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Le Visioni Antiche

ell’ebraismo antico non c’era nessuna credenza su d’uno stadio intermedio tra beatitudine e dannazione, e poiché la prefigurazione del Purgatorio è stata per la prima volta avvertita nel cristianesimo greco. Tra il secolo II a.c. e II d.C. un complesso di testi elaborati in Palestina e in Egitto, hanno apportato un arricchimento decisivo alle concezioni rappresentanti l’aldilà. La maggior parte di questi testi non è stata accolta dalle diverse chiese ufficiali tra i documenti riconosciuti come autentici della dottrina della fede. Tale carattere apocrifo fu fissato soltanto o alla fine del IV sec. d.C. nel Concilio di Cartagine o alla fine del XVI sec. dal Concilio di Trento e quindi questi scritti hanno avuto modo di esercitare la propria influenza nel Medioevo. Eccezionale fu il caso dell’Apocalisse di Giovanni che dopo molte discussioni fu accolta nel canone e che non differisce sostanzialmente dagli scritti dello stesso genere.
La dottrina cristiana del Purgatorio è stata dogmatizzata - nella forma cattolica, in quanto i protestanti e gli ortodossi l’hanno rifiutata - nel Concilio di Trento in forza del noto passo del secondo libro dei Maccabei, ancora a sostenere la tesi cattolica troviamo ancora tre passi del nuovo testamento:
1. Vangelo di Matteo “Perciò vi dico : ogni peccato e bestemmia saranno perdonati agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata. E chiunque dirà una parola contro il Figlio dell’Uomo gli sarà perdonata, ma chi la dirà contro lo Spirito Santo non gli sarà perdonata né in questo secolo, né nel futuro” (12.31-32).
2. Vangelo di Luca “[...] Or avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno d'Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Trovandosi questi nell’Ade fra i tormenti, alzati gli occhi vide da lontano Abramo e Lazzaro nel suo seno. Allora alzata la voce disse : Padre Adamo abbi pietà di me. Manda Lazzaro, affinché intinga nell’acqua l’estremità del suo dito per refrigerarmi la lingua, perché spasimo in questa fiamma. Ma Abramo gli rispose : Figlio ricordati che nella tua vita hai ricevuto dei beni e similmente Lazzaro dei mali, adesso egli è consolato e tu sei negli spasimi. E per di più, tra noi e voi è stato posto un grande abisso, in modo che coloro che volessero passare di qui a voi no possono, né quelli di costì se volessero passare a noi (16.19-26).”
3. Epistola di San Paolo ai Corinzi “Nessuno, infatti, può porre altro fondamento che quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo. Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, paglia, l’opera di ciascuno si renderà manifesta, perché si rivelerà nel fuoco e il fuoco proverà quel che vale l’opera di ciascuno. Se l’opera che ha costruito rimarrà, egli ne riceverà la ricompensa, se l’opera di qualcuno sarà invece consumata col fuoco n'avrà danno, però si salverà, ma come attraverso il fuoco (3.11-15) ”
In tutti emerge la proporzionalità delle pene dell’aldilà e soprattutto nella lettera di Paolo entra in scena il tema del Fuoco, che sarà poi l'elemento principe nell'esemplificazione delle pene del Purgatorio. A partire dall’epoca della patristica, opinioni diverse s'interrogano sulla natura del Fuoco : è punitivo, purificatore o probatorio? La teologia cattolica odierna distingue un fuoco infernale punitivo, e uno purgatorio atto all’espiazione. Diversi riferimenti al purgatorio appaiono fin dai primi tempi della tradizione cristiana sia nelle epigrafi che nelle preghiere per i morti. L’epigrafia cristiana fin dalla sua primissima comparsa si differenziava nettamente da quella pagana per diverse aspetti: innanzitutto regnava la speranza escatologica pressoché assente nel mondo pagano, in secondo luogo mentre i pagani “pregavano i morti, i cristiani pregavano per i morti”.

Agostino

La posizione del vescovo d’Ippona non solo è cambiata nel tempo, ma a partire dal 413 è notevolmente mutata in rapporto a due specifici eventi: la caduta pressoché inevitabile dell’Impero romano d’Occidente e la lotta contro i cosiddetti “misericordiosi”.
La presa di Roma da parte d’Alarico metteva fine all’invulnerabilità di Roma e il tentativo d’Agostino era quello di sottrarre il destino del mondo cristiano dalla caducità di quello terreno, ribadendo come il primo oltrepassava la precarietà del secondo.
Nella Città di Dio sono indicate chiaramente le categorie che saranno successivamente messe alla prova del fuoco purgatorio: i non del tutto buoni e i non del tutto cattivi. La distinzione è importante perché innanzitutto si contrappone alle tesi dei “misericordiosi”, che Agostino fa discendere da Origene, i quali sostenevano (con varie sfumature) che tutti alla fine dei tempi saranno salvati e, poi, perché mette in risalto come non esisteva quella “ternalizzazione” delle categorie di peccatori indispensabile per poter costruire un sistema dall’aldilà in cui ci fosse posto per il terzo luogo.


