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Il Purgatorio


 
Che cos’è il Purgatorio?

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (1030-1032) dice:

1030 Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo.

1031 La Chiesa chiama purgatorio questa purificazione finale degli eletti, che è tutt'altra cosa dal castigo dei dannati. La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al purgatorio soprattutto nei Concili di Firenze (621) e di Trento. (622) La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, (623) parla di un fuoco purificatore:
« Per quanto riguarda alcune colpe leggere, si deve credere che c'è, prima del giudizio, un fuoco purificatore; infatti colui che è la Verità afferma che, se qualcuno pronuncia una bestemmia contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro (Mt 12,32). Da questa affermazione si deduce che certe colpe possono essere rimesse in questo secolo, ma certe altre nel secolo futuro ». (624)

1032 Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: « Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato » (2 Mac 12,45). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, (625) affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti:
« Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, (626) perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? [...] Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere ». (627)



La Bibbia Cattolica e la Dottrina del Purgatorio
di S.E. Mons. Mark A. Pivarunas, CMRI

Festa di Tutti i Santi 1 novembre 2000


Carissimi beneamati in Cristo, Durante il mese di novembre, la nostra Santa Madre, la Chiesa Cattolica, esorta i suoi figli a compiere in una maniera unica una delle opere di misericordia spirituale: “pregare per i morti”. Il 2 novembre, la Chiesa concede ai preti il privilegio di offrire il Santo Sacrificio della Messa tre volte e concede una speciale indulgenza plenaria applicabile alle sante anime del Purgatorio quando i fedeli visitano una chiesa e recitano sei Pater, Ave e Gloria. Inoltre, nel corso di questo mese ci sono altri pii esercizi con i quali possiamo assistere le anime sofferenti del Purgatorio. Per quanto siamo abituati a questa opera spirituale di misericordia, di pregare per i morti, il nostro credo nella dottrina cattolica del Purgatorio è uno dei più fortemente negati dai Protestanti. Essi semplicemente negano questa dottrina e pretendono che non vi siano riferimenti ad essa nella Sacra Scrittura. Quanto spesso li sentiamo chiedere “Dove si dice ‘Purgatorio’ nella Bibbia?”! Essi pensano che sia inutile fare suppliche a Dio per i fedeli defunti. Come può un cattolico refutare queste false pretese? Dove troviamo, nella Sacra Scrittura, il nostro credo nel Purgatorio? Vi è qualche riferimento nel Vecchio e nel Nuovo Testamento? E ci sono altre prove per sostenere i nostri riferimenti della Sacra Scrittura? Prima della venuta di Cristo, il Popolo Eletto da Dio, gli Israeliti, faceva suppliche per i propri defunti? I primi Cristiani pregavano per i fedeli defunti? Quant’è importante per i Cattolici conoscere le risposte a queste domande! Esaminiamo dunque da vicino la dottrina del Purgatorio, non solo allo scopo di difendere la nostra Fede Cattolica, ma anche con l’intenzione di motivare noi stessi ad una maggiore devozione verso le anime sofferenti del Purgatorio. Nel Vecchio Testamento, troviamo riferimento [alla dottrina del Purgatorio] nel secondo libro dei Maccabei, (II Macc. 12:38-45)

38 Giuda poi radunò l'esercito e venne alla città di Odollam; poiché si compiva la settimana, si purificarono secondo l'uso e vi passarono il sabato.
39  Il giorno dopo, quando ormai la cosa era diventata necessaria, gli uomini di Giuda andarono a raccogliere i cadaveri per deporli con i loro parenti nei sepolcri di famiglia.
40 Ma trovarono sotto la tunica di ciascun morto oggetti sacri agli idoli di Iamnia, che la legge proibisce ai Giudei; fu perciò a tutti chiaro il motivo per cui costoro erano caduti.
41  Perciò tutti, benedicendo l'operato di Dio, giusto giudice che rende palesi le cose occulte,
42 ricorsero alla preghiera, supplicando che il peccato commesso fosse pienamente perdonato. Il nobile Giuda esortò tutti quelli del popolo a conservarsi senza peccati, avendo visto con i propri occhi quanto era avvenuto per il peccato dei caduti.
43 Poi fatta una colletta, con tanto a testa, per circa duemila dramme d`argento, le inviò a Gerusalemme perché fosse offerto un sacrificio espiatorio, compiendo così un`azione molto buona e nobile, suggerita dal pensiero della risurrezione.
44 Perché se non avesse avuto ferma fiducia che i caduti sarebbero risuscitati, sarebbe stato superfluo e vano pregare per i morti.
45 Ma se egli considerava la magnifica ricompensa riservata a coloro che si addormentano nella morte con sentimenti di pietà, la sua considerazione era santa e devota. Perciò egli fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato.


e nel Nuovo Testamento la troviamo nel Vangelo di S. Matteo (Matt. 12:32).

