale sferrando un forte colpo sul fianco, con una spranga di ferro, le lesionò la spina dorsale: questo fu l'inizio di un interminabile Calvario medico che, nel 1934, la vide infine costretta a letto, semiparalizzata dalla vita in giù. Nonostante le crescenti difficoltà, Maria Valtorta si dedicò interamente all'approfondimento della fede cristiana cattolica, anche come delegata dell'Azione Cattolica, finché glielo permisero le sue forze. La lettura dell'autobiografia di Teresa di Lisieux, "Storia di un'anima", fece maturare in lei la decisione di offrirsi come vittima:

« vittima d'Amore prima, per consolare l'Amore divino che non è riamato, e poi anche di Giustizia, per la salvezza delle anime e del mondo. »
(Maria Valtorta)

Sopraggiunta la paralisi, pensò di dedicarsi alla scrittura e abbozzò un romanzo a sfondo autobiografico, "Il cuore di una donna", che, tuttavia, non condusse mai a termine, in parte per ragioni di obiettiva difficoltà, ma soprattutto perché, nel corso del 1943, la sua vita, che ella credeva ormai prossima alla conclusione, conobbe una svolta radicale. In quell'anno, ella incontrò un sacerdote servita, padre Romualdo Maria Migliorini, ex-Missionario destinato al convento di Viareggio; questi divenne il suo direttore spirituale e le chiese di scrivere la propria autobiografia. Ella, superata l'iniziale riluttanza a rivangare un passato ancora doloroso, obbedì e, nell'arco di pochi mesi, riempì sette quaderni autografi. Il secondo e cruciale evento dell'anno si verificò il Venerdì Santo: Maria udì una "voce" - che pensò essere la voce di Gesù - la quale la induceva a scrivere, come sotto dettatura. Quel primo "dettato" segnò l'inizio di un'opera monumentale: tra il 1943 e il 1947, con "punte" fino al 1951, Maria vergò di getto, senza rileggere, centoventidue quaderni autografi, che contengono tutte le opere diverse dall'"Autobiografia", scritte a episodi, di getto e in contemporanea. Eppure, da quelle condizioni di salute e di lavoro - per di più aggravate dagli eventi bellici, che la videro anche sfollata - nacquero testi corposi e organici.
Ben presto, la presunta "voce" di Gesù - cui, nei "dettati", si aggiunsero via via anche l'Eterno Padre, lo Spirito Santo, Maria Santissima e l'Angelo custode della scrittrice - indicò come principale la grande opera sul Vangelo, che, una volta completata, avrebbe visto descritta (in una serie di "visioni") e commentata (nei "dettati" che accompagnano i singoli episodi) la vita di Gesù e Maria, dall'Immacolata Concezione fino all'Assunzione.
Padre Migliorini cominciò ben presto a formare copie dattiloscritte di quanto Maria andava scrivendo e anche a farle circolare, sebbene ella e anche la sua "voce" interiore fossero contrarie a qualsiasi divulgazione degli scritti prima della morte di Maria stessa. Tale divulgazione, tuttavia - necessariamente frammentaria - attirò l'attenzione del Sant'Uffizio, che ordinò il ritiro di tutti i dattiloscritti in circolazione.
L'intera opera della Valtorta fu comunque sottoposta, per una sua valutazione e giudizio,al allora pontefice Pio XII, il quale dopo averla attentamente consultata diede disposizione di pubblicarla e di leggerla "così come è stata scritta". Questo per evitare che alcuni zelanti chierici potessero in qualche modo censurare alcuni passaggi e capitoli che a loro dire risultavano essere poco edificanti.
Va detto che l'opera ha subito inoltre approfondite analisi da parte di molti eminenti teologi cattolici i quali dichiararono unanimemente che questa era assolutamente conforme alla ortodossia cattolica.
Maria Valtorta inoltre mentre era impegnata nella stesura del suo Evangelo riuscì a riempire una grande quantità di quaderni tanto da poter formare in seguito ben 3 volumi di oltre 400 pagine l'uno il cui contenuto risultava integrativo dell'opera principale. Questi voluni sono titolati rispettivamente Quaderni 1943 / 1944 / 1945-50.
Morì nella propria casa di Viareggio, il 12 ottobre 1961, e spirò non appena il sacerdote, recitando la preghiera per i moribondi allora in uso, le ebbe rivolto l'invito: "Proficiscere, anima christiana, ex hoc mundo" (Parti, anima cristiana, da questo mondo). Fu sepolta nel cimitero viareggino, ma, nel 1973, la salma fu riesumata e traslata a Firenze, presso la Basilica della Santissima Annunziata, il cui celebre affresco, ella aveva molto ammirato in vita.