Storie di Purgatorio in terra : Gregorio Magno

Gregorio appartiene ad una grande famiglia aristocratica romana. Il suo papato é contraddistinto da terribili eventi, quali una forte epidemia di peste, la piena del Tevere che rischiava di distruggere gran parte della città. Sarà, soprattutto, un “pastore di anime” preoccupato di salvare il popolo cristiano. Nei Dialoghi, Gregorio comprende le due esigenze fondamentali della psicologia collettiva dei fedeli :la necessità di avere testimonianze autentiche, sostenute da testimoni degni di fede, ed il bisogno di avere indicazioni circa la localizzazione delle pene purgatorie.
Per quanto riguarda il primo punto, i suoi racconti hanno una trama avvincente con la quale la Chiesa diffonderà, nel XIII secolo, la credenza del Purgatorio.
La seconda peculiarità consiste nell’aver collocato, in due storie su tre, il luogo di espiazione in terra, e, precisamente, nelle terme. Questo esponente dell’antica aristocrazia romana trasforma, un luogo che nell’antichità era centro di rapporti sociali, nonché di igiene, in un “Purgatorio terreno”.
Sceglie un luogo nel quale l’alternarsi di cure fredde a calde corrisponde alla struttura dei luoghi purgatori tramandati al cristianesimo dalle religioni antiche.
Paradossalmente l’idea che il luogo di espiazione si collochi laddove si è peccato sarà, o rifiutata, o considerata una curiosità del passato ( Tommaso d’Aquino, Jacopone da Varazze).

L’ALTO MEDIOEVO

Tra Gregorio Magno e il XII sec. l’abbozzo del Purgatorio non fa progressi. Il fuoco però permane e, se dal punto di vista teorico non ci sono novità, nel quadro delle visioni e di viaggi immaginari dell’aldilà si delinea uno spazio per il fuoco purgatorio e le relazioni tra i vivi e i morti diventano più strette.


I viaggi nell’aldilà

Questa letteratura è fortemente influenzata dai trattati dell’apocalittica giudaico-cristiana e in particolare dall’Apocalisse di Paolo e quella di Pietro: reca però il segno di altre due tradizioni distinte, quella celtica e quella germanica. La valutazione dell’apporto di tali culture è abbastanza difficile, poiché presuppone che siano risolti due problemi estremamente complessi. Si tratta innanzitutto di un problema di datazione. I testi scritti risalgono intorno al XII sec, ma quanto è espresso in queste opere risale a periodi anteriori. Di quanto? In secondo luogo questa letteratura è un prodotto abbastanza complesso in cui la distinzione fra “colto” e “popolare” è priva di significato. Le fonti orali sono essenzialmente colte e, all’epoca in cui esse sono redatte in volgare, la tradizione “barbara” è entrata da lungo tempo in contatto con la cultura ecclesiastica, dotta, cristiana. Come discernere la vera eredità “barbara” ?
La visione di Drythelm narra della vicenda di un eroe laico resuscitato che racconta ciò che ha visto nel momento del trapasso. È stato condotto in una valle molto larga e profonda, circondata a sinistra da fiamme spaventose e a destra da terribili rovesci di grandine. Quando alcuni demoni sembrano catturarlo compare improvvisamente una luce abbagliante che lo conduce verso luoghi luminosi. Giunge ad un muro di larghezza e altezza tale che i suoi occhi non possono abbracciarlo interamente. In seguito un uomo vestito di bianco gli spiega il significato della sua visione : l’orrenda valle piena di fiamme ardenti e di freddo glaciale è il luogo in cui vengono esaminate e punite le anime di coloro che hanno tardato a confessare i propri peccati. Un grande aiuto per loro sono le preghiere per i vivi, le elemosine e soprattutto la celebrazione delle messe. Il luogo fiorito, precedente al muro, è la sede di coloro che, pur essendo stati retti in vita, non hanno raggiunto una perfezione tale da meritarsi il Paradiso.
Questo testo sarebbe stato di importanza fondamentale per la genesi del Purgatorio se non contenesse due lacune essenziali:
• manca la parola purgazione e ogni riferimento ad un’area semantica simile
• la visione ha un carattere binario: un muro invalicabile separa un inferno eterno e uno temporaneo da un paradiso di eternità e un paradiso di attesa. Perché ci sia un Purgatorio sarà necessario arrivare ad un sistema ternario, bisognerà abbattere quel muro.

