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Il Purgatorio

  Ciò che impedisce di salire la via della perfezione, è il timore della rinuncia e della sofferenza. Per il timore di soffrire, andremo incontro ad un soffrire più grande. è una tentazione quella di rinunciare al sacrificio; tentazione che può essere vinta pensando alle pene del purgatorio.



Il vero peccato di Giuda è stato il non credere nell’infinita Misericordia di Dio.

i si potrebbe chiedere il perché di una sezione sul Purgatorio, tentare ed a mio modesto avviso credere di essere riusciti a dimostrare l’esistenza del purgatorio, potrebbe sembrare un discorso puramente accademico, tipico di quegli ambienti sofisti ben illustrati dall’Elogio della mosca di Luciano di Samosata. Nulla di più sbagliato! Questa stessa dimostrazione dell’esistenza del Purgatorio metterà in luce quanto centrale sia questo tema per l’intera fede cattolica, al punto da poter affermare che il vero peccato di Giuda consistette nel non voler credere, quindi fare affidamento, nell’infinita Misericordia di Dio.
Questa sezione si avvale di una raccolta di autorevoli scritti e di testimonianze di santi o comunque di persone ampiamente accreditate nella Chiesa cattolica, attraverso la lettura di essi risultano chiari i seguenti punti:

  1. La Misericordia di Dio è talmente grande da poter perdonare qualsiasi cosa, se c’è reale pentimento ed assoluta fiducia nell’Amore Divino.

  2. E’ fondato confidare nell’Amore di Dio anche dopo la morte.

  3. Non esiste la reincarnazione, in quanto le anime non ancora perfette non tornano sulla Terra o altrove per un altro periodo di perfezionamento.

  4. Diviene necessaria ed utile la preghiera dei vivi per i defunti come immenso atto d’Amore.

  5. Esiste un ponte stretto fra i trapassati e coloro che vivono in questo mondo; tale ponte, che è la preghiera, è aperto a tutti.

  6. Pregare per le anime purganti significa aiutarle a liberarsi del loro stato d’attesa.

  7. L’esistenza del Purgatorio certifica l’esistenza del Paradiso, come meta cui tendere dopo la purificazione e dell’inferno come stato in cui si cade in assenza di pentimento e di fede nell’amore di Dio.

  8. Credere nel Purgatorio significa accettare con fede le decisioni conciliari. L’esistenza del Purgatorio è infatti stata dogmatizzata durante i concili ecumenici.

  9. La Bibbia Cattolica detta anche “dei Settanta” è il testo ispirato più autorevole e completo. Ciò comporta la maggiore aderenza sia ai fatti storici che alle tematiche di fede della religione Cattolica rispetto alle altre.