 

 


4 ottobre 1949, ore 15,30.
Dopo tanto vedo mia mamma, fra le fiamme del Purgatorio.
Non l’ho mai vista nelle fiamme. Grido. Non riesco a reprimere il grido che poi giustifico a Marta con una scusa, per non impressionarla.
La mia mamma non è più così fumosa, gnigiastra, dall’espressione dura, ostile al Tutto e a tutti, come la vedevo nei primi 3 anni dopo la morte quando, benché la supplicassi, non voleva volgersi a Dio... né è annebbiata e mesta, quasi spaventata, come la vidi per gli anni successivi. È bella, ringiovanita, serena. Sembra una sposa nella sua veste non più grigia ma bianca, candidissima. Emerge dalle fiamme dall’inguine in su.
Le parlo. Le dico: “Sei ancora lì, mamma? Eppure ho tanto pregato per abbreviarti la pena e ho fatto pregare. Stamane per il sesto anniversario ti ho fatto la S. Comunione. E sei ancora lì!”.
Ilare, festosa, mi risponde: “Sono qui, ma per poco ancora. So che hai pregato e fatto pregare. Questa mattina ho fatto un gran passo verso la pace. Ringrazio te e la suora che ha pregato per me. Ricompenserò poi... Presto. Fra poco ho finito di purgarmi. Ho già purgato le colpe della mente... la mia testa orgogliosa... poi quelle del cuore... i mieì egoismi... Erano le più gravi. Ora espio quelle della parte inferiore. Ma sono un’inezia rispetto alle prime”.
“Ma quando ti vedevo così fumosa e ostile.., non volevi volgerti al Cielo...”.
“Eh! Ero ancora superba... Umiliarmi? Non volevo. Poi è caduto l’orgoglio”.
“E quando eri così triste?”.
“Ero ancora attaccata agli affetti terreni. E tu sai che non era un attaccamento buono... Ma capivo già. Ero triste per questo. Perché capivo, ora che non c’era più colpa di superbia, che avevo amato male Dio, volendolo mio servo, e male voi...”.
“Non ci pensare più, mamma. Ora è passato”.
“Sì, è passato. E se sono così ti ringrazio. È per te che sono così. Il tuo sacrificio... Mi ha ottenuto il purgatorio e fra poco la pace”.
“Nel 1950?”.
“Prima! Prima! Presto!”.
“Allora non ci sarà più da pregare per te”.
“Prega lo stesso come io fossi qui. Ci sono tante anime, di ogni specie, e molte di madri, dimenticate. Bisogna amare e pensare a tutti. Ora lo so. Tu sai pensare a tutti, amare tutti. So anche questo ora, e lo capisco, ora, che è giusto. Ora non imbastisco (precise parole) più il processo a Dio. Ora dico che è giusto...”.
“Allora tu prega per me”.
“Eh! prima ci ho pensato a te. Vedi come tì ho conservato la casa. sai, eh? Ma ora pregherò per la tua anima e perché o tu sii felice tu venga con me”.
“E papà? Dove è papà?”.
“In Purgatorio”.
“Ancora? Eppure era buono. Morì da cristiano, con rassegnazione”.
“Più di me. Ma è qui. Dio giudica diverso da noi. Un modo tutto suo...”.
“Come mai papà è lì ancora?”.
“Eh!!” (ci resto male, lo speravo in Cielo da un pezzo).
“E la mamma di Marta? Sai, Marta...”.
“Sì, sì. Ora so cosa è Marta. Prima.., il mio carattere... La mamma di Marta è fuori di qui da tanto tempo”.
“E la mamma della mia amica Eroma Antonifli? Sai...”.
“So. Noi sappiamo tutto. Noi purganti. Meno bene dei santi. Ma sappiamo. Quando io scendevo qui, lei ne usciva”.
Vedo il lingueggiare delle fiamme e mi dànno pena. Le chiedo:
“Soffri molto per quel fuoco?”
“Ora no. Ora ce ne è un altro più forte che non fa quasi sentire questo. E poi... quell’altro fuoco dà voglia di soffrire. E allora il soffrire non fa male. Io non volevo mai soffrire... lo sai...”.
“Sei bella, mamma, ora. Sei come ti volevo”.
“Se sono così lo devo a te. Eh! quante cose si capiscono quando si è qui. Si capiscono sempre di più, più ci si purifica dell’orgoglio e dell’egoismo. Ne avevo tanto...”.
“Non ci pensare più”.
“Ci devo pensare... Addio, Maria...”.
“Addio, mamma. Vieni presto a prendermi...”.
“Quando Dio vorrà...”.
Ho voluto segnare questo. Contiene insegnamenti. Dio punisce prima le colpe della mente, poi del cuore, ultime le debolezze della carne. Bisogna pregare, come fossero nostri parenti, per i purganti abbandonati; il giudizio di Dio è ben diverso dal nostro; i purganti capiscono ciò che non capivano in vita perché pieni di se stessi.
A parte il dispiacere per papà... sono contenta di averla vista così serena, lieta anzi, povera mamma!


