Ciò che impedisce di salire
la via della perfezione, è il timore della rinuncia e della sofferenza.
Per il timore di soffrire, andremo incontro ad un soffrire più grande. è
una tentazione quella di rinunciare al sacrificio; tentazione che può
essere vinta pensando alle pene del purgatorio.
Il vero peccato di Giuda è stato il non credere
nell’infinita Misericordia di Dio.
i
si potrebbe chiedere il perché di una sezione sul Purgatorio, tentare ed a mio
modesto avviso credere di essere riusciti a dimostrare l’esistenza del
purgatorio, potrebbe sembrare un discorso puramente accademico, tipico di quegli
ambienti sofisti ben illustrati dall’Elogio della mosca di Luciano di Samosata.
Nulla di più sbagliato! Questa stessa dimostrazione dell’esistenza del
Purgatorio metterà in luce quanto centrale sia questo tema per l’intera fede
cattolica, al punto da poter affermare che il vero peccato di Giuda consistette
nel non voler credere, quindi fare affidamento, nell’infinita Misericordia di
Dio.
Questa sezione si avvale di una raccolta di autorevoli scritti e di
testimonianze di santi o comunque di persone ampiamente accreditate nella Chiesa
cattolica, attraverso la lettura di essi risultano chiari i seguenti punti:
La Misericordia di Dio è talmente grande da poter
perdonare qualsiasi cosa, se c’è reale pentimento ed assoluta fiducia
nell’Amore Divino.
E’ fondato confidare nell’Amore di Dio anche dopo la
morte.
Non esiste la reincarnazione, in quanto le anime non
ancora perfette non tornano sulla Terra o altrove per un altro periodo di
perfezionamento.
Diviene necessaria ed utile la preghiera dei vivi per i
defunti come immenso atto d’Amore.
Esiste un ponte stretto fra i trapassati e coloro che
vivono in questo mondo; tale ponte, che è la preghiera, è aperto a tutti.
Pregare per le anime purganti significa aiutarle a
liberarsi del loro stato d’attesa.
L’esistenza del Purgatorio certifica l’esistenza del
Paradiso, come meta cui tendere dopo la purificazione e dell’inferno come
stato in cui si cade in assenza di pentimento e di fede nell’amore di Dio.
Credere nel Purgatorio significa accettare con fede le
decisioni conciliari. L’esistenza del Purgatorio è infatti stata
dogmatizzata durante i concili ecumenici.
La Bibbia Cattolica detta anche
“dei Settanta” è il testo ispirato più autorevole e completo. Ciò comporta
la maggiore aderenza sia ai fatti storici che alle tematiche di fede della
religione Cattolica rispetto alle altre.
Si inizia con la dimostrazione che l’esistenza del Purgatorio è già stata
sancita dalla Bibbia nel secondo libro dei Maccabei, (II Macc. 12:38-45).
Attraverso una brillante esposizione Mark A. Pivarunas, vescovo e Generale
della Congregazione di Maria Immacolata Regina, dimostra
l’autenticità come parte della parola di Dio rivelata del secondo libro dei
Maccabei, uno dei sette libri che non si trovano oggi nelle Bibbie
protestanti. Da questo la maggior ricchezza della fede cattolica.
Successivamente viene presa in esame la patristica, l’epitafio di Abercio;
in particolare, le visioni contenute nel diario di Perpetua mettono in
risalto come fin dai primi tempi del Cristianesimo si credesse ad una vita
dopo la morte ed alla necessità di preghiere per raggiungere rapidamente lo
stato di perfezione. Perpetua prega per l’anima di suo fratello defunto. Il
Signore ascolta le sue preghiere e in una seconda visione, la donna vede
Dinocrate, il fratello, perfettamente guarito, in grado di bere, capace di
giocare come fanno tutti i bambini. Interpretando questa seconda visione,
Perpetua scrive nel suo diario: “Mi svegliai e compresi che la pena (del
Purgatorio) gli era stata rimessa”. Quinto Settimio Fiorente Tertulliano
(150-220 circa) nel suo De monogamia, scrive: “La moglie sopravvissuta al
marito offre preghiere per la gioia di suo marito nei giorni anniversari
della sua morte”, dove si intende bene che la moglie prega perché l’anima
del defunto giunga presto alla gioia del Paradiso. “Non vi è motivo,
tuttavia, di dubitare che le anime dei defunti non traggano sollievo dalle
preghiere dei congiunti ancora in vita, quando viene offerto per loro il
Sacrificio del Mediatore o vengono distribuite elemosine in chiesa. Queste
opere, però, servono soltanto a coloro che, da vivi, hanno meritato... Anche
se alcuni saranno salvati per mezzo del fuoco (nel Purgatorio), tale fuoco
sarà più terribile di tutto quanto un uomo possa patire in questa vita “
stigmatizza Sant’Agostino di Ippona.