Per quanto riguarda la liturgia altomedioevale sono necessarie due osservazioni :
1. Dio è ora volentieri rappresentato come un Giudice. La coscienza dei peccati del defunto, che non compariva nell’antica liturgia, si esprime con manifestazione di timore e con un “principio di riflessione sull’aldilà.
2. Durante tutto l’altomedioevo, la liturgia insiste sull’idea di una prima resurrezione, e di conseguenza inserisce le preghiere per i morti in un ambito millenaristico. Ciò lascia supporre che i rituali gallicano o gelasiani non fossero lontani dal supporre un luogo intermedio dopo la morte, in cui fosse desiderabile e invidiabile regnare mille anni con Cristo. Tale luogo è o il Seno di Abramo o la prateria abitata dalle anime vestite di bianco della visione di Drythelm. In questa concezione però nulla lascia intravedere quella purificazione dovuta ai peccati già perdonati collegabile all’idea di un Purgatorio.

Tappa decisiva nella formazione di una liturgia precisa sui morti è data dalla nascita del monastero di Cluny, il quale istituisce il 2 Novembre il giorno della commemorazione dei defunti. Ormai i morti, e in particolare coloro che hanno bisogno di suffragi, hanno il loro giorno nel calendario della Chiesa. Hanno anche un luogo : una montagna che emette fuoco (identificata dapprincipio con l’Etna).

Fino alla metà del secolo XII, il fuoco non evocava soltanto un luogo, ma incarnava nello spazio la fase di purgazione che taluni defunti attraversavano. Ciò però non era sufficiente ad individuare un luogo preciso nell’aldilà. Anche se, come abbiamo visto l'idea del purgatorio era ben radicata nella tradizione cristiana fin dai primi tempi, il termine Purgatorio nasce tra il decennio 1170-80, quando Pietro Comestore probabilmente utilizza per primo il sostantivo purgatorium.  L’affermazione del Purgatorio non fu priva di conflitti all’interno della cristianità. Gli eretici del XII e XIII secolo sono convinti dell’inutilità dei suffragi per i morti, e di conseguenza come l’anima sia posta di fronte a soluzioni rigidamente alternative: Inferno o Paradiso. Catari e Valdesi negano il Purgatorio, ma esso agli inizi del 1200 si insedia ufficialmente. La prova è un documento papala di Innocenzo III in cui menziona i tre tipi di Chiesa: quella celeste, trionfante in cielo, quella militante sulla Terra, e quella “che dimora del Purgatorio”. È un testo straordinario che fornisce, sotto una tradizionale forma simbolica, la più chiara e meglio strutturata visione della Chiesa comprendente l’umanità intera dall’inizio sino alla fine dei tempi.