32 A chiunque parlerà male del Figlio dell`uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito, non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.

Prima di poter citare il riferimento al secondo libro dei Maccabei, è necessario rivedere la storia del Vecchio Testamento, perchè questo testo biblico è uno dei sette libri che non si trovano oggi nelle Bibbie protestanti, e così è necessario dimostrare la sua autenticità come parte della parola di Dio rivelata.

Perché la Bibbia cattolica ha sette libri in più nel Vecchio Testamento rispetto a quella protestante?

La risposta sta nel fatto che prima della venuta di Cristo, gli Israeliti, il Popolo Eletto da Dio, possedeva due Canoni della Scrittura: l’Antico Canone Ebraico (scritto in ebraico) e quello dei Settanta (scritto in greco) che ricevette il nome dagli studiosi ebrei che tradussero il Vecchio Testamento dalla lingua ebraica in quella greca (secoli prima della venuta di Cristo). La versione dei Settanta era diligentemente usata nelle sinagoghe ebraiche e dagli scrittori ebrei (Filone e Giuseppe), e rimase una traduzione insuperata della Sacra Scrittura fino all’inizio del secondo secolo. La differenza tra il Canone dei Settanta e l’Antico Canone Ebraico non era solo nella lingua nella quale furono scritti, ma anche nel fatto che quello dei Settanta conteneva sette libri in più, vale a dire i libri di Tobia, Giuditta, Sapienza, Ecclesiastico, Baruch, il Primo e Secondo libro dei Maccabei e parti dei libri di Ester e Daniele. Per i Cattolici, è importante conoscere i seguenti fatti riguardo ai Settanta:

1. Gli Apostoli e gli scrittori del Nuovo Testamento citarono principalmente i Settanta. Infatti, delle trecentocinquanta citazioni del Vecchio Testamento che si trovano nel Nuovo Testamento, circa trecento sono prese direttamente dalla versione dei Settanta. n>

2. Gli Ebrei, che avevano universalmente accettata la versione in greco dei Settanta per secoli, si alienarono da essa dopo che la Chiesa Cristiana nella sua controversia apologetica con gli scrittori ebrei indicò i passi Messianici, che erano più chiaramente e fortemente presentati nella versione greca dei Settanta, che nella versione ebraica.

3. Alcuni scrittori del Nuovo Testamento fecero uso dei libri addizionali contenuti nella versione dei Settanta, particolarmente del Libro della Sapienza, che sembra essere un tema familiare nelle Epistole di S. Paolo. L’Epistola di S. Giacomo — per prendere un altro esempio — mostra una familiarità col Libro dell’Ecclesiastico. Perciò, gli Apostoli e gli scrittori del Nuovo Testamento fecero riferimento a questi libri addizionali nel loro predicare e scrivere, e con ciò diedero ad essi la loro approvazione.

4. Il testo greco dei Settanta era il solo testo biblico del Vecchio Testamento che fu universalmente letto nella Chiesa primitiva sia in Oriente che in Occidente. I libri addizionali furono accettati fin dal primissimo inizio nella Chiesa Cristiana primitiva. L’Epistola di Papa S. Clemente, scritta prima della fine del primo secolo, fa uso dell’Ecclesiastico e del Libro della Sapienza, fornisce un’analisi del Libro di Giuditta, e cita dai capitoli addizionali del Libro di Ester. Lo stesso è vero di altri dei primi scrittori cristiani.

5. Le più antiche Bibbie cristiane oggi esistenti (il Codex Vaticanus, datato della prima metà del quarto secolo; il Codex Sinaiticus, risalente al quarto secolo, il Codex Alexandrinus, appartenente al quinto secolo, e il Codex Ephraemi, anch’esso appartenente al quinto secolo) contengono tutti i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento, proprio come li troviamo oggi nelle nostre Bibbie cattoliche. E se vogliamo conoscere la ragione per la quale le Bibbie cattoliche hanno proprio gli stessi libri dei più antichi manoscritti biblici esistenti, dobbiamo semplicemente guardare alla storia della Chiesa fondata da Cristo e capire che questi libri del Vecchio e del Nuovo Testamento erano in possesso della Chiesa fin dai primissimi tempi. Papa S. Damaso nell’anno 382 A.D. confermò i libri autentici della Sacra Scrittura, e il Concilio di Cartagine nel 397 A.D. riprese questo Canone della Sacra Scrittura.

In Christo Jesu et Maria Immaculata,
+ Mark A. Pivarunas, CMRI

tratto da: www.cmri.org


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