Non mancano comunque i riferimenti al purgatorio nemmeno nel nuovo
testamento Matteo 5, 25-26 oppure Matteo 12, 31-32 o ancora San Paolo, I
Corinzi 3, 10-15.
Nel medioevo a partire dal Concilio di Lione (1274) attraverso il Concilio
di Basilea-Ferrara-Firenze-Roma si sancisce l’esistenza del Purgatorio:
[...]Inoltre definiamo che le anime di chi, veramente pentito, muore
nell'amore di Dio, prima di aver soddisfatto per i peccati e le omissioni
con degni frutti di penitenza, vengono purificate dopo la morte con le pene
del purgatorio; che, perché siano sollevate da queste pene, sono loro utili
i suffragi dei fedeli viventi, cioè il sacrificio della messa, le preghiere,
le elemosine, ed altre pratiche di pietà, che i fedeli usano offrire per gli
altri fedeli, secondo le consuetudini della chiesa. [...]
Il concilio di Trento, nella sua XXV sessione (3-4 Dicembre 1563),
stabilisce:
“Poiché la chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, conforme alle
sacre scritture e all’antica tradizione, ha insegnato nei sacri concili, e
recentissimamente in questo concilio ecumenico (403), che il purgatorio
esiste e che le anime lì tenute possono essere aiutate dai suffragi dei
fedeli e in modo particolarissimo col santo sacrificio dell’altare, il santo
sinodo comanda ai vescovi che con diligenza facciano in modo che la sana
dottrina sul purgatorio, quale è stata trasmessa dai santi padri e dai sacri
concili, sia creduta, ritenuta, insegnata e predicata dappertutto.[..] I
vescovi, inoltre, abbiano cura che i suffragi dei fedeli viventi e cioè i
sacrifici delle messe, le preghiere, le elemosine ed altre opere pie, che si
sogliono fare dai fedeli per altri fedeli defunti, siano fatti con pietà e
devozione secondo l’uso della chiesa e che quei suffragi che secondo le
fondazioni dei testatori o per altro motivo devono essere fatti per essi,
vengano soddisfatti dai sacerdoti, dai ministri della chiesa e dagli altri
che ne avessero l’obbligo, non sommariamente e distrattamente, ma
diligentemente e con accuratezza”.