Il Purgatorio tra Sicilia ed Irlanda

Al tempo in cui San Patrizio evangelizzava senza grande successo i recalcitranti irlandesi, cercando di convertirli al cristianesimo con la paura dell’Inferno, Gesù gli mostrò in un luogo deserto una fossa oscura, e gli disse che se qualcuno fosse stato animato da vero spirito di penitenza e di fede, e vi avesse trascorso una notte, sarebbe stato mondato dai suoi peccati. Il santo si affrettò a costruire una chiesa con monaci regolari e il luogo venne chiamato Purgatorio di San Patrizio. L’usanza voleva che i pentiti fossero dapprima sconsigliati dal vescovo ella diocesi, poi dal priore della chiesa: se entrambi i tentativi fossero falliti, il credente riceveva l’autorizzazione a trascorrere una notte nella cavità. Una processione lo accompagnava fino alla porta, rammentandogli la presenza di demoni ed altri spiriti. Il priore, quindi, richiudeva la porta e benediva il candidato ; il giorno dopo sarebbe ritornato: se il penitente usciva, dopo altri quindici giorni di preghiera, poteva far ritorno a casa, altrimenti lo si dava per morto e la processione si ritirava.
Nel 1153, secondo l’autore H. Saltrey, un cavaliere di nome Owein, oberato da gravi peccati, entra nella cavità dopo aver superato con fiducia i preliminari: in fondo si tratta solo di una nuova avventura. Gli viene spiegata la prova : sarà circondato da demoni e spiriti, che cercheranno di spaventarlo e di farlo ritornare sui propri passi. Se cede alla paura è perduto anima e corpo.
Tra visioni spaventose intraviste nelle tenebre illuminate soltanto dalle fiamme e da supplizi, tra fetidi odori e clamori stridenti, Owein uscirà vittorioso da ciascuna delle prove a cui sarà sottoposto invocando il nome di Gesù. Prima della fine della sua epopea gli viene spiegato il senso di ciò che ha visto : le torture inflitte sono puù o meno lunghe a seconda delle nostre colpe. Tutti costoro che ha visto saranno salvati, ma nessuno può stabilire quando.
Anche qui come in altre tipologie di racconti il significato è chiaro: mostrare ad un cavaliere, quindi ad una classe sociale che si contraddistingueva per l’uso della violenza, quali fossero le pene purgatorie che si sarebbero subito nell’aldilà. Unito a ciò, c’è un motivo più squisitamente celebrativo: Owein prima di uscire accetterà felice di diventare un monaco “perché nell’aldilà non ho visto nessun ordine in tanta gloria come quello cistercense”.
Il Purgatorio di San Patrizio raccoglie molte temi sparsi nella letteratura tradizionale, a partire dall’Apocalisse di Paolo, e anticipa quelli delle visioni successive, e in particolare della Divina Commedia. È però un’iconografia più infernale che specifica. Alcuni temi mancano del tutto : il fuoco ha ormai definitivamente scacciato il freddo, mentre la coppia ardente glaciale era caratteristica sin dall’antichità. Nella visione di freddo si parla soltanto a proposito del vento glaciale che spira sulla montagna situata all’estremità del Purgatorio. La nascita del Purgatorio dà il colpo di grazia al refrigerium e annuncia la scomparsa del Seno di Abramo.
Dante ha conosciuto da vicino il trattato di Saltrey, la cui fama non si estingue nel Medioevo, bensì continua ad interessare autori quali Ariosto, Rabelais, Shakespeare e Calderon. Essenziale, oltre al culto e alla sua diffusione, è però il fatto che ormai esiste, sotto il suo nome, una trattazione specifica sul nuovo luogo dell’aldilà. Inoltre tale localizzazione non si inserisce maldestramente, ma individua una bocca dal Purgatorio. Che cosa può esservi di più conforme alle credenze e alle mentalità di un’epoca in cui la balbettante cartografia localizza il Paradiso (terrestre) in continuità con il mondo dei vivi ? Man mano che la credenza in un terzo luogo si diffonde, si avvia un processo di individuazione delle sue entrate : se prima le sue bocche sono più o meno confuse con quelle dell’Inferno, la topografia del Purgatorio rivolgerà la sua attenzione a grotte, caverne. Una di questa sarà l’entrata del Purgatorio di San Patrizio.
Dunque, il cristianesimo anglo-irlandese si apprestava forse a imporre senza concorrenza il suo Purgatorio ? All’altro capo del mondo cristiano, sulle rive del Mediterraneo, era abbozzato già da tempo un nuovo luogo.
Gervasio di Tilbury racconta: “Vi è in Sicilia una montagna, l’Etna, ardente di fuoco sulfureo, vicino alla città di Catania... , egli abitanti della regione raccontano che, sui suoi fianchi è apparso il grande Artù.” Tilbury ignora il Purgatorio e sembra collocare Artù piuttosto nel meraviglioso pagano. Il testo costituisce un documento straordinario innanzitutto perché è un punto di incontro tra tradizioni celtiche e italiane, poi perché evidenzia uno dei rischi principali della localizzazione del Purgatorio.
La Sicilia e l’Irlanda non saranno per il Purgatorio una localizzazione duratura. Esiste, sin dall’antichità, nei vulcani delle Lipari, come nell’Etna, una tradizione che ne faceva l’entrate per luoghi infernali. Per molto tempo i purgatori cristiani saranno vicini all’Inferno, e a volte ne costituiranno una parte. Quando però nasce il Purgatorio, anche se le pene che vi si subiscono temporaneamente sono infernali, è necessario assicurarne l’autonomia, prima di tutto topografica. In Irlanda il Purgatorio, benché infernale, non è oscurato dall’Inferno, in Sicilia la grande tradizione infernale non gli ha permesso di sbocciare. L’antico inferno ha sbarrato le vie al giovane Purgatorio.


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