Si inizia con la dimostrazione che l’esistenza del Purgatorio è già stata sancita dalla Bibbia nel secondo libro dei Maccabei, (II Macc. 12:38-45). Attraverso una brillante esposizione Mark A. Pivarunas, vescovo e Generale della Congregazione di Maria Immacolata Regina, dimostra l’autenticità come parte della parola di Dio rivelata del secondo libro dei Maccabei, uno dei sette libri che non si trovano oggi nelle Bibbie protestanti. Da questo la maggior ricchezza della fede cattolica.
Successivamente viene presa in esame la patristica, l’epitafio di Abercio; in particolare, le visioni contenute nel diario di Perpetua mettono in risalto come fin dai primi tempi del Cristianesimo si credesse ad una vita dopo la morte ed alla necessità di preghiere per raggiungere rapidamente lo stato di perfezione. Perpetua prega per l’anima di suo fratello defunto. Il Signore ascolta le sue preghiere e in una seconda visione, la donna vede Dinocrate, il fratello, perfettamente guarito, in grado di bere, capace di giocare come fanno tutti i bambini. Interpretando questa seconda visione, Perpetua scrive nel suo diario: “Mi svegliai e compresi che la pena (del Purgatorio) gli era stata rimessa”. Quinto Settimio Fiorente Tertulliano (150-220 circa) nel suo De monogamia, scrive: “La moglie sopravvissuta al marito offre preghiere per la gioia di suo marito nei giorni anniversari della sua morte”, dove si intende bene che la moglie prega perché l’anima del defunto giunga presto alla gioia del Paradiso. “Non vi è motivo, tuttavia, di dubitare che le anime dei defunti non traggano sollievo dalle preghiere dei congiunti ancora in vita, quando viene offerto per loro il Sacrificio del Mediatore o vengono distribuite elemosine in chiesa. Queste opere, però, servono soltanto a coloro che, da vivi, hanno meritato... Anche se alcuni saranno salvati per mezzo del fuoco (nel Purgatorio), tale fuoco sarà più terribile di tutto quanto un uomo possa patire in questa vita “ stigmatizza Sant’Agostino di Ippona.
Non mancano comunque i riferimenti al purgatorio nemmeno nel nuovo testamento Matteo 5, 25-26 oppure Matteo 12, 31-32 o ancora San Paolo, I Corinzi 3, 10-15.
Nel medioevo a partire dal Concilio di Lione (1274) attraverso il Concilio di Basilea-Ferrara-Firenze-Roma si sancisce l’esistenza del Purgatorio: [...]Inoltre definiamo che le anime di chi, veramente pentito, muore nell'amore di Dio, prima di aver soddisfatto per i peccati e le omissioni con degni frutti di penitenza, vengono purificate dopo la morte con le pene del purgatorio; che, perché siano sollevate da queste pene, sono loro utili i suffragi dei fedeli viventi, cioè il sacrificio della messa, le preghiere, le elemosine, ed altre pratiche di pietà, che i fedeli usano offrire per gli altri fedeli, secondo le consuetudini della chiesa. [...]
Il concilio di Trento, nella sua XXV sessione (3-4 Dicembre 1563), stabilisce:
“Poiché la chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, conforme alle sacre scritture e all’antica tradizione, ha insegnato nei sacri concili, e recentissimamente in questo concilio ecumenico (403), che il purgatorio esiste e che le anime lì tenute possono essere aiutate dai suffragi dei fedeli e in modo particolarissimo col santo sacrificio dell’altare, il santo sinodo comanda ai vescovi che con diligenza facciano in modo che la sana dottrina sul purgatorio, quale è stata trasmessa dai santi padri e dai sacri concili, sia creduta, ritenuta, insegnata e predicata dappertutto.[..] I vescovi, inoltre, abbiano cura che i suffragi dei fedeli viventi e cioè i sacrifici delle messe, le preghiere, le elemosine ed altre opere pie, che si sogliono fare dai fedeli per altri fedeli defunti, siano fatti con pietà e devozione secondo l’uso della chiesa e che quei suffragi che secondo le fondazioni dei testatori o per altro motivo devono essere fatti per essi, vengano soddisfatti dai sacerdoti, dai ministri della chiesa e dagli altri che ne avessero l’obbligo, non sommariamente e distrattamente, ma diligentemente e con accuratezza”.