Preghiera dettata da Gesu’ a Maria Valtorta per i defunti

Recitiamo con fede ed amore questa preghiera per nove giorni consecutivi, grande aiuto riceveranno i nostri cari defunti in Purgatorio.


- O Gesù,che con la tua gloriosa Risurrezione ci hai mostrato quali saranno in eterno i "figli di Dio", concedi la santa risurrezione ai nostri cari, morti nella tua Grazia, e a noi, nella nostra ora.

Per il Sacrificio del tuo Sangue, per le lacrime di Maria, per i meriti di tutti i santi, apri il tuo Regno ai loro spiriti.

O Madre, il cui strazio ebbe termine nell'alba pasquale davanti al Risorto e la cui attesa di riunirti al tuo Figlio cessò nel gaudio della tua gloriosa Assunzione, consola il nostro dolore liberando dalle pene coloro che amiamo anche oltre la morte, e prega per noi che attendiamo l'ora di ritrovare l'abbraccio di quelli che perdemmo.

Martiri e Santi che giubilate in Cielo, volgete uno sguardo supplice a Dio, uno fraterno ai defunti che espiano, per pregare l' Eterno per loro e per dire a loro: ' Ecco, la pace si apre per voi.'

Diletti a noi cari, non perduti ma separati, le vostre preghiere siano per noi il bacio che rimpiangiamo, e quando per i nostri suffragi sarete liberi nel beato Paradiso coi santi, proteggeteci amandoci nella Perfezione, a noi uniti per la invisibile, attiva, amorosa Comunione dei Santi, anticipo di quella Perfetta riunione dei 'benedetti' che ci concederà, oltre che di bearci della vista di Dio, di ritrovare voi quali vi avemmo, ma fatti sublimi dalla gloria del Cielo".


 


   
   - Santa Gertrude Hefta
 - Santa Caterina da Genova
 - Santa Veronica Giuliani
 - Santa Margherita Alacoque
 - Sant'Alfonso Maria de Liguori
 - Santa Faustina Kowalska
 - Beata Katharina Emmerick
 - San Pio da Pietralcina
 - Maria Valtorta
   

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