
a cura di Padre Raffaele
B18 - IV domenica di quaresima
Domenica 22 Marzo
Giovanni 3, 14-21
(traduzione interconfessionale in lingua corrente)
n quel tempo, Gesù disse a Nicodemo: "Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque, infatti, fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio”.
da Maria
on
tutti riuscivano a capire il significato delle parole di Gesù. Quando io lo
sentivo, o mi veniva riferito ciò che Gesù diceva, chiudevo nel mio cuore i suoi
insegnamenti, anche se a volte erano avvolti di nubi.
I discepoli, la gente, pensavano sempre a una gloria terrena. Innalzare, per gli
altri, era mettersi al di sopra, primeggiare. Potere e avere, sono state sempre
le ambizioni dell'uomo. Ma io sapevo che Gesù era venuto per rovesciare queste
aspirazioni. Con Giuseppe, a Nazaret, studiavamo il suo modo di agire, i suoi
pensieri nascosti nei suoi discorsi. Non era così esplicito, come in seguito, in
pubblico. Noi capivamo che era venuto, che era stato mandato dal Padre, per
lanciare un nuovo messaggio, il messaggio della salvezza. Nuovo in tutta la sua
portata. Non perciò secondo la mentalità del mondo.
Quel dover essere innalzato, come il serpente da Mosè nel deserto, era sì un
segno, come allora, di salvezza, ma io sapevo che non si trattava di una
salvezza concessa e ottenuta con la forza, con il potere terreno. Gesù era mite.
I suoi insegnamenti erano sempre imbevuti di tolleranza, di pazienza. Il suo
agire era di comprensione, di perdono.
Innalzato, perciò, per dare questo perdono. Non per condannare, per distruggere,
ma per salvare. Innalzato, poi, per attirare l'attenzione, per essere visto.
Basta uno sguardo di fede in lui per ottenere la salvezza. Deve essere uno
sguardo di amore, e si resta illuminati. Solo da lui viene la luce per agire
secondo verità, secondo Dio. Questa la salvezza.
In seguito capii anche il significato profondo di quel segno compiuto da Mosè.
Fu quando lo vidi innalzato sulla croce. Perdono, dolore, amore, luce: un
intreccio misterioso di salvezza!
Puoi anche tu oggi contemplarlo in quell'innalzamento. E' davanti a te. Basta
forse solo chiudere per un istante gli occhi alle cose terrene. Guardarlo con
fede. Guardarlo col cuore.
Fatti avvolgere anche tu da questo mistero e riuscirai a vivere meglio, e
ottenere la vita eterna.
Pensa anche che, tutte le volte che fissi lo sguardo su Gesù, tra lui e te, ci
sono io, tua Madre.
LL'ho chiamata "preghiera telematica" specificando che non si tratta di
locuzioni, visioni, apparizioni, ma di semplice meditazione fatta in
preghiera immaginando che la Madonna mi suggerisca ciò che scrivo.
P. Raffaele ocd
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