Attorno alla dogmatizzazione del Purgatorio nel medioevo si è accesa la fantasia di alcuni storici che hanno preteso di voler dimostrare che il purgatorio è un invenzione medievale e che per la prima volta si parla di purgatorio dopo l’anno mille, cosa dimostrata falsa dai rinvenimenti archeologici di varie epigrafi. Questi signori, volendo forzatamente ignorare una visione storica calata nella mentalità del tempo, dipingono un purgatorio fatto di fiamme o di ghiacci, omettendo che in tutte le testimonianze cui loro stessi fanno riferimento, chi testimonia parla delle fiamme come di un esempio; valga per tutti questo brano di Santa Caterina da Genova tratto dal Trattato del Purgatorio “[…]Dall' altra parte poi hanno una pena tanto estrema, che non si trova lingua che il possa narrare, né intelletto che possa capirne una minima scintilla, se Dio non gliela mostrasse per grazia speciale. La quale scintilla Dio per grazia la mostrò a quest'anima; ma colla lingua io non la posso esprimere. E questa vista che mi mostrò il Signore, mai più non s' è partita dalla mia mente. Io ve ne dirò quello ch' io potrò; e intenderanno quelli a quali il Signore si degnerà l' intelletto aprire. […]”
Per farsi capire occorre quindi fare ricorso a qualcosa di estremo che sia noto alla maggior parte della gente di quel periodo, per cui il fuoco o la tortura divengono un esempio. Più tardi Santa Veronica Giuliani scriverà: “La seconda volta, l'ho veduta con grandi tormenti; in specie, nei sentimenti. Per modo di dire, dirò, che mi pareva che fosse tormentata negli occhi e nelle orecchie con ferri taglienti e pungenti; e che ciò era operato assai celermente ed, ora in uno, ora in quei sentimenti insieme. O Dio! Il sentimento poi della lingua, aveva assai più pena. In un tratto, pareva che le uscisse dalla bocca, ed arrivasse sino a terra; e pareva che fosse inchiodata ivi, non con un chiodo di ferro, ma col chiodo della mano di Dio.” Parimenti del tutto esemplificativi dovranno considerarsi i tentativi di collocare geograficamente il Purgatorio sulla Terra; non a caso, infatti, era stata scelta l’Etna. Chiunque abbia mai assistito ad un’eruzione stromboliana comprenderà senza alcuna difficoltà l’impressione che poteva creare sulla fantasia dei nostri antenati un enorme massa di pietre incandescenti proiettata in alto per chilometri.
Attraverso una vasta sezione di testimonianze il lettore potrà vedere come la concezione del Purgatorio evolva assieme all’evolversi degli strumenti di astrazione umana, fino a ritornare agli alti livelli che probabilmente aveva raggiunto già nei primi secoli.
Il vero dolore, quello incomparabile consiste nella mancanza dell’Amore, cioè nella mancanza di Dio; un’anima che ormai si è distaccata dal corpo si muove in una dimensione in cui il tempo non ha più rilevanza, datosi che l’anima è in ogni caso immortale. Il distaccarsi dal corpo fisico permette di avere una perfetta concezione del proprio spirito, ci permette in parole povere di capire quanto sciocchi siamo stati durante la nostra vita! Solo l’Amore di Dio e degli altri fratelli possono sollevare lo stato di un’anima impantanata nello sgomento di un’esistenza spesso sprecata. Solo l’immensa misericordia di Dio, cui si può accedere unicamente se liberamente la si desidera con tutto il cuore, ci potrà aprire una via sicura per l’elevazione. L’Eucaristia, il Corpo stesso di Gesù, assunto in piena fede, cioè credendo che veramente il Cristo si sacrifica ogni giorno per noi, veramente può salvarci, può prenderci in braccio e portarci nella Gloria dei Cieli. Possiamo solo tentare di immaginare che purgarsi significhi prendere consapevolezza dei nostri errori e del male che questi hanno fatto a noi e agli altri: una consapevolezza vissuta soffrendo (ecco la pena). La sofferenza sta nel desiderio non ancora soddisfatto di Dio; il sapere che Dio ci aspetta, ma che noi non siamo ancora in grado di raggiungerlo l’insoddisfazione è relativa al nostro stadio di purificazione (Dante l’aveva ben capito). Dopo la morte sarà forse questa la prima cosa che impareremo, comprendendo quanto importante era l’affidarsi a Gesù; allora bisognosi di quell’amore, che non abbiamo provato o ricevuto durante la nostra vita, durante un perfezionamento lo chiederemo ai nostri fratelli, alla Santissima Vergine Maria ed a Dio stesso in modo da poter giungere alla comprensione ed alla contemplazione dell’Amore per eccellenza.

Salvo Ariano

    Per ultimo vi raccomando ci� che dice pure san Paolo, che noi siamo tutti un corpo m Ges� Cristo; quindi, se un membro patisce, patiscono tutti i membri; e se un membro gode, godono tutti i membri. Soffriamo dunque qualche cosa per i fedeli della Chiesa purgante, e per i fedeli della militante, e godiamo coi membri della Chiesa trionfante, a cui ci condurranno i meriti di nostro Signore Ges� Cristo. Cos� sia.

    Tratto da: "Filotea per i defunti"; IMPRIMATUR: In Curia Archiep., Mediolani, die 18 octobris 1901. S. A. M. MANTEGAZZA, Ep. Famag., Vie. gen.


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