Attorno alla dogmatizzazione del Purgatorio nel medioevo si è accesa la
fantasia di alcuni storici che hanno preteso di voler dimostrare che il
purgatorio è un invenzione medievale e che per la prima volta si parla di
purgatorio dopo l’anno mille, cosa dimostrata falsa dai rinvenimenti
archeologici di varie epigrafi. Questi signori, volendo forzatamente
ignorare una visione storica calata nella mentalità del tempo, dipingono un
purgatorio fatto di fiamme o di ghiacci, omettendo che in tutte le
testimonianze cui loro stessi fanno riferimento, chi testimonia parla delle
fiamme come di un esempio; valga per tutti questo brano di Santa Caterina da
Genova tratto dal Trattato del Purgatorio “[…]Dall' altra parte poi hanno
una pena tanto estrema, che non si trova lingua che il possa narrare, né
intelletto che possa capirne una minima scintilla, se Dio non gliela
mostrasse per grazia speciale. La quale scintilla Dio per grazia la mostrò a
quest'anima; ma colla lingua io non la posso esprimere. E questa vista che
mi mostrò il Signore, mai più non s' è partita dalla mia mente. Io ve ne
dirò quello ch' io potrò; e intenderanno quelli a quali il Signore si
degnerà l' intelletto aprire. […]”
Per farsi capire occorre quindi fare ricorso a qualcosa di estremo che sia
noto alla maggior parte della gente di quel periodo, per cui il fuoco o la
tortura divengono un esempio. Più tardi Santa Veronica Giuliani scriverà:
“La seconda volta, l'ho veduta con grandi tormenti; in specie, nei
sentimenti. Per modo di dire, dirò, che mi pareva che fosse tormentata negli
occhi e nelle orecchie con ferri taglienti e pungenti; e che ciò era operato
assai celermente ed, ora in uno, ora in quei sentimenti insieme. O Dio! Il
sentimento poi della lingua, aveva assai più pena. In un tratto, pareva che
le uscisse dalla bocca, ed arrivasse sino a terra; e pareva che fosse
inchiodata ivi, non con un chiodo di ferro, ma col chiodo della mano di
Dio.” Parimenti del tutto esemplificativi dovranno considerarsi i tentativi
di collocare geograficamente il Purgatorio sulla Terra; non a caso, infatti,
era stata scelta l’Etna. Chiunque abbia mai assistito ad un’eruzione
stromboliana comprenderà senza alcuna difficoltà l’impressione che poteva
creare sulla fantasia dei nostri antenati un enorme massa di pietre
incandescenti proiettata in alto per chilometri.
Attraverso una vasta sezione di testimonianze il lettore potrà vedere come
la concezione del Purgatorio evolva assieme all’evolversi degli strumenti di
astrazione umana, fino a ritornare agli alti livelli che probabilmente aveva
raggiunto già nei primi secoli.
Il vero dolore, quello incomparabile
consiste nella mancanza dell’Amore, cioè nella mancanza di Dio; un’anima che
ormai si è distaccata dal corpo si muove in una dimensione in cui il tempo
non ha più rilevanza, datosi che l’anima è in ogni caso immortale. Il
distaccarsi dal corpo fisico permette di avere una perfetta concezione del
proprio spirito, ci permette in parole povere di capire quanto sciocchi
siamo stati durante la nostra vita! Solo l’Amore di Dio e degli altri
fratelli possono sollevare lo stato di un’anima impantanata nello sgomento
di un’esistenza spesso sprecata. Solo l’immensa misericordia di Dio, cui si
può accedere unicamente se liberamente la si desidera con tutto il cuore, ci
potrà aprire una via sicura per l’elevazione. L’Eucaristia, il Corpo stesso
di Gesù, assunto in piena fede, cioè credendo che veramente il Cristo si
sacrifica ogni giorno per noi, veramente può salvarci, può prenderci in
braccio e portarci nella Gloria dei Cieli.
Possiamo solo tentare di immaginare che purgarsi significhi prendere
consapevolezza dei nostri errori e del male che questi hanno fatto a noi e agli
altri: una consapevolezza vissuta soffrendo (ecco la pena). La sofferenza sta
nel desiderio non ancora soddisfatto di Dio; il sapere che Dio ci aspetta, ma
che noi non siamo ancora in grado di raggiungerlo l’insoddisfazione è relativa al nostro stadio di purificazione (Dante l’aveva ben
capito).
Dopo la morte sarà forse questa
la prima cosa che impareremo, comprendendo quanto importante era l’affidarsi
a Gesù; allora bisognosi di quell’amore, che non abbiamo provato o ricevuto
durante la nostra vita, durante un perfezionamento lo chiederemo ai nostri
fratelli, alla Santissima Vergine Maria ed a Dio stesso in modo da poter
giungere alla comprensione ed alla contemplazione dell’Amore per eccellenza.
Salvo Ariano
La memoria continua di quanto scontano i nostri conoscenti, sebbene morti da buoni cristiani, in pena dei passatempi, del lusso, della vanit e di altri peccati, c'infonder quel timore di Dio che forma i Santi.
Tratto da: "Filotea per i defunti"; IMPRIMATUR: In Curia Archiep., Mediolani, die 18 octobris 1901. S. A. M. MANTEGAZZA, Ep. Famag., Vie. gen.
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