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La Santa Messa
a Santa Messa è da considerarsi il miglior suffragio per le anime del
Purgatorio.
Già San Tommaso aveva indicato nella Messa il miglior mezzo per liberare le
anime sofferenti, tre secoli prima che il Concilio di Trento si pronunciasse
esplicitamente “Le Anime del Purgatorio sono sollevate dai suffragi dei fedeli,
ma soprattutto dal prezioso sacrificio dell’altare”.
“Far celebrare la Santa Messa per i cristiani, vivi o defunti, ìn particolare
quellì per cui si prega in modo speciale perché vengono così sollevati dai
tormenti,farò abbreviare le loro pene; inoltre, ad ogni Celebrazione Eucaristica
più anime escono dal Purgatorio.
Con la Santa Messa, dunque, il sacerdote e i fedeli chiedono e ottengono da Dio
la grazia per le Anime del Purgatorio, ma non solo: il beneficio speciale spetta
sì all‘anima per cui la Messa è celebrata, ma del suo frutto generale è l’intera
Chiesa a goderne.
Essa, infatti, nella Celebrazione comunitaria dell‘Eucarestia, mentre chiede e
ottiene il ristoro delle anime dei fedeli e la remissione dei peccati, aumenta,
rinsalda e risveglia la sua unitcì segno visibile, dell’invisibile “Comunione
dei Santi “.
All ‘offerta di Cristo, nel sacrfìcio eucaristico, si
uniscono, infatti, non solo i membri che sono ancora sulla terra, ma anche
quelli che si trovano già nella Gloria del Cielo così come quelli che stanno
espiando le proprie colpe in Purgatorio. La Santa Messa è offerta, dunque, anche
per i defunti che sono morti in Cristo e non sono ancora pienamente purificati,
così da poter entrare nella Luce e Pace di Cristo. Nell‘anafora, inoltre, la
Chiesa prega per i santi padri, i vescovi e tutti coloro che sono morti,
convinti che la Santa Messa sia la migliore offerta a Dio per le anime che
soffrono in Purgatorio, poiché è l’offerta di Cristo stesso immolato per i
nostri peccati “.
(Dal Catechismo della Chiesa Cattolica nn. 1370-72)
LE MESSE DETTE “GREGORIANE”
Tra ciò che può essere offerto a Dio in suffragio dei defunti, san Gregorio
esalta, in assoluto, il Sacrificio Eucaristico: a lui si deve l’introduzione
della pia pratica delle trenta messe continue, dette appunto gregoriane.
Istitui tale devozione in seguito a un episodio avvenuto
nel suo convento al Celio (Roma).
Un monaco, esperto in medicina, di nome Giusto, gravemente ammalato confida al
fratello Copioso di aver tenute nascoste tra i medicinali tre monete d’oro.
Copioso avverte del fatto Gregorio che prende dei severissimi provvedimenti
contro Giusto, che ha violato la Regola del convento (questa ordina la comunione
di beni tra monaci).
Da quel momento Giusto viene abbandonato a se stesso. Senza visite, né alcun
genere di conforto. Nell’abbandono e nella sofferenza dell’agonia, il monaco si
pente del suo peccato e “la sua anima abbandonò il corpo nella stessa
tristezza”. Il suo corpo è buttato in un letamaio, con le tre monete d’oro,
mentre i monaci esclamano: “Che il tuo denaro sia con te per la tua perdizione
“.
Pur nella certezza che Giusto è dannato, Gregorio tuttavia, per scrupolo, affida
il seguente incarico a Prezioso (priore del monastero): “Vai dunque, e da oggi
stesso per trenta giorni di seguito fai in modo di offrire per lui il
sacrificio, affinché non sia assolutamente tralasciato alcun giorno, nel quale
non sia offerta per la sua assoluzione l’ostia salutare” Dopo i trenta giorni
Giusto appare al fratello Copioso per dirgli di essere ormai libero da ogni
pena.
Commenta san Gregorio: “Concordando simultaneamente visione e sacro uffìcio, ciò
apparve con chiarezza, che il fratello, che era morto, scampò al supplizio
grazie all ‘ostia salutare”
tratto da: http://purgatorio.altervista